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Capitolo 26
LA GRINGOTT
Il piano era stato deciso, i preparativi ultimati.
Nella piccola camera da letto un solo capello nero, lungo e spesso, preso dal maglione che Hermione stava usando nella Tenuta
Malfoy, era arrotolato dentro una piccola ampollina di vetro sulla mensola della finestra.
—E userai la sua bacchetta— disse Harry, indicando la bacchetta di noce. —Cosicché risulterai molto convincente. Mentre la
alzava, Hermione sembrava spaventata come se la bacchetta potesse pungerla o morderla.-
—Odio quella bacchetta— disse a voce bassa. -La odio veramente. Sento il male in lei, non funziona bene con me… È un po’ come
la padrona.-
Harry non poteva evitare di ricordare come Hermione aveva negato la sua avversione per la bacchetta di pruno, quando questa
non funzionava bene come la sua, insistendo nel dirgli, che doveva semplicemente fare pratica.
Optò per non ripetergli il suo stesso consiglio, ad ogni modo, la vigilia del loro tentativo di assalto alla Gringott
sembrava il peggior momento per contrariarla.
—Tuttavia, forse ti aiuta a porti nel suo modo di essere— disse Ron. -Pensa a tutte le cose che quella bacchetta ha fatto.
—È proprio questo il punto!— disse Hermione. -Questa è la bacchetta che ha torturato la madre ed il padre di Neville e chissà
quant'altra gente... Questa è la bacchetta che ha ammazzato Sirius!-
Harry non ci aveva pensato; Guardò la bacchetta e fu invaso dal brutale impulso di romperla, di spaccarla a metà con la spada
di Grifondoro che era appoggiata contro la parete dietro di quella.
—Mi manca la mia bacchetta— disse miseramente Hermione. -Vorrei che il Signor Olivander facesse un'altra bacchetta anche per
me.-
Quella mattina il Signor Ollivander aveva inviato una nuova bacchetta a Luna.
In quel momento lei era fuori, nel giardino posteriore, a provare le sue capacità sotto il sole del tramonto.
Dean che aveva perso la sua bacchetta per via degli Erranti, la guardava un pò contrariato.
Harry abbassò lo sguardo verso la bacchetta di Biancospino che una volta era appartenuta a Draco Malfoy. Si era sentito
sorpreso, ma soddisfatto nello scoprire che funzionava tanto bene quanto quella di Hermione.
Ricordando quello che aveva detto loro Olivander sui funzionamenti segreti delle bacchette, Harry credé di sapere quale fosse
il problema di Hermione. Non avendola presa personalmente a Bellatrix, non aveva potuto guadagnarsi la lealtà della
bacchetta.
La porta della stanza si aprì e Unci-Unci entrò. Istintivamente, Harry si allungò per afferrare l'impugnatura della spada e
se la tiro vicino a lui, ma si dispiacque immediatamente dell'azione. Era sicuro che il goblin l'avesse notato.
Cercando di distogliere l'attenzione da quell'atto, disse. —Stavamo ripassando i dettagli dell’ultimo minuto, Unci-Unci.
Abbiamo detto a Bill e Fleur che andiamo via domani e di non alzarsi per vederci partire.-
Si erano mantenuti fermi su questo punto perché Hermione doveva trasformarsi in Bellatrix prima che andassero via e quanto
meno sapessero o sospettassero Bill e Fleur, circa quello che andavano a fare, meglio era. Avevano spiegato loro anche che
non sarebbero ritornati. Siccome avevano perso la vecchia tenda dei Perkins la notte in cui gli Erranti li avevano catturati
Bill ne aveva prestato loro un'altra. Era ora imballata dentro la borsetta di Hermione, la quale, Harry sobbalzò sorpreso nel
saperlo, lei aveva protetto dagli Erranti nascondendola dentro il suo calzino.
Malgrado rimpiangesse Bill, Fleur, Luna e Dean, senza menzionare le comodità casalinghe che avevano goduto durante le ultime
settimane, Harry era ansioso di scappare dal confine di Shell Cottage. Era stanco di dover accertarsi che non essere
ascoltati per caso, stanco di essere rinchiuso nella piccola e scura stanza. Sopratutto, desiderava liberarsi di Unci-
Unci.Tuttavia, esattamente come e quando avrebbero lasciato il goblin senza restituirgli la spada di Grifondoro continuava ad
essere una domanda alla quale Harry non aveva una risposta. Era stato impossibile decidere come farlo, perché raramente il
goblin lasciava soli Harry, Ron e Hermione per più di cinque minuti di seguito.
—Potrebbe dare lezioni a mia madre.— disse Ron, mentre le lunghe dita del goblin continuavano ad apparire sui bordi delle
porte. Dopo l'avvertimento di Bill, Harry non riusciva a smettere di sospettare che Unci-Unci stava pensando che loro
ricoressero ad un possibile sotterfugio. Hermione disapprovava tanto appassionatamente l'inganno progettato che Harry aveva
smesso di cercare di ricorrere alla sua intelligenza sulla migliore forma di farlo. Ron, nelle rare occasioni che avevano
avuto l'opportunità di strappare pochi istanti liberi a Unci-Unci, se n'era uscito con niente di meglio che: -Dovremmo
andarcene volando, amico.-
Harry dormì male quella notte. Giacque quieto per le prime ore, pensò di nuovo a come si era sentito la notte prima
dell'infiltrazione nel Ministero della Magia e si ricordò di essere deciso, quasi eccitato.
Ora stava sperimentando scosse di ansia e dubbi persistenti; non riusciva a togliersi di dosso la paura che tutto sarebbe
andato storto. Continuava a ripetersi che il suo piano era buono, che Unci-Unci sapeva quello che stavano affrontando, che
erano ben preparati per tutte le difficoltà che avrebbro potuto trovare, ma anche cosí si sentiva inquieto. Una o due volte
sentì Ron rigirarsi nel suo letto ed era sicuro che anche lui fosse sveglio, ma stavano condividendo la stanza con Dean e
perciò Harry non parlò.
Fu un sollievo quando scoccarono le sei in punto e poterono scivolare via dai loro sacchi a pelo, vestirsi nella penombra ed
uscire nel giardino, dove avrebbero trovato Hermione e Unci-Unci.
L'alba era fredda, ma ora che stava arrivando Maggio c'era poco vento. Harry guardò le stelle che nonostante tutto brillavano
delicatamente nel cielo scuro ed ascoltò il mare infrangersi contro la scogliera; avrebbe rimpianto quel suono.
Piccoli germogli verdi stavano trovando la loro strada sulla terra rossa della tomba di Dobby, tra un anno il monticello
sarebbe stato coperto di fiori. La pietra bianca su cui aveva registrato il nome dell'elfo aveva acquisito già un'apparenza
consunta. Ora si rendeva conto che difficilmente avrebbero potuto trovare un posto più bello affinché Dobby riposasse, ma
Harry era pieno di tristezza nel pensare di lasciarselo alle spalle. Guardando la tomba, si domando di nuovo come aveva fatto
l'elfo a sapere dove andare ad aiutarli.
Le sue dita si strinsero distrattamente sulla piccola borsetta che pendeva al suo collo, attraverso cui poteva sentire il
frammento di specchio nel quale era stato sicuro di aver visto l'occhio di Silente.
Allora il rumore di una porta che si aprì lo fece voltare.
Bellatrix Lestrange camminava sul prato verso di loro, accompagnata da Unci-Unci. Mentre camminava continuava a spedire la
piccola borsetta nella tasca interna dell'abito che avevano preso a Grimmauld Place.
Malgrado Harry sapesse perfettamente bene che realmente era Hermione, non potè evitare un tremore di ripudio. Era più alta di
lui, i capelli lunghi e neri gli scendevano ondulati sulla schiena, i suoi occhi chiaramente sdegnosi si posavano su di lui;
Ma allora parlò e senti Hermione con la voce bassa di Bellatrix.
—È orribile, peggio che mai! D’accordo Ron, avvicinati che tocca a te…—
-Ok, ma ricordati che non mi piace la barba troppo lunga.
—Oh, per l'amor del cielo, Ronald! Non è questione di sembrare belli.
—Non è per quello, è che intralcia! Ma mi piacerebbe avere il naso un po' più piccolo, prova a farlo come la volta scorsa.-
Hermione sospiro e cominciò a lavorare, mormorando sotto voce alcune formule mentre trasformava alcune parti dell'aspetto di
Ron. Avrebbe avuto un'identità completamente falsa e si fidavano della malevola aura di Bellatrix per proteggerli. Nel
frattempo, Harry e Unci-Unci sarebbero stati nascosti sotto il mantello dell’invisibilità.
—Intelligente— disse Hermione —Come va si vede, Harry?-
Era possibile distinguere qualcosa delle fattezze di Ron sotto il travestimento, ma solo, pensò Harry, perché lo conosceva
molto bene. I capelli di Ron ora erano lunghi ed ondulati; aveva barba e baffi castani, nessuna lentiggine, naso piatto e
sopracciglia spesse.
—Bene, non è il mio tipo, ma funziona.— disse Harry. -Allora andiamo?-
I tre guardarono Shell Cottage sotto il silenzio delle tenui stelle, dopo fecero il giro e camminarono verso il punto, appena
oltre la parete divisoria, dove l'incantesimo Fidelius smetteva di funzionare e potevano Smaterializzarsi.
Una volta oltrepassata la porta, Unci-Unci disse: —Credo di dovermi arrampicare adesso, Harry Potter.-
Harry si piegò e il goblin si arrampico sulla sua schiena, con le mani unite davanti alla gola di Harry. Non era pesante, ma
a Harry non piaceva la sensazione del goblin e la sorprendente forza con la quale si afferrò. Hermione tirò fuori il Mantello
dell’Invisibilità dalla borsetta e lo lanciò su etrambi.
—Perfetto —disse chinandosi per rivedere i piedi di Harry. —Non riesco a vedere niente. Andiamo!-
Harry girò sul posto, con Unci-Unci sulle sue spalle, concentrandosi con tutto il suo essere sul Paiolo Magico, la locanda
che era all'entrata di Diagon alley. Il goblin si afferrò più forte mentre si smaterializzavano e, pochi secondi dopo, i
piedi di Harry trovarono il pavimento e lui aprì gli occhi in Charing Cross Road. Agitati babbani passavano con la tipica
espressione abbattuta della prima ora della mattina, abbastanza incoscienti dell'esistenza della piccola locanda.
Il Paiolo Magico era quasi deserto. Tom, il gobbo e sdentato cameriere, stava pulendo dei bicchieri di vetro dietro il
bancone; un paio di stregoni che conversavano sotto voce in un angolo lontano gettarono un'occhiata verso Hermione e
diventarono subito delle ombre.
—Madama Lestrange— mormoro Tom, e quando Hermione si trattenne un attimo chinò la testa in un gesto servile.
—Buon giorno— disse Hermione e, mentre Harry si spostava lentamente di lato, con Unci-Unci sulle spalle, da sotto il mantello
vide Tom sembrare sorpreso.
—Troppo gentile— sussurrò Harry all'orecchio di Hermione mentre uscivano dalla locanda verso il minuscolo retro della
locanda. —Devi trattare la gente come se fosse spazzatura!-
—D'accordo!- Hermione tirò fuori la bacchetta di Bellatrix e battè un mattone dell'indefinibile parete che era di fronte a
loro. Immediatamente i mattoni cominciarono a girare e a girare, un buco apparve al centro, un buco che crebbe sempre di più,
formando così un'entrata ogivale verso la stretta strada di selciato che era Diagon Alley.
C’era calma, era quasi ora dell'apertura e c'erano pochissimi compratori. La tortuosa strada di selciato appariva molto
differente rispetto al posto agitato che Harry aveva visitato prima del suo primo anno a Hogwarts, tanti anni addietro.
Benché, dalla sua ultima visita, molti negozi erano stati sbarrati con delle assi, erano stati anche aperti molti
stabilimenti dedicati alle arti oscure. Il suo viso lo salutava dai molti cartelli incollati sulle finestre, sempre
accompagnate dalle parole "Indesiderabile Numero Uno".
Un gruppo di persone in laceri vestiti era seduta sulle soglie. Lì, gemevano ai pochi passanti, supplicandoli di donar loro
un po' di oro, insistendo che essi erano veri maghi. Un uomo aveva una benda insanguinata su un occhio.
Mentre camminavano per la strada, i mendicanti notarono Hermione. Sembravano sparire davanti a lei, coprendosi i volti con
cappucci ed allontanandosi il più velocemente possibile. Hermione li guardo con curiosità, fino a che l'uomo con la benda
insanguinata avanzò, incrociando la sua strada.
—I miei figli— gridò, indicandola. La sua voce era mordace, stridente, suonava fuori di sé. -Dove sono i miei figli? Che cosa
gli hanno fatto? Tu lo sai, tu lo sai!-
—Ehm… io veramente…— balbettò Hermione.
L'uomo si lancio verso di lei, cercando la sua gola. Allora, con un'esplosione ed un'esplosione di luce rossa fu lanciato in
volo al suolo, incosciente. Ron era lì, bacchetta alla mano. Dei Volti apparvero dalle finestre in ogni lato della strada,
mentre un piccolo gruppo di passanti di apparenza prospera trottarono via, abbandonando la scena.
La sua entrata a Diagon Alley difficilmente sarebbe potuta essere più appariscente; per un momento Harry si chiese se fosse
meglio andare via ora e tentare di ideare un piano migliore. Tuttavia, prima che potessero muoversi o consultarsi tra di
loro, sentirono un grido dietro di loro.
—Ma è Madama Lestrange!-
Harry giro e Unci-Unci rafforzò la presa al suo collo. Un mago alto e magro con una spessa corona di capelli grigi ed un naso
lungo ed affilato avanzava velocemente verso di loro.
—È Travers— sussurrò il goblin all'orecchio di Harry, ma in quel momento Harry non riusciva a ricordare chi fosse Travers.
Hermione si diresse fino a lui disse con tanto disprezzo quanto potè: —Che vuoi?-
Travers si fermò, chiaramente offeso.
—È un altro mangiamorte!— disse a voce bassa Unci-Unci e Harry si mise accanto a Hermione per ripeterle l'informazione.
—Volevo solamente salutarti— disse freddamente Travers —Ma se la mia presenza non è benvenuta…- Allora Harry riconobbe la sua
voce, Travers era uno dei mangiamorte che erano stati mandati a casa di Xenophilius.
—No, no, ti sbagli, Travers.— disse rapidamente Hermione, tentando di mascherare il suo errore. -Come stai?-
—Beh, devo confessare che sono sorpreso di vederti quì fuori, Bellatrix.-
—Sul serio? Perché?— domando Hermione.
—Beh...— tossì Travers —Ho sentito che chi abita nella Tenuta Malfoy fossero confinati in casa, dopo… ah… la fuga.-
Harry pregò affinché Hermione riuscisse a mantenere il controllo. Se ne era certo e si supponeva che Bellatrix non doveva
stare fuori in pubblico…-
—Il Signore Oscuro perdona coloro che lo hanno servito tanto fedelmente in passato— disse Hermione in una magnifica
imitazione delle maniere dispregiative di Bellatrix. -Forse il tuo rapporto con lui non è altrertanto buono, Travers.-
Benché il mangiamorte sembrasse offeso, sembrava anche meno sospettoso. Guardò verso l'uomo che Ron aveva appena stordito.
—Come ti ha offeso?-
—Non importa, non lo rifarà— disse freddamente Hermione.
—Alcuni di questi Senzabacchetta possono essere fastidiosi...— disse Travers. -Finché non fanno niente altro che mendicare
non faccio obiezioni, ma la settimana scorsa uno di loro mi ha chiesto di difendere il suo caso davanti al Ministero.
-"Sono un mago, signore, sono un mago, me lo lasci provare"- disse in una stridula imitazione. -Come se io gli avessi
dato la mia bacchetta… Ma la bacchetta di chi...— disse Travers con curiosità. —...cioè cosa stai usando per il momento,
Bellatrix? Ho saputo che la tua è stata…—
-Ho la mia bacchetta quì— disse freddamente Hermione, tenendo in alto la bacchetta di Bellatrix. -Non so che storie ti
abbiano raccontato, Travers, sei deplorevolmente disinformato.
Travers sembrò un po' sconcertato da quell'affermazionw, allora guardò verso Ron.
—Chi è il tuo amico? Non lo conosco.-
—Questo è Dragomir Despard— disse Hermione, avevano deciso che un personaggio straniero fittizio era la copertura più sicura
che potesse assumere Ron. -Parla molto poco l'Inglese, ma simpatizza con le aspirazioni del Signore Oscuro. Ha viaggiato fino
a quì dalla Transilvania per vedere il nostro nuovo regime.-
—Sul serio? Come stai, Dragomir?-
—E tu com'sta?— disse Ron, allungando la mano.
Travers allungò due dita attorno la mano di Ron come se avesse paura di sporcarsi.
—Allora, che cosa ti porta con …ehm… il tuo amico simpatizzante a Diagon Alley tanto presto?— chiese Travers.
—Devo visitare la Gringott— disse Hermione.
—Ah, anch'io— disse Travers —Oro, schifosissimo oro! Non possiamo vivere senza, sì lo confesso, detesto la necessità di dover
rivolgerci ai nostri amici dalle dita lunghe.
Harry sentì che le mani intrecciate di Unci-Unci, si strinsero momentaneamente attorno al suo collo.
—Andiamo?— disse Travers, facendo gesti affinché Hermione si affrettasse.
Hermione non aveva altra scelta che avanzare vicino a lui ed incamminarsi per la strada storta e selciata verso il posto dove
l'edificio, bianco come la neve, della Gringott si sollevava sopra gli altri piccoli negozi. Ron avanzò ad un lato di essi e
Harry e Unci-Unci li seguirono.
Un mangiamorte allerta era l'ultima cosa di cui avevano bisogno e la cosa peggiore di tutte era che con Travers accanto a
Hermione, non esisteva maniera che Harry potesse comunicarsi con lei o con Ron. Presto arrivarono ai piedi degli scalini di
marmo che portavano alle grandi porte di bronzo. Come Unci-Unci aveva già notato, i goblin in livrea che solitamente stavano
di guardia all'entrata erano stati rimpiazzati da due maghi, i quali avevano lunghe e magre bacchette dorate.
—Ah, Sonde di Probità— sospiro teatralmente Travers. —tanto semplice… ma tanto efficace!-
E salì sugli scalini, salutando a sinistra e a destra i maghi che alzarono le loro bacchette dorate e li passarono sopra e
sotto il suo corpo. Le sonde, scoprì Harry, scoprivano incantesimi di occultamento ed oggetti magici nascosti.
Sapendo che aveva pochi secondi, Harry puntò la bacchetta di Draco verso ognuno dei guardiani e mormoro: —Confundus— due
volte.
Inavvertitamente per Travers che guardava attraverso le porte di bronzo verso l'anticamera interna, ognuno dei guardiani
fecero un piccolo salto quando gli incantesimi li colpirono.
I lunghi capelli neri di Hermione ondularono dietro di lei mentre saliva sugli scalini.
—Un momento Madame— disse il guardiano, alzando la sua sonda.
—Ma se lo hai appena fatto!— disse Hermione con la voce dominante ed arrogante di Bellatrix. Travers si voltò, con le
sopracciglia inarcate. Il guardiano era confuso. Guardo fisso la sonda dorata e poi il suo compagno che disse con una voce
lievemente confusa. —Sì, li hai appena controllati, Marius.-
Hermione avanzò, con Ron al suo fianco, Harry e Unci-Unci che trottavano invisibili dietro di loro. Harry si gettò
un'occhiata alle spalle mentre attraversavano la soglia. Entrambi i maghi si stavano grattando la testa.
Due goblin erano fermi davanti alle porte interne d’argento e che revano inciso il poetico avvertimento di una terribile
punizione per potenziali ladri. Harry la guardò e gli arrivò un repentino ed acuto ricordo: era fermo in quello stesso punto
il giorno che compì undici anni, il più meraviglioso compleanno della sua vita e Hagrid fermo al suo fianco che diceva:
"Come ti avevo detto, eh, bisogna essere pazzi per cercare di rubare qualcosa quì". La Gringott era sembrato un posto
da sogno quel giorno, quel deposito incantato che conteneva le ricchezze dei maghi e neanche per un istante avrebbe mai
potuto immaginare che ci sarebbe tornato per derubarlo… Ma dopo alcuni secondi erano fermi sull'estesa entrata di marmo della
banca.
Il lungo bancone era occupato da goblin seduti su alti sgabelli che servivano i primi clienti del giorno. Hermione, Ron e
Travers si diressero verso un vecchio goblin che stava esaminando una grossa moneta d’oro con una lente. Hermione accettò
l'offerta che Travers si affrettasse con il pretesto di spiegare le caratteristiche dell'entrata a Ron.
Il goblin mise da parte la moneta che stava esaminando, dicendo a nessuno in particolare —Lepricano— e dopo salutò Travers
che gli passò una piccola chiave dorata che fu vagliata e restituita a lui.
Hermione fece un passo avanti.
—Madama Lestrange!— disse il goblin, evidentemente spaventato. -Venga! Come… come posso aiutarla?-
—Vorrei entrare nella mia camera— disse Hermione.
Il vecchio goblin sembrò retrocedere un po'. Harry si getto intorno un'occhiata. Non solo Travers stava aspettando,
guardando, ma anche altri goblin avevano alzato lo sguardo dai propri impieghi per guardare Hermione.
—Ha un… identificazione?— domando il goblin.
—Identificazione? N… non mi avevano mai chiesto prima un’ identificazione!— disse Hermione con tono indignato.
—Lo sanno— sussurro Unci-Unci all'orecchio di Harry. -Devono aver capito che potrebbe essere un impostore!-
—La sua bacchetta sarà sufficiente, madame...— disse il goblin. Allungò una mano lievemente tremula, con una terribile
esplosione di comprensione Harry capì che i goblin della Gringott sapevano che la bacchetta di Bellatrix era stata rubata.
—Fallo ora, fallo ora.— Sussurrò Unci-Unci all'orecchio di Harry. —La maledizione Imperius!-
Harry alzò la bacchetta di Biancospino sotto il mantello, puntandola contro il vecchio goblin e sussurrando, per la prima
volta in vita sua —Imperio!-
Una curiosa sensazione fece capolino per il braccio di Harry, sentì come un formicolio, un ardore che sembrò fluire dalla sua
mente, sotto i tendini e le vene collegandolo alla bacchetta e alla maledizione che era appena stata eseguita. Il goblin
prese la bacchetta di Bellatrix, l'esamino attentamente ed allora disse. —Ah, lei ha una bacchetta nuova, Madama Lestrange!-
—Che cosa?— Disse Hermione.-No, no, quella è la mia…—
-Una nuova bacchetta?— disse Travers, avvicinandosi nuovamente al banco; i goblin di periferia continuavano ad osservarli.
-Ma Come l'hai avuta? Che fabbricante di bacchette hai utilizzato?-
Harry agì senza pensare. Mirando la sua bacchetta verso Travers, mormorò —Imperio! — di nuovo.
—Oh si, vedo.— disse Travers, guardando la bacchetta di Bellatrix —È molto bella e funziona bene? Ho sempre pensato che le
bacchette richiedano un po' di flessibilità, non credi?-
Hermione sembrava completamente sconcertata, ma per enorme sollievo di Harry accettò l'estranea evoluzione degli avvenimenti
senza alcun commento.
Il vecchio goblin dietro il banco battè le mani ed un giovane goblin le si avvicinò.
—Avrò bisogno dei Sonagli— disse al goblin che andò via e ritorno un secondo più tardi con una borsetta di pelle che sembrava
essere piena di metallo intrecciato e che consegnò al suo superiore. —Bene, bene! Allora, se vuole seguirmi, Madama
Lestrange— disse il vecchio goblin, scendendo dal suo sgabello e sparendo alla vista. -La porterò alla sua Camera.-
Poi apparve dall'estremo del banco, trottando felicemente verso di loro, il contenuto della borsetta di pelle risuonava.
Travers ora era fermo e assolutamente quieto con la bocca completamente aperta. Ron stava richiamando l'attenzione verso
questo raro fenomeno rimanendo a guardare Travers completamente confuso.
—Aspetta…Bogrod!-
Un altro goblin arrivò aggirando il banco.
—Abbiamo delle istruzioni— disse con una riverenza verso Hermione. -Mi perdoni, Madame, ma ci sono istruzioni speciali per la
Camera dei Lestrange.-
Sussurrò urgentemente all'orcchio di Bogrod, ma il goblin che era sotto la maledizione Imperius lo allantanò.
—Conosco le istruzioni, Madama Lestrange desidera visitare la sua camera… Una famiglia molto antica… vecchi clienti… per di
quà, per favore…- Seppur tintinnando, lei si affrettò verso una delle molte porte che conducevano fuori dall'entrata. Harry
guardò indietro verso Travers che era paralizzato sul posto sembrando stranamente assente e allora prese una decisione. Con
un colpo della sua bacchetta fece sì che Travers li accompagnasse, camminando tranquillamente mentre raggiungevano la porta e
passavano per lo stretto corridoio di pietra debolmente illuminato da torce.
—Abbiamo dei problemi, sospettano— disse Harry mentre la porta si chiudeva improvvisamente dietro di loro e si toglieva il
Mantello dell’Invisibilità. Unci-Unci scese dalle sue spalle, né Travers né Bogrod mostrarono la minima sorpresa per la
repentina apparizione di Harry Potter tra loro. —Sono sotto la maledizione Imperius— disse, in risposta agli sguardi confusi
di Ron e Hermione circa Travers e Bogrod che ora stavano lì senza far niente con espressione vacua. —Non credo che sia
sufficientemente forte, Non so… un altro ricordo attraversò la sua memoria, sulla vera Bellatrix Lestrange cinguettare quando
lui per la prima volta tentò di usare una Maledizione Senza Perdono. "Devi volerlo, Potter!"
—Che cosa facciamo?— chiese Ron. -Andiamo via ora, che ancora possiamo?-
—Se possiamo— precisò Hermione, guardando indietro verso la porta dell'entrata principale, dietro la quale non poteva sapere
quello che stava succedendo.
—Siamo arrivati fin quì, io dico di continuare— disse Harry.
—D'accordo!— disse Unci-Unci. -Allora dobbiamo mettere Bogrod a controllare il carro, io non ne ho più l'autorità. Ma non ci
sarà posto per il mago.-
Harry puntò la sua bacchetta verso Travers.
—Imperio!-
Il mago s'incamminò lungo la strada scur con passo elegante.
—Che cosa lo stai obbligando a fare?-
—Gli ho detto di nascondersi— disse Harry mentre puntava la sua bacchetta verso Bogrod che fischiò ed un piccolo carretto
apparve, uscendo dall'oscurità, si avvicinò sulle rotaie verso di loro. Harry era sicuro che poteva sentire deòòe grida
nell'entrata mentre salivano, Bogrod davanti con Unci-Unci, Harry, Ron e Hermione stretti nella parte di dietro.
Con uno scricchiolio il carro si mise in moto, guadagnando velocità. Videro Travers, che cercava di nascondersi dentro una
crepa nel muro, mentre sfrecciavano, poi il carro cominciò a girare e a girare per i corridoi come labirinti, proseguendo
verso il basso tutto il tempo. Harry non riusciva a sentire nient'altro che lo scoppiettio del carro sulle rotaie. I suoi
capelli volavano all'indietro mentre deviavano tra stalattiti, scendendo in profondità sottoterra, ma evitò di lanciarsi
indietro un'occhiata. Forse stavano lasciando enormi orme dietro di loro, pensandoci, gli sembrava sbagliato avere mascherato
Hermione da Bellatrix, aver portato con loro la bacchetta di Bellatrix, quando i Mangiamorte sapevano che gli era stata
rubata… nonostante tutto erano più in profondità di quanto Harry fosse mai sceso nella Gringott; superarono una curva volando
e videro di fronte a loro, con pochi secondi per evitarla, una cascata cadere sulle rotaie.
Harry sentì Unci-Unci gridare —No!— ma non frenarono. L'attraversarono. L'acqua coprì gli occhi e la bocca di Harry. Non
poteva vedere né respirare. Allora con un scossa tremenda, il carro inchiodò e tutti ne volarono fuori.
Harry sentì il carro rompersi in pezzi contro la parete del corridoio, sentì Hermione dire qualcosa e sentì che scivolava
sulla terra come se non pesasse niente, atterrando senza dolore sul piano roccioso del passaggio.
—I...Incantesimo Cuscino— farfugliò Hermione, mentre Ron l'aiutava a rialzarsi, ma poi, con orrore di Harry, vide che non era
più Bellatrix; al suo posto con una veste troppo grande e bagnata c'era Hermione; Ron aveva di nuovo i capelli rossi e non
aveva più la barba.
—La Cascata del Ladro!— disse Unci-Unci, alzandosi e guardandosi indietro verso l'acquazzone sulle rotaie, che ora, sapeva
Harry, era stato più che solo acqua.
-Rimuove tutti gli incantesimi, tutti gli occultamenti magici! Sanno che ci sono impostori nella Gringott, hanno messo le
loro difese contro di noi!-
Harry vide Hermione controllare se nonostante tutto aveva la borsetta e, rapidamente, mise la mano sotto la giacca per
assicurarsi di non aver perso il Mantello dell’Invisibilità.
Poi si girò per guardare Bogrod scuotere la testa con sconcerto. La Caduta del Ladro sembrava averlo liberato dalla
maledizione.
-Imperio!-
—Abbiamo bisogno di lui— disse Unci-Unci. -Non possiamo entrare nella Camera senza un goblin della Gringott. Ed abbiamo
bisogno dei Sonagli!-
—Imperio!— disse nuovamente Harry, la sua voce fece eco per il corridoio di pietra mentre sentiva il pesante senso di
controllo che fluiva dal cervello alla bacchetta. Bogrod si sottomise alla sua volontà, la sua espressione sconcertata
divenne di educata indifferenza, mentre Ron si affrettava ad alzare la borsetta di pelle con gli strumenti di metallo.
—Harry, credo di sentire qualcuno avvicinarsi!— disse Hermione, mentre puntava la bacchetta di Bellatrix verso la cascata e
gridava: —Protego!— Videro l'incantesimo scudo fermare il flusso dell'acqua incantata che scendeva per il corridoio.
—Bella pensata— disse Harry. -Guidaci, Unci-Unci.-
—Come usciamo di qui?— chiese Ron mentre si affrettavano nell'oscurità dietro il goblin, Bogrod, che ansimava come un vecchio
cane.
—Ce ne preoccuperemo quando sarà il momento— disse Harry. Stava cercando di ascoltare. Pensò di riuscire a sentire qualcosa
che si muoveva lì vicino. -Unci-Unci, siamo lontani?-
—Non molto, Harry Potter, non molto…- svoltarono un angolo e videro la cosa per la quale Harry si era preparato, ma che fece
sì che tutti si trattenessero.
Un gigantesco drago era legato a terra di fronte a loro, bloccando l'accesso a quattro o cinque delle Camere di quel posto.
Le squame della bestia erano diventate pallide e fragili durante il suo lungo incarceramento sotto terra, i suoi occhi erano
rosa pallido, entrambe le gambe posteriori avevano pesanti anelli da dove uscivano profonde catene che erano state saldate ad
enormi catene sepolte nel suolo roccioso.
Le sue enormi ali uncinate erano avvolte attorno al suo corpo, aperte avrebbero dovuro riempire la Camera e, quando girò la
sua orribile testa verso di essi, ruggì con un suono che fece tremare la roccia, aprì la sua bocca e sputò un getto di fuoco
che li fece ritornare correndo verso il corridoio.
—È mezzo cieco— ansimò Unci-Unci. -È perfino più selvaggio per quel motivo. Nonostante questo, abbiamo i mezzi per
controllarlo. Viene domato dal suono dei Sonagli. Me li dia.-
Ron gli passò la borsetta di pelle ed il goblin tirò fuori un certo numero di piccoli attrezzi metallici che quando furono
scossi emisero un lungo suono di scampanellio come quello di minuti martelli contro un'incudine. Unci-Unci lò passò a Bogrod
che li accettò tranquillamente.
—Sanno che bisogna fare— disse Unci-Unci a Harry, Ron e Hermione —Si aspetta il dolore quando ascolta il suono. Si ritirerà e
Bogrod dovrà mettere il suo palmo contro la porta della Camera-
Svoltarono di nuovo l'angolo, scuotendo i Sonagli ed il suono rieccheggiò per le pareti rocciose, tanto forte che l'interno
del cranio di Harry sembrò vibrare con la Camera. Il drago sciolse un altro roco ruggito, dopo si ritirò.
Harry lo vedeva tremare e, mentre si avvicinavano, potè vedere le cicatrici fatte da selvaggi tagli attraverso il suo viso e
ne dedusse che aveva imparato a temere le spade infuocate quando ascoltava il suono dei Sonagli.
—Fagli mettere la mano sulla porta!— urlò Unci-Unci a Harry che riportò la sua bacchetta su Bogrod. Il vecchio goblin ubbidì,
pressando il palmo della mano contro il legno e la porta della Camera sparì per rivelare l'apertura che dava su una grotta
affollata dal pavimento al soffitto da monete d’oro e calici, armature d’argento, pelli di strane creature, alcune con lunghe
spine dorsali, altre con ali piegate, pozioni in fiaschi ingioiellati ed un teschio che portava una corona.
—Cercate veloci!— disse Harry quando entrarono tutti correndo nella grotta.
Gli aveva descritto la coppa di Tassorosso a Ron e a Hermione, ma se era un'altro l'Horcrux che risiedeva nella grotta, non
aveva idea di come fosse. Nonostante tutto, appena ebbero il tempo di darsi un'occhiata intorno, quando sentirono un rumore
attenuato dietro di loro. La porta riapparve, bloccandoli dentro la grotta e sprofondarono nell'oscurità totale.
—Non importa, Bogrod sarà capace di liberarci!— disse Unci-Unci quando Ron lanciò un grido di sorpresa. -Potete usare le
vostre bacchette per fare un po' di luce? E siate veloci, abbiamo poco tempo!-
—Lumos!- Harry giro la sua bacchetta illuminata per la grotta. La sua luce risplendeva sulle gemme che brillavano, vide la
copia della spada di Grifondoro riposta su un alto scaffale tra un groviglio di catene. Anche ron e Hermione avevano acceso
le loro bacchette, e ora stavano controllando le pile di oggetti che li circondavano.
—Harry, potrebbe essere…? Ahi!- Hermione gridò di dolore e Harry girò in tempo la sua bacchetta verso di lei per vedere un
bicchiere ingioiellato che cadeva dalla sua mano. Ma cadendo, si ruppe, trasformandosi in una pioggia di bicchieri, in modo
che un secondo dopo, con un gran strepitio, il pavimento fosse coperto di bicchieri identici che ruzzolavano in tutte le
direzioni, rendendo impossibile distinguere l'originale da tutti gli altri.
—Mi sono scottata— gemé Hermione, succhiandosi le dita gonfia.
—Hanno messo le Maledizioni Gemino e Flagramus!— disse Unci-Unci. -Tutto quello che tocchi brucerà e si moltiplicherà, ma le
copie non valgono niente e se continui a toccare il peso degli oggetti moltiplicati ci schiaccierà!-
—D'accordo, non toccate niente!— disse disperatamente Harry, ma mentre lo diceva Ron scalcio accidentalmente uno dei
bicchieri caduti col piede, e venti bicchieri spuntarono al posto suo mentre Ron saltellava, parte della sua scarpa cominciò
a bruciare toccando il metallo incandescente.
—Rimanete calmi, non muovetevi!— disse Hermione, afferrando Ron.
—Cersate solo quì intorno!— disse Harry. -Ricordate che la coppa è piccolo e d’ oro, ha un tasso disegnato sopra e ha due
manici e vedete se riuscite a distinguere il simbolo di Corvonero da qualche parte…-
-Diressero le loro bacchette verso ogni angolo della crepa, cercando cautamente per il posto. Era impossibile non sbattere
contro qualcosa; Harry rovesciò una gran cascata di Galeoni falsi sulla terra dove si unirono ai bicchieri, e ora c'era ora
appena posto per mettere i piedi ed il brillante oro bruciò, perciò la grotta sembrava un forno. La luce della bacchetta di
Harry passò per le armature e i caschi fatti dai goblin sistemati su scaffali che arrivavano fino al soffitto; più in alto
della luce, fino a che, improvvisamente, notò un oggetto che gli fece salire il cuore in gola e gli fece tremare le mani.
—È quello lì! Lì sopra!- esclamò.
Ron e Hermione puntarono le loro bacchette verso il posto indicato e la piccola coppa d’oro brillò alla luce delle tre
bacchett, l'oggetto che era appartenuto a Tosca Tassorosso e che era passato in possesso di Hepzibah Smith da cui era stato
rubato da Tom Riddle.
—Come arriviamo lassù senza toccare niente?— chiese Ron.
—Accio coppa!— gridò Hermione che evidentemente aveva dimenticato, nella sua disperazione, quello che Unci-Unci aveva detto
durante le sue spiegazioni.
—Non funziona, non funziona!— grugnì il goblin.
—Allora che facciamo?— chiese Harry, inondando il goblin di luce. -Se vuoi la spada, Unci-Unci, allora dovrai aiutarci… MA
CERTO! Posso toccare le cose con la spada, no? Hermione, dammela!-
Hermione frugò nei suoi vestiti, cercando la borsetta, rovistando per alcuni secondi, dopo tiro fuori la spada brillante.
Harry la prese per l'impugnatura di rubini e tocco con la punta della spada un vaso d’ argento, che non si moltiplico.
—Se riesco a far passare la spada in uno dei manici… ma come ci arrivo lassù?-
La mensola sulla quale giaceva la coppa era fuori dalla portata di chiunque di loro, perfino di Ron che era il più alto. Il
caldo del tesoro incantato si sollevava in onde e a Harry scorreva il sudore giù per il viso e la schiena mentre lottava per
pensare ad un modo di raggiungere la coppa; E allora sentì il ruggito del drago dall'altro lato della porta della grotta ed
il suono metallico si faceva sempre più forte.
Erano veramente nei guai ora. Non c'era un'altra strada, sembrava che si stessero avvicinando all'altro lato attraverso la
porta, un'orda di goblin.
Harry guardò Ron e Hermione e vide il terrore riflesso sui loro visi.
—Hermione— disse Harry, mentre il rumore cresceva sempre più. -devo raggiungerla, dobbiamo distruggerla.-
Lei alzò la sua bacchetta, la puntò verso Harry e sussurrò —Levicorpus.-
Sollevato in aria per la caviglia, Harry urtò un'armatura e le copie fiorirono come se fossero corpi caldi, riempiendo lo
spazio già ridotto. Con delle grida di dolore, Ron, Hermione ed i due goblin furono lanciati di un lato verso altri oggetti
che cominciarono a moltiplicarsi. Mezzi sepolti in una marea crescente di tesori rosso incandescente, lottarono e gridarono
mentre Harry raggiungeva il manico della coppa ci Tassorosso, agganciandolo con la spada.
—Impervius!— esclamò Hermione in un tentativo di proteggere se stessa e Ron e i due goblin dal metallo che bruciava.
Il grido peggiore che avesse fino a quel momento da quando erano entrati nella grtoaa fece guardare Harry verso il basso. Ron
e Hermione erano sepolti fino alla vita nel tesoro, lottando per evitare che Bogrod affondasse nella marea crescente di
oggetti incandescenti, ma Unci-Unci era affondato, e nient'altro che le punte di alcune lunghe dita rimanevano visibili.
Harry raggiunse le dita di Unci-Unci e tirò. Il goblin ustionato emerse un po', gridando.
—Liberacorpus!— grido Harry e, con un colpo sordo, lui e Unci-Unci atterrarono sulla superficie del moltiplicato tesoro e la
spada cadde di mano a Harry.
—Prendetela!— grido Harry, lottando contro il dolore del metallo ardente contro la sua pelle, mentre Unci-Unci si arrampicava
di nuovo sulle sue spalle, risoluto ad evitare la massa cresciuta di oggetti rosso incandescente. -Dov'è la spada? Aveva la
coppa su di sé!-
Lo strepitio all'altro lato della porta stava diventando assordante… era troppo tardi.
—Lì!- Era Unci-Unci che l'aveva vista e si era lanciato su di lei, ed in quell'istante, Harry seppe che il goblin non aveva
mai creduto che mantenesse la sua parola. Una mano si strinse forte ad un ciuffo di capelli di Harry, per assicurarsi di non
cadere sullo spesso mare di ardente oro, Unci-Unci raggiunse l'impugnatura della spada e l'alzo fuori dalla portata di Harry.
La piccola coppa, infilata nel manico della della spada fu lanciata in aria. Col goblin a cavalcioni su lui, Harry si tuffò e
la prese, poteva sentirla scottare sulla sua carne ma non la lasciò, né quando innumerevoli coppe di Tassorosso esplosero nel
suo pugno, cadendo come pioggia su di lui, mentre l'entrata della volta si apriva nuovamente, si trovò a lanciarsi
incontrollabilmente, con una valanga di oro e di argento ardente, che lo lanciava con Ron e Hermione verso la camera esterna.
Era appena cosciente del dolore delle scottature che ricoprivano il suo corpo ed ancora avvolto dal crescente numero di
tesori che si moltiplicavano. Harry si mise la coppa in tasca e si allungò per recuperare la spada, ma Unci-Unci era andato
via. Scivolando dalle spalle di Harry appena che poté era corso velocemente per nascondersi tra i goblin vicini, brandendo la
spada e gridando —Ladri! Ladri! Aiuto! Ladri!-
Sparì in mezzo alla moltitudine che avanzava, sostenendo delle daghe che lo aspettavano senza ombra di dubbio.
Scivolando tra il metallo caldo, Harry lottò per alzarsi e cosciente che l'unica via d'uscita fosse passare attraverso di
loro.
—Stufeficium!— gridò, e Ron e Hermione si unirono a lui, raggi di luce rossa volarono verso la moltitudine di goblin ed
alcuni furono schiantati, ma altri avanzarono, e Harry vide vari maghi correre dopo aver svoltato l'angolo.
Il drago legato sciolse un ruggito, ed un getto di fuoco cadde sui goblin. I maghi fuggirono, ritornando da dove erano venuti
e, l'ispirazione o la pazzia, si impadronirono di Harry, che grido:
—Relashio!-
Le maglie rotte si aprirono con una sonora esplosione.
—Quì!— gridò Harry e, sparando incantesimi assordanti verso i goblin che avanzavano, corse verso il drago cieco.
—Harry… Harry… Che cosa stai facendo?— gridò Hermione.
—Venite su, arrampicatevi, andiamo…-
Il drago non si era reso conto di essere libero, il piede di Harry trovò il dito della sua zampa posteriore e calciò
d'impulso il suo lombo. Le squame erano dure come l'acciaio, ma non sembrò sentirlo. Allungò un braccio, Hermione lo trovò e
si arrampicò; Ron fece lo stesso poco dopo e, in un secondo, il drago notò che non era legato.
Con un ruggito si alzò, Harry cadde sulle sue ginocchia, aggrappandosi alle squame il più forte che poteva, mentre il
dispiegava le ali, abbattendo gli isterici goblin come birilli, poi si alzò nell'aria. Harry, Ron e Hermione, si attaccarono
al suo dorso, sfiorando il soffitto mentre si tuffava verso l'apertura del corridoio, allora i goblin lanciarono le daghe che
rimbalzarono contro i suoi fianchi.
—Non potremmo mai uscire, è troppo grande!— gridò Hermione, ma il drago aprì la bocca e eruttò fuoco di nuovo, facendo
esplodere il tunnel, i cui piani e soffitti si screpolarono e spezzarono. Con forza pura, il drago attaccò e lottò per farsi
strada. Gli occhi di Harry erano fermamente chiusi a protezione dal caldo e dalla polvere. Assordato per il crollo delle
rocce ed i ruggiti del drago, poté solo aggrapparsi al suo dorso, sperando di uscirne vivo, allora sentì Hermione gridare,
—Defodio!-
Stava aiutando il drago a rendere più grande il passaggio, rompendo il soffitto mentre lottava per uscire verso l'aria
fresca, lontano dagli isterici e rumorosi goblin. Harry e Ron la imitarono, screpolando il soffitto con altri incantesimi.
Uscirono dal lago sotterraneo e la grande bestia sembrò avvertire la sensazione di libertà e lo spazio aperto davanti a lui,
dietro di loro c'era il corridoio pieno di rottami prodotti dal drago con la coda uncinata, lasciando grandi mucchi di
roccia, gigantesche stalattiti fratturate e lo strepitio dei goblin che sembrava si stesse spegnendo, mentre davanti, il
fuoco del drago continuava a farsi strada.
E finalmente, con gli sforzi combinati dei loro incantesimi e della forza grezza del drago, sfociarono fuori dal corridoio
verso l'entrata di marmo. Goblin e maghi strillarono e corsero a cercare riparo e, finalmente, il drago ebbe spazio per
aprire interamente le sue ali.
Uscendo, la sua testa con le corna, verso l'aria fresca dell'esterno poteva annusare al di là della porta, e avanzò, con
Harry, Ron e Hermione ancora aggrappati al suo dorso, forzò il suo passaggio attraverso le porte di metallo, lasciandoli
penzoloni dai propri cardini e, barcollando per Diagon Alley si lanciò verso il cielo.
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