Harry Potter e i Doni della Morte  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE


HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE
  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE

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Capitolo 13

LA COMMISSIONE PER LA LIBERAZIONE DEI MEZZOSANGUE

 

–Ah, Mafalda!– disse la Umbridge guardando Hermione. –Ti ha mandato Travers, vero?– –S-sì– squittì Hermione –Bene, andrai perfettamente–. La Umbridge parlava al mago in nero e oro. –Questo problema è risolto, Ministro, se Mafalda mi può essere concessa per la registrazione dei dati potremmo cominciare subito. Consultò la sua cartelletta. –Dieci persone oggi e una di loro è la moglie di un impiegato del Ministero! Tut, tut… anche qui, nel cuore del Ministero!– Entrò nell’acensore accanto a Hermione, così come i due maghi che stavano ascoltando la conversazione della Umbridge con il Ministro. –Scendiamo direttamente,Mafalda troverai tutto quello che ti serve nell’aula giudiziaria. Buon giorno Abert, non esci?– –Sì, certo– disse Harry con la profonda voce di Runcorn. Harry uscì dall’ascensore. Le grate dorate si chiusero con fracasso dietro di lui. Lanciando uno sguardo sopra le sue spalle, Harry vide il volto ansioso di Hermione scomparire alla vista, un mago alto ad ogni suo fianco, il fiocco per capelli porpora della Umbridge all’altezza delle sue spalle. –Cosa ti porta quassù Runcorn?– chiese il nuovo Ministro della Magia. I suoi lungi capelli neri e la barba erano striati d’argento, e una fronte sporgente ombreggiava i suoi occhi scintillanti, facendo venire in mente a Harry un granchio che guardava da sotto una roccia. –Devo parlare in fretta con…– Harry esitò per una frazione di secondo –Arthur Weasley. Qualcuno mi ha detto che era al Livello Uno.– –Ah!– disse Pius Thicknesse. –E’ stato colto ad avere contatti con un Indesiderabile?– –No.– disse Harry, la gola secca. –No, niente del genere–. –Ah, bene. E’ solo questione di tempo– disse Thicknesse. –Per me i traditori del sangue sono immorali come i Mezzosangue. Buona giornata Runcorn.– –Buona giornata Ministro.– guardò Thicknesse allontanarsi lungo il corridoio abbondantemente coperto di tappeti. Nel momento in cui il Ministro fu fuori vista, Harry tolse il Mantello dell’Invisibilità da sotto il suo mantello pesante e nero, se lo gettò addosso e si diresse lungo il corridoio nella direzione opposta. Runcorn era così alto che Harry fu obbligato a camminare curvo per essere sicuro che i suoi piedi fossero coperti. Il panico pulsava nella cavità del suo stomaco. Mentre attraversava porte dopo porte di legno luccicante ognuna contrassegnata con una targa che portava il nome del proprietario e la sua occupazione, il potere del Ministero, la sua complessità, la sua impenetrabilità, sembravano salire su di lui così che il piano che era stato messo insieme così accuratamente con Ron ed Hermione durante le ultime quattro settimane sembrava ridicolmente infantile. Avevano concentrato tutti i loro sforzi nell’entrare senza essere scoperti: non avevano mai passato un momento a pensare a cosa avrebbero fatto se fossero stati obbligati a separarsi. Adesso Hermione era bloccata in un procedimento processuale, che sarebbe indubitabilmente durato ore; Ron stava lottando per fare magie che Harry era sicuro fossero al di là delle sue possibilità, la libertà di una donna che dipendeva forse dal risultato, e lui, Harry, stava vagabondando all’ultimo piano quando sapeva perfettamente che l’oggetto della sua ricerca era appena sceso con l’ascensore. Smise di camminare, appoggiato al muro e cercò di decidere cosa fare. Il silenzio lo opprimeva: lì non c’era movimento, o conversazione o passi veloci; i corridoi ammantati di porpora erano calmi come se un incantesimo Muffiato fosse stato gettato sul luogo. “Il suo ufficio deve essere quassù” pensò Harry. Sembrava abbastanza improbabile che la Umbridge conservasse i suoi gioielli nel suo ufficio, ma d’altra parte era folle non cercare per sicurezza. Si rimise quindi in cammino lungo i corridoi, non incontrando nessuno se non un mago accigliato che stava mormorando istruzioni a una piuma che fluttuava davanti a lui, scribacchiando su un pezzo di pergamena. Prestando attenzione ai nomi sulle porte, Harry svoltò un angolo. A metà del corridoio successivo sbucò in un ampio spazio aperto dove dozzine di streghe e di maghi sedevano in file in piccoli banchi non dissimili dai banchi di scuola, sebbene molto più puliti e senza scritte. Harry si fermò per guardarli, perché l’effetto era abbastanza ipnotizzante. Stavano tutti agitando e volteggiando le loro bacchette all’unisono, e quadrati di carte colorata volavano in ogni direzione come piccoli aquiloni rosa. Dopo pochi secondi Harry realizzò che c’era un ritmo nel procedimento, le carte formavano tutte lo stesso schema, e dopo pochi altri secondi capì che quello che stava guardando era la creazione di un opuscolo, che le carte quadrate erano pagine, che, una volta assemblate, raccolte e incantate al loro posto, si suddividevano in mucchietti ordinati accanto ad ogni strega o mago. Harry si avvicinò furtivamente, sebbene gli impiegati fossero così intenti che dubitava potessero notare un passo attenuato dai tappeti e fece scivolare un opuscolo completo dalla pila accanto a una giovane strega. Lo esaminò sotto il Mantello dell’Invisibilità. La copertina rosa era adornata da un titolo dorato: “MEZZOSANGUE” Harry continuò a esaminare il volantino inorridito: “E il pericolo che presentano per una pacifica società purosangue.” Sotto il titolo c’era il disegno di una rosa rossa, con un viso dal sorriso melenso tra i petali, un essere soffocato da un’erbaccia verde con radici e uno sguardo torvo. Non c’era il nome dell’autore sull’opuscolo, ma ancora, la cicatrice sul dorso della sua mano destra pareva formicolare mentre lo esaminava. La giovane strega al suo fianco confermò i suoi sospetti quando disse, continuando ad agitare i girare la sua bacchetta:–la vecchia strega interrogherà Mezzosangue tutto il giorno, lo sapevate?– –Attenta!– disse il mago accanto a lei, guardandosi attorno nervosamente; una delle sue pagine scivolò sul pavimento. –Allora, ha anche delle orecchie magiche, oltre che un occhio adesso?– La strega lanciò un’occhiata verso la porta di mogano di fronte allo spazio pieno di fabbricatori di opuscoli; anche Harry guardò e la rabbia montò dentro di lui come un serpente. Dove avrebbe potuto esserci lo spioncino su una porta gabbana, un grande occhio rotondo con un azzurro e scintillante iride era stato infilato nel legno; un occhio che era terribilmente familiare a chiunque avesse conosciuto Alastor Moody. Per una frazione di secondo Harry dimenticò chi fosse e cosa stesse facendo lì: dimenticò perfino di essere invisibile. Camminò velocemente verso la porta per esaminare l’occhio. Non si muoveva: guardava fisso ciecamente all’insù, congelato. La placca sotto di esso citava: “Dolores Umbridge” e poi sotto; “Sottosegretario Anziano del Ministero” Sotto questa una placca nuova e lucente diceva: “Capo della commissione di Registrazione dei Nati Babbani” Harry guardò indietro le dozzine di fabbricanti di opuscoli: sebbene fossero intenti al loro lavoro, a malapena poteva supporre che non avrebbero notato se la porta di un ufficio vuoto si fosse aperta davanti a loro. Perciò prese da una tasca interna uno strano oggetto con piccole gambe fluttuanti e con un corno bulbo-gommoso come corpo. Accovacciandosi sotto il mantello, mise il Detonatore Abbindolante sul pavimento. Lo fece camminare in un solo colpo tra le gambe delle streghe e dei maghi davanti a lui. Pochi attimi dopo, durante i quali Harry attese con la mano sul pomello della porta, poi ci fu uno scoppio fragoroso con una grande quantità di fumo acre e nero si levò da un angolo. La giovane strega della fila davanti urlò, pagine rosa volarono dappertutto quando lei e i suoi colleghi saltarono su, guardandosi intorno in cerca della fonte della confusione. Harry girò il pomello della porta, entrò nell’ufficio della Umbridge e chiuse la porta dietro di sé. Gli sembrò di essere tornato indietro nel tempo. La stanza era esattamente come l’ufficio della Umbridge a Hogwarts: tessuti di pizzo, centrini e fiori secchi coprivano ogni superficie disponibile. Sui muri erano appesi gli stessi piatti ornamentali, ognuno rappresentante un gattino dai colori vivaci, adorno di nastri, che saltellava e faceva capriole con astuzia nauseante. La scrivania era coperta da una stoffa fiorata a balze. Dietro l’occhio di Malocchio, un accessorio telescopico permetteva alla Umbridge di spiare gli impiegati dall’altra parte della porta. Harry diede uno sguardo attraverso di esso e vide che erano ancora tutti radunati attorno al Detonatore Abbindolante. Strappò il telescopio dalla porta, lasciando un buco, tolse da esso il bulbo oculare magico e lo mise in tasca. Poi si girò per avere di nuovo la stanza davanti, alzò la bacchetta e mormorò: –Accio medaglione– Non successe nulla ma nemmeno se lo aspettava; senza dubbio la Umbridge sapeva tutto su incantesimi e formule magiche. Si affrettò dunque dietro la scrivania e cominciò ad aprire i cassetti. Vide piume, taccuini, magiscotch, fermagli incantati che si avvolgevano a spirale come dei serpenti fuori dai loro cassetti e dovevano essere ricacciati dentro; una piccola e nervosa scatola di trine piena di fiocchi per capelli di scorta e fermagli; ma nessun segno di un medaglione. C’era uno schedario dietro il tavolo: Harry ci si mise a frugare. Come lo schedario di Gazza a Hogwarts, era pieno di raccoglitori, ognuno etichettato con un nome. Fu quando Harry raggiunse il cassetto più in basso che vide qualcosa che lo distrasse dalla ricerca : la scheda del Signor Weasley. La tolse dal cassetto e l’aprì. ARTHUR WEASLEY Stato del sangue : purosangue ma con inaccettabili inclinazioni pro-Babbani Famiglia : moglie (purosangue), sette figli, i due più giovani a Hogwarts. N.B. il figlio più giovane è attualmente a casa, seriamente malato, gli ispettori del Ministero confermano. Stato di sicurezza : TRACCIATO. Tutti i movimenti sono monitorati. Forte probabilità che l’Indesiderabile N° 1 lo contatti (è stato con la famiglia Weasley in passato). –Indesiderabile Numero Uno…– borbottò Harry sottovoce, a posto il fascicolo del Signor Weasley e chiudendo il cassetto. Aveva un’idea su chi fosse e, com’era prevedibile, non appena si raddrizzò e gettò una sguardo nell’ufficio per nuovi nascondigli, vide un poster di se stesso sul muro, con le parole “INDESIDERABILE N° 1” stampato sul suo torace. Vi era attaccata una piccola nota rosa, con il disegno di un gattino nell’angolo. Harry si avvicinò per leggere e vide che la Umbridge aveva scritto “Da punire”. Più arrabbiato che mai si mise a cercare a tentoni sul fondo dei vasi e dei cestini di fiori secchi, ma non fu per nulla sorpreso che il medaglione non fosse lì. Diede all’ufficio un ultimo ampio sguardo e il suo cuore sussultò. Silente lo guardava da uno specchio piccolo e rettangolare, appoggiato su una libreria vicino alla scrivania. Harry attraversò la stanza di corsa e lo afferrò, ma realizzò nel momento in cui lo toccò che non era affatto uno specchio. Silente stava sorridendo pensosamente dalla copertina di un libro lucente. Harry non notò immediatamente la verde scritta curva sul suo cappello “La vita e le bugie di Albus Silente”, e nemmeno la scritta leggermente piccola sul suo petto: “Di Rita Skeeter, autrice anche di Armando Dippet, Maestro o ignorante?” Harry aprì il libro e vide una foto a tutta pagina di due ragazzi adolescenti che ridevano ognuno con le braccia sulle spalle dell’altro. Silente, con i capelli lunghi fino al gomito si era fatto crescere una barbetta che ricordava quella sul mento di Krum che aveva tanto infastidito Ron. Il ragazzo che rideva smodatamente accanto a Silente lo guardava con aria soddisfatta. I suoi capelli dorati ricadevano in ricci sulle sue spalle. Harry si chiese se fosse un giovane Doge, ma prima che potesse controllare la didascalia, la porta dell’ufficio si aprì. Se Thicknesse non avesse guardato oltre le sue spalle entrando, Harry non avrebbe avuto il tempo di mettersi il Mantello dell’Invisibilità. Comunque pensò che Thicknesse potesse aver visto di sfuggita un movimento perché per un attimo o due rimase fermo, guardando curiosamente il posto dove Harry era appena svanito. Decidendo probabilmente che tutto ciò che aveva visto era Silente che si grattava il naso dalla copertina del libro che Harry aveva rapidamente riposto sullo scaffale, Thicknesse si avvicinò camminando alla scrivania e puntò la sua bacchetta sulla piuma già pronta nella boccetta d’inchiostro. Questa saltò fuori e cominciò a scribacchiare un appunto per la Umbridge. Molto lentamente, quasi non osando respirare, Harry indietreggiò fuori dall’ufficio nello spazio aperto al di dietro. I preparatori di opuscoli erano ancora riuniti attorno ai resti del Detonatore Abbindolante che continuava ad ululare debolmente, fumando. Harry si affrettava lungo il corridoio quando la giovane strega disse: –Scommetto che è sbucato qui dagli “Incantesimi Sperimentali”, sono così distratti… ricordate l’anatra velenosa?– Affrettando il passo verso gli ascensori Harry ripensò alle sue opzioni. Era mai stato probabile che il medaglione fosse lì al Ministero e non c’era speranza di stregarlo chissà da dove fuori dalla Umbridge mentre era seduta in una corte affollata? La loro priorità ora era di lasciare il Ministero prima di essere riconosciuti e riprovare un altro giorno. La prima cosa da fare era trovare Ron e poi avrebbero potuto trovare un modo per togliere Hermione dall’aula del tribunale. L’ascensore era vuoto quando arrivò. Harry saltò dentro e si tolse il Mantello dell’Invisibilità mentre cominciava a scendere. Con suo sommo sollievo, quando l’ascensore si fermò sbatacchiando al Livello Due entrò un Ron inzuppato e inferocito. –B- buongiorno– balbettò a Harry mentre l’ascensore ripartiva. – Ron, sono io, Harry!– –Harry! Miseriaccia, non mi ricordavo il tuo aspetto - come mai Hermione non è con te?– –È dovuta scendere nelle aule del tribunale con la Umbridge, non poteva rifiutarsi, e…– Ma prima che Harry potesse finire l’ascensore si era fermato di nuovo: porte si aprirono e il Signor Weasley entrò, parlando con una strega anziana i cui capelli biondi erano pettinati così alti da sembrare un formicaio. –… capisco quello che stai dicendo, Wakanda, ma mi spiace non posso partecipare a…– Il signor Weasley si interruppe; aveva notato Harry. Era molto strano vedere il Signor Weasley che lo guardava con così tanto disprezzo. Le porte dell’ascensore si chiusero e i quattro ridiscesero di nuovo.< –Oh , ciao Reg– disse il Signor Weasley esaminando il suono del continuo gocciolare degli abiti di Ron. –Tua moglie non è all’interrogatorio oggi? Eh? Cosa ti è successo? Perché sei così bagnato?– Si rivolgeva alle spalle del Signor Weasley e Harry era sicuro che fosse terrorizzato all’idea che suo padre potesse riconoscerlo se si fossero guardati negli occhi. –Non riuscivo a farlo smettere, così mi hanno mandato a chiamare Bernie-Pillsworth, credo abbiano detto…– – Sì ha piovuto in molti uffici ultimamente– disse il Signor Weasley. –Hai provato con “incanto meteorologico”?– Ha funzionato per Bletchley – “Incanto meteorologico?”– sussultò Ron. –No non ho provato, grazie, P- cioè Arthur.– Le porte dell’ascensore si aprirono; la vecchia strega con i capelli a formicaio se ne andò e Ron uscì di corsa dietro a lei, scomparendo alla vista. Harry fece per seguirlo ma trovò il passaggio bloccato da Percy Weasley che entrò nell’ascensore, il naso ficcato in alcune carte che stava leggendo. Percy non realizzò finchè le porte non si chiusero fragorosamente che nell’ascensore c’era suo padre. Guardò in su, vide il signor Weasley, diventò tutto rosso e lasciò l’ascensore nel momento in cui le porte si riaprirono. Per la seconda volte Harry provò ad uscire, ma questa volta trovò la via bloccata dal braccio del Sig. Weasley. –Un attimo RUNCORN– Le porte dell’ascensore si chiusero ed essi scesero sferragliando di un altro piano ed il Signor Weasley disse: –Ho sentito che hai dato informazioni su Dirk Cresswell.– Harry ebbe l’impressione che la rabbia del Signor Weasley non dipendeva del tutto dallo scontro con Percy. Decise che la mossa migliore fosse fare lo stupido. –Scusa?– disse. –Non fingere, Runcorn.– disse il Signor Weasley tenacemente. – hai tracciato il mago che ha falsificato il suo albero genealogico o no?– –io… e allora, se lo avessi fatto?– disse Harry. –Allora, Dirk Creswell è un mago dieci volte migliore di te, disse il Signor Weasley con calma, mentre l’ascensore scendeva sempre più in basso. – e se sopravvive ad Azkaban, dovrai risponderne a lui, per non parlare di sua moglie, i suoi figli ed i suoi amici.– –Arthur– lo interruppe Harry –lo sai che sei tracciato?– –È una minaccia Runcorn?– disse il Signor Weasley ad alta voce. –No,– disse Harry, –è un fatto! Loro seguono ogni tuo movimento– Le porte dell’ascensore si aprirono. Avevano raggiunto l’Atrio. Il Signor Weasley diede ad Harry uno sguardo feroce e scivolò fuori dall’ascensore. Harry rimase li, sconvolto. Desiderò di stare impersonando qualcun altro che non fosse Runcorn… le porte dell’ascensore si chiusero sferragliando. Harry tirò fuori il Mantello dell’Invisibilità e se lo rigettò addosso. Voleva provare a liberare Hermione da solo mentre Ron era impegnato con l’ufficio piovoso. Quando le porte si aprirono, uscì in un corridoio di pietra illuminato da fiaccole, molto diverso dai corridoi superiori rivestiti di legno e coperti di tappeti. Non appena l’ascensore sferragliò via di nuovo, Harry, rabbrividì leggermente, guardando verso la distante porta nera che segnava l’ingresso al Dipartimento dei Misteri. Si incamminò, non per raggiungere la porta nera, ma l’entrata che ricordava essere a sinistra e che si apriva su una rampa di scale che portava alle camere della Corte. La sua mente era alle prese con le possibilità, mentre scendeva avanzando furtivamente: aveva ancora un paio di Detonatori Abbindolanti, ma forse sarebbe stato più semplice bussare alla porta dell’aula del tribunale, entrare come Runcorn e chiedere di scambiare un paio di parole con Mafalda. Naturalmente non sapeva se Runcorn fosse sufficientemente importante per fare una cosa del genere e passarla liscia, e anche se ci fosse riuscito, il non ritorno di Hermione avrebbe potuto scatenare una caccia prima che loro fossero fuori dal Ministero… Perso nei propri pensieri, non registrò immediatamente il gelo innaturale che si insinuava in lui come se stesse entrando nella nebbia. Stava diventando sempre più freddo ad ogni passo che faceva: un freddo che raggiunse la sua gola e gli lacerò i polmoni. E poi sentì un senso di disperazione e di sconforto riempirlo mentre si espandeva dentro di lui… “Dissennatori…” pensò. Quando raggiunse il fondo delle scale voltò alla sua destra e vide una scena spaventosa. Lo scuro passaggio fuori dalle aule giudiziarie era stipato di figure alte e incappucciate di nero, i loro volti completamente nascosti, il loro respiro irregolare era l’unico suono nel luogo. I Nati-Babbani, terrorizzati, portati dentro per l’interrogatorio sedevano ammucchiati e tremanti su panche di legno duro. Molti di loro nascondevano i loro volti tra le mani, probabilmente un tentativo istintivo di ripararsi dalle avide bocche dei Dissennatori. Alcuni erano accompagnati dalle famiglie, altri sedevano soli. I Dissennatori volteggiavano su e giù davanti a loro e il freddo, e lo sconforto, e la disperazione del luogo si stendevano sopra Harry come una maledizione… –Combattilo– disse a se stesso, ma sapeva che non avrebbe potuto evocare un Patronus senza rivelarsi all’istante. Così proseguì, più silenziosamente che poteva e ad ogni passo l’intontimento sembrava rubargli la mente, ma si sforzò di pensare a Hermione e Ron, che avevano bisogno di lui. Muoversi attraverso le alte e imponenti figure era spaventoso: le facce senza occhi nascoste sotto i loro cappucci si voltarono al suo passaggio, e lui seppe per certo che lo sentivano, sentivano, forse una presenza umana che aveva ancora un po’ di speranza, un po’ di capacità di recupero… E poi, improvvisa e scioccante tra il silenzio gelido, una delle porte dei sotterranei sulla sinistra del corridoio fu spalancata e ne uscirono urla altisonanti. –No, no sono Mezzosangue, sono Mezzosangue, lo giuro! Mio padre era un mago, lo era, cercatelo, Arkie Alderton, era un progettista di manici di scopa molto famoso, cercatelo, lo giuro, lo giuro toglimi-le-mani-di-dosso! Togli le mani!– –Questo è il suo ultimo avvertimento.– disse la dolce voce della Umbridge, magicamente amplificata così da risuonare chiaramente sopra le urla disperate dell’uomo. –Se opporrete resistenza verrete assoggettato al bacio dei Dissennatori.– Le grida dell’uomo calarono, ma singhiozzi asciutti rimbombarono attraverso il corridoio –Portatelo via!– disse la Umbridge con fare imperioso. Due Dissennatori apparvero sulla soglia dell’aula. Le loro mani sbrindellate e rognose stringevano forte le braccia del mago che pareva stremato. Scivolarono lungo il corridoio con lui e l’oscurità lo inghiottì, facendolo sparire alla loro vista. –Il prossimo – Mary Cattermole!– chiamò la Umbridge. Una donnina si alzò, tremava da capo a piedi. I suoi capelli scuri erano lisciati in una crocchia e indossava lunghi vestiti ordinari. Il suo volto era completamente esangue. Al passare dei Dissennatori, Harry vide le sue spalle. Lo fece istintivamente, senza alcun piano, perché odiava la vista di lei che camminava sola tra i sotterranei: non appena la porta cominciò a chiudersi, scivolò nella sala del tribunale dietro di lei. Non era la stessa stanza nella quale era stato interrogato per uso improprio della magia. Questa era più piccola, nonostante il soffitto fosse alto uguale; dava la sensazione claustrofobia, di essere bloccati in fondo a un pozzo profondo. C’erano più Dissennatori lì dentro, la loro aura gelata sul luogo; stavano fermi come sentinelle senza volto negli angoli più lontani dell’alta piattaforma rialzata. Qui, dietro una balaustra, sedeva la Umbridge, con Yaxley al suo fianco e Hermione, pallida come la Signora Cattermole, dall’altra parte. Ai piedi della piattaforma un gatto dal pelo lungo, di un argento brillante, gironzolava su e giù e Harry capì che era lì per proteggere gli inquisitori dallo sconforto emanato dai Dissennatori: era da sentire per gli accusati, non per gli accusatori. –Si sieda.– disse la Umbridge con la sua voce morbida e setosa. La Signora Cattermole inciampò nell’unica sedia in mezzo al pavimento sotto la piattaforma rialzata. Nel momento in cui si sedette, dai braccioli della sedia uscirono rumorosamente delle catene e la legarono. –Lei è Mary Elizabeth Cattermole?– chiese la Umbridge. La signora Cattermole diede un unico, tremante cenno. –Sposata con Reginald Cattermole del Dipartimento di Conservazione Magica?– La Signora Cattermole scoppiò in lacrime.–Non so dove sia, dovevamo incontrarci qui!– La Umbridge la ignorò. –Madre di Maisie, Ellie e Alfred Cattermole?– La Signora Cattermole singhiozzò più che mai. –Sono spaventati, pensano che potrei non tornare a casa.– –Ci risparmi!– sbottò Yaxley. –I marmocchi dei Mezzosangue non attirano le nostre simpatie.– I singhiozzi della Signora Cattermole coprirono i passi di Harry mentre si faceva strada con attenzione verso i gradini che conducevano alla piattaforma rialzata. Nel momento in cui oltrepassò il luogo nel quale il Patronus a forma di gatto faceva la guardia, Harry avvertì il cambio di temperatura: lì era caldo e confortevole. Il Patronus, ne era certo, era della Umbridge e ardeva luminosamente perché era felice lì, nel suo elemento, a sostenere le leggi contorte che aveva contribuito a scrivere. Lentamente e molto attentamente si avvicinò con cautela lungo la piattaforma dietro la Umbridge, Yaxley ed Hermione, prendendo posto dietro quest’ultima. Era preoccupato di far scattare Hermione. Pensò di gettare l’incantesimo Muffliato sulla Umbridge e Yaxley, ma anche mormorare le parole potevano allarmare Hermione. Poi la Umbridge alzò la voce per parlare con la Signora Cattermole e Harry colse l’occasione. –Sono dietro di te…– sussurrò nell’orecchio di Hermione. Come si era aspettato saltò così violentemente che quasi rovesciò la bottiglia di inchiostro con il quale si supponeva registrasse le interviste, ma sia la Umbridge che Yaxley erano concentrati sulla signora Cattermole e lei passò inosservata. –Una bacchetta le è stata ritirata al suo arrivo al ministero oggi, Signora Cattermole.– stava dicendo la Umbridge. –Otto e tre quarti, ciliegio, anima di pelo di unicorno. Riconosce questa descrizione?– La Signora Cattermole annuì, asciugandosi gli occhi con le maniche. –Potrebbe dirci a quale strega o mago ha preso questa bacchetta?– –P-preso?– Singhiozzò la signora Cattermole. –N-Non l’ho presa a nessuno. L’ho c-comperata a undici anni. Mi-Mi-Mi- ha scelto lei.– Piangeva più che mai.. La umbridge fece una delicata risatina da ragazza che fece venire a Harry la voglia di attaccarla. Si sporse dalla barriera, per osservare meglio la vittima e qualcosa di dorato oscillò fuori e dondolò nel vuoto: il medaglione. Hermione l'aveva visto. Si lasciò scappare un piccolo cigolio, ma la Umbridge e Yaxley, ancora concentrati sulla loro preda, erano sordi a tutto il resto. –No.–disse la Umbridge –No, credo di no, Signora Cattermole. Le bacchette scelgono solo maghi o streghe. Lei non è una strega. Qui ho le risposte al questionario che gli è stato inviato… Mafalda, passami le...– La Umbridge allungò la piccola mano: in quel momento somigliava tanto ad un rospo che Harry si sorprese abbastanza di non vedere membrane tra le tracagnotte dita. Le mani di Hermione tremavano per la commozione. Finalmente frugò in una pila di documenti posizionati nella sedia che aveva al suo fianco, tirando fuori un fascio di pergamene col nome dalla signora Cattermole. –Quello è… quello è bello, Dolores.– disse, indicando il ciondolo che brillava sulle corrugate pieghe della Umbridge. –Che cosa?– replicò la Umbridge, abbassando la vista. –Oh, sì… un vecchio cimelio di famiglia.– disse, dando colpetti al medaglione che poggiava sul suo ampio petto. –La S sta per Serpeverde… sono imparentata coi Serpeverde… in realtà, ci sono poche famiglie di sangue puro con le quali non sono imparentata… una pena– continuò con voce più alta, passando al questionario della signora Cattermole – che non si possa dire la stessa cosa di lei. Professione dei genitori: ortolani.– Yaxley rise divertito. Più in basso, il peloso gatto argentato pattugliava dall'alto in basso, ed i dissennatori continuavano a muoversi negli angoli. Fu la bugia della Umbridge che fece salire il sangue in testa a Harry e gli fece dimenticare il senso della precauzione… che il medaglione che aveva preso ad un insignificante criminale fosse usato per rinforzare le sue credenziali di purosangue. Alzò la bacchetta, senza neanche preoccuparsi di mantenerla nascosta sotto il mantello dell’ Invisibilità, e gridò: –Stupeficium!– Ci fu uno scintillio di luce rossa; la Umbridge precipitò e la sua fronte sbatté contro il bordo della balaustra; le carte della signora Cattermole scivolarono dal suo grembo fino al suolo, e poi cadde, il gatto argentato che vagabondava svanì. Un'aria gelata li avvolse come un vento in direzione contraria. Yaxley, confuso, guardò intorno cercando la fonte del problema e vide la mano senza corpo di Harry e la bacchetta che lo mirava. Cercò di tirare fuori la sua, ma fu troppo tardi. –Stupeficium!– Yaxley precipitò al suolo per giacere attorcigliato. –Harry!– –Hermione, se credi che sarei rimasto lì seduto e lasciare che fingesse…– –Harry, la signora Cattermole!– Harry fece il giro dell’aula, togliendosi il mantello dell’Invisibilità. Adesso, i dissennatori si erano spostati dagli angoli; stavano scivolando verso la donna incatenata nella sedia. Forse perché il patronus era svanito o perché sentivano che i loro padroni non avevano più il controllo, sembravano avere abbandonato il contenimento. La signora Cattermole si lasciò sfuggire un terribile grido di paura quando una mano viscidosa e incrostata gli afferrò il mento e le girò all'indietro la testa. –EXPECTO PATRONUM!– Il cervo argentato uscì sparato dalla punta della bacchetta di Harry e saltò verso i dissennatori che retrocessero e si persero di nuovo nell’ombra. La luce del cervo, più poderosa e calda della protezione del gatto, riempì completamente la prigione sotterranea mentre cavalcava a mo’ di galoppo per la stanza. –Prendi l’ horcrux– disse Harry a Hermione. Scese di nuovo per gli scalini, conservando il mantello dell’Invisibilità nel suo zaino, e si avvicinò alla signora Cattermole. –Tu?– sussurrò lei, guardando il suo viso –Ma… ma Reg ha detto che eri quello che aveva presentato il mio nome per gli interrogatori!– –L’ho fatto?– farfugliò Harry, cercando di tirar via le catene che le immobilizzavano le braccia. –Beh, ho cambiato idea. Diffindo!– non accadde niente. –Hermione, come mi disfo di queste catene?– –Aspetta, sto tentando qualcosa qui, arrivo…– –Hermione, siamo circondati da dissennatori!– –Lo so Harry, ma se si sveglia e non ha il medaglione… devo duplicarlo… Geminio! Così… questo dovrebbe ingannarla…– Hermione scese di corsa le scale. –Vediamo… Relashio!– Le catene fecero un rumore metallico e retrocedettero nei braccioli della sedia. La signora Cattermole sembrava tanto spaventata quanto lo era prima. –Non capisco.– sussurrò. –Esca di qui con noi.– disse Harry, alzandola. –Vada a casa, prenda i suoi figli e fugga, esca dal Paese se è necessario. Si mascheri e scappi. Ha visto cosa fanno, qui non otterrà un giusto processo.– –Harry!– disse Hermione –come usciamo di qui con tutti quei dissennatori fuori dalla porta?– –Patronus.– disse Harry, segnalando con la bacchetta il suo: il cervo ridusse la velocità e si mise a camminare verso la porta, ancora brillando intensamente. –Tutto quello che possiamo fare; fa' il tuo, Hermione.– –Expec… Expecto patronum–disse Hermione. Non accadde niente. –È l'unico incantesimo col quale ha problemi– disse Harry ad una signora Cattermole completamente perplessa. –Un po' sfortunata, a dire la verità… Andiamo, Hermione…– –Expecto patronum!– Una lontra argentata uscì sparata dalla punta della bacchetta di Hermione e nuotò con eleganza per aria unendosi al cervo. –Andiamo!– disse Harry, e guidò Hermione e la signora Cattermole verso la porta. Quando i patronus scivolarono fuori dalla prigione sotterranea ci furono grida di stupore della gente che aspettava fuori. Harry guardò soddisfatto la scena: i dissennatori stavano retrocedendo de entrambi i lati, fondendosi con l'oscurità, disperdendosi di fronte alle creature argentate. –Si è deciso che tutti voi dovete andare a casa e nascondervi con le vostre famiglie.– disse Harry ai nati babbani che pensavano di essere storditi per la luce dei patronus ed ancora si avvilivano leggermente di paura. –Uscite dal paese se potete. Semplicemente allontanatevi il più possibile dal Ministero. Questa è la… ehi… nuova direttiva ufficiale. Ora, se seguite i patronus, potete andare via dall'Atrio.– Riuscirono a salire per le scale di pietra senza essere intercettati, ma quando si avvicinarono agli ascensori Harry incominciò ad avere dubbi. Se apparivano nell'Atrio con un cervo argentato, e una lontra galleggiando al suo fianco, venti persone, la metà accusate di essere nate babbane, non si poteva evitare di pensare che avrebbero attirato un'attenzione indesiderata. Era appena giunto a quella conclusione inopportuna quando l'ascensore si fermò con un rumore metallico davanti a loro. –Reg!– gridò la signora Cattermole, e si lanciò tra le braccia di Ron. – Runcorn mi ha liberato, ha attaccato la Umbridge e Yaxley, e ha detto a tutti di abbandonare il Paese. Credo sia meglio che lo facciamo Reg, davvero. Andiamo a casa e prendiamo i bambini e… perché sei tutto bagnato?– –Acqua– disse Ron, liberandosi dall'abbraccio. –Harry, sanno che ci sono intrusi dentro il Ministero, qualcosa circa un buco nella porta dell'ufficio della Umbridge. Calcolo che abbiamo cinque minuti circa…il patronus di Hermione svanì con un'esplosione mentre rivolgeva uno sguardo inorridito a Harry. –Harry, se ci acchiappano qui…!– –Non lo faranno se ci muoviamo subito.– disse Harry. Si diresse al gruppo silenzioso che stava dietro di loro, e che lo stavano guardando con la bocca aperta. –Chi ha la bacchetta?– Circa la metà alzarono la mano. –Molto bene, tutti quelli che non hanno la bacchetta devono attaccarsi a qualcuno che ce l’ha. dobbiamo essere rapidi affinché non possano fermarci. Avanti!– Poterono mettersi stretti in due ascensori. Il patronus di Harry rimase come sentinella davanti alle porte dorate fino a che queste non si chiusero e gli ascensori cominciarono ad alzarsi. –Piano otto–disse la voce meccanica della strega. L'Atrio. Harry capì subito che c’erano problemi. L'Atrio era pieno di gente che si muoveva di camino in camino, bloccandoli. –Harry!– gridò Hermione. –dove andiamo a…?– –ALT!– disse Harry con voce di tuono, e la poderosa voce di Runcorn risuonò per l'Atrio. I Dei maghi che bollavano i camini rimasero paralizzati. –Seguitemi– sussurrò al gruppo di terrorizzati maghi nati babbani che avanzarono in gruppo, guidati da Ron e Hermione. –Che cosa succede, Albert?– disse lo stesso mago quasi calvo che prima aveva seguito Harry nel camino. Sembrava nervoso. –Questo gruppo deve uscire prima che blocchiate le uscite.–disse Harry con tutta l'autorità che fu capace di riunire. Il gruppo di maghi che aveva davanti incominciò a guardarsi tra di loro. –Ci hanno detto di bloccare tutte le uscite e non far passare nessuno…– –Mi stai contraddicendo?– disse Harry. –Vuoi che faccia esaminare il tuo albero genealogico come ho fatto con quello di Dirk Cresswell?– –Ho capito!– disse il mago quasi calvo, retrocedendo. –Non stavo dicendo niente, Albert, ma ho pensato… pensavo che li avevano portati per l'interrogatorio…– –Sono purosangue.–disse Harry, e la sua profonda voce risuonò in modo impressionante nell'atrio. –Più puro di quello di molti di voi, devo dire. Salite tutti– disse con voce risonante ai nati babbani che si affrettarono verso i camini ed incominciarono a svanire . I maghi del Ministero si tirarono indietro, alcuni con aspetto confuso, altri spaventati e risentiti. Ed allora... –Mary!– La signora Cattermole guardò dall'alto in basso. Il vero Reg Cattermole che oramai non vomitava più, ma era pallido e languido, era appena uscito correndo da un’ ascensore. –R-Reg?– Spostò il suo sguardo da suo marito a Ron che imprecò con veemenza. Il mago quasi calvo li guardò a bocca aperta, la sua testa ruotava in modo ridicolo da un Reg Cattermole all'altro. – Ehi, che cosa sta succedendo? Che cosa è questo?– –Bloccate l'uscita! BLOCCATELA!– Yaxley era uscito improvvisamente da un altro ascensore e stava correndo verso il gruppo che si trovava davanti ai camini, però tutti i nati babbani salvo la signora Cattermole era svaniti. Quando il mago quasi calvo alzò la sua bacchetta, Harry alzò un enorme pugno e lo stese, facendolo staccare da terra. –Stavo aiutando ad esulare i nati babbani, Yaxley! – gridò Harry. I compagni del mago calvo iniziarono un tumulto che Ron sfruttò per afferrare alla signora Cattermole, spingendola ancora al camino aperto e sparendo. Confuso, Yaxley guardò da Harry al colpito, mentre il vero Reg Cattermole gridava: –Mia moglie! Chi era quello che stava con mia moglie? Che cosa sta succedendo?– Harry vide girare la testa di Yaxley, vide che in realtà un indizio appariva in quel viso brutale. –Andiamo!– gridò Harry a Hermione; la prese per mano ed insieme saltarono al camino mentre la maledizione di Yaxley passava al di sopra della testa di Harry. Girarono per alcuni secondi prima di uscire in una tazza e passare al cubicolo della ritirata. Harry aprì la porta. Ron era fermo davanti ai bagni, ancora lottando con la signora Cattermole. –Reg, non capisco…– ascolti, non sono suo marito, deve andare a casa! Si creò un gran trambusto con tutte le persone che avevano dietro; Harry si guardò intorno; Yaxley era appena apparso. –Andiamo!– gridò Harry. Afferrò Hermione alla mano e Ron al braccio e girò sul posto. L'oscurità li inghiottì, insieme alla sensazione di mani che lo comprimevano, ma qualcosa era andato storto… la mano di Hermione sembrava scivolare… Si domandò se stesse soffocando, non poteva respirare né vedere, e le uniche cose solide nel mondo erano il braccio di Ron e le dita di Hermione che stavano scivolando lentamente… allora vide la porta del numero dodici di Grimmauld Place, col campanello a forma di serpente, ma prima di poter prendere fiato, ci furono un grido ed uno scintillio di luce porpora; la mano di Hermione l'afferrò improvvisamente come delle tenaglie e di nuovo tutto divenne scuro.




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