Harry Potter e i Doni della Morte  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE


HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE
  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE

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Capitolo 17

IL SEGRETO DI BATHILDA

 

–Harry, fermati.– –Cosa c'è?– Erano appena arrivati alla tomba dello sconosciuto Habbott. –C'è qualcuno là. Qualcuno che ci guarda. Là, oltre i cespugli.– Si alzarono con calma, tenendosi l'un l'altro e guardando intorno ai confini neri e densi del cimitero. Harry non riusciva a vedere niente. –Sei sicuro?– –Ho visto qualcosa muoversi. Ci potrei giurare, l'ho visto.– Lo interruppe e liberò la sua mano dalla bacchetta. –Sembriamo babbani.– puntualizzò Harry –Babbani che hanno appena messo dei fiori sulla tomba dei tuoi genitori? Harry, sono sicuro che c'è qualcuno là!– Harry pensava a Storia della Magia: il cimitero doveva essere stregato; e se lo fosse stato...? Ma poi sentì uno striscìo e vide un piccolo vortice di neve nel cespuglio su cui Hermione aveva puntato la bacchetta. I fantasmi non possono spostare la neve. –È un gatto.– disse Harry, dopo un secondo o due. –O un uccello. Se fosse stato un Mangiamorte ora saremmo morti. Usciamo di qui, così rimettiamo a posto il mantello.– Si diedero uno sguardo mentre si facevano strada nel cimitero. Harry, che non si sentiva tanto sanguigno quanto aveva finto quando stava rassicurando Hermione, era felice di trovare il cancello e il marciapiede scivoloso. Si rimisero il Mantello dell'Invisibilità. Il luogo era più pieno rispetto a prima. Molte voci all'interno stavano ora cantando il canto che avevano sentito mentre si avvicinavano alla chiesa. Per un secondo, Harry tenne conto di suggerire di rifugiarsi dentro, ma prima che lui potesse dire qualcosa Hermione mormorò. –Andiamo da questa parte.– e prese una strada scura che conduceva al villaggio dalla direzione opposta da cui loro erano entrati. Harry poteva distinguere il punto dove c'erano i cottage che finivano e la corsia della strada che andava a finire all'entrata del villaggio. Camminarono più velocemente che potevano, attraversando molte finestre che illuminavano con luci di tutti i colori, i contorni degli alberi di Natale oscuri tra le tende: –Come faremo a trovare la casa di Bathilda?– chiese Hermione,che stava leggermente tremando e continuava a guardarsi alle spalle. –Harry, cosa ne pensi? Harry?– Gli tirò braccio, ma Harry non le prestò attenzione. Stava guardando verso l'oscura massa che stava alla fine di quella fila di case. Un istante dopo velocizzò il passo, trascinando con sé Hermione, la quale scivolava su quel po’ di ghiaccio. –Harry…– –Guarda...guarda quello, Hermione...– –Io non...oh!– Poteva vederlo; l'incanto Fidelius deve essere morto con James e Lily. La siepe era cresciuta selvaggiamente nei sedici anni da quando Hagrid aveva portato via Harry dalle macerie che giacevano sparse tra l'erba che arrivava fino alla cintola. Molti cottage stavano ancora in piedi, sebbene coperti interamente dall'oscura edera e dalla neve, ma la parte destra del pavimento in alto era stata messa da parte e Harry era sicuro che fu fatto dopo che la maledizione si era ritorta contro Voldemort. Lui e Hermione si fermarono al cancello, guardando i resti di ciò che doveva essere stato un cottage proprio come quelli che lo affiancavano. –Mi domando perché nessuno lo abbia mai ricostruito.– sospirò Hermione. –Forse non si può ricostruire…– replicò Harry –Forse è come l’ingiuria della Magia Nera e non puoi riparare il danno?– Mise le mani sotto il Mantello e afferrò il cancello arrugginito e nevoso, non per aprirlo, ma semplicemente perché sarebbe stato parte della casa. –Non vorrai andare dentro? Sembra pericoloso, potrebbe...oh...Harry, guarda!– Il suo contatto col cancello sembrava avercela fatta. Un segno era uscito fuori dalla terra davanti a loro, sopra i nodi di erbacce e ortiche, come qualche fiore bizzarro e di veloce crescita, e in lettere dorate sopra il legno comparve: “In questo luogo, in questa notte del 31 Ottobre 1981, Lily e James Potter persero le loro vite. Il loro figlio, Harry, rimane l'unico mago che sia mai sopravvissuto alla Maledizione senza Perdono. Questo casa, invisibile ai Babbani, è stata lasciata in rovine come un monumento ai Potter e un ricordo della violenza che strappò via la loro famiglia.” E intorno a quelle scritte ordinate, c'erano degli scarabocchi sparsi messi da maghi e streghe che erano venuti a visitare il posto dove il Bambino Sopravvissuto era scampato alla morte. Alcuni avevano scritto il loro nome con Inchiostro Permanente, altri avevano inciso sul legno le loro iniziali, altri avevano lasciato dei messaggi. I più recente trai quali, che risplendeva oltre il valore di magici graffiti di sedici anni prima, dicevano tutti la stessa cosa: “Buona fortuna, Harry, ovunque tu sia.” “Se leggi questo, Harry, saremo sempre con te!” e ancora “Lunga vita a Harry Potter.” –Non l'avranno scritto sul cartello!– disse Hermione, indignata. Ma Harry le sorrise. –È brillante. Sono contento che l'abbiano fatto. Io...– si interruppe. Una figura imbavagliata stava zoppicando sulla corsia verso di loro, e la luce riusciva a far notare la sua forma. Harry pensava, sebbene fosse difficile giudicare, che quella figura fosse una donna. Si muoveva lentamente, possibilmente impaurita dallo scivolare nella neve. La sua gobba, la sua robustezza e il suo portamento davano l'impressione di un'età estrema. Guardarono in silenzio mentre lei camminava più vicino. Harry stava aspettando per vedere se si sarebbe voltata verso uno dei cottage accanto a lei, ma sapeva per istinto che non lo avrebbe fatto. Alla fine si fermò a qualche centimetro da loro e stette semplicemente in piedi nel mezzo della strada gelata, guardandoli. Non gli servì il pizzico di Hermione al suo braccio. C'erano poche possibilità che quella donna fosse stata una Babbana: stava lì a guardare la casa che dovrebbe essere stata invisibile per lei, se non fosse stata una strega. Anche se, presumendo che fosse stata una strega, comunque, era uno strano comportamento uscire di notte con quel freddo, semplicemente per guardare delle vecchie macerie. Con tutte le regole della magia normale, nel frattempo, non doveva vedere per niente lui e Hermione. Tuttavia, Harry aveva la strana impressione che lei sapeva che stavano lì, e anche chi erano. Appena arrivò a questa conclusione difficile, lei alzò la mano e fece un gesto invitante. Hermione si avvicinò a lui da sotto il Mantello, il suo braccio era premuto sul suo. –Come lo sa?– Egli scosse la testa. La donna fece ancora quel gesto, più vigorosamente. Harry poteva pensare a molti motivi per non ubbidire ai richiami e, ancora, i suoi sospetti sull'identità di lei stavano crescendo più forti ogni minuto ora che stavano faccia a faccia nella strada deserta. Era possibile che li aveva aspettati per tutti questi mesi? Che Silente le avesse detto di aspettare, e che Harry sarebbe arrivato alla fine? Era improbabile che fosse lei che si erano spostata nelle ombre nel cimitero e che li seguì fino al quel luogo? Anche l'abilità di lei nel percepirli suggerì qualche potere “Silentoso” che lui non aveva mai incontrato prima. Finalmente Harry parlò, facendo ansimare e saltare Hermione. –Lei è Bathilda?– La figura imbavagliata annuì e fece ancora quel gesto invitante. Da sotto il mantello Harry e Hermione si guardarono. Harry alzò le sue sopracciglia, Hermione gli diede un piccolo cenno nervoso. Avanzarono verso la donna che, subito, si girò e zoppicò verso la strada da cui erano venuti. Facendo loro strada attraverso molte case, lei girò in un cancello. La inseguirono fino al sentiero di fronte attraverso un giardino coperto di vegetazione tanto quanto quello da cui erano appena passati. Lei puzzava, o forse era la sua casa; Harry si strofinò il naso mentre camminavano di fianco a lei e si toglievano il Mantello. Ora che era dietro di lei, capì quanto fosse piccola; vecchia di età, arrivava quasi al suo petto. Chiuse la porta dietro di loro, i suoi pugni stanchi dal colore pallido, poi si girò e guardò la faccia di Harry. I suoi occhi erano spessi con cataratte e sommersi in rughe di pelle trasparente, e il suo viso intero era macchiato con vene rotte e macchie cutanee. Harry si chiese se lei lo avesse distinto, anche se lei poteva, era il Babbano senza capelli la cui identità era stata rubata che lei avrebbe visto. L'odore della vecchiaia, della polvere, dei vestiti sporchi e del cibo ammuffito si intensificavano mentre una spalla mangiata dalle tarme rivelava la testa con pochi capelli bianchi attraverso la quale si mostrò il cranio chiaramente. –Bathilda?– ripeté Harry. Lei annuì ancora. Harry diventò consapevole del medaglione contro la sua pelle, la cosa dentro di esso che qualche volta faceva tic o batteva si era svegliata, la poteva sentire pulsare attraverso l'oro freddo. Si sapeva, si sentiva, che la cosa che l'avrebbe distrutto era vicino? Bathilda camminò strisciando in mezzo a loro e, spingendo Hermione da una parte come se non l'avesse vista, sparì in quello che sembrava essere un salotto. –Harry, non sono sicuro di tutto ciò.– sospirò Hermione. –Guarda la sua taglia, penso che avremmo potuta sottometterla se dovevamo.– disse Harry. –Ascolta, dovrei avertelo detto. Sapevo che lei non stava lì. Muriel l'ha chiamata "Rimbambita”– –Vieni!– disse Bathilda dall'altra porta Hermione afferrò il braccio di Harry –Va tutto bene.– disse Harry con aria rassicurante, e si fece strada nel salotto. Bathilda stava barcollando nel luogo illuminato dalle candele, ma era molto scuro senza aggiungere che fosse sporco. La polvere stava sotto i loro piedi, e il naso di Harry fiutò, sotto l'odore umido e di muffa, qualcosa di cattivo, come carne andata a male. Si chiese quando fosse stata l'ultima volta che qualcuno fosse stato a casa di Bathilda per controllare se lei stava bene. Lei sembrava aver dimenticato che sapesse far magie visto che accese le candele con le mani e tenendo il risvolto con il pizzo. –Mi lasci fare.– disse Harry e prese i fiammiferi da lei. Si fermò a guardarlo mentre finiva di accendere i mozziconi di candele che stavano sui piattini intorno alla stanza, arrampicandosi precariamente sulle pile di libri e sui tavoli pieni di tazze ammuffite. L'ultima parte dove Harry vide una candela era il cassettone in cui c'erano tante fotografie. Quando vide la fiamma che si muoveva, il suo riflesso si mosse sul bicchiere polveroso e argenteo. Egli vide pochi movimenti dalle foto. Mentre Bathilda cercava del coccio per il fuoco, mormorò: –Tergeo–. La polvere svanì dalle fotografia ed egli vide subito che mezza dozzina erano sparite nelle cornici più grandi e più ornate. Si chiese se Bathilda o qualcun'altro le avesse rimosse. Poi la vista di una fotografia vicino al retro di una collezione catturò la sua attenzione, e la prese. Era il ladro con la faccia felice e i capelli d'oro, il giovane uomo che si era messo sul davanzale di Gregorovitch, che sorrideva pigramente a Harry dalla cornice argentea. E venne immediatamente in mente ad Harry dove aveva visto il ragazzo prima: in “La vita e le bugie di Albus Silente”, braccio a braccio con il giovane Silente, e che doveva stare dove stavano tutte le foto perse: nel libro di Rita. –Signora, signora Bath?– disse lui, e la sua voce tremò leggermente. –Chi è questo?"– Bathilda stava nel centro della stanza a guardare Hermione che accendeva il fuoco per lei. –Signora Bath?– ripeté Harry, e avanzò con la foto nelle sue mani mentre le fiamme prendevano vita nel camino. Bathilda alzò lo sguardo a sua volta, e l'Horcrux batteva più veloce nel suo petto. –Chi è questa persona?– le chiese Harry, mettendo la foto avanti. La osservò solennemente, poi guardò Harry. –Sa chi è?– ripeté più piano e più forte. –Quest’uomo? Lo conosce? Come si chiama?– Bathilda sembrava confusa e vaga. Harry sentì una frustrazione terribile. Come aveva fatto Rita Skeeter ad estrarre i suoi ricordi? –Chi è quest’uomo?– ripeté più piano. –Harry, cosa stai facendo?– chiese Hermione –Questa foto, Hermione, è il ladro, il ladro che ha rubato da Gregorovitch! Per piacere!– disse a Bathilda. –Chi è?– Ma lei lo guardò soltanto. –Perché ci ha chiesti di venire con lei, signorina, signora Bath?– chiese Hermione, alzando la sua voce. –C'era qualcosa che ci voleva dire?– Non diede nessun segnale per mostrare di aver sentito Hermione, ora Bathilda si spostò più vicino a Harry. Con un piccolo guizzo della testa, guardò indietro la stanza. –Vuole che ce ne andiamo?– chiese lui. Lei ripeté il gesto, questa volta indicando prima lui, poi se stessa, poi al soffitto. –Oh, bene, Hermione. Penso che vuole che io vada di sopra con lei.– –Bene!– disse Hermione –Andiamo…– Ma quando Hermione si mosse, Bathilda scosse la testa con vigore, sorpresa, poi puntò ancora il dito verso Harry e poi su se stessa. –Vuole che vada io con lei, da solo.– –Perché?– chiese Hermione, e la sua voce risuonò più acuta e pulita nella stanza illuminata da candele, la vecchia donna scosse un po’ la testa al rumore forte. –Forse Silente le ha detto di darmi le spada, e di darla solo a me?– –Pensi veramente che lei sappia chi sei?– –Si.– disse Harry, guardando gli occhi color latte che lo fissavano. –Penso che lo sappia.– –Beh, ok, allora, ma fai presto, Harry.– –Mi faccia strada.– disse Harry rivolto a Bathilda. Lei sembrò aver capito, perché si spostò intorno a lui e verso la porta. Harry guardò Hermione con un sorriso rassicurante, ma non fu sicuro che lei lo avesse visto; si era aggrappata a se stessa nel mezzo del sudiciume illuminato da candele, guardando la piccola libreria. Mentre Harry usciva dalla stanza, non visto né da Hermione né da Bathilda, infilò la fotografia del ladro sconosciuto in tasca. Le scale erano ripide e strette; Harry era quasi tentato di appoggiare le mani sulla schiena di Bathilda per assicurarsi che lei non sarebbe caduta dietro di lui, la qual cosa sarebbe stata fin troppo probabile. Lentamente, con qualche ansimo, lei salì sul pianerottolo superiore, girò immediatamente a destra, e gli fece strada nella camera da letto dal tetto basso. Era nera e sembrava orribile: Harry aveva appena distinto uno sporgente vaso da camera sotto il letto prima che Bathilda chiudesse la porta e rimanessero immersi nell'oscurità. –Lumos!– disse Harry e la sua bacchetta si accese. Iniziò: Bathilda si spostò più vicino a lui in pochi secondi di oscurità e egli non sentì il suo approccio. –Sei Potter?– sospirò lei. –Si, sono io.– Lei annuì lentamente, solenne. Harry sentì che l'Horcrux batteva veloce, più veloce del suo cuore. Era una sensazione d'agitazione e antipatia. –Ha niente per me?– chiese Harry, ma lei sembrava distratta dalla sua bacchetta illuminata. –Ha niente per me?– ripeté. Poi lei chiuse gli occhi e accaddero molte cose contemporaneamente: la cicatrice di Harry pizzicò dolorosamente; l'Horcrux vibrò col risultato che il davanti del suo maglione si mosse stranamente; la stanza oscura e fetida si dissolse momentaneamente. Sentì un aumento di gioia e parlò con una voce fredda e forte: –Tienilo!– Harry oscillò sul posto: la camera oscura che puzzava sembrava chiudersi intorno a lui, non sapeva cosa stesse succedendo. –Ha niente per me?– chiese per la terza volta, ancora più forte. –Qui!– sospirò lei, puntando il dito all'angolo. Harry alzò la bacchetta e vide la forma di una toletta sotto una finestra con delle tende. Questa volta lei non lo accompagnò. Harry si mise tra lei e il letto non fatto, con la bacchetta alta. Non voleva distogliere lo sguardo da lei. –Cos’è?– chiese lui mentre arrivava alla toletta, sulla quale c'era quello che sembrava e somigliava a biancheria sporca. –Là!– disse lei, puntando il dito su di una massa informe. E, nell'istante che egli distolse lo sguardo, i suoi occhi scambiarono il disordine per una impugnatura di spada, un rubino, qualcosa si spostò stranamente: lo vide con la coda dell'occhio; il panico lo fece girare e l'orrore lo paralizzò mentre vide il vecchio corpo crollare e il grande serpente fuoriuscire da dove prima c'era il collo. Il serpente colpì mentre egli alzava la bacchetta: la forza del morso sul suo avambraccio fece andare la bacchetta in alto verso il soffitto; la sua luce roteò intorno alla stanza e si spense. Poi un soffio potente dalla fine del suo diaframma tramortì il suo respiro. Cadde indietro sulla toletta, nel cumulo dei panni. Si girò di fianco, evitando d’istinto la coda del serpente, la quale si muoveva sul tavolo dove stava un secondo prima. Piovvero frammenti di vetro. Sentì Hermione che lo chiamava da sotto. –Harry?– Non poté mettere sufficiente aria nei suoi polmoni per risponderle. Allora un'importuna e grossa massa lo schiacciò contro il suolo e sentì come scivolava su di lui, poderosa, muscolosa. –No!– ansimò senza fiato, immobilizzato contro il suolo. –Sì.– mormorò la voce. –Sssi.... credo che tu rimarrai– –Accio... Accio bacchetta.– Ma non accadde niente ed ebbe bisogno delle mani per tentare di togliersi di dosso il serpente quando questi si arrotolò attorno al suo petto, togliendogli il respiro, pressandogli l’ Horcrux con forza contro il petto, un pezzo di ghiaccio batteva come se avesse vita, a pochi centimetri dal suo frenetico cuore, ed il suo cervello s’inondava di una fredda luce bianca, ogni pensiero sparì, la sua respirazione era soffocata, passi distanti, tutto girava… Un cuore di metallo stava uscendo dal suo petto, ed improvvisamente stava volando, volando con trionfo nel suo cuore, senza necessità di scopa o Thestral. Improvvisamente era sveglio nell’'oscurità che odorava di aspro. Nagini l'aveva sciolto. Si alzò e vide la sagoma del serpente contro la luce del piano. Scattò ed Hermione si lanciò da un lato con un cigolio. La sua maledizione deviata frantumò le finestre , che si ridussero in pezzi. Un'aria congelata riempì la stanza mentre Harry si chinava per evitare la pioggia di vetro rotto ed il suo piede scivolò su qualcosa di simile ad una matita... la sua bacchetta.. Si piegò e la prese rapidamente, ma ora nella stanza si muoveva il serpente, la sua coda colpì Hermione da qualche parte fuori dalla sua vista e per un momento Harry pensò al peggio, ma a quel punto si sentì un forte bang ed uno scintillio di luce rossa, il serpente volò per aria, schiaffeggiando Harry con forza sul viso mentre passava, muovendosi in una grossa spirale che si sollevò fino al soffitto. Harry alzò la bacchetta, ma mentre lo faceva, la sua cicatrice bruciò dolorosamente, più dolorosamente di quanto non avesse mai fatto durante tutti gli anni passati. –Sta arrivando! Hermione, sta arrivando!– Mentre gridava il serpente si sollevò, zittendolo selvaggiamente. Tutto era un caos. Fece a pezzi gli scaffali della parete e la porcellana cinese scheggiata volò in tutte direzioni mentre Harry saltava sul letto ed afferrava l'oscura forma sapiente che era Hermione. Lei gridò di dolore quando la tirò verso il letto. Il serpente si erse un'altra volta, ma Harry sapeva che qualcosa di peggiore del serpente stava arrivando e che magari era già davanti all'inferriata, la sua testa stava scoppiando per il dolore della cicatrice. Il serpente si scagliò quando harry saltò correndo, trascinando Hermione con lui; quando il serpente scattò, Hermione gridó –Confringo!– ed il suo incantesimo volò per la stanza, andando a finire sullo specchio dell'armadio e rimbalzando verso di loro, sbattendo dal suolo al soffitto. Harry sentì un ardore nella parte di dietro della testa. Il vetro gli tagliò il collo mentre trascinava Hermione con lui. Saltò dal letto alla toilette rotta e dopo, senza titubare, dalla finestra sconquassata verso il vuoto. Il grido di Hermione riverbò attraverso la notte mentre si ritorcevano in aria. Ed allora la sua cicatrice si aprì improvvisamente ed egli fu Voldemort e stava correndo attraverso la fetida camera da letto, le sue lunghe mani bianche afferravano il davanzale della finestra mentre vedeva l'uomo mezzo calvo e la donna piccola ritorcersi e sparire e gridò di rabbia, un grido che si mescolò con quelli della ragazza che risuonarono attraverso gli oscuri giardini sulle campane della chiesa che suonavano segnalando il giorno di Natale. Ed il suo grido fu il grido di Harry, il suo dolore fu il dolore di Harry… quello che sarebbe potuto succedere qui, dove era già successo tempo prima... qui in presenza di quella casa dove era stato tanto vicino a conoscere quella che era la morte... morire... Il dolore era tanto terribile… lacerava il suo corpo… Ma se non aveva nessun corpo, perché la testa gli doleva tanto; se era morto, come poteva sentire qualcosa di tanto insopportabile, non poteva, cesserebbe con la morte, non potrebbe continuare... La notte era umida e ventosa, due bambini mascherati con zucche camminavano dondolandosi attraverso la piazza, e le vetrine erano coperte di ragni di carta, tutte decorazioni Babbane di cattivo gusto di un mondo nel quale non credeva… Egli scivolò in avanti, con quella sensazione di risolutezza e di potere e giustezza che sentiva sempre in queste occasioni… non furia… che era per anime più deboli della sua... bensì trionfo, benché... aveva anelato questo, l'aveva aspettato..–Bel travestimento, signore!– Vide il sorriso del piccolo bambino vacillare quando si avvicinò quanto basta per vedere sotto il cappuccio del mantello, vide la paura offuscare il suo viso allegro: Allora il bambino si girò e fuggì… Sotto la tunica sosteneva il manico della sua bacchetta… Un movimento semplice ed il bambino non raggiunse mai sua madre… ma non era necessario, realmente non era necessario... E percorse una strada nuova e più oscura, ed il suo destino era ora visibile in fin dei conti, l'Incanto Fidelius era rotto, benché essi non lo sapessero ancora… E fece meno rumore delle foglie morte, strisciando sul pavimento fino ad arrivare al livello dell'oscura siepe e guardava sopra di lui. Le tende non erano chiuse , li vedeva molto affettuosi nel loro piccolo salone, l'uomo alto dai capelli neri come i suoi occhiali, facendo uscire delle raffiche di fumo colorate dalla sua bacchetta per divertimento del piccolo dai capelli neri nel suo pigiama azzurro. Il bambino rideva e tentava di prendere il fumo, afferrandolo nel suo piccolo pugno. Una porta si aprì e la madre entrò, pronunciando parole che egli non poteva sentire, i suoi lunghi capelli rossi oscuri gli cadevano sul viso. Ora il padre prendeva in braccio il figlio, e lo consegnava alla madre. Gettò la sua bacchetta nel sofà e si sgranchì, sbadigliando. Le inferriata striderono un po' quando le aprì, ma James Potter non lo sentì. La sua mano bianca afferrò la bacchetta da sotto il mantello e mirò alla porta, la quale si aprì improvvisamente. Stava sulla soglia quando James arrivò correndo all'entrata. Fu facile, troppo facile, neanche aveva raccolto la sua bacchetta. –Lily, prendi Harry e vattene! È lui! Vattene! Fuggi! Lo tengo occupato io!– –Trattenermi, senza una bacchetta in mano!–…Rise prima di lanciare la maledizione. –Avada Kedavra!– La luce verde riempì la stretta entrata, disegnando la sagoma della carrozzina da bambino contro la parete, le ringhiere brillarono intensamente come lampi, e James Potter cadde come una marionetta i cui fili sarebbero stati tagliati. Poteva sentirla gridare al piano di sopra, ma finché si comportava bene, lei, almeno, non aveva niente da temere… salì le scale, notando con divertimento i suoi deboli tentativi per bloccarlo con una barricata da dentro… non aveva la bacchetta… Che stupidi erano stati, e che fiduciosi, credendo di essere al sicuro confidando la propria sicurezza nei loro amici, quelle cose dovevano essere superficiali in determinati momenti... Forzò la chiusura della porta, scagliò da un lato la sedia e le scatole precipitatamente ammucchiate contro di lei con una pigra onda della sua bacchetta… e lì stava in piedi lei, col bambino tra le sue braccia. Vedendolo, lasciò suo figlio nella culla dietro di lei ed aprì le braccia, come se quello servisse ad aiutare, come se occultandolo alla sua vista sperasse di essere scelta al suo posto... –Harry no, Harry no, per favore Harry no!– –Allontanati, stupida ragazza... fatti da parte, ora.– –Harry no, per favore no, uccidi me, ammazzami al suo posto...– –Questa è il mio ultimo avvertimento– –Harry no! Per favore… abbi pietà… abbi pietà. Harry no! Harry no! Per favore, farò qualunque cosa– –Togliti. Allontanati, ragazza!– L'aveva potuta separare con la forza da davanti la culla, ma sembrava più prudente ammazzarli tutti.... La luce verde brillò intermittente in tutta la stanza e cadde come suo marito. Il bambino non aveva pianto in tutto quel tempo. Stava in piedi, afferrando fermamente le sbarre della sua culla, ed alzando lo sguardo verso il viso dell'intruso con brillante interesse, chissà forse pensando che era suo padre quello che si nascondeva sotto il cappuccio, per fare uno scherzo, e che sua madre si sarebbe alzata in qualunque momento, ridendo. Mirò con molta cura la bacchetta al viso del bambino. Voleva vedere come succedeva, la distruzione di questo inspiegabile pericolo. Il bambino cominciò a piangere. Aveva visto che non era James. Non gli piacque che piangesse, non aveva potuto mai sopportare i piccoli che piagnucolavano nell'orfanotrofio. –Avada Kedavra!– Ed allora si ruppe. Egli non era niente, niente eccetto dolore e terrore, e doveva nascondersi, non qui tra i rottami della casa in rovina, dove si trovava il bambino che gridava ormai lontano… molto lontano... –No– gemé. Il serpente mormorava nel piano schifoso e disordinato e lui aveva ammazzato il bambino, e sì lui era il bambino… Ed ora stava in piedi davanti alla finestra rotta della casa di Bathilda, immerso nei ricordi della sua maggiore sconfitta, ed ai suoi piedi il grande serpente mormorava sui vetri e la porcellana cinese rotta… Abbassò lo sguardo e vide qualcosa… qualcosa di incredibile... – No, Harry, stai bene, stai bene!– Si chinò e raccolse le foto fatte a pezzi. Lì stava, lo sconosciuto ladro, il ladro che cercava... – No… mi sono cadute… mi sono cadute...– – Harry, stai bene, sveglia, sveglia!– Lui era Harry… Harry, non Voldemort… e la cosa che mormorava non era un serpente… Aprì gli occhi. –Harry,– mormorò Hermione. –Ti senti... bene?– –Sì.– mentì. Stava nella tenda in campagna, teso su una delle cuccette inferiori sotto un mucchio di coperte. Seppe che stava albeggiando per la quiete e la qualità fresca ed uniforme della luce oltre il soffitto velato. Era inzuppato di sudore, poteva sentirlo nelle lenzuola e nelle coperte. – Scappiamo.– –Sì.– disse Hermione. –Ho dovuto usare un Incantesimo Levitante per metterti nella cuccetta, non riuscivo ad alzarti. Sei stato… Beh, non sei stato molto...– C'erano ombre porpora sotto i suoi occhi di caffé e notò una piccola spugna nella sua mano.– Ti stavo sciacquando il viso. Sei stato male.– finì. –Molto male.– Da quanto siamo qui? – Sono passate ore. Quasi un giorno.– –E sono stato… che cosa?, incosciente?– –Non esattamente.– disse Hermione con inquietudine. –Gridavi e gemevi e… dicevi delle cose…– aggiunse in un tono che fece sentire Harry inquieto. –Che cosa dicevo? Gridavo maledizioni come Voldemort, piangevo come il bebè nella culla?– –Non potevo toglierti l’ Horcrux.– disse Hermione, e vide che voleva cambiare tema. –Era incollato, incollato al tuo petto. È rimasto un segno. Ho dovuto usare un Simulato Separatore per togliertelo. Il serpente ti ha morso, ma ho pulito la ferita e ci ho messo un po’ di dittamo…– Tirò su la maglietta sudata che portava addosso e si guardò. C'era un segno ovale di colore scarlatto sul suo cuore dove il medaglione lo aveva bruciato. Poteva vedere anche i segni dei canini mezzo cicatrizzati sull'avambraccio. –Dove hai messo l’ Horcrux?– –Nella mia borsetta, credo che dovremmo mantenerlo a distanza per qualche tempo.– Harry si appoggiò contro i cuscini ed esaminò il viso grigio di lei. –Non saremmo dovuti andare al Godric’s Hollow. È colpa mia. È tutta colpa mia, Hermione. Mi dispiace.– –Non è la tua colpa. Anche io ci volevo andare. Credevo veramente che Silente avesse potuto lasciare lì la spada per te.– –Si, però… ci siamo sbagliati, no?– –Che cosa è successo, Harry? Che cosa è successo quando ti ha portato di sopra? Il serpente stava nascosto da qualche parte? È apparso l’ha uccisa e ti ha attaccato?– –No.– disse.–Lei era il serpente… o meglio il serpente era lei…– serrò gli occhi. Sentiva ancora l’odore della casa di Bathilda in lui. Questo rendeva vivo tutto quell'orrore. –Bathilda dev’essere morta da qualche tempo. Il serpente stava… stava dentro lei. Tu-sai-chi lo ha lasciato lì, a Godric’s Hollow, ad aspettare. Avevi ragione. Sapeva che ci sarei andato. – – Il serpente stava dentro lei?– Aprì un'altra volta gli occhi. Hermione sembrava vivacemente, schifata. –Lupin aveva detto che avremo incontrato magia che non avremmo mai immaginato.–disse Harry. –Non voleva parlare davanti a te, perché parlava in serpentese, tutto in serpentese, ed io non mi sono reso conto, ma ovviamente potevo capirla. Una volta che siamo saliti alla stanza, il serpente ha inviato un messaggio a Tu-sai-chi, l’ho sentito nella mia testa mentre lo faceva, li ho sentiti entusiasmarsi, gli ha detto di trattenermi lì… e poi... Lui ricordò il serpente uscire dal collo di Bathilda. Hermione non doveva sapere i dettagli. –... è cambiato, si è trasformato nel serpente ed ha attaccato.– Abbassò lo sguardo verso le ferite. –Si suppone che non dovesse ammazzarmi, solo mantenermi lì fino a che Tu-sai-chi arrivasse. Se almeno fossi riuscito ad ammazzare il serpente, allora sarebbe valsa la pena, tutto…– Col cuore dolorante, si sedette eretto e aprì le coperte. –No Harry. Sono sicura che devi riposare!– –Tu sei quella che deve dormire. Senza offendere, ma sei orribile. Sto bene. Rimarrò di guardia per un po’. Dov’è la mia bacchetta?– Lei non rispose, lo guardò semplicemente. –Dove sta la mia bacchetta, Hermione?– Hermione si morse il labbro, ed i suoi occhi si inondarono di lacrime. –Harry...– – Dov’è questa bacchetta?– La vide allungare il braccio verso il basso da una parte del letto e gliela offrì. La bacchetta di agrifoglio e fenice era quasi rotta in due. Una fragile fibra di piuma della fenice manteneva uniti entrambi i pezzi. Il legno si era rotto completamente. Harry la prese tra le mani come se fosse una cosa viva che soffrisse una terribile lesione. Non poteva pensare correttamente. Sentiva solo una tremenda paura. Poi porse la bacchetta a Hermione. –Riparala. Per favore.– –Harry, non credo, quando è così rotta...– –Per favore, Hermione, prova!– –R-reparo!– La rottura della bacchetta si bollò. Harry la alzò –Lumos!– La bacchetta si accese debolmente, dopo si spense. Harry poi la puntò verso Hermione. –Expelliarmus!– La bacchetta di Hermione diede una piccola tirata, ma non abbandonò la sua mano. Quel debole tentativo di magia fu troppo per la bacchetta di Harry che si spaccò di nuovo in due. Inchiodò gli occhi in lei, costernato, incapace di accettare quello che vedeva… la bacchetta che era sopravvissuta a tante cose... –Harry…– mormorò Hermione tanto debolmente che Harry la sentì afflitta. –Mi spiace moltissimo, credo di essere stata io. Quando uscivamo, sai , il serpente veniva verso di noi, e così ho lanciato una Maledizione Esplosiva, che è rimbalzata dappertutto, deve averla colpita.– –È stato un incidente…– disse meccanicamente Harry. Si sentiva vuoto, era commosso. –Troveremo un modo di ripararla.– –Harry, non credo che ne saremmo capaci.– disse Hermione, le lacrime scorrevano sul viso. –Ricordi… ricordi Ron? Quando ruppe la sua bacchetta, precipitando con l'automobile? Non tornò mai ad essere la stessa. Ci servono informazioni.– Harry pensò ad Olivander, rapito e mantenuto come ostaggio da Voldemort, e a Gregorovitch che era morto. Come avrebbe potuto trovare una bacchetta nuova? –Bene.– disse, con una voce falsamente pratica. –Allora, semplicemente, ti chiederò di prestarmi la tua per adesso, mentre sto di guardia.– Col viso coperto di lacrime, Hermione gli consegnò la sua bacchetta, e la lasciò seduta vicino al suo letto, desiderando di non allontanarsi da lei.






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