Harry Potter e i Doni della Morte  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE


HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE
  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE

Nuova pagina 1

 

Capitolo 24

IL FABBRICANTE DI BACCHETTE

 

Fu come affondare in un vecchio incubo; per un attimo Harry fu di nuovo inginocchiato vicino al corpo di Silente ai piedi della torre più alta di Hogwarts, ma in realtà stava guardando un piccolo corpo accoccolato sull'erba, perforato dal coltello argentato di Bellatrix. La voce di Harry stava ancora mugolando -Dobby… Dobby…- ma sapeva che l'elfo era andato in un posto dal quale non poteva ritornare. Dopo un minuto o giù di lì si rese conto che, dopotutto, erano giunti nel posto giusto, lì c'erano Bill, Fleur, Dean e Luna, che si riunivano attorno a lui mentre si inginocchiavano sull'elfo. -Hermione- disse all'improvviso -Dov’è?- -Ron l'ha portata dentro- gli rispose Bill. -Si rimetterà presto.- Harry abbassò lo sguardo su Dobby. Allungò una mano e tirò via l’affilata lama, strappandola dal corpo dell'elfo, poi prese la propria giacca e coprì Dobby come se fosse una coperta. Il mare s'infrangeva sulle rocce da qualche parte nelle vicinanze; Harry lo ascoltava mentre gli altri parlavano, discutendo temi che non gli interessavano, prendendo decisioni. Dean portò Unci-Unci, che era ferito, dentro casa, Fleur si precipitò dietro di loro. Bill capiva solo quello che Harry gli stava dicendo. Mentre spiegava l'accaduto, guardava fisso il piccolo corpo e la sua cicatrice iniziò a bruciare e a pizzicare e, in una parte della sua mente, come se stesse guardando dall'estremità sbagliata di un lungo telescopio, vide Voldemort punire coloro che erano rimasti indietro, nella Tenuta Malfoy. La sua rabbia era terribile e, benché il dolore di Harry per Dobby sembrasse attenuarla, si trasformò in un temporale distante che raggiunse Harry attraverso il vasto e silenzioso oceano. -Voglio farlo come si deve- furono le prime parole che Harry fu cosciente di avere pronunciato -Non con la magia. Avete una pala?- E poco dopo si mise a lavorare, da solo, scavava la terra nel posto che Bill gli aveva indicato verso la fine del giardino, tra gli arbusti. Vangò con una certa furia, godendo del lavoro manuale, glorificandosi dell'assenza di magia, ogni goccia del suo sudore ed ogni livido era come un regalo all'elfo che aveva salvato le loro vite. La sua cicatrice bruciava, ma era padrone del dolore, lo sentiva e contemporaneamente era altrove. Aveva imparato a controllarlo finalmente, imparato a chiudere la sua mente a Voldemort, l'unica cosa che Silente aveva voluto che imparasse da Piton. Come Voldemort non aveva potuto possedere Harry quando questi era consumato dal dolore per Sirius, i suoi pensieri non potevano così penetrare la mente di Harry che vegliava su Dobby. La tristezza, apparentemente, espelleva Voldemort… benché Silente avrebbe detto che fosse l'amore. Harry vangava, ogni volta più profondamente nella dura e fredda terra, soffocando così la sua desolazione nel sudore, negando il dolore della sua cicatrice. Nell'oscurità, con nient'altro che il suono del suo stesso respiro e del mare come compagnia, le cose che erano successe nella Tenuta dei Malfoy lo agitavano, le cose che aveva ascoltato lo agitavano e la comprensione fiorì nell'oscurità… Il costante ritmo delle sue braccia batteva al ritmo dei suoi pensieri. "Relíquie… Horcrux… Relíquie… Horcrux…" ma non bruciava più con quell'estraneo ed ossessivo anelito. La perdita e la paura l'avevano estinto. Si sentiva come se l'avessero svegliato di nuovo. Harry rendeva sempre più profonda la tomba e, nel frattempo, pensò al luogo in cui era stato Voldemort quella notte, a chi aveva ammazzato nella cella più alta di Nurmengard, e perché. E pensò a Codaliscia, morto a causa del piccolo ed inconscio impulso di pietà… Silente aveva previsto tutto?… Quanto ne sapeva? Harry perse il senso del tempo. Seppe soltanto che l'oscurità si era schiarita un po' quando arrivarono Ron e Dean. -Come sta Hermione?- -Meglio- disse Ron. -Fleur si sta prendendo cura di lei.- Harry aveva la risposta pronta se avrebbero domandato perché non aveva creato semplicemente un sepolcro perfetto con la bacchetta, ma non ebbe bisogno usarla. Scesero nel buco che aveva fatto con la pala e cominciarono a lavorare insieme in silenzio fino a che il buco sembrò abbastanza profondo. Harry avvolse meglio l'elfo nella sua giacca. Ron si sedette sul bordo del sepolcro e si tolse le scarpe e i calzini che collocò nei piedi nudi dell'elfo. Dean produsse un cappello di lana che Harry collocò accuratamente nella testa di Dobby, coprendo le sue orecchie da pipistrello. -Dovremmo chiudergli gli occhi.- Harry non aveva sentito gli altri avvicinarsi nell'oscurità. Bill indossava un cappotto da viaggio, Fleur un lungo grembiule bianco, da una delle sue tasche emergeva una bottiglia che Harry riconobbe come Pozione Ossofast. Hermione era avvolta in un vestito prestato, pallida ed instabile sui suoi piedi. Ron la cinse con un braccio quando lei lo raggiunse. Luna, vestita con uno dei cappotti di Fleur, si chinò e posò teneramente le dita su ognuna delle palpebre, lasciandole cadere sul suo sguardo cristallino. -Ecco- disse soave -Ora potrebbe dormire.- Harry adagiò l'elfo nel sepolcro, sistemò le sue piccole membra come se stesse riposando, dopo uscì e lanciò un ultimo sguardo al piccolo corpo. Si impegnò a non scomporsi mentre ricordava la funzione funebre di Silente e le file e file di sedie dorate, il Ministro della Magia nella fila principale, l'enumerazione dei risultati di Silente, la magnificenza della tomba di marmo bianco. Sentiva che Dobby si meritava una funzione funebre tanto grandiosa quanto quella, invece l'elfo giaceva precariamente tra gli arbusti in un buco vangato. -Credo che dobbiamo dire qualcosa- disse Luna -Inizio io, va bene?- E dato che tutti la guardavano, diresse il suo discorso ai piedi della tomba dell'elfo morto. -Molte grazie Dobby per avermi salvato da quei sotterranei. È ingiusto che dovessi morire quando eri tanto buono e tanto coraggioso. Ricorderò sempre quello che hai fatto per noi. Spero che tu ora sia felice.- Si girò e guardò in attesa Ron, che si rischiarò la gola e disse con voce roca -Sì… grazie Dobby.- -Grazie- mormorò Dean. Harry inghiottì. -Addio Dobby- disse, era tutto quello che poteva fare, poiché Luna aveva detto tutto al posto suo. Bill alzò la sua bacchetta e la pila di terra che si era formata vicino al sepolcro si alzò nell'aria e ricadde delicatamente su di lui, in un piccolo cumulo rossiccio. -Vi dispiace se rimango qui un momento?- chiese agli altri. Mormorarono parole che non riuscì a sentire; Sentì gentili buffetti sulla schiena, poi tutti si diressero verso la casa, lasciando Harry da solo vicino all'elfo. Si guardò intorno. C'era una modesta quantità di grandi pietre bianche, levigate dal mare, che segnavano il limite dei letti di fiori. Prese uno dei più grandi e lo posizionò come se fosse un cuscino sul posto dove ora giaceva la testa da Dobby. Quindi frugò nella sua tasca, alla ricerca di una bacchetta. Ne aveva due. L'aveva dimenticato, perse le tracce; ora non risciva a ricordare di chi fossero quelle bacchette; poteva ricordare di averle strappate dalla mano di qualcuno. Scelse la più corta, quella che sentiva più comoda nella sua mano, e mirò alla roccia. Lentamente, sotto la sua sussurrata istruzione, profonde rune apparvero sulla superficie della roccia. Sapeva che Hermione poteva fare la cosa meglio di lui, e probabilmente più rapidamente, ma voleva scrivere lui la dedica sulla pietra come aveva voluto vangare il sepolcro. Quando si trattenne di nuovo, lesse sulla pietra i caratteri che vi aveva inciso: "QUI GIACE DOBBY, UN ELFO LIBERO" Esaminò il suo lavoro per un paio di secondi, dopo si allontanò, la cicatrice gli dolse ancora un po' e la sua mente fu piena di quelle cose che gli erano arrivate nel sepolcro, idee che avevano preso forma nell'oscurità, idee tanto affascinanti quanto terribili. Erano tutti seduti nel soggiorno quando entrò nel piccolo salone, la sua attenzione si concentrò su Bill che stava parlando. La stanza era dipinta con colori sgargianti, luminosi, belli. Un piccolo fuoco ardeva brillando nel camino. Harry non voleva lasciare fango sul tappeto, così rimase sulla soglia, ad ascoltare. -…per fortuna Ginny è in vacanza. Se fosse stata a Hogwarts, l'avrebbero potuta prendere prima che la raggiungessimo. Ora sappiamo che è in salvo.- Si guardò intorno e notò Harry. -Li sto portando tutti fuori dalla Tana- spiegò. -Li ho portati a casa di zia Muriel. I mangiamorte ora sanno che Ron sta con te, si erano limitati a tracciare la famiglia… non ti scusare…- aggiunse vedendo l'espressione di Harry. -Era questione di tempo, Papá lo diceva da mesi. Siamo la più grande famiglia di traditori di sangue che ci sia.- -Come li avete protetti?- domandò Harry. -Incantesimo Fidelius. Il Custode Segreto è Papá. E noi l'abbiamo fatto anche qui, quì sono io il Custode Segreto. Nessuno di noi può andare a lavorare, ma questo non ha molta importanza. Una volta che Olivander e Unci-Unci staranno sufficientemente bene, ci trasferiremo anche noi a casa di Muriel. Non c'è molto spazio qui, ma li ce n’è addirittura troppo. Stiamo curando le gambe di Unci-Unci. Fleur gli ha dato la Pozione Ossofast, quindi probabilmente possiamo spostarlo o…- -Non ora- disse Harry e Bill sembrò spaventarsi. -Ho bisogno di loro qui, entrambi. Devo parlargli. È importante.- Sentì l'autorità nella propria voce, la convinzione, la voce della determinazione che gli era arrivata mentre vangava la tomba di Dobby. Tutti i volti si girarono a guardarlo con aspetto confuso. -Vado a lavarmi le mani- disse Harry a Bill, guardandosi le mani coperte di fango e del sangue di Dobby. -Poi li dovrò vedere, subito dopo.- S'incamminò verso la piccola cucina, si sciacquò le mani guardando fuori da una finestra con vista all'oceano. Il tramonto si perdeva nell'orizzonte, un colore tra il rosa e l'oro. Mentre si lavavacle mani, seguì di nuovo il treno dei pensieri che era partito nel giardino. Dobby non poteva dirgli chi lo aveva inviato ai Sotterranei, ma Harry sapeva quello che aveva visto. Un penetrante occhio azzurro, l'aveva guardato attraverso il frammento di specchio e poi l'aiuto era arrivato. Verrà sempra dato aiuto da Hogwarts a coloro che ne faranno richiesta". Harry si asciugò le mani, indifferente alla bellezza della scena che si svolgeva fuori dalla finestra ed ai mormorii degli altri in sala. Guardò verso l'esterno oltre l'oceano e sentì più vicino, quell'imbrunire, come nessun’altro potesse sentirlo, lo senti più vicino al cuore. La sua cicatrice doleva ancora, sapeva che Voldemort stava arrivando alla soluzione. Harry lo capiva ma non lo capiva. Il suo istinto gli diceva una cosa, il suo cervello un'altra. Il Silente della sua testa sorrideva, esaminando Harry sulla punta delle sue dita unite in un gesto di preghiera. "Ha dato a Ron lo Spegnino… lo sapeva… gli ha dato una via d'uscita… E sapeva anche di codaliscia… sapeva che in lui c'era un barlume di rimorso, da qualche parte… E se mi conosceva… Che cosa sapeva di me, Silente? Sono destinato a sapere ma non ad appurare? Sapeva quello che avrei provato al riguardo? Per questo motivo me l’ha reso tanto difficile? Affinché avessi il tempo di rifletterci?" Harry rimase immobile, i suoi occhi congelati, osservando il posto dove un brillante raggio di sole inondava di luce dorata tutto l'orizzonte. Quindi guardò le sue mani pulite e fu momentaneamente sorpreso di vedere l'aspetto che avevano. Le abbassò e ritornò al salone e, mentre lo faceva, sentì la sua cicatrice palpitare furiosamente e dopo correre rapidamente attraverso la sua mente, veloce come il riflesso del volo di un drago sull'acqua, il contorno di un edificio che conosceva eccessivamente bene. Bill e Fleur stavano ai piedi della scala -Voglio parlare con Unci-Unci ed Olivander- disse Harry. -No- disse Fleur -Devi aspettare Harrì. Stanno male tutti e due.- Harry rispose con gentilezza -Ma non posso aspettare. Devo parlargli ora. In privato… e sepratamente. È urgente.- -Harry, che cosa sta succedendo?- chiese Bill. -Siete arrivati quì con un elfo domestico morto ed un goblin semi-cosciente, Hermione sta come se l'avessero torturata e Ron si è rifiutato di raccontarmi…- -Non possiamo dirti quello che stiamo facendo- disse spontaneamente Harry. -Sei nell'Ordine, Bill, tu sai che Silente ci ha lasciato una missione. Si presume che non ne possiamo parlare con nessuno.- Fleur fece un sbuffo di impazienza, ma Bill non la notò; stava guardando Harry. Il suo viso profondamente spaventato era difficile da decifrare. Finalmente, Bill disse. -Bene. Con chi desideri parlare per primo?- Harry dubitò. Sapeva quanto pesava la sua decisione. Non c'era tempo; era il momento di decidere; Horcrux o Doni? -Unci-Unci- disse Harry -Parlerò prima con Unci-Unci.- Il cuore gli batteva come se avesse fatto una corsa e avesse dovuto evitare un enorme ostacolo. -Quì sopra- disse Bill, indicandogli la strada. Harry aveva già salito vari scalini quando si fermò e si guardò indietro. -Venite anche voi!- disse a Ron e Hermione che erano nascosti, mezzo coperti, durante il tragitto dalla porta del soggiorno. Entrambi si spostarono verso la luce, molto sollevati. -Come stai?- domandò Harry a Hermione. -Sei stata sorprendente… raccontare quella storia mentre ti stava torturando a quel modo.- Hermione abbozzò un debole sorriso mentre Ron le stringeva la mano. -Che facciamo adesso, Harry?- chiese. -Lo vedrai.- Harry, Ron e Hermione seguirono Bill su per le scale fino ad un piccolo piano che dava su tre porte. -Quì- disse Bill, aprendo la porta che dava sulla stanza sua e di Fleur. Aveva anche la vista sul mare, ora il tramonto del sole era di un vivo color oro. Harry si diresse verso la finestra e diede le spalle alla spettacolare vista, e pensò, le braccia incrociate, la sua cicatrice pungendo. Hermione si sedette su una sedia; Ron si sedette sul bracciolo. Bill riapparve, portando il piccolo goblin, che appoggiò con cura sul letto. Unci-Unci grugnì un "grazie" e Bill andò via, chiudendo la porta. -Scusi per averla tirata fuori dal suo letto- disse Harry. -Come stanno le sue gambe?- -Doloranti- replicò il goblin -Ma in via di guarigione.- Aveva ancora la spada di Griffondoro ed aveva un aspetto strano: mezzo arrabbiato, mezzo intrigato. Harry notò la pelle malaticcia del goblin, le sue lunghe dita magre, i suoi oscuri occhi. Fleur gli aveva tolto le scarpe: i suoi grandi piedi erano sporchi. Era più grande di un elfo domestico, ma non di molto. La sua testa era curva e molto più grande di quella di un umano. -Probabilmente lei non ricorda… - cominciò Harry. -… che io fui il goblin che ti accompagnò alla tua camera, la prima volta che hai visitato la Gringott?- disse Unci-Unci -Lo ricordo Harry Potter. Perfino tra i goblin, sei molto famoso.- Harry ed il goblin si guardarono, interrogandosi l'un l'altro. La cicatrice di Harry pizzicò di nuovo. Voleva finire rapidamente l'interrogatorio con Unci- Unci e, contemporaneamente, aveva paura di fare un passo falso. Mentre tentava di pensare il modo migliore di fargli la sua richiesta, il goblin ruppe il silenzio. -Hai seppellito l'elfo- disse, suonando inaspettatamente rancoroso. -Ti ho visto dalla finestra della stanza lì vicino.- -Sì- disse Harry. Unci-Unci lo guardò con la coda dell'occhio. -Sei un mago inusuale, Harry Potter.- -In che senso?- domandò Harry, grattandosi inconsciamente la cicatrice. -Hai scavato il sepolcro.- -Sì?- Unci-Unci non rispose. Harry pensò che lo disprezzasse perché agiva come un babbano, ma non gli importò se Unci-Unci approvava il sepolcro di Dobby o meno. Si decise a passare all'attacco. -Unci-Unci, devo chiederle una cosa…- -Anche un goblin -Come scusa?- -Mi hai portato qui, mi hai salvato.- -Beh, mi dovrei forse scusare, per questo?- disse Harry un pò impaziente. -No, Harry Potter.- disse Unci-Unci e con un dito si arricciolò la barba nera sul suo mento -Ma sei un mago molto strano.- -Bene,- disse Harry -mi serve aiuto, Unci-Unci, e lei può darmelo.- Il goblin non diede alcun segno di incoraggiamento, ma continuò col cipiglio corrugato verso Harry come se non avesse mai visto qualcosa come lui. -Devo aprire una camera della Gringott- Harry non aveva intenzione di dirlo tanto male: le parole uscirono forzate, come uno sparo di dolore attraverso la sua cicatrice e vide, un'altra volta, il contorno di Hogwarts. Chiuse fermamente la sua mente. Doveva prima trovare un accordo con Unci-Unci. Ron e Hermione guardavano Harry come se fosse diventato pazzo. -Harry… - disse Hermione, ma fu interrotta da Unci-Unci. -Aprire una camera della Gringott?- ripetè il goblin, facendo una smorfia mentre si accomodava meglio sul letto -Questo è impossibile.- -No, non lo è.- disse Ron -È stato già fatto.- -Sì- disse Harry -Lo stesso giorno in cui ci siamo conosciuti, Unci-Unci. Il mio compleanno, sette anni fa.- -La camera in questione era vuota in quel momento- ribatté il goblin e Harry capì che, benché Unci-Unci avesse lasciato la Gringott, era offeso dall'idea che le sue difese venissero superate. -La sua protezione era minima.- -Beh, la camera alla quale vogliamo arrivare non è vuota e penso che la sua protezione debba essere molto poderosa.- disse Harry -Appartiene ai Lestrange.- Vide Ron e Hermione guardarsi l'un l'altro, attoniti, ma non c’era tempo per spiegare prima che Unci-Unci avesse dato la sua risposta. -Non hai alcuna possibilità- disse Unci-Unci -Nessuna possibilità in assoluto. "Straniero entra, ma tieni in gran conto quel che ti aspetta se sarai ingordo. Perchi prende ma non guadagna pagherà cara la magagna. Quindi se cerchi nel Sotterraneo un Tesoro che ti è estraneo…"- -"Ladro avvisato mezzo salvato: Più del Tesoro non va cercato." Sí, lo so, me lo ricordo.- disse Harry - Ma non sto tentando di prendere alcun tesoro, non sto tentando di prendere niente come guadagno personale. Mi crede?.- Il goblin guardò Harry e la cicatrice a forma di saetta sulla fronte di Harry bruciò, ma lui l'ignorò, rifiutandosi di riconoscere il dolore o il suo invito. -Se c'è un mago che crederei che non cerca una ricompensa personale- disse finalmente Unci-Unci -quello sei tu, Harry Potter. Gli elfi ed i goblin non sono mai stati trattati con la dignità o il rispetto che tu hai mostrato questa notte. Non da gente con bacchette.- -Gente con bacchette…?- ripetè Harry: la frase suonò estranea al suo udito mentre la sua cicatrice brciava, mentre Voldemort situava i suoi pensieri verso il nord, e mentre Harry ardeva di curiosità per interrogare Olivander che stava nella porta accanto. -Il diritto a portare una bacchetta- disse tranquillamente il goblin - è stata una lunga lite tra goblin e maghi.- -Beh, i goblin possono fare magie senza bacchette.- disse Ron. -Quello è inconsistente! I maghi non condividono i segreti della saggezza delle bacchette con altri esseri magici, ci negano la possibilità di estendere i nostri poteri. -Beh, neanche i Goblin condividono niente della loro magia.- disse Ron -Voi non ci dite come fare spade ed armature come quelle che fate. I goblin sanno lavorare il metallo in un modo in cui nessun mago…- -Non importa.- lo interruppe Harry, notando il viso di Unci-Unci -Quì non si tratta di maghi contro goblin o di qualche altro tipo di creatura mágica…- Unci-Unci rise a quell'affermazione. -Ma è questo! È precisamente questo! Mentre cresce il potere del Signore Oscuro, il suo compito è chiaro perfino a me. La Gringott cade sotto il controllo dei Maghi, gli elfi domestici vengono assassinati e chi, tra i portatori di bacchetta, si oppone?- -Noi!- disse Hermione. Si era alzata in piedi, gli occhi che brillavano -Noi ci opponiamo! Sono tanto spaventata quanto un qualunque goblin o elfo, Unci- Unci! Sono una Mezzosangue!. -Non ti chiamare così…- mormorò Ron. -Perché non posso farlo?- disse Hermione -Mezzosangue ed orgogliosa di esserlo! Non ho una posizione superiore, ma inferiore alla sua sotto questo nuovo ordine, Unci-Unci! Hanno scelto di torturare me, nella Tenuta dei Malfoy!- Mentre parlava, mise da parte il collo del vestito per rivelare la piccola ferita che Bellatrix gli aveva fatto, rosso in contrasto con la sua gola. -Sapeva che era stato Harry a liberare Dobby?- domandò -Sapeva che cerchiamo la libertà degli elfi da anni?- Ron si sentì stertto nel braccio della poltrona di Hermione, -Lei non può desiderare tu-sai-chi sconfitto più di noi, Unci-Unci!- il goblin guardò Hermione con la stessa curiosità che aveva mostrato per Harry. -Che cosa cercate nella camera dei Lestrange?- domandò bruscamente -La spada che si trova all'interno è un falso. Questa è l'originale.- Guardò ognuno di loro -Ma credo che questo lo sappiate già. Mi hai chiesto di mentire per te, Harry Potter.- -Ma la falsa spada non è l’unica cosa che c'è nella camera, vero?- domandò Harry -Forse ha visto altre cose lì.- Il suo cuore batteva più forte che mai. Raddoppiò i suoi sforzi per ignorare il bruciare della sua cicatrice. Il goblin giro si arrotolò di nuovo la barba attorno al dito. -Ma è contro il nostro codice rivelare i segreti della Gringott. Siamo i portinai di favolosi tesori. Abbiamo un dovere verso gli oggetti custoditi sotto la nostra attenzione, il quale è stato, molto spesso, scritto con le nostre stesse mani.- Il goblin soppesò la spada ed i suoi occhi neri vagarono da Harry a Hermione a Ron. -Tanto giovani- disse in fine -per combattere contro tanti nemici.- -Ci aiuterà?- disse Harry. -Non abbiamo speranze di entrare lì senza l'aiuto di un goblin. Lei è la nostra unica possibilità.- -Io… ci penserò.- disse esasperatamente Unci-Unci. -Ma… - cominciò furiosamente Ron; ma Hermione gli diede un colpo alle costole. -Grazie- disse Harry. Il goblin curvò la sua gran testa in segno di riconoscimento, dopo saggiò le sue corte gambe. -Penso- disse, accomodandosi sontuosamente sul letto di Bill e Fleur -che la pozione Ossofast abbia finito il suo lavoro. Finalmente potrò dormire. Se volete scusarmi…- -Sì, chiaro.- disse Harry, ma prima di lasciare la stanza si piegò in avanti e prese la spada di Grifondoro dal goblin. Unci-Unci non la reclamò, ma Harry credette di vedere risentimento negli occhi del goblin mentre chiudeva le porte dietro di lui. -Piccolo stupido,- mormorò Ron -Gode nel farci disperare.- -Harry- bisbigliò Hermione, portando entrambi lontano dalla porta, al centro del piano mezzo illuminato -Stai dicendo quello che credo che tu stai dicendo? Stai dicendo che c'è un Horcrux nella camera dei Lestrange.- -Sì- disse Harry. -Bellatrix era impaurita quando ha creduto che saremmo potuti essere stati lì, era fuori di sé. Perché? Che cosa credeva che avessimo visto? Che cosa ha creduton che avremmo potuto prendere? Qualcosa che interessa a tu-sai-chi.- -Ma pensavo che dovevamo cercare in posti dove tu-sai-chi era stato, posti dove avesse fatto qualcosa di importante.- disse Ron, sembrando stupito. -È stato qualche volta nella camera dei Lestrange?- -Non so se sia mai stato alla Gringott qualche volta.- disse Harry. -Non aveva oro quando era giovane, poiché nessuno gli lasciò niente. Magari vide la banca da fuori la prima volta che andò a Diagon Alley. La cicatrice di Harry palpitò, ma egli l'ignorò; voleva che Hermione e Ron capissero la storia della Gringott prima di andare a parlare con Olivander. -Credo che abbia dovuto invidiare chiunque avesse la chiave di una camera della Gringotts. L'ha dovuto vedere come un simbolo che appartiene al Mondo Magico. E non dimenticate che si fidava di Bellatrix e di suo marito, erano i seguaci più devoti che avesse e che andarono a cercarlo quando sparì. Lo disse la notte che è tornato, io l'ho sentito.- Harry si sfregò la cicatrice. -Benché non credo che abbia detto a Bellatrix che era un Horcrux. Non ha mai detto la verità sul diario a Lucius Malfoy. Magari le ha detto che era un oggetto prezioso e gli ha chiesto di conservarlo nella sua camera. Il posto più sicuro del mondo per qualunque cosa che si voglia nascondere, mi disse Hagrid... eccetto Hogwarts.- Quando Harry finì di parlare, Ron scosse la sua testa. -Ci credi davvero?- -In parte- disse Harry -In parte… mi piacerebbe aver capito tanto quanto Silente. Ma vedremo… andiamo da Ollivander.- Ron e Hermione erano sconcertati benché molto impressionati man mano che lo seguivano attraverso il piccolo pianerottolo e bussava alla porta che si trovava in direzione opposta a quella di Bill e Fleur. Un debole "Entrate" rispose loro. Il fabbricante di bacchette era steso nel letto più lontano dalla finestra. Era stato prigioniero in quei sotterranei per più di un anno ed era stato torturato, Harry lo sapeva, in almeno un'occasione. Era molto magro, le ossa del suo viso emergevano notoriamente contro la sua pelle giallastra. I suoi grandi occhi argentati sembravano vagare tra le sue palpebre. Le mani che giacevano sulle coperte sarebbero potute appartenere ad un scheletro. Harry si sedette sul letto vuoto, vicino a Ron e a Hermione. Il sole nascente non si vedeva da lì. La stanza dava sul giardino, sulla scogliera e sulla terra fresca del sepolcro. -Signor Olivander, devo disturbarla.- disse Harry. -Mio caro ragazzo- la voce di Olivander era flebile -Tu ci hai salvato. Ho creduto di dover morire in quel posto, non potrò mai ringraziarti… non potrò mai ringraziarti… abbastanza— -Siamo stati contenti di farlo.- La cicatrice di Harry pizzicò. Sapeva, era sicuro, che non avevano il tempo di allontanare Voldemort dalla sua meta o almeno tentare di rallentarlo. Sentì un brivido tremendo… ma aveva preso una decisione parlando prima con Unci-Unci. Fingendo una calma che non sentiva, prese a tentoni la borsa e tirò fuori le due metà della sua bacchetta rotta. -Sigbor Olivander, ho bisogno di aiuto.- -Tutto quello che vuoi, tutto quello che vuoi.- disse debolmente il fabbricante di bacchette. -Può ripararla? È possible?- Olivander alzò una tremula mano e Harry gli mise le due metà appena connesse nel palmo. -Agrifoglio e piuma di fenice- disse Olivander con voce tremante. -Undici pollici. Gradevole e flessibile.- -Sì- disse Harry -Può…?- -Temo di No- sussurrò Ollivander -Mi dispiace, mi dispiace davvero, ma una bacchetta che ha sofferto questi danni non può essere riparata in alcun modo che conosca.- Harry aveva sperato di sentire che la sua bacchetta poteva essere riparata, ma era solamente un soffio. Tornò a prendere le metà della bacchetta e le mise nella borsa attorno al suo collo. Olivander guardò il posto dove la bacchetta rotta era sparita e non smise di guardare fino a che Harry prese dalla sua tasca le due bacchette che aveva portato dalla Tenuta Malfoy. -Può identificare queste?- domandò Harry. Il fabbricante prese la prima bacchetta e la sostenne vicino ai suoi pallidi occhi, rigirandosela tra le dita, flettendola soavemente. -Noce e nervo di drago- disse. -Dodici pollici e tre quarti. Inflessibile. Questa bacchetta apparteneva a Bellatrix Lestrange.- -E questa?- Olivander l'esaminò allo stesso modo. -Biancospino e crine di unicorno. Dieci pollici esatti. Moderatamente flessibile. Questa era la bacchetta di Draco Malfoy.- -Era?- ripetè Harry -Per caso non è più sua?- -Magari no. Se tu gliel’hai presa…- -L'ho fatto…- -…allora può essere tua. Chiaro, molto dipende anche dal modo di vedere le cose della bacchetta in sé. In generale, se una bacchetta è stata guadagnata, la sua lealtà cambierà.- Calò il silenzio nella stanza, eccetto per il distante ruggire delle onde. -Parla delle bacchette come se avessero dei sentimenti- disse Harry -Come se potessero badare a loro stesse.- -E' la bacchetta a scegliere il mago- disse Olivander -Questo è sempre stato ovvio per noi che abbiamo studiato la saggezza delle bacchette.- -Ma una persona può usare una bacchetta che non l'ha scelto?- domandò Harry. -Oh sì, se sei un mago puoi mobilitare la tua magia quasi attraverso qualunque oggetto. Ma i migliori risultati appaiono sempre con la maggiore affinità tra bacchetta e mago. Queste connessioni sono complesse. Un'attrazione iniziale e, dopo un mutuo desiderio dovuto all'esperienza, la bacchetta impara dal mago e il mago impara dalla bacchetta. Il mare andava avanti e indietro; era un suono triste. -Ho preso questa bacchetta a Draco Malfoy con la forza- disse Harry -È sicuro usarla?— -Credo di si. Le leggi che governano il proprietario e la bacchetta sono sottili, ma la bacchetta conquistata tende ad andare verso il suo nuovo maestro.- -Cosicché io dovrei usare questa?- disse Ron, tirando fuori la bacchetta di Codaliscia fuori dalla sua tasca e passandola ad Ollivander. -Castagno e nervo di drago. Nove pollici ed un quarto. Fragile. Mi forzarono a fare questa durante il mio sequestro, per Peter Minus. Sì, se la vuoi, è probabile che esegua le tue richieste e che le faccia bene, meglio di un'altra bacchetta.- -E questo vale per tutte le bacchette?- domandò Harry. -Così credo.- replicò Ollivander, i suoi protuberanti occhi fissi sul viso di Harry -Fa domande profonde, Signor Potter. La saggezza delle bacchette è una parte della magia complessa e misteriosa.- -Quindi non è necessario ammazzare il precedente proprietario per prendere il possesso di una bacchetta?- domandò Harry. Ollivander inghiottì. -Necessario? No, non si dovrebbe dire che sia necessario ammazzare.- -Benché ci siano delle leggende- disse Harry, e i battiti del suo cuore aumentarono, mentre il dolore della sua cicatrice diventava più intenso; era sicuro che Voldemort stesse andando a mettere in atto la sua idea. -Leggende su una bacchetta… che ha continuato a passare di mano in mano per assassinio.- Olivander diventò pallido. Contro il bianco cuscino il suo tono era grigio, ed i suoi occhi enormi, rossi si riempirono di quella che sembrava essere paura.- -Solo una bacchetta, credo.- sussurrò. -E tu-sai-chi è interessato a questa, non è così?- domandò Harry. -Io..come?- gracidò Ollivander, e si voltò verso Ron e Hermione alla ricerca di aiuto -Come lo sapete?- -Lui voleva che gli dicesse come superare la connessione tra le nostre bacchette- disse Harry. Olivander sembrava terrorizzato. -Mi ha torturato, cerca di capire! Ha usato la maledizione Cruciatus, io… io non dovevo dirgli quello che sapevo, quello che credevo!- -La capisco- disse Harry -Gli ha detto qualcosa circa i nuclei gemelli? Gli ha detto che avrebbe dovuto chiedere in prestito la bacchetta di un altro mago?- Olivander sembrava inorridito, trasfigurato, per la quantità di informazioni che aveva Harry. Annuì lentamente. -Ma non ha funzionato- continuò Harry -La mia bacchetta vinse la bacchetta prestata. Sa perché è successo?- Olivander scosse lentamente la testa come quando aveva annuito. -Io mai…avevo sentito una cosa del genere. La tua bacchetta ha fatto qualcosa di unico quella notte. La connessione di bacchette gemelle è incredibilmente rara, ma perché la tua bacchetta abbia vinto la bacchetta prestata, non lo so…- -Stavamo parlando dell'altra bacchetta, la bacchetta che cambia mano per assassinio. Quando tu-sai-chi si rese conto che la mia bacchetta aveva fatto qualcosa di strano, ritornò da lei e gli domandò qualcosa circa l'altra bacchetta, vero?- -Come fai a saperlo?- Harry non rispose. -Sì, me l'ha chiesto.- sussurrò Olivander. -Voleva sapere tutto quello che potessi dirgli anche circa la bacchetta conosciuta come "Il Ramo della morte", "La Bacchetta del Destino", o "la Bacchetta di Sambuco".- Harry guardò di sbieco Hermione. Sembrava inorridita. -Il Signore Oscuro- mormorò Olivander con un tono spaventato -è sempre stato felice della bacchetta che gli ho costruito… sí, tasso, tredici pollici, media, cuore di piuma di fenice… fino a che non scoprì la connessione delle bacchette gemelle. Ora ne cerca un'altra, una bacchetta più potente, cerca l'unico modo di ucciderti. -Ma scoprirà presto, se ancora non lo sa che la mia si è rotta.- disse tranquillamente Harry. -No!- disse Hermione sembrando spaventata -Come potrebbe saperlo, Harry, Come…?- -Prior Incantatio- disse Harry -Abbiamo lasciato la tua bacchetta e la bacchetta di pruno nella tenuta dei Malfoy, Hermione. Se la esaminasero adeguatamente, facendo loro ricreare gli incantesimi che hanno fatto ultimamente, potrebbero vedere che la tua ha rotto la mia, vedranno che hai fallito tentando di ripararla, e si renderanno conto che da allora sto usando la bacchetta la bacchetta di pruno.- Il poco colore che il suo viso aveva ripreso ora stava sparendo. Ron gettò a Harry uno sguardo di rimprovero, e disse:-Non preoccupiamoci di questo adesso…- Però il Signor Olivander intervenne. -Il Signore Oscuro oramai non cerca la Bacchetta di Sambuco solo per distruggerla, Signor Potter. Lui è deciso a possederla perché crede che lo renderà realmente invulnerabile.- -E lo farà?- -Il proprietario della Bacchetta di Sambuco deve temere sempre l'attacco.- disse Olivander -ma l'idea del Signore Oscuro di possedere il "Ramo della Morte" è, devo ammetterlo, formidabile.- All'improvviso Harry ricordò quanto fosse insicuro, quando si conobbero, di quello che piaceva ad Ollivander. Perfino ora, dopo essere stato torturato ed imprigionato da Voldemort, l'idea del Mago Oscuro in possesso della bacchetta sembrava attirarlo tanto quanto gli causava repulsione. -Lei… pensa realmente che quella bacchetta esista, allora, Signor Olivander?- chiese Hermione. -Oh sì- disse Ollivander -sì, è perfettamente possibile seguire il suo corso attraverso la storia. Ci sono spazi vuoti, ovviamente, e molto lunghi, dove sparisce dalla vista, temporaneamente persa o nascosta; ma torna sempre a sgorgare in superficie. Ha caratteristiche sicuramente identificabili che quelli istruiti nella saggezza delle bacchette riconoscono. Ci sono scritti e trattati, alcuni di loro oscuri che io ed altri fabbricanti abbiamo studiato. Hanno l'anello di autenticita. -Così… lei non crede che possa essere un mito o un racconto di fantasia?- domandò speranzosamente Hermione. -No- disse Ollivander -Se è necessario che passi mediante assassinio, non lo so. La storia è sanguinaso, ma ciò può essere semplicemente dovuto al fatto che è un oggetto molto desiderabile e sveglia passioni tra i maghi. Immensamente potente, pericolosa nelle mani sbagliate ed un oggetto incredibilmente affascinante per tutti quelli che studiano il potere delle bacchette. -Signor Ollivander- disse Harry - ha raccontato al Lei-Sa-Chi che Gregorovitch aveva la Bacchetta di Sambuco?- Olivander diventò, se era possibile, ancora più pallido. Appariva fantasmagorico mentre inghiottiva saliva. -Ma come… come fa…?- -Non presti attenzione a come io…- disse Harry, chiudendo momentaneamente gli occhi perché la cicatrice gli bruciava e vide, durante alcuni secondi, una visione della strada principale di Hogsmeade, ancora oscura, perché stava molto più a nord -Ha raccontato a Lei-Sa-Chi che Gregorovitch aveva la bacchetta?- -Era una diceria- sussurrò Ollivander. -Una diceria, di moltissimi anni fa, molto prima che voi nasceste, credo che Gregorovitch fosse agli esordi del suo negozio. Potete capire quanto buono potesse essere per il commercio; studiare e riprodurre la qualità della Bacchetta di Sambuco!- -Sì, posso capirlo- disse Harry. Si alzò -Signor Olivander, un'ultima cosa e dopo la lasceremo riposare un po'. Che cosa sa lei sui "Doni della Morte?"- -…su cosa?- chiese il fabbricante di bacchette, sembrando completamente sconcertato. -I Doni della Morte.- -Non so di cosa tu stia parlando. È qualcosa che si impadronisce delle bacchette?- Harry esaminò il viso infossato e credette che Olivander non stesse fingendo. Non sapeva niente sui Doni. -Grazie- disse Harry -Molte grazie. Ora andiao via per lasciarla riposare un po'.- Olivander sembrò afflitto. -Mi ha torturato!- ansimò -La Maledizione Cruciatus… non avete idea…- -Ce l’ho.- disse Harry -Lo so. Per favore si riposi un po'. Grazie per avermi raccontato tutto questo.- Scese giù per le scale con Ron e Hermione. Harry diede una fugace occhiata a Bill, Fleur, Luna e Dean seduti intorno al tavolo della cucina, con delle tazze di tè di fronte a loro. Tutti alzarono lo sguardo verso Harry quando apparve sulla soglia, ma lui, semplicemente, chinò la testa e proseguì verso il giardino, Ron e Hermione dietro di lui. Harry camminò verso il monticello di terra rossiccio che copriva il posto di riposo di Dobby, mentre il dolore nella sua testa diventava sempre più grande. Ora era uno sforzo enorme bloccare le visioni, ma sapeva che avrebbe dovuto resistere solamente un altro po'. Si sarebbe presto arreso, prima doveva sapere se la sua teoria era corretta. Doveva fare solo un piccolo sforzo, per poterlo spiegare a Ron e Hermione. -Gregorovitch ha avuto la Bacchetta di Sambuco per molto tempo.- disse. -Ho visto Tu-Sai-Chi cercarlo. Quando l’ha localizzato, Gregorovitch non l'aveva più: gli fu rubata da Grindelwald. Come Grindelwald verificò che Gregorovitch l'aveva, non lo so… ma se Gregorovitch fu tanto stupido da diffondere la storia, non doveva essere stato tanto difficile. Voldemort era alle porte di Hogwarts; Harry poteva vederlo lì in piedi, e vedeva anche la luce oscillante delle prime luci dell'alba, avvicinarsi sempre di più. -Grindelwald utilizzò la Bacchetta di Sambuco per diventare più forte. E, al culmine del suo potere, quando Silente seppe che era l'unico che poteva fermarlo, sfidò con dispiacere Grindelwald e lo sconfisse, prendendo la Bacchetta di Sambuco.- -Silente aveva la Bacchetta di Sambuco?- disse Ron. -Ma allora… dov’è adesso?- -A Hogwarts- disse Harry, lottando per rimanere con loro sul bordo della scogliera del giardino. -Ma allora, andiamoci!- disse Ron con urgenza -Harry, andiamoci e la otterremo prima che lo faccia lui!- -È troppo tardi per questo.- disse Harry. Non poteva far cessare il dolore, ma poteva tenersi la testa, tentato di aiutare la sua resistenza -Sa dov’è. È lì ora.- -Harry!- disse furiosamente Ron -Da quanto lo sai… perché stiamo perdendo tempo? Perché hai parlato prima con Unci-Unci? Saremamo potuti andare… potremmo andarci adesso…- -No- disse Harry, conficcando le ginocchia nell'erba. -Hermione aveva ragione. Silente non voleva che io l'avessi. Non voleva che la prendessi. Voleva che ottenessi gli Horcrux.- -La bacchetta invincibile, Harry!- gemé Ron. -No, si suppone che io… si suppone che io distruggerò gli Horcrux…- Ed ora tutto era freddo ed offuscato: Il sole era appena visibile all'orizzonte mentre comunicava a Piton, attraversando superficialmente i giardini verso il lago. -Ci incontreremo a breve nel castello- disse a voce alta e fredda -Ora vai!- Piton si inchinò rispettosamente, il mantello nero che ondeggiava dietro di lui. Harry camminava lentamente, sperando che la figura di Piton sparisse. Non lo avrebbe fatto con Piton che lo guarda, né con nessun altro, nessuno doveva vedere dove andava. Ma non c'erano luci nelle finestre del castello e poteva occultarsi… ed in un secondo si lanciò su di sé un Incantesimo di Disillusione che lo occultava perfino ai suoi stessi occhi. E continuò a camminare, attorno al bordo del lago, assimilando i contorni del caro castello, la sua prima casa, il suo posto di rinascita… Stava, di fianco al lago, specchiata nelle oscure acque. La tomba di marmo bianco, una macchia non necessaria sul familiare paesaggio. Gli fece sentire di nuovo quella corrente di euforia controllata, quell'inebriante senso di distruzione. Alzò la vecchia bacchetta di tasso: dopo aver fatto quella magia, avrebbe compiuto la sua ultima grande azione. La tomba si aprì dalla testa ai piedi. La figura avvolta era tanto lunga e magra quanto lo era stata in vita. Alzò un'altra volta la bacchetta. I sudari caddero aperti. Il viso era semitrasparente, pallido, infossato, ancora conservato quasi perfettamente. Avevano lasciato gli occhiali sul naso ricurvo: si sentì ridicolamente divertente. Le mani di Silente erano arcuate sul petto, lì giaceva, posta tra esse, sepolta con lui. Si era immaginato quel vecchio stupido che il marmo o la morte avrebbe protetto la bacchetta? Aveva creduto che il Signore Oscuro si sarebbe spaventato nel violare la sua tomba? La mano bianca scese in picchiata e sciolse la bacchetta dall'impugnatura di Silente e quando l'ebbe, una pioggia di scintille volò dalla sua punta, scintillando sul cadavere del suo ultimo padrone, preparata finalmente per servire il nuovo padrone.




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