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Capitolo 16
GODRIC'S HOLLOW
Quando Harry si svegliò, il giorno seguente, impiegò alcuni secondi a rendersi conto di cosa fosse successo. Subito sperò, come un bambino che fosse solo un sogno, che Ron fosse ancora lì e non se ne fosse andato. Ma voltando la testa sul cuscino vide che la cuccetta di Ron era deserta.
Pareva un corpo senza vita per il modo in cui attirava il suo sguardo.
Harry scese dal suo letto, spostando il suo sguardo altrove. Hermione, che era già occupata in cucina, non gli augurò il buon giorno ma si voltò rapidamente appena le fu vicino.
"Se n’è andato." si disse Harry."Se n’è andato." Dovette continuare a pensarci mentre si lavava e si vestiva, come se la ripetizione rendesse lo shock meno intenso "Se n’è andato e non ritornerà."
Ed era la semplice verità poiché, Harry lo sapeva, i loro incantesimi protettivi facevano sì che, una volta che avessero lasciato quel posto, sarebbe stato impossibile per Ron ritrovarli.
Mangiarono la colazione in silenzio. Gli occhi di Hermione erano gonfi e rossi; pareva che non avesse dormito.
Impacchettarono le loro cose, Hermione perdendo tempo inutilmente. Harry sapeva perché lei voleva tirar lungo sulla riva del fiume; diverse volte la vide alzare lo sguardo entusiasta ed era sicuro che si fosse illusa d’aver sentito dei passi in mezzo alla pioggia fitta, ma nessuna figura dai capelli rossi apparve tra gli alberi.
Ogni volta che Harry la imitava, guardandosi attorno (perché non poteva non sperarci un po’ anche lui) senza vedere altro che alberi carichi di pioggia, un altro po’ di rabbia esplodeva in lui.
Poteva ancora sentire Ron dire “pensavamo sapessi cosa stavi facendo!”, e riprendeva a impacchettare la roba con un nodo sempre più duro nello stomaco.
Il fiume fangoso alle loro spalle stava crescendo rapidamente e avrebbe presto allagato la loro riva. Erano in ritardo di almeno un’ora rispetto alle loro partenze abituali. Alla fine, dopo aver impacchettato interamente la borsa per la terza volta, Hermione parve non trovare più ragioni per ritardare: lei e Harry si presero per mano e si smaterializzarono, riapparendo sul lato di una collina ventosa coperta di erica.
Nell’istante in cui arrivarono Hermione lasciò la mano di Harry e si allontanò da lui, andandosi a sedere su una grossa pietra, con il viso sulle ginocchia, trattenendo i singhiozzi. La guardò, supponendo di dover andare a consolarla, ma qualcosa lo trattenne. Ogni cosa dentro di sé pareva fredda e dura: vide di nuovo l’espressione sprezzante sul viso di Ron.
Harry camminò in mezzo all’edera, camminando in cerchio attorno a Hermione sconvolta, lanciando gli incantesimi che normalmente lei utilizzava per assicurare la loro protezione.
Non discussero di Ron per tutti i giorni successivi. Harry era deciso a non nominare più il suo nome, ed Hermione pareva sapere che trattare nuovamente l’argomento sarebbe stato inutile, ma talvolta di notte mentre pensava che lui dormisse, la sentiva piangere.
Allo stesso tempo Harry aveva iniziato ad aprire la Mappa dei Malandrini per esaminarla alla luce della sua bacchetta.
Attendeva il momento in cui il pallino con il nome di Ron sarebbe riapparso nei corridoi di Hogwarts, provando che era tornato al conforto del castello, protetto dal suo status di sangue-puro.
Ma Ron non appariva sulla mappa, e dopo un po’ Harry si ritrovò a consultarla solo per scorgere il nome di Ginny nel dormitorio delle ragazze, chiedendosi se l’intensità con cui la osservava avrebbe potuto interrompere il suo sonno, facendole in qualche modo sapere che la stava pensando, sperando che stesse bene.
Di giorno, passavano tutto il tempo cercando di determinare la posizione della spada di Grifondoro, ma più parlavano dei posti dove Silente poteva averla nascosta più disperate e incontrollate diventavano le loro speculazioni.
Per quanto si spremesse le meningi, Harry non ricordava che Silente avesse mai menzionato un posto nel quale avrebbe potuto nascondere qualcosa.
C’erano momenti nei quali non sapeva se era più arrabbiato con Ron o con Silente. “Pensavamo che sapessi cosa stavi facendo… pensavamo che Silente ti avesse detto cosa fare… pensavamo che avessi un vero piano!”
Non poteva mentire a se stesso: Ron aveva ragione. Silente l’aveva lasciato praticamente senza nulla. Avevano scoperto un Horcrux, ma non avevano modo di distruggerlo e gli altri continuavano ad essere irraggiungibili come sempre.
La disperazione minacciava di conquistarlo. Era sbalordito pensando alla sua presunzione quando aveva accettato l’offerta dei suoi amici di accompagnarlo in questo viaggio senza meta.
Non sapeva niente, non aveva idee ed era costantemente nell’attesa dolorosa del segnale che anche Hermione stava per dirgli che ne aveva abbastanza, che se ne andava.
Trascorrevano molte sere quasi in silenzio e Hermione aveva iniziato a prendere il ritratto di Phineas Nigellus dalla borsa per metterlo su una sedia, come se potesse riempire parte del vuoto lasciato dalla partenza di Ron.
Malgrado in precedenza avesse detto risolutamente che non si sarebbe più fatto vivo, Phineas Nigellus sembrava non resistere alla tentazione di sapere cosa stava tentando di fare Harry, e acconsentì a riapparire, bendato, di tanto in tanto.
Anche Harry era felice di vederlo, perché gli teneva compagnia, malgrado il suo sarcasmo e la sua malizia.
Erano ghiotti di ogni notizia che riguardava Hogwarts, sebbene Phineas Nigellus fosse un pessimo informatore. Venerava Piton, il primo rettore di Serpeverde da quando lui stesso aveva diretto la scuola, e dovevano fare attenzione a non criticare Piton o porre domande imbarazzanti su di lui o Phineas Nigellus avrebbe abbandonato istantaneamente la sua cornice.
Comunque, si lasciò sfuggire qualche dettaglio. Piton pareva affrontare un’opposizione costante da un duro pugno di studenti.
A Ginny era stato proibito di visitare Hogsmead. Piton aveva emesso nuovamente il decreto della Umbridge che impediva gli incontri di tre o più studenti nonché qualunque associazione di studenti non ufficiale.
Da tutti questi indizi, Harry dedusse che Ginny e probabilmente Neville e Luna, avevano fatto il possibile per continuare l’Esercito di Silente.
Questa piccola notizia fece desiderare a Harry di rivedere Ginny così fortemente che avvertì un dolore allo stomaco; ma gli fece ripensare anche nuovamente a Ron, e a Silente, e alla stessa Hogwarts che gli mancava quasi quanto la sua ex-ragazza.
In realtà, quando Phineas Nigellus menzionò le misure restrittive di Piton, Harry fu preso da un attimo di pazzia immaginando di tornare alla scuola e unirsi al movimento per la destabilizzazione del regime di Piton: mangiare piatti caldi, avere un letto comodo e seguire i comandi di altri parevano la prospettiva migliore al mondo. Ma si ricordò che era l’Indesiderabile Numero Uno, che c’era una taglia di diecimila Galeoni sulla sua testa e che entrare ad Hogwarts in questi giorni era pericoloso come entrare nel Ministero della Magia.
Lo stesso Nigellus inavvertitamente glielo faceva capire iniziando a porre domande sulla posizione di Harry e Hermione.
Hermione lo rimetteva subito dentro la sua borsetta e Phineas inevitabilmente finiva per rifiutarsi di
ritornare per diversi giorni.
Il clima diventava sempre più freddo. Non osavano restare nella stessa zona troppo a lungo, così anziché restare nell’Inghilterra del Sud, dove un terreno duro e ghiacciato era stato il loro incubo peggiore, continuavano a muoversi in giro per il paese, sfidando una montagna dove il nevischio aveva ricoperto la tenda, un acquitrino piatto, dove la tenda era stata invasa da acqua ghiacciata, e una piccola isola nel mezzo di un lago scozzese dove la neve aveva quasi ricoperto la tenda durante la notte.
Avevano già riconosciuto gli alberi di Natale scintillanti dalle finestre di tanti salotti, quando giunse una sera in cui Harry decise di provare nuovamente a suggerire di esplorare quello che pareva essere l’ultimo luogo sconosciuto che gli restava.
Avevano appena finito di mangiare una cena insolitamente gustosa: Hermione era entrata in un supermercato con il Mantello dell’Invisibilità (lasciando scrupolosamente il denaro in una cassa aperta, prima di andarsene) e Harry pensò che avrebbe potuto convincerla più facilmente grazie allo stomaco pieno di spaghetti alla bolognese e pere in scatola.
Aveva anche avuto l’idea di suggerire che smettessero per alcune ore di indossare l’Horcrux, che giaceva sulla cuccetta vicino a lui.
–Hermione?–
–Hm?–
–Ho pensato a una cosa. Io… voglio andare a Godric’s Hollow.–
Lei lo guardò ma i suoi occhi erano distanti e lui era sicuro che stesse ancora pensando al disegno misterioso nel libro.
–Si.– disse. –Si, me lo sono chiesta anch’io. Penso davvero che dovremo andarci.–
–Mi hai sentito bene?– le chiese.
–Naturalmente!–
–Tu vuoi andare a Godric’s Hollow. Io sono d’accordo, penso che dovremmo. Cioè, non posso pensare ad altri posti dovrebbe potrebbe essere. Sarà pericoloso, ma più ci penso più mi sembra probabile che sia lì.–
–Her… Cosa c’è lì?– chiese Harry.
Al che, lei sembrò sbalordita tanto quanto lui. –Ma la spada, Harry! Silente deve avere pensato che avresti voluto tornare lì, inoltre Godric’s Hollow è il luogo di nascita di Godric Grifondoro…–
–Davvero? Grifondoro veniva da Godric’s Hollow?–
–Harry, hai mai aperto Storia della Magia?–
–Ehm..– disse, sorridendo per quella che gli parve la prima volta da mesi: i muscoli del viso gli fecero male. –Potrei averlo aperto, sai, quando l’ho comprato... solo allora…–
–Beh, dato che il villaggio prende il nome da lui, pensavo che avresti saputo fare il collegamento.– disse Hermione. Sembrava molto più sé stessa di quanto non avesse fatto recentemente; Harry quasi si aspettava che annunciasse che andava in biblioteca.
–C’è un pezzo a proposito del villaggio in un capitolo di “Storia della Magia” aspetta…–
Aprì la borsetta e cercò per un po’, alla fine estrasse la sua copia del vecchio libro scolastico, “Storia della Magia” di Bathilda Bath, che sfogliò finché non trovò la pagina che cercava.
–“Dopo la firma dello Statuto Internazionale di Segretezza nel 1689, i maghi scomparvero dalla vista. Fu naturale, perciò, che si formassero piccole comunità all’interno di altre. Molti piccoli villaggi attrassero diverse famiglie di maghi, che si avvicinarono per offrirsi mutuo soccorso e protezione. I villaggi di Tinworth in Cornovaglia, Upper Flagley nello Yorkshire e Otery St. Catchpole nella costa meridionale dell’Inghilterra, furono noti rifugi per molte famiglie di maghi che vissero in prossimità di famiglie babbane tolleranti o, al massimo, Confuse. Il più noto di questi paesini mezzo-magici è, probabilmente, Godric’s Hollow, il villaggio della West Country dove nacque il grande mago Godric Grifondoro e dove Bowman Wright, fabbro magico, forgiò il primo boccino d’oro. Il cimitero è pieno di nomi di antiche famiglie di maghi, e questo ha causato, indubbiamente, il fiorire dei molti racconti di possessione che hanno caratterizzato la chiesetta per diversi secoli.” Tu e i tuoi genitori non siete menzionati,– disse Hermione chiudendo il libro, –perché la Professoressa Bath non si occupa di alcun fatto successivo alla fine del diciannovesimo secolo. Ma vedi? Godric’s Hollow, Godric Grifondoro, la Spada di Grifondoro; Non pensi che Silente si sarebbe aspettato che avresti fatto il collegamento?–
–Oh, si…– Harry non voleva ammettere che non aveva mai pensato alla spada quando aveva suggerito che andassero a Godric’s Hollow. Per lui, il fascino del villaggio derivava dalle tombe dei suoi genitori, dalla casa dove era scappato alla morte per un soffio e dalla persona di Bathilda Bath.
–Ricordi cos’ha detto Muriel?– le chiese alla fine.
–Chi?–
–Lo sai.– esitò: non voleva pronunciare il nome di Ron. –La prozia di Ginny. Al matrimonio. Quella che ha detto che hai caviglie troppo magre.–
–Oh!– esclamò Hermione.
Era un momento delicato: Harry sapeva che lei in lontananza aveva sentito il nome di Ron. Si sbrigò ad aggiungere: –Ha detto che Bathilda Bath vive ancora a Godric’s Hollow.–
–Bathilda Bath.– mormorò Hermione, scorrendo il nome di Bathilda sulla copertina del suo libro. –Beh, sarà così…–
D’un tratto rimase così senza fiato che Harry sentì l’intestino rigirarsi; estrasse la sua bacchetta, guardando verso l’entrata, quasi aspettandosi che qualcuno stesse cercando di irrompere nella tenda, ma non c’era nessuno.
–Cosa…– le disse, mezzo arrabbiato e mezzo sollevato. –Perché l’hai fatto? Ho pensato che avessi visto un Mangiamorte entrare nella tenda!–
–Harry, e se fosse proprio Bathilda ad avere la spada? Se Silente gliel’avesse affidata?–
Harry considerò tale possibilità. Bathilda doveva essere una donna molto anziana e, secondo Muriel, un po’ fuori di testa. Possibile che Silente avesse nascosto la spada di Grifondoro da lei? Harry pensò che, se fosse stato così, Silente aveva affidato un bel po’ del loro destino in mano alla fortuna: Silente non aveva mai confessato di aver rimpiazzato la spada con un falso e nemmeno aveva mai rivelato un’amicizia con Bathilda.
Ora, però, non era il momento per mettere in dubbio la teoria di Hermione, dato che era così sorprendentemente convinta ad assecondare il desiderio più grande che lui avesse.
–Si, potrebbe averlo fatto! Allora si va a Godric’s Hollow?–
–Si, ma dobbiamo pensarci attentamente, Harry.– Era seduta ora, e Harry si rese conto che la prospettiva di avere nuovamente un piano sembrava aver migliorato l’umore di entrambi. –Tanto per cominciare dovremo fare un po’ di pratica di smaterializzazione assieme sotto al Mantello dell’Invisibilità, e forse anche gli incantesimi di disillusione sarebbero utili, a meno che pensi che dovremmo tagliare la testa al toro e usare la Pozione Polisucco? In quel caso dovremmo raccogliere dei capelli da qualcuno. Penso che sarebbe meglio fare così, Harry, più forte è il nostro travestimento meglio è…–
Harry lasciò che parlasse, annuendo e concordando ad ogni pausa, ma la sua mente aveva lasciato la conversazione. Per la prima volta da quando aveva scoperto che la spada alla Gringott era un falso, si sentiva eccitato.
Stava per tornare a casa, per tornare nel posto in cui aveva avuto una famiglia.
Era a Godric’s Hollow che, se non fosse stato per Voldemort, sarebbe cresciuto e avrebbe trascorso le vacanze da scuola. Avrebbe potuto invitare gli amici a casa sua… avrebbe potuto avere anche fratelli e sorelle… sarebbe stata sua madre a preparargli la torta per il suo diciassettesimo compleanno. La vita che aveva perso non gli era mai sembrata tanto reale quanto in questo momento, sapendo che stava per vedere il posto nel quale gli era stata sottratta.
Quella sera, dopo che Hermione si coricò, Harry estrasse lo zaino dalla sua borsetta e, da esso, l’album fotografico che Hagrid gli aveva regalato tanto tempo prima.
Per la prima volta dopo tanti mesi, esaminò attentamente le vecchie foto dei suoi genitori che lo salutavano sorridenti dalle stampe: ormai l’unica cosa che gli restava di loro.
Harry sarebbe stato felice di andare a Godric’s Hollow già il giorno seguente, ma Hermione era di un altro avviso. Convinta com’era che Voldemort si aspettasse che Harry sarebbe tornato sulla scena della morte dei suoi genitori, era decisa che se ne sarebbero andati solo dopo essersi assicurati di avere i migliori travestimenti possibili. Ci volle perciò un’altra settimana , dopo aver ottenuto furtivamente i capelli di alcuni babbani inconsapevoli che facevano le compere di Natale e, dopo aver fatto pratica con la Materializzazione e la Smaterializzazione standosene entrambi sotto al Mantello dell’Invisibilità, perché Hermione fosse pronta a partire.
Avevano deciso di apparire nel villaggio in mezzo all’oscurità, così, nel tardo pomeriggio, ingoiarono la pozione Polisucco, Harry si trasformò in un babbano calvo di mezza età e Hermione nella sua minuta moglie. La borsetta contenente tutti loro averi (a parte l’Horcrux che Harry indossava attorno al collo) era nascosta in una tasca interna del cappotto di Hermione. Harry calò il Mantello dell’Invisibilità sopra entrambi, e ancora una volta si immersero nella soffocante oscurità.
Col cuore in gola, Harry riaprì gli occhi. Erano in piedi, mano nella mano, in una strada innevata sotto un cielo blu scuro nel quale le prime stelle della sera brillavano già debolmente. Le case seguivano la strada da entrambi i lati, con le decorazioni di Natale appese alle finestre. Poco più avanti, una piazza piena di luci indicava il centro del villaggio.
–Tutta questa neve!– sospirò Hermione da sotto al Mantello. –Perché non abbiamo pensato alla neve? Dopo tutte le nostre precauzioni, lasceremo le impronte! Dovremo cancellarle camminando, vai avanti ci penso io.–
Harry non voleva entrare nel villaggio come un cavallo da clown, cercando di restare coperti e allo stesso tempo di coprire le tracce con qualche magia.
–Togliamoci il Mantello.– suggerì Harry, e quando lei lo guardò preoccupata aggiunse –Oh, dai, non sembriamo noi stessi e in giro non c’è nessuno.–
Nascose il mantello dentro la sua giacca e si incamminarono liberamente nell’aria ghiacciata, in mezzo alle case: ognuna di esse poteva essere quella in cui avevano vissuto Lily e James, o dove Bathilda viveva ancora oggi. Harry fissava tutte le porte, i tetti coperti di neve e le verande, chiedendosi se riuscisse a riconoscerne qualcuno, ben sapendo dentro di sé che sarebbe stato impossibile, dato che quando se n’era andato da questo posto aveva poco più di un anno.
Non era nemmeno sicuro che sarebbe riuscito a trovare la casa; non sapeva cosa capitasse quando gli autori di un incanto Fidelius morivano. Poco dopo la strada in cui stavano camminando curvò verso sinistra e si ritrovarono al centro del villaggio, in una piccola piazza.
Circondata da luci colorate, al centro c’era quello che pareva essere un monumento ai caduti di qualche guerra, nascosto in parte da un albero di Natale mosso dal vento. C’erano diversi negozi, un ufficio postale, un pub e una piccola chiesa le cui finestre piombate brillavano in mezzo alla piazza.
La neve era diventata più compatta: era dura e scivolosa dopo che la gente l’aveva calpestata per tutta la giornata. I paesani si incrociavano davanti a loro, brevemente illuminati dalle luci lungo la strada.
Sentirono una gran risata e un po’ di musica quando la porta del pub si aprì per richiudersi rapidamente; poi sentirono un canto di Natale provenire dalla piccola chiesa.
–Harry, penso sia la Notte di Natale!– gli disse Hermione.
–Davvero?– Avevano perso il conto delle date, e non leggevano un giornale da settimane.
–Ne sono sicura!– disse Hermione, con gli occhi fissi sulla chiesetta. –Saranno… saranno lì da qualche parte, no? Tua mamma e tuo padre? Vedo che c’è un cimitero lì dietro.–
Harry sentì un brivido che andava al di là dell’eccitazione, quasi di paura. Ora che era così vicino, si chiese se dopotutto volesse davvero vedere.
Forse Hermione capì cosa provava, perché gli prese la mano e per la prima volta fu lei a condurlo più avanti. A metà della piazza, però, si fermò pietrificata.
–Harry, guarda!–
Stava osservando il monumento ai caduti. Passandogli vicino, si era trasformato. Al posto dell’obelisco coperto di nomi c’erano tre statue: un uomo con gli occhiali e i capelli scapigliati, una donna coi capelli lunghi e un viso gentile, e un bambino seduto nelle braccia di sua madre. Le loro teste erano coperte di neve, come morbidi berretti bianchi.
Harry si avvicinò, fissando i volti dei suoi genitori. Non aveva mai immaginato che ci fosse una statua… com’era strano vedere se stesso rappresentato nella pietra, un bambino felice senza cicatrici sulla fronte…
–Andiamo.– disse Harry dopo aver guardato a sufficienza, e si voltarono nuovamente verso la chiesa.
Dopo aver attraversato la strada, guardò alle proprie spalle e la statua aveva ripreso le sembianze del monumento ai caduti.
Avvicinandosi alla chiesa il canto divenne più forte. La gola di Harry si fece secca: gli ricordava così fortemente Hogwarts, Pix che improvvisava versioni truculente delle canzoni di Natale nascosto dentro qualche armatura, i dodici alberi di Natale nella Grande Sala, Silente con in testa un buffo cappello trovato in un pacco a sorpresa, Ron con i suoi maglioni fatti ai ferri…–
All’entrata del cimitero c’era uno stretto cancello. Hermione lo aprì attenta a non far rumore, e lo oltrepassarono. Dall’altro lato del sentiero scivoloso che conduceva alle porte della chiesa, la neve era fonda e morbida.
Si spostarono verso la neve, lasciando impronte profonde mentre camminavano attorno all’edificio, cercando di restare nell’ombra vicino alle finestre illuminate.
Dietro alla chiesa, fila dopo fila le tombe innevate emergevano da una coperta bluastra punteggiata di abbaglianti luci rosse, oro e verde, ovunque i riflessi delle finestre piombate colpivano la neve.
Tenendo la mano stretta attorno alla bacchetta magica nella sua tasca, Harry si avvicinò alla tomba più vicina.
–Guarda qui, è un Habbott, potrebbe essere lontanamente imparentato con Anna!–
–Parla piano…– lo implorò Hermione.
Si inoltrarono sempre più in mezzo alle tombe, lasciando tracce scure dietro di sé e chinandosi a leggere le parole su tutte le vecchie pietre, fermandosi di tanto in tanto a osservare l’oscurità circostante per accertarsi che non ci fosse nessuno.
–Harry, qui!– Hermione era un paio di file di tombe più indietro. Dovette voltarsi verso di lei, col cuore che gli batteva nel petto.
–È quella?–
–No, ma guarda!– Indicò la pietra scura. Harry si chinò e vide, sul granito coperto di ghiaccio, le parole “Kendra Silente” e, poco sotto le sue date di nascita e morte, “e sua figlia Ariana”. C’era anche un epitaffio: “Dove c’è il tuo tesoro, lì ci sarà anche il tuo cuore.”
Così Rita Skeeter e Muriel avevano indovinato alcune delle loro informazioni. La famiglia Silente aveva veramente vissuto qui, e una parte di essa era morta qui.
Vedere la tomba fu peggio che sentirne parlare. Harry non poté evitare di pensare che lui e Silente avevano entrambi radici profonde in questo cimitero, e che Silente avrebbe dovuto dirglielo; ma non aveva mai pensato di condividere questo legame. Avrebbero potuto visitare questo posto assieme; per un momento Harry immaginò di arrivare qui con Silente, di quale legame si sarebbe creato, di quanto avrebbe significato per lui. Ma pareva che per Silente, il fatto che le loro famiglie giacessero fianco a fianco nello stesso cimitero, fosse una coincidenza poco importante, irrilevante, forse, per il lavoro che voleva che Harry portasse a termine.
Hermione osservava Harry, e lui era felice che il suo viso fosse nascosto dall’ombra. Lesse nuovamente le parole sulla tomba.
“Dove c’è il tuo tesoro, lì ci sarà anche il tuo cuore.” Non capiva cosa significassero. Sicuramente le aveva scelte Silente, quale membro più anziano della famiglia dopo la morte di sua madre.
–Sei sicuro che non abbia mai menzionato…?– iniziò Hermione.
–No,– disse Harry fermamente, poi, –continuiamo a cercare.– e si allontanò, desiderando di non aver mai visto quella tomba: non voleva che la sua eccitazione fosse macchiata dal risentimento.
–Qui!– urlò di nuovo Hermione pochi momenti più tardi, dall’oscurità. –Oh, no, scusa! Pensavo dicesse Potter.–
Stava ripulendo una vecchia tomba fatiscente, osservandola attentamente china su di essa.
–Cosa?–
–Guarda!–
La tomba era estremamente antica, così rovinata che Harry ebbe difficoltà a riconoscere il nome. Hermione gli mostrò il simbolo sotto di esso.
–Harry, è il simbolo del libro!–
Si chinò sul posto che lei aveva indicato: la pietra era così rovinata che era difficile scorgere i disegni su di essa, ma sembrava esserci un marchio triangolare vicino ad un nome quasi illeggibile.
–Si…potrebbe essere…–
Hermione sollevò la sua bacchetta e la puntò al nome sulla pietra.
–Dice Ig–Ignotus, penso…–
–Continuo a cercare i miei genitori, ok?– le disse Harry, un po’ innervosito, e si allontanò nuovamente lasciandola accucciata sulla vecchia tomba.
Di tanto in tanto riconosceva un cognome, come Habbott, che aveva conosciuto a Hogwarts. Talvolta tra le tombe erano presenti diverse generazioni delle stesse famiglie di maghi: dalle date Harry poteva dedurre che si erano estinte o avevano abbandonato Godric’s Hollow.
Andando più a fondo tra le pietre, ogni volta che raggiungeva una nuova tomba avvertiva un senso di apprensione e di anticipazione.
L’oscurità e il silenzio parvero diventare, d’un tratto, molto più profondi. Harry si voltò, preoccupato, pensando ai Dissennatori, poi capì che i canti di Natale erano finiti, che le chiacchiere e i saluti delle persone che uscivano dalla chiesa si facevano più deboli mentre la gente si muoveva verso la piazza.
Qualcuno nella chiesa aveva appena chiuso le luci.
Poi, la voce di Hermione squarciò l’oscurità per la terza volta, precisa e chiara a pochi metri da lui.
–Harry, sono qui… proprio qui.–
E lui capì, dal suo tono, che questa volta si trattava di sua madre e suo padre: le si avvicinò sentendo qualcosa di pesante premergli sul petto, la stessa sensazione che aveva avuto dopo che era morto Silente, un dolore gli appesantiva il cuore e i polmoni.
La tomba era solo due file dietro quella di Kendra e Ariana. Era fatta di marmo bianco, come la tomba di Silente, il che rendeva più facile la lettura, sembrava che rilucesse nel buio.
Harry non ebbe bisogno di chinarsi o di avvicinarsi per riconoscere le parole che erano scavate su di essa: “James Potter, nato il 27 marzo 1960, morto il 31 ottobre 1981” continuò “Lily Potter, nata il 30 gennaio 1960, morto il 31 ottobre 1981” e infine –”L’ultimo nemico che deve essere sconfitto è la Morte.”– Harry lesse le parole lentamente, come se avesse avuto un’unica possibilità di capirne il significato, e pronunciò le ultime a voce alta.
“L’ultimo nemico che deve essere distrutto è la morte.” Gli venne in mente un pensiero orribile, e con esso una sorta di panico. –Ma non è un pensiero da Mangiamorte? Perché è lì?–
–Non significa sconfiggere la morte nel modo dei Mangiamorte, Harry.– disse Hermione gentilmente. –Significa…sai…vivere oltre la morte. Vivere oltre la morte.–
Ma non stavano vivendo, pensò Harry: non c’erano più. Le parole vuote non potevano nascondere il fatto che i resti dei suoi genitori giacevano, indifferenti, sotto le pietre e la neve. E le lacrime arrivarono prima che potesse fermarle, calde si ghiacciavano rapidamente percorrendo il suo viso, per quale motivo nasconderle? Lasciò che cadessero, con le labbra serrate e lo sguardo basso sulla neve che nascondeva al suo sguardo il posto in cui giacevano i resti di Lily e James, ormai ossa o, forse, polvere, senza sapere che il loro figlio sopravvissuto era così vicino, con un cuore che batteva ancora forte, vivo grazie al loro sacrificio e quasi desiderando di stare dormendo sotto la neve con loro.
Hermione aveva preso nuovamente la sua mano e la stringeva con forza. Non riusciva a guardarla, ma rispose alla sua stretta, respirando profondamente l’aria della notte, cercando di riprendere forza, di riprendere il controllo. Avrebbe dovuto comprare qualcosa per loro, ma non ci aveva pensato e ogni pianta nel cimitero era ghiacciata e secca. Ma Hermione sollevò la sua bacchetta, la mosse in tondo nell’aria e un cespuglio di rose di Natale sbocciò ai loro piedi.
Harry lo raccolse e lo pose sulla tomba dei suoi genitori.
Appena si rialzò, decise di andarsene: pensò che non avrebbe resistito un altro minuto in questo posto. Mise il suo braccio attorno alle spalle di Hermione, lei gli cinse la vita e si voltarono in silenzio camminando attraverso la neve, vicino alla tomba della madre e della sorella di Silente, tornando indietro verso la chiesa scura e il cancello nascosto.
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