Harry Potter e i Doni della Morte  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE


HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE
  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE

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Capitolo 19

LA CERVA D'ARGENTO

 

Stava nevicando quando Hermione si fece carico del turno di vigilanza di mezzanotte. I sogni di Harry erano stati confusi e perturbatori. Nagini entrava ed usciva da questi, prima attraverso un anello gigante e rovinato, dopo attraverso una corona di Natale di rose. Si svegliò ripetutamente, in un pieno e tremendo attacco, convinto che qualcuno l'aveva chiamato da lontano, immaginando che il vento che frustava la tenda fosse rumore di passi e di voci. Finalmente si alzò nell'oscurità e si unì a Hermione che stava accoccolata nell'entrata della tenda e che leggeva "Storia della Magia" alla luce della sua bacchetta. La neve cadeva copiosa,lei ringraziò con sollievo il suo suggerimento di partire presto la mattina successiva e di mettersi in movimento. -Andremo in un posto più protetto- le disse harry. Lei fu d’accordo, tremando si mise il maglione sul pigiama. - Continuo a pensare di aver sentito della gente andare via. Ho creduto perfino di aver visto qualcuno una volta o due...- Harry si trattenne dal mettersi il maglione e guardò il silenzioso e immobile Spioscopio posato sul tavolo. -Sono sicura di averlo immaginato- continuò Hermione che sembrava nervosa. -La neve nell'oscurità, gioca cattivi scherzi agli occhi... Ma forse dovremmo metterci sotto il mantello dell’ Invisibilità, non si sa mai...- Mezz'ora dopo, con la tenda raccolta, Harry, che portava l’ Horcrux, e Hermione, che teneva stretta in mano la sua borsetta, si Smaterializzarono. Il consueto senso di occlusione li inghiottì. I piedi di Harry si infossarono parzialmente nel suolo innevato e, momenti dopo, sbatté con forza in ciò che gli sembrò terra congelata coperta di foglie. -Dove siamo?- domandò guardandosi intorno verso una nuova massa di alberi mentre Hermione apriva la sua borsetta e cominciava a tirare fuori i pali della tenda. -Nel bosco di Dean- rispose lei -Sono venuta quì una volta con mamma e papà...- C'era molta neve posata sugli alberi lì intorno e faceva un freddo amaro, ma almeno erano protetti dalle molestie del vento. Passarono la maggior parte del giorno dentro la tenda, accoccolati alla ricerca di caldo attorno alle utili fiamme di un brillante azzurro che Hermione era tanto brava a creare e che potevano essere raccolte e portate con sé in una brocca. Harry si sentiva come se si stesse rimettendo da una breve ma grave malattia, un'impressione rinforzata dal modo in cui veniva trattato da Hermione. Quel pomeriggio nuovi fiocchi di neve caddero sopra di loro, facendo sì che perfino quell'area riparata si coprisse di un candido manto di neve in polvere. Dopo due notti di poco sonno, i sensi di Harry sembravano più allerta del normale. La sua fuga da Godric's Hollow era avvenuta da così poco tempo che Voldemort sembrava in qualche modo più vicino di prima, più minaccioso. Quando calò l'oscurità, Harry rifiutò nuovamente l'offerta di Hermione di rimanere a fare la guardia e le disse di andare a letto. Harry portò un vecchio cuscino all'entrata della tenda e si sedette, portava addosso tutti i vestiti che aveva e nonostante ciò tremava ancora. L'oscurità si addensò col passare delle ore fino al punto che l'accampamento risultò virtualmente impenetrabile. Stava tirando fuori la Mappa del Malandrino per osservare dove si trovava Ginny in quel momento, quando ricordò che erano in mezzo alle ferie di Natale e che lei dovesse essere alla Tana. Ogni piccolo movimento sembrava amplificato dall'immensità del bosco. Harry sapeva che dovevano esserci creature vive, ma desiderava che tutte rimanessero immobili e silenziose in modo da poter separare i loro innocenti spostamenti e i loro mormorii dal rumore che avrebbe potuto proclamare cose alquanto sinistre. Ricordò il suono di un serpente che strisciava sulle foglie morte che aveva sentito anni prima, ed una volta credette di averlo sentito di nuovo prima di scuotere la propria testa e accorgersi che era pura immaginazione. Gli incantesimi protettivi avevano funzionato per settimane, perché avrebbero dovuto fallire ora? Ma anche cosí non riusciva a levarsi di dosso la sensazione che qualcosa era differente quella notte. Varie volte alzò la testa di scatto, il collo che gli doleva perché era rimasto immobile troppo a lungo, abbattuto in un angolo rozzo contro il fianco della tenda. La notte raggiunse una profondità di vellutata nerezza che Harry sarebbe potuto essere sospeso nel limbo tra la Smaterializzazione e la Materializzazione. Aveva appena alzato una mano davanti al viso per vedere se poteva distinguere le sue dita, quando lo vide. Una brillante luce argentata si mosse tra gli alberi,proprio davanti a lui. Come se la sua fonte fosse lontana, si muoveva silenziosamente. La luce sembrava semplicemente vagare verso di lui. Balzò in piedi, la voce gli rimase congelata nella gola, ed allora alzò la bacchetta di Hermione. Socchiuse gli occhi quando la luce diventò accecante, gli alberi davanti erano solo sagome nere, ed ancora la cosa continuava ad avvicinarsi... Ed allora la fonte di luce uscì da dietro un rovere. Una cerva argentata, splendente ed abbagliante alla luce della luna, si fece largo per il terreno, ancora silenziosa e senza lasciare impronte nella fine neve in polvere. Gli si avvicinò, la bella testa dagli occhi grandi e lunghi si manteneva alzata. Harry guardò fisso la creatura, molto meravigliato, non per la sua stranezza, bensì perché sentiva un'inspiegabile familiarità. Si sentiva come se stesse aspettando il suo arrivo, ma aveva dimenticato, fino a quel momento, che avevano un appuntamento. Il suo impulso di chiamare Hermione, che era sembrato prima tanto forte, era sparito. Sapeva, ed era pronto a giocarsi la sua stessa vita, che lei era venuta per lui, e solo per lui. Si guardarono l'un l'altro per lunghi istanti ed allora la cerva si girò e si allontanò. -No!- disse, e la sua voce risuonò screpolata per la mancanza di fiato -Torna indietro!- Ella continuò a camminare liberamente attraverso gli alberi e, presto, la sua lucentezza si vide venata dai grossi tronchi scuri. Per un tremulo secondo Harry vacillò. La cautela gli suggeriva che poteva essere un trucco, un'esca, una trappola. Ma l'istinto, l'opprimente istinto, gli diceva che questa non era Magia Oscura. Cominciò a seguirla. La neve scricchiolava sotto i suoi piedi, ma la cerva non faceva alcun rumore mentre passava attraverso gli alberi, non era nient'altro che luce. Lo guidò addentrandosi sempre di più nel bosco, e Harry camminava rapidamente, sicuro che quando questa si fosse fermata, gli avrebbe permesso di avvicinarsi. Ed allora avrebbe parlato e la voce gli avrebbe detto ciò che doveva sapere. Alla fine, si trattenne. Girò un'altra volta la sua bella testa verso Harry e lui cominciò a correre, una domanda ardeva dentro di sè, ma quando aprì le labbra per pronunciarla, ella svanì. Benché l'oscurità l'avesse divorata del tutto, la sua immagine lucida era ancora stampata nelle retine di Harry; oscurava la sua vista, illuminandola quando abbassava le palpebre, disorientandolo. Ora non aveva paura. La sua presenza significava sicurezza. -Lumos!- sussurrò, e la punta della bacchetta si accese. L'impressione della cerva impallidiva ad ogni battito delle palpebre dei suoi occhi e lui rimase lì, in piedi, ascoltando la voce del bosco: i distanti scricchiolii di rami, le soavi sferzate di neve. Stava per essere attaccato? L'aveva attirato in un'imboscata? c'era qualcosa in piedi oltre la portata della luce della bacchetta, che lo stava osservando? Tenne la bacchetta più in alto, nessuno correva verso di lui, nessuno scintillio di luce verde uscì da dietro gli alberi. Perché lo aveva condotto in quel posto? Qualcosa brillò alla luce della bacchetta, e Harry si avvicinò, ma tutto quello che vedeva era un piccolo stagno congelato, la sua screpolata superficie nera brillò quando alzò ancora più in alto la bacchetta per esaminare il fondo. Si affrettò cautamente ed abbassò lo sguardo fino a lei. Il ghiaccio rifletteva la sua ombra distorta ed il raggio della bacchetta ma, in profondità, sotto il grosso e nebbioso guscio grigio, qualcosa brillava. Una grande croce argentata... Il cuore gli balzò in gola. Cadde in ginocchio sul bordo dello stagno ed inclinò la bacchetta in un angolo, facendo sì che illuminasse il fondo dello stagno con tanta luce quanto fosse possibile. Uno scintillio di un rosso profondo luccicò nello specchio d'acqua congelata... Era una spada con rilucenti rubini nell'impugnatura... la spada di Grifondoro giaceva in fondo allo stagno di un bosco. Respirando appena, abbassò lo sguardo. Com’ era possibile? Come era potuta arrivare a giacere in uno stagno del bosco, tanto vicino al posto in cui accampavano? Qualche magia sconosciuta aveva trascinato Hermione in questo posto, o era stata la cerva, che aveva scambiato per un Patronus, qualche tipo di guardiano dello stagno? O la spada era stata messa nello stagno dopo il loro arrivo, precisamente perché loro stavano li? In qualsiasi caso, dove si trovava la persona che voleva consegnarla a Harry? Di nuovo scrutò con la bacchetta gli alberi e gli arbusti circostanti, cercando una persona con la coda dell'occhio, ma non riuscì a vedere nessuno. Allo stesso tempo un po' più di paura rafforzò la sua esitazione quando rivolse l'attenzione alla spada che riposava in fondo allo stagno congelato. Mirò la bacchetta verso la forma argentata e mormorò. -Accio spada.- Non si mosse. Non aveva sperato che lo facesse. Se fosse stato tanto facile, la spada sarebbe stata comodamente sul suolo affinché lui la raccogliesse e non nelle profondità di un stagno ghiacciato. Camminò attorno al cerchio di ghiaccio, pensando con forza all'ultima volta che la spada si era trasportata autonomamente da lui. Correva un terribile rischio allora ed aveva chiesto aiuto. -Aiutami- mormorò, ma la spada rimase sul fondo dello stagno, indifferente e immobile. Che cos'era, si domandò Harry (ricominciando a passeggiare), quello che gli aveva detto Silente l'ultima volta che aveva recuperato la spada? Solo un vero Grifondoro avrebbe potuto tirare fuori la spada dal Cappello Parlante. E quali erano le qualità che definivano un Grifondoro? Una vocina nella sua testa gli rispose: La sua audacia, il suo coraggio ed il suo valore differenziano un vero Grifondoro. Harry smise di passeggiare e si lasciò scappare un lungo sospiro, il suo alito vaporoso si disperse rapidamente per l'aria congelata. Sapeva quello che doveva fare. Per essere onesto con se stesso, aveva pensato a quello dal momento in cui aveva scorto la spada attraverso il ghiaccio. Guardò di nuovo gli alberi circostanti, ma era convinto che nessuno lo avrebbe attaccato. Avevano avuto la loro opportunità quando camminava da solo lungo il bosco. C'erano state molte opportunità mentre esaminava lo stagno. L'unica ragione che lo ritardava era che la prospettiva dell'azione immediata era molto poco invitante. Lentamente Harry cominciò a togliersi i molti indumenti di dosso. Sul dove fosse il "valore" in quell'atto, pensò risentito, non ne era molto sicuro, a meno che non contasse come valore il fatto di non aver chiamato Hermione per farlo al posto suo. Una civetta stridette da qualche parte mentre si denudava, e pensò, con una punzecchiatura di dolore, a Hedwige. Ora stava tremando, i suoi denti battevano terribilmente, benché continuasse a denudarsi fino a che finalmente stette lì in biancheria intima, scalzo nella neve. Appoggiò il sacchetto che conteneva i resti della sua bacchetta, la lettera di sua madre, il pezzo dello specchio di Sirius e il vecchio boccino sopra ai suoi vestiti, puntò la bacchetta di Hermione verso il ghiaccio. -Diffindo.- Si screpolò con un suono simile a quello di un colpo di pistola nel silenzio. La superficie dello stagno si ruppe e pezzi di ghiaccio oscuro sbatterono sull'acqua ondegginte. Per quello che Harry poteva giudicare, non era profondo ma, per recuperare la spada, avrebbe dovuto immergersi completamente. Pensare a ciò che doveva fare non avrebbe reso l’acqua più calda o gli avrebbe facilitato il compito. Si avvicinò all'orlo dello stagno e mise la bacchetta di Hermione sul suolo, ancora accesa. Dopo, cercando di non immaginare il freddo che stava per sperimentare o il suo forte tremolio, saltò. Ogni poro del suo corpo gridò di protesta. La stessa aria dei suoi polmoni sembrò congelarsi e diventare solida quando si immerse fino alle spalle nell’acqua congelata. Poteva appena respirare; tremava tanto violentemente che l'acqua leccava i bordi dello stagno, allora soppesò la posizione col suo piede intorpidito. Voleva immergersi solo una volta. Calcolò il momento dell'immersione totale secondo per secondo, ansimando e tremando, fino a che disse a se stesso che doveva farlo, riunì tutto il suo coraggio e si immerse. Il freddo era un'agonia. Lo attaccava come fuoco. Il suo stesso cervello sembrava essersi congelato mentre spingeva attraverso l'acqua scura verso il fondo ed estendeva la mano, cercando la spada. Le sue dita si chiusero sull'impugnatura, tirò verso l'alto. Allora qualcosa si chiuse fermamente attorno al suo collo. Pensò che fossero alghe, benché niente l'avesse sfiorato quando si era immerso ed alzò la mano vuota per liberarsi. Non erano alghe. La catena dell’ Horcrux si era stretta in una morsa mortale e stava stringendo lentamente la sua trachea. Harry scalciò selvaggiamente, cercando di spingersi verso la superficie, ma riuscì solo a spingersi contro il lato roccioso dello stagno. Agitandosi, annegando, afferrò la catena strangolatrice, le sue dita congelate furono incapaci di scioglierla, e c'erano ora luci che esplodevano nella sua testa, stava per annegare, non c'era niente, niente che potesse fare, e, sicuramente, le braccia che si chiudevano attorno al suo petto erano di un Mangiamorte... Tossendo e vomitando, inzuppato e più freddo di quanto non mai stato in vita sua, precipitò bocconi nella neve. Da nessuna parte, vicino, un'altra persona ansimava, tossiva e barcollava. Hermione era venuta di nuovo al salvataggio, come aveva fatto quando era stato attaccato... Benché non sembrasse lei, non con quella tosse profonda, né a giudicare dalla grandezza delle impronte. Harry non aveva forze per alzare la testa e verificare l'identità del suo salvatore. Tutto quello che potè fare fu alzare una mano tremula fino alla sua gola e toccare il posto dove il medaglione aveva tagliato fermamente la sua carne. Era sparito. Qualcuno se l'era preso. Allora una voce conosciuta parlò da sopra la sua testa. -Sei... pazzo?- Niente eccetto la sorpresa di sentire quella voce avrebbe potuto dare a Harry le forze necessarie per alzarsi. Tremando violentemente, si mise in piedi barcollando. Lì davanti a lui stava Ron, completamente vestito ma inzuppato del tutto, coi capelli schiacciati sul viso, la spada di Grifondoro in una mano e l‘Horcrux penzoloni nell'altra. -Perché diavolo...- ansimò Ron, mettendo in alto l’Horcrux che si dondolava avanti e indietro nella breve catena in una specie di parodia d’ ipnosi -...non ti sei tolto questa cosa prima di immergerti?- Harry non poteva rispondere. La cerva argentata non era stata niente, niente, comparata all'apparizione di Ron, non poteva crederci. Tremando di freddo, prese la pila di vestiti che ancora giaceva sull'orlo dell'acqua ed incominciò a metterseli. Mentre si passava maglione dietro maglione sulla testa, Harry guardava Ron, mezzo pensando che fosse sparito ogni volta che lo perdeva di vista, benché dovesse essere reale. Si era lanciato nello stagno, aveva salvato la vita di Harry. -Eri t-tu?- disse finalmente Harry, i suoi denti battevano, la sua voce era più debole del solito dato il suo quasi strangolamento. -Beh, sì...- disse Ron, leggermente confuso. -Hai lanciato tu quella cerva?- -Che cosa? No, certo che no! Io credevo che fossi stato tu!- - Il mio patronus è un cervo.- - Oh, sì. Ho visto che era differente. Senza le corna. Harry si mise il sacchetto di Hagrid attorno al collo,poi, mettendosi un ultimo maglione, si avvicinò a raccogliere la bacchetta di Hermione, ed affrontò di nuovo Ron. -Com'è che sei qui?- Apparentemente Ron aveva sperato che quel punto si toccasse più avanti, se si doveva toccare. -Beh, io... sai già... sono ritornato. Sì...- Si rischiarò la gola. -Sai già. Se ancora mi volete qui...- Ci fu una pausa, nella quale il tema della partenza di Ron sembrò sollevarsi come una parete tra di loro. Benché se ne fosse andato. Era ritornato. Aveva appena salvato la vita di Harry. Ron abbassò lo sguardo sulle sue mani. Sembrò momentaneamente sorpreso nel vedere come stavano le cose. -Oh, sì, ho tirato fuori questo.- disse, abbastanza superficialmente, alzando la spada affinché Harry l'ispezionasse -Ti sei tuffato per questa... vero?- -Sì- disse Harry -Ma non capisco. Come sei arrivato qui? Come ci hai trovato?- -È una lunga storia- disse Ron -Vi stavo cercando da ore, è un bosco grande, vero? E stavo giusto pensando di dover dormire sotto un albero ed aspettare la mattina quando ho visto la cerva e l’ho seguita. -Non hai visto altri?- -No- disse Ron -Io...- Ma vacillò, guardando due alberi che erano cresciuti vicini l'uno all'altro ad alcuni metri di distanza. -Credevo di aver visto qualcosa muoversi lì, ma stavo correndo verso lo stagno in quel momento, perché eri entrato ma non uscivi, cosicché non potevo fare una deviazione per...!- Harry stava già correndo verso il posto che Ron aveva segnalato. I due roveri erano della stessa altezza, c'era uno spazio vuoto solo di alcuni centimetri tra i tronchi al livello degli occhi, un posto ideale per vedere senza essere visto. La terra attorno alle radici, era coperta dalla neve e Harry potè vedere che non c'era nessun segno di impronte. Ritornò dove stava Ron pensando, con ancora in mano la spada e l ‘Horcrux. -Cosa c’è?- domandò Ron. -No- disse Harry. -Allora che ci faceva la spada in quello stagno?- -Chiunque abbia lanciato il Patronus l'avrà messa lì...- Guardarono entrambi la spada d’argento, la sua impugnatura di rubini brillava lievemente alla luce della bacchetta di Hermione. -Credi che sia quella autentica?- domandò Ron. -C'è un solo modo di verificarlo, no?- disse Harry. L’Horcrux si dondolava ancora nella mano di Ron. Il medaglione si scuoteva leggermente. Harry sapeva che ciò che stava dentro era agitato. Aveva sentito la presenza della spada ed aveva cercato di ammazzare Harry prima che la prendesse. Non c'era tempo per lunghe discussioni; era il momento di distruggere d'un colpo il medaglione e per sempre. Harry si guardò intorno, alzando la bacchetta di Hermione, e cercò il posto adatto; una roccia piana che giaceva all'ombra di un Sicomoro. -Andiamo- disse, e percorse la strada, pulendo la neve dalla superficie della roccia, ed estendendo la mano chiedendo l’Horcrux. Quando Ron offrì la spada, tuttavia, Harry scosse la testa. -No, devi farlo tu.- -Io?- disse Ron, sorpreso. -Perché?- -Perché tu hai tirato fuori la spada dallo stagno, credo che si supponga che devi essere tu.- Non era per niente gentile o generoso. Tanto indubbiamente quanto aveva saputo che la cerva era benigna, sapeva che doveva essere Ron a brandire la spada. Silente gli aveva insegnato almeno qualcosa su quel preciso tipo di magia e l'incalcolabile potere di certi atti. -Lo faccio aprire- disse Harry -e tu colpisci. Direttamente, va bene? Anche se quello che sta dentro oppone resistenza. Il pezzo di Riddle del diario cercò di ammazzarmi.- -Come lo apri?- domandò Ron. Sembrava atterrito. -Chiedo che si apra, in serpentese.- disse Harry. La risposta arrivò tanto facilmente alle sue labbra che pensò che in fondo l'aveva sempre saputo. Magari era stato il suo recente incontro con Nagini che glielo aveva fatto capire. Guardò la serpentina S disegnata con pietre brillanti. Era facile vederla come un minuscolo serpente, attorcigliato sulla fredda pietra. -No!- disse Ron. -Non lo aprire! dico sul serio!- -Perché no?- domandò Harry -Dovevamo liberarci di questa maledetta cosa, mesi fa...- -Non posso, Harry, sul serio... fallo tu.- -Ma perché?- -Perché quella cosa è brutta per me!- disse Ron, retrocedendo lontano dal medaglione teso sulla roccia. -Non posso farlo! Non è una scusa, Harry, mi piacerebbe, ma a me colpisce più che a te e a Hermione, mi ha fatto pensare delle cose... che io stavo già pensando sì, ma quel coso rese tutto peggiore. Non posso spiegarlo, ed allora sono andato via, tornando a pensare con chiarezza, e tu mi metti davanti quella cosa schifosa... non posso farlo, Harry!- Si era allontanato, con la spada penzoloni al suo fianco, scuotendo la testa. -Puoi...- disse Harry, -Puoi! Devi solo prendere la spada, so che devi essere tu ad usarla. Per favore, liberiamocene, Ron.- Il suono del suo nome sembrò agire come uno stimolante. Ron inghiottì, poi, respirando ancora con difficoltà attraverso il suo lungo naso, ritornò fino alla roccia. -Dimmi quando...- gracchiò. -Al mio tre!- disse Harry, tornando a guardare il medaglione e socchiudendo gli occhi, concentrandosi sulla lettera S, immaginando un serpente, mentre il contenuto del medaglione si ritorceva come un gallo da lotta messo all'angolo. Sarebbe stato facile compatirlo, solo che il taglio al collo di Harry ardeva ancora. -Uno... due... tre... apriti!- L'ultima parola arrivò in forma di un zittio ed un grugnito e le porte dorate del medaglione si aprirono con un piccolo scricchiolio. Dietro due finestrelle di vetro all’interno del medaglione sbattevano le palpebre di due occhi vivi, scuri e belli come erano stati gli occhi di Tom Riddle prima di diventare scarlatti e con le pupille da serpente. -Colpisci!- disse Harry, mantenendo il medaglione fermo nella roccia. Ron alzò la spada tra le sue mani tremule. Fissò un punto sugli occhi che saltavano da un lato ad un altro, e Harry afferrò più fermamente il medaglione, irrigidendosi, già immaginando il sangue che sgorgava dalle finestrelle vuote. Allora una voce parlò dall’Horcrux. -Ho visto il tuo cuore, è mio.- -Non lo ascoltare!- disse aspramente Harry -Colpisci!- -Ho visto i tuoi sogni, Ronald Weasley, e ho visto le tue paure. Tutto quello che desideri è possibile, ma anche tutto quello che temi è possibile...- -Colpisci!- gridò Harry, la sua voce risuonò tra gli alberi circostanti, la spada tremava e Ron guardava fisso gli occhi di Riddle. -Sempre meno amato, dalla madre che abbracciava una figlia... Meno amato ora, per la ragazza che preferisce il tuo migliore amico... Il secondo, sempre eternamente nell'ombra...- -Ron, muoviti!- gridò Harry ad alta voce. Poteva sentire il medaglione tremare nella sua mano e si spaventò quando lui si avvicinò. Ron alzò la spada più in alto, e quando lo fece, gli occhi di Riddle diventarono scarlatti. Uscendo dalle due finestrelle del medaglione, uscendo dagli occhi, erano cresciute come due grottesche bolle, le teste di Harry e Hermione, estremamente distorte. Ron cigolò per la sorpresa e retrocedé mentre le figure uscivano dal medaglione, i loro petti, le loro vite, le loro gambe, fino a che stettero in piedi nel medaglione, lato a lato come alberi con una radice comune, dondolandosi su Ron e l'autentico Harry, che allontanò le dita dal medaglione come se bruciasse, repentinamente al rosso vivo. -Ron!- gridò, ma il Riddle-Harry stava ora parlando con la voce di Voldemort e Ron lo guardava fisso, ipnotizzato. -Perché sei tornato? Stavamo meglio senza di te, eravamo più felici senza di te, ci rallegrava la tua assenza... Ridevamo della tua stupidità, della tua vigliaccheria, della tua presunzione...- -Presunzione!- ripetè il Riddle-Hermione che era più bella benché più terribile dell'autentica Hermione. Si dondolava, chiocciando, davanti a Ron, che sembrava inorridito, benché trasfigurato, la spada appesa inutilmente al suo fianco. - Chi potrebbe guardarti, messo vicino a Harry Potter? Che cosa hai fatto tu, comparato al Prescelto? Che cosa sei tu comparato al Ragazzo-che-è-sopravvissuto? -Ron, colpisci,colpisci!- cigolò Harry, ma Ron non si muoveva. I suoi occhi erano aperti senza ostacoli ed il Riddle-Harry e la Riddle-Hermione erano specchiati in essi, i loro capelli si affollavano in fiamme, i loro occhi brillavano rossi, le loro voci si alzavano in un duetto malefico. -Tua madre ha confessato- disse con disprezzo il Riddle-Harry, mentre la Riddle-Hermione si burlava -che mi avrebbe preferito a te come figlio, che si sarebbe rallegrata di scambiarmi con te...- -Chi non lo preferirebbe, che donna ti accetterebbe, non sei niente, niente, niente comparato a lui.- gracchiò la Riddle-Hermione, e si distese come un serpente e si intrecciò attorno al Riddle-Harry, avvolgendolo in uno stretto abbraccio. Le labbra di ambedue si trovarono. Sul suolo davanti a loro, il viso di Ron era pieno di angoscia. Alzò la spada in alto, le sue braccia tremavano. -Fallo, Ron!- gridò Harry. Ron lo guardò, e Harry credette di vedere una traccia di rosso nei suoi occhi. -Ron...?- La spada scintillò, cadde. Harry si lanciò fuori dalla sua direzione, si sentì uno scricchiolio di metallo ed un interminabile grido. Harry si girò, scivolando nella neve, con la bacchetta in alto per difendersi, ma non c'era niente contro cui lottare. Le versioni mostruose di se stesso e di Hermione erano sparite. C’era solo Ron, lì in piedi con la spada allentata nella mano, guardando i resti sparsi del medaglione sulla roccia piana. Lentamente, Harry si avvicinò a lui, senza sapere che cosa dire o fare. Ron stava respirando con difficoltà. I suoi occhi non erano più rossi, bensì del suo azzurro naturale, ma erano anche umidi. Harry si chinò, fingendo di non averlo visto, e raccolse l’ Horcrux rotto. Ron aveva perforato il vetro di entrambe le finestre. Gli occhi di Riddle erano spariti, e la fodera di seta macchiata del medaglione emanava un leggero fumo. La cosa che aveva abitato nell’Horcrux era svanita; torturare Ron era stato il suo atto finale. La spada produsse un suono metallico quando Ron la lasciò cadere. Era caduto in ginocchio, con la testa tra le mani. Stava tremando, ma non di freddo, comprese Harry. Harry si mise il medaglione rotto in tasca, inginocchiandosi vicino a Ron e collocando cautamente una mano sulla sua spalla. Prese come un buono segno il fatto che Ron non la allontanasse. -Dopo che sei andato via...- disse a voce bassa, ringraziando per il fatto che il viso di Ron fosse nascosto –...ha pianto per una settimana. Probabilmente di più, solo che non voleva che io la vedessi. La maggior parte delle notti non ci parlavamo neanche l'un l'altro. Quando sei andato via...- Non potè finire, ora che Ron stava di nuovo lì Harry comprese quanto avesse pesato la sua assenza. -Lei è come una sorella per me- proseguì -Le voglio bene come a una sorella e scommetto che lei sente la stessa cosa per me. È stato sempre così. Credevo che lo sapessi...- Ron non rispose, ma allontanò il viso da Harry e si ripulì rumorosamente il naso nella manica. Harry si mise di nuovo in piedi e si avvicinò al posto in cui giaceva l'enorme zaino di Ron, lanciato da questi mentre correva verso lo stagno per salvare Harry. Lo prese sulle sue spalle e ritornò fino a Ron che strofinava i piedi per terra mentre Harry si avvicinava, con gli occhi rossi ma per il resto composto. -Lo so...- disse con una voce roca -So che essermene andato era... Sapevo che era un... un...- Si guardò intorno, verso l'oscurità, come se sperasse che una parola sufficientemente brutta gli venisse in mente. -Ne hai avute abbastanza per questa notte- disse Harry -Prendere la spada. Distruggere l’ Horcrux. Salvarmi la vita.- -Questo lo fa sembrare più stupendo di ciò che è stato...- mormorò Ron. -Queste cose suonano sempre più belle di ciò che sono in realtà.- disse Harry -Sto cercando di dirtelo da anni.- Simultaneamente si abbracciarono, Harry afferrò con forza la schiena della giacca infradiciata di Ron. -Ed ora- disse Harry quando si lasciarono -tutto quello che dobbiamo fare è ritrovare la tenda.- Ma non fu difficile. Benché la camminata attraverso il bosco scuro con la cerva fosse sembrata lunga, con Ron al suo fianco, il viaggio di ritorno sembrò durare sorprendemente molto poco tempo. Harry non poteva sperare di svegliare Hermione, e fu un po' con affrettata eccitazione che entrò nella tenda, con Ron dietro di lui. Risultava gloriosamente calda dopo lo stagno ed il bosco, l'unica illuminazione era quella delle fiamme azzurre che ancora brillavano in una cavità nel suolo. Hermione era ben addormentata, accoccolata sulle sue coperte, e non si mosse fino a che Harry pronunciò il suo nome varie volte. -Hermione!- Si mosse, dopo si sedette rapidamente, allontanandosi i capelli dal viso. -Che succede? Harry? Stai bene?- -Bene, va tutto bene. Più che bene, direi. C'è quì qualcuno...- -Che cosa vuoi dire? Chi...?- Vide Ron che stava in piedi con la spada che pendeva su un fianco e che gocciolava sul logoro tappeto. Harry retrocedé fino ad un angolo scuro, sciogliendo lo zaino di Ron, e cercando di fondersi con il telo. Hermione scese dalla sua cuccetta e si mosse come una sonnambula verso Ron, con gli occhi nel viso pallido di lui. Si trattenne giusto davanti a lui, con le labbra leggermente separate e gli occhi aperti senza ostacoli. Ron lanciò un debole e speranzoso sorriso e alzò le braccia. Hermione si lanciò in avanti ed incominciò a dare cazzotti ad ogni centimetro di lui che potè raggiungere. -Ouch... ow... MERDA! Ma che diamine...? Hermione... OW!- -Tu... completo... stupido... Ronald... Weasley!- Puntualizzava ogni parola con un colpo. Ron retrocedette, proteggendosi la testa mentre Hermione avanzava. -Tu...trascini...fino a...quì...poi...di...settimane...e...settimane...oh, dov'è la mia bacchetta?- aggiunse con veemenza. -Protego!- Un scudo invisibile si erse tra Ron e Hermione. La forza dell'incantesimo la fece cadere sul suolo. Sputando i capelli dalla bocca, si alzò di nuovo con un salto. -Hemione!- disse Harry -Calma...- -Non ci penso neanche a calmarmi!- gridò lei. Non l'aveva mai vista perdere il controllo così prima; sembrava un po' matta. -Restituiscimi la mia bacchetta! Restituiscimela!- -Hermione, se vuoi...- -Non mi dire quello che devo fare, Harry Potter!- cinguettò. -Non osare! Restituiscimela ora! E TU!- Stava segnalando Ron in diretta accusa. Suonò come una maledizione, e Harry non incolpò Ron per retrocedere di vari passi. -Ti sono corsa dietro! Chiamandoti! Supplicando che ritornassi...- -Lo so...- disse Ron. -Hermione, lo so, in realtà.... -Oh, lo sai!- Sciolse una risata acuta che suonò fuori controllo. Ron guardò Harry cercando aiuto, ma Harry gli fece semplicemente una smorfia impotente. -Ritorni dopo settimane... settimane... e credi che tutto si riaggiusterà dicendo semplicemente lo so?- -Beh, che altro posso dire?- gridò Ron, e Harry si rallegrò che Ron stesse contrattaccando. -Oh, non lo so!- cinguettò Hermione con brutto sarcasmo -Accendi il tuo cervello, Ron, quell'assolo dovrebbe portarti un paio di secondi...- -Hermione- intervenne Harry che considerò quello un colpo basso -Mi ha appena salvato la...- -Non m'importa!- gridò lei. -Non m'importa quello che ha fatto! Settimane e settimane nelle quali saremmo potuti morire per quello che ne sapeva...- -Sapevo che non eravate morti!- ruggì Ron, soffocando la voce di lei per la prima volta ed avvicinandosi tanto quanto gli permetta l'Incantesimo Scudo posto tra di loro -Harry sta in tutti i momenti sulla Gazzetta del Profeta, nella radio, lo stanno cercando dappertutto, c'è in giro ogni tipo di diceria e storia sconsiderata. Sapevo che lo avrei sentito se eravate morti, non sai quello che è stato...- -Quello che è stato per te?- La sua voce era tanto stridula che solo un pipistrello poteva sentirla, ma aveva raggiunto un livello di indignazione che la lasciò temporaneamente muta, e Ron colse l'occasione. -Volevo ritornare nel momento in cui sono sparito, ma sono finito direttamente in mezzo ad una banda di "Erranti", Hermione, e non sono potuto andare da nessuna parte!- -Una banda di che cosa?- domandò Harry, mentre Hermione si lanciava tanto fermamente su una sedia con le braccia e le gambe incrociate che sembrava improbabile poterla staccare. -Erranti- disse Ron. -Stanno dappertutto... bande che cercano di guadagnare oro perseguitando i nati babbani e i traditori di sangue, c'è una ricompensa dal Ministero per ogni catturato. Io ero solo, e sembrava che potessi essere in età scolastica; erano molto eccitati, credevano che fossi un nato babbano in fuga. Ho dovuto parlare in fretta per evitare che mi trascinassero fino al Ministero. -Che cosa gli hai detto?- -Ho detto loro che ero Stan Picchetto. La prima persona a che mi è venuta in mente.- -E ti hanno creduto?- -Non erano molto intelligenti. Uno di loro era in parte troll, annusava come loro...- Ron guardò Hermione, chiaramente sperazoso che si fosse ammorbidita dopo quel piccolo lapsus di umore, ma l'espressione di lei rimase pietrosa sulle sue estremità altamente annodate. -Ad ogni modo, hanno cominciato a discutere se io fossi Stan o no. Era un po' patetico, ad essere onesti; ma c'erano ancora cinque di loro ed io ero solo uno, e loro mi avevano tolto la bacchetta. Allora due di loro cominciarono a litigare e mentre gli altri erano distratti li ho sistemati per poi abbattere quello che mi arrivava sotto lo stomaco, afferrando la mia bacchetta, ho disarmato il tipo basso, e poi mi sono Smaterializzato. Non l'ho fatto molto bene. Mi sono spaccato di nuovo...- Ron tenne in alto la sua mano destra che esebiva due unghie scomparse. Hermione alzò freddamente le sopracciglia –...e sono andato a finire a migliaia di miglia da dove stavo. Poi quando sono ritornato nel luogo dove c’eravamo lasciati... eravate andati via.- -Che bella storia- disse Hermione col tono acuto che adottava quando voleva ferire qualcuno. -Dovevi essere veramente atterrito. Mentre, noi siamo andati a Godric's Hollow e non puoi neanche immaginare pensare cos’è successo lì, vero Harry? Oh, sì, il serpente di tu-sai-chi è comparso, quasi ci ammazza tutti e due, e lo stesso tu-sai-chi era arrivato e non ci ha presi per questione di secondi. -Che cosa?- disse Ron, boccheggiando da lei a Harry, ma Hermione lo ignorò. -Immagina, ha perso due unghie, Harry! Lui mette in ridicolo le nostre sofferenze, vero?- -Hermione- disse Harry in modo calmo. -Ron mi appena ha salvato la vita.- Lei finse non aver sentito. -C'è tuttavia una cosa che mi piacerebbe sapere...- disse, fissando gli occhi su un punto imprecista della testa di Ron. -Come ci hai trovati questa notte, di preciso? Questo è importante. Una volta saputo, potremo assicurarci che non saremo visitati da nessuno che non vogliamo vedere.- Ron la guardò fisso, dopo tirò fuori un piccolo oggetto argentato dalla tasca dei suoi jeans. -Con questo.- Hermione dovette guardare Ron per vedere quello che stava mostrando loro. -Lo spegnino?- domandò, tanto sorpresa che si dimenticò di guardarlo freddamente e ferocemente. -Non solo spegne ed accende le candele.- disse Ron -Non so come funziona o perché è successo, stavo desiderando di tornare da quando sono andato via. Stavo ascoltando la radio la mattina di Natale e ho sentito... cioè ti ho sentito.- Stava guardando Hermione. -Mi hai sentito alla radio?– domandò lei, incredula. -No, ti ho sentito nella mia tasca. La tua voce- Tornò a tenere in alto lo Spegnino. -usciva da questo.- -E che cosa diceva esattamente?- domandò Hermione, il suo tono faceva la ronda tra lo scetticismo e la curiosità. -Il mio nome, "Ron". E hai detto... qualcosa su una bacchetta...- Hermione diventò di un feroce tono scarlatto. Harry ricordò quando era stata la prima volta che il nome di Ron era stato pronunciato a voce alta dal giorno in cui era andato via. Hermione l'aveva menzionato quando parlavano di riparare la bacchetta di Harry. -Cosicché l'ho preso- continuò Ron, guardando lo Spegnino - e non sembrava differente né niente, ma ero sicuro di avereti sentito. Cosicché l'azionai. E la luce si spense nella mia stanza, ma un'altra luce apparve giusto fuori dalla finestra.- Ron alzò la sua mano vuota e segnalò davanti a lui, i suoi occhi erano focalizzati in qualcosa che né Harry né Hermione potevano vedere. -Era una palla di luce, una specie di luce pulsante, ed azzurra, la luce che esce da un Traslatore, sapete?- -Sì- dissero insieme automaticamente Harry e Hermione. -Sapevo che era questo.– disse Ron. -Ho preso le mie cose e ho fatto i bagaglio, dopo mi sono messo lo zaino e sono uscito in giardino. La piccola palla di luce stava volteggiando lì, stava aspettando me, quando sono uscito ha oscillato e allora l'ho seguito fino a dietro la tettoia ed allora..., è entrata dentro di me.- -Come?- disse Harry, sicuro di non aver sentito bene. -La palla ha galleggiato verso di me- disse Ron, illustrando il movimento col suo dito indice libero -giusto fino al mio petto, ed allora... semplicemente mi ha attraversato. Stava lì- si toccò un punto vicino al cuore. -Potevo sentirla, era calda. E poi, una volta dentro di me, ho capito quello che doveva fare. Sapevo che mi avrebbe portato dove dovevo andare. Cosicché mi sono Smaterializzato e sono arrivato al pendio di una collina. C'era neve dappertutto... -Stavamo lì!- disse Harry. -Passammo lì due notti e la seconda notte la passai pensando di sentire qualcuno muoversi nell'oscurità e chiamarmi!- -Si, giusto, quello dovevo essere io.- disse Ron. -I vostri incantesimi protettivi funzionano, perché non potevo vedervi né sentirvi. Tuttavia ero sicuro che stavate là, cosicché alla fine mi sono avvolto nel mio sacco a pelo e ho sperato che uno di voi apparisse. Credevo di vedervi quando avreste disfatto la tenda...- -In realtà no- disse Hermione. -Ci siamo Smaterializzati sotto il Mantello dell’ Invisibilità come precauzione extra. E siamo andati via presto, perché come ha detto Harry, sentivamo qualcuno che faceva la ronda per di là. -Beh, io sono rimasto nella collina tutto il giorno,– disse Ron -speravo ancora che appariste. Ma quando incominciava a farsi scuro seppi che vi avevo persi, così ho azionato di nuovo il marchingegno, è uscita la luce azzurra che è tornata ad entrare dentro di me, e mi Smaterializzai ancora e poi sono arrivato quì, in questo bosco. Ancora non potevo vedervi, così mantenni semplicemente la speranza che uno di voi si mostrasse alla fine... e Harry lo ha fatto. Beh, vsto in primo luogo la cerva, ovviamente.- -Che cosa hai visto?- disse acutamente Hermione. Gli spiegarono quello che era successo e, una volta che ebbero finito di raccontarle la storia della cerva argentata e della spada nello stagno, Hermione corrugò il cipiglio dall’ uno all'altro, concentrandosi tanto che dimenticò di mantenere le estremità incrociate. -Ma doveva essere un Patronus!- disse. -Non avete visto chi lo ha lanciato? Non avete visto nessuno? E ti ha consegnato la spada! Non ci posso credere! Dopo che è successo?- Ron spiegò come aveva visto Harry saltare nello stagno, ed aveva sperato che ritornasse ad uscire in superficie; come aveva compreso che qualcosa era andato storto, come si era immerso, e come aveva salvato Harry, per poi ritornare a prendere la spada. Ma quando arrivò all'apertura del medaglione, esitò, e Harry gli venne in aiuto. -... e Ron l'ha colpto con la spada.- -E.. e dopo? Semplicemente così?– sussurrò lei. -Beh... ha gridato.- disse Harry con uno sguardo di traverso a Ron -Eccolo. Sta Qui.- Gli lanciò il medaglione in grembo. Lei lo raccolse cautamente ed esaminò le sue finestre rotte. Decidendo che finalmente fosse sicuro, Harry tolse l'Incantesimo Scudo con un ondeggiamento della bacchetta di Hermione e si girò verso di Ron. -Hai appena detto che sei riuscito a scappare dagli Erranti con una bacchetta di scorta?- -Che cosa?- disse Ron che stava osservando come Hermione esaminava il medaglione.-Oh...oh, sì.- Aprì una fibbia del suo giubbotto e tirò fuori una bacchetta corta e scura dalla tasca. -Ho pensato che potesse essere utile averne una di scorta.- -Hai avuto ragione.- disse Harry, aprenndo la mano. -La mia si è rotta.- -Stai scherzando?- disse Ron, ma in quel momento Hermione si mise in piedi, e lui sembrò di nuovo apprensivo. Hermione mise l’ Horcrux rotto nella sua borsetta, dopo salì nel suo letto e si coricò senza un'altra parola. Ron passò a Harry la nuova bacchetta. -È la cosa migliore che tu possa sperare, credo.- mormorò Harry. -Sì- disse Ron -Sarebbe potuto essere peggio. Ricordi quegli uccelli che mi aizzò contro?- - Ancora non l'ho dimenticato.- arrivò loro la voce attenuata di Hermione da sotto le coperte, ma Harry vide che Ron sorrideva leggermente mentre tirava fuori il suo pigiama marrone dallo zaino.




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