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Capitolo 27
L'ULTIMO NASCONDIGLIO
Non avevano modo di dirigerlo, il drago non riusciva a vedere dove andava e Harry sapeva che se avesse girato improvvisamente
o se avesse fatto un giro della morte sarebbe stato impossibile aggrapparsi al suo ampio dorso.
Tuttavia, mentre salivano sempre più in alto, Londra si spiegava sotto come una mappa grigia e verde. Il sentimento che
opprimeva Harry era di gratitudine per una fuga che era sembrata impossibile.
Chinandosi sul collo della bestia, si aggrappò con forza alle squame metalliche, mentre un fresco venitcello alleviava la sua
pelle bruciata e gonfia, le ali del drago sferzavano l'aria come le pale di un mulino a vento.
Sulla sua schiena, per diletto o paura, Harry non era in grado di stabilirlo, Ron continuava a gridare e Hermione sembrava
che stesse singhiozzando.
Dopo cinque minuti o giù di lì, Harry perse qualcosa dell'istantanea trepidazione sul fatto che fosse il drago a dirigerli,
poiché, apparentemente, non cercava più di allontanarsi il più possibile dalla sua prigione nel sottosuolo, ma sembrava voler
atterrare.
La prospettiva di come e quando sarebbero smontati dal drago a Harry continuava a risultare terrificante. Non aveva idea di
quanto tempo potevano volare i draghi senza scendere terra, né di come questo drago in questione, che appena poteva vedere,
avrebbe potuto localizzare un buon posto per atterrare.
Si guardava costantemente intorno, immaginando di sentir bruciare la sua cicatrice… quanto tempo sarebbe passato prima che
Voldemort avesse scoperto che erano irrotti nella Camera dei Lestrange? Quanto avrebbero tardato i folletti della Gringott a
comunicarlo a Bellatrix? Con quanta rapidità avrebbero scoperoo cosa avevano preso?
Allora, quando avrebbero scoperto che la coppa non c'era… Voldemort avrebbe saputo, finalmente, che stavano cercando
l'Horcrux… il drago sembrava aver voglia di aria più fresca e pulita, salì senza fermarsi fino a che non entrò, volando, in
alcune volute di nuvole fredde e Harry non riuscì a continuare a osservare i punti colorati che erano le automobili che
fluivano per la capitale.
Continuarono a volare sulla campagna coltivata divisa in toppe verdi e marroni, con strade e fiumi che serpeggiavano
attraverso il paesaggio come focchi di nastri satinati.
—Che cosa credi che stia cercando?- atrillò Ron mentre continuavano a volare sempre di più verso il nord.
—Non ne ho idea- gli gridò di rimando Harry. Le sue mani erano intorpidite ma non fece alcun tentativo di allentare la presa
per saggiarle. Passava ogni momento a domandarsi cosa avrebbero fatto se avessero visto la costa apparire sotto di loro, se
il drago si stesse dirigendo verso il mare aperto. Era congelato ed intorpidito, senza contare che era disperatamente
affamato ed assetato.
Quando, si domandava, la bestia avesse goduto del suo ultimo pasto? Sicuramente avrebbe avuto presto bisogno presto di cibo…
E se, in quel momento, si sarebbe reso conto di portare tre umani perfettamente commestibili seduti sul suo dorso?
Il sole tramontò e il cielo stava diventando di colore indaco, il drago continuava a volare, città e paesi sparivano dalla
vista sotto di loro, la sua enorme ombra scivolava sulla terra come se fosse una grande nuvola oscura. Ogni parte di Harry si
deteriorava per lo sforzo che serviva a reggersi sul dorso del drago.
—È una mia impressione— gridò Ron dopo un considerevole momento di silenzio. —o stiamo perdendo quota?-
Harry guardò giù e vide montagne verdie profondi laghi ramati dall'imbrunire. Il paesaggio sembrava diventare più grande e
dettagliato mentre guardava, sporgendosi oltre il fianco del drago e, si domandava, se questi avrebbe indovinato la presenza
di acqua fresca per gli scintillii della luce del sole che si riflettevano su di lei.
Il drago volò sempre basso, in grandi circoli in spirale, su quello che, apparentemente, era uno dei laghi più piccoli.
—Io dico di saltare appena siamo abbastanza vicini al suolo!- grido Harry agli altri due. -Diretti all'acqua prima che si
renda conto che siamo qui!-
Furono d’accordo, Hermione un po' debolmente. Ora Harry risciva a scorgere l'ampio ventre giallo del drago ondeggiare sulla
superficie dell'acqua.
—ORA!-
Scivolò giù per il fianco del drago e cadde in picchiata coi piedi rivolti verso la superficie del lago, la caduta fu più
grande di qanto Harry avesse stimato e sbattè con forza contro l'acqua, affondando come una pietra in un mondo gelato, verde
e pieno di giunchi.
Scalciò verso la superficie e riemerse, sbuffando. Vide enormi onde formarsi in circoli nei posti dove Ron e Hermione erano
caduti.
Il drago non sembrava aver notato niente. Era già lontano di almeno cinquanta piedi, disceso in punto sul lago per prendere
acqua col suo terrificante muso.
Mentre Ron e Hermione emergevano dal fondo del lago ansimando e sputando, il drago ritornò in volo, battendo le sue ali con
forza ed atterrò finalmente su un monticello distante.
Harry, Ron e Hermione si diressero verso il bordo opposto. Il lago non sembrava profondo. Ma il punto era riscire a uscire
nuotando attraverso giunchi e fango.
Ce la fecero e, finalmente, crollarono, inzuppati, ansimanti ed esausti sull'erba scivolosa.
Hermione tossiva e tremava. Benché Harry si era disteso a terra per dormire, si rimise in piedi e, bracollando, tirò fuori la
bacchetta e cominciò a recitare gli incantesimi di protezione attorno ai tre.
Quando ebbe finito, si unì agli altri due. Era la prima volta che riusciva a vederli bene da quando erano scappati dalla
Gringott.
Entrambi recaavano brutte scottature rossicce su tutto il viso e sulle braccia.
Facevano smorfie di dolore mentre si applicavano un po’ di díttamo sulle molte ferite. Hermione passò a Harry il fiasco, dopo
tirò fuori tre bottiglie di succo di zucca, che aveva portato da Shell Cottage; e dei vestiti asciutti e puliti per i tre.
Si cambiarono e poi bevvero il succo.
—Bene, guardando il lato positivo— disse finalmente Ron, seduto ed esaminando come la pelle delle mani gli ricresceva
—Abbiamo l’ Horcrux. Per lo meno…—
-…non abbiamo la spada— disse Harry, stringendo i denti, mentre lasciava cadere il díttamo su un buco bruciacchiato nei suoi
jeans fino alla brutta scottatura sotto.
—Non abbiamo la spada— ripetè Ron. —Quel piccolo topo traditore…-
Harry tirò fuori l'Horcrux dalla tasca della giacca inzuppata che si era tolto e si sedette sull'erba di fronte a loro.
Scintillava alla luce del sole ed attirava i loro sguardi mentre bevevano a sorsi le bottiglie di succo di zucca.
—Almeno non possiamo portare la cosa addosso, sarebbe un po' strana a penzoloni attorno ai nostri colli— disse Ron,
ripulendosi la bocca col dorso della mano.
Hermione guardò l'altro lato del lago, il distante monticello dove il drago continuava a bere.
—Che cosa pensate che gli accadrà?— chiese. —Starà bene?-
—Sembri Hagrid,— disse Ron. —è un drago, Hermione, sa badare a sé stesso. È per noi che dovremmo preoccuparci...-
—Che cosa vuoi dire?-
—Beh non so come spiegartelo —disse Ron. -ma credo che forse abbiano notato che siamo irrotti nella Gringott.-
I tre risero e, una volta cominciato, gli fu difficile fermarsi. A Harry dolevano le costole e si sentiva debole per la fame,
ma si appoggiò sull'erba sotto il cielo fiammante e rise fino ad avere la gola fatta di carne viva.
—Che cosa facciamo ora?— disse finalmente Hermione, singhiozzando e riprendendo la serietà. —Voi-sapete-chi lo saprà, no?
Voi-sapete-chi saprà che sappiamo dei suoi Horcrux.-
—Forse avranno troppa paura per dirglielo!— disse Ron speranzoso.—forse glielo nasconderanno… il cielo, l'odore dell'acqua
del lago, il suono della voce di Ron si estinsero. Il dolore attraversò la testa di Harry come il colpo di una spada.
Stava in piedi in una stanza debolmente illuminata e un semicerchio di maghi gli stava di fronte, sul suolo ai suoi piedi era
inginocchiata una piccola e tremula figura.
—Che cos'hai detto?— La sua voce era fredda e forte, ma furia e paura ardevano dentro di lui. L'unica cosa che temeva… ma non
poteva esserne certo, non poteva capire come… il folletto stava tremando, incapace di mantenere lo sguardo sugli occhi rossi
che stavano al di sopra dei suoi.
—Ripeti!— mormorò Voldemort.—Ripetilo di nuovo!-
—M… mio Signore— balbettò il folletto, i suoi occhi neri pieni di terrore.—M… mio Signore… ab-abbiamo tenta di… di fermarli.
Degli im-im-impostori, mio Signori sono irrotti… sono irrotti dentro la… dentro la Camera dei Lestrange…
—Impostori? Che impostori? Credevo che la Gringott aveva modo di scoprire gli impostori? Chi erano?—
-Erano… erano… il p-piccolo P-Potter ed i suoi d-due complici…
—Cos'hanno preso?— disse, la sua voce si alzò, una terribile paura l'inondò.—Dimmello! Che cosa hanno preso?-
—U-una p-piccola c-coppa dorata m-mio Signore…-
Gridó di furia, di negazione, la sua voce suonò come quella di un estraneo. Era impazzito, frenetico. Non poteva essere vero,
era impossibile, nessuno lo sapeva. Come era possibile che il ragazzo avesse scoperto il suo segreto?
La Bacchetta di Sambuco attraversò chiaramente l'aria e la luce verde esplose per tutta la stanza, il folletto cadde di lato,
morto.
I maghi che osservavano la scena si dispersero, terrorizzati. Bellatrix e Lucius Malfoy erano in testa alla loro corsa verso
la porta e, un'altra volta la bacchetta colpì e quelli che rimasero dietro furono assassinati, tutti, per portargli la
notizia, per aver sentito parlare della coppa d'oro…
Solo, in mezzo alla morte che aveva dispensato a destra e a sinistra, passarono davanti ai suoi occhi i suoi tesori, le sue
salvaguardie, le sue ancore all'immortalità, il diario era stato distrutto e la coppa rubata.
E se… e se il ragazzo sapeva degli altri?
Avrebbe potuto saperlo, avrebbe già fatto qualcosa a riguardo, ne aveva già trovati altri? Era stato Silente l'origine di
tutto ciò? Silente che aveva sospettato di lui; Silente, morto su suo ordine; Silente, la cui bacchetta ora era sua che si
sollevava oltre l'ignominia della morte attraverso il ragazzo, il ragazzo… Ma sicuramente se il ragazzo avesse distrutto
tutti i suoi Horcrux, lui, Lord Voldemort, l'avrebbe saputo, l'avrebbe sentito? Egli, il mago più grande di tutti i tempi,
lui, il più potente, lui, l'assassino di Silente e di molti altri uomini senza nome.
Come avrebbe fatto Lord Voldemort a non sapere che la sua cosa più importante e pregiata, era stato attaccata, mutilata?
Certo, non aveva sentito che il diario era stato distrutto, ma aveva creduto che era perché non aveva un corpo con cui
sentire, perché era l'essere che valeva meno di un fantasma…
No, sicuramente il resto era in salvo… Gli altri Horcrux dovevano essere intatti… Però doveva sapere, doveva esserne sicuro…
camminò per la stanza, allontanando con un calcio il cadavere del goblin mentre passava e le immagini si dileguarono ed
arsero nel suo cervello in ebollizione: il lago, la casa e Hogwarts… Un pizzico di calma placò ora la sua furia.
Come avrebbe fatto il ragazzo a sapere che aveva nascosto l'anello nella casa dei Gaunt? Nessuno ha mai saputo che fosse
relazionato coi Gaunt, aveva nascosto la connessione, gli assassini non erano mai stati collegati a lui. L'anello,
sicuramente, era in salvo.
E come avrebbe fatto il ragazzo, o chiunque, a sapere della grotta o a penetrare la sua protezione? L'idea che il medaglione
fosse stato rubato era assurda…
In quanto alla scuola, solo lui sapeva dove aveva nascosto l Horcrux a Hogwarts, perché solo lui aveva scoperto i segreti più
profondi di quel luogo… E rimaneva ancora Nagini, che ora doveva rimanergli sempre vicino, senza essere inviata ad eseguire
altri ordini, sotto la suo protezione…
Ma per esserne sicuro, completamente sicuro, doveva ritornare in ognuno dei suoi nascondigli, doveva raddoppiare la
protezione attorno ad ognuno dei suoi Horrocrux…
Un lavoro, come la ricerca della Bacchetta di Sambuco che doveva realizzare da solo… Avrebbe dovuto visitare prima il luogo
in cui era in maggior pericolo? Una vecchia inquietudine oscillò dentro di lui. Silente conosceva il suo secondo nome…
Silente avrebbe potuto aver fatto la connessione coi Gaunt… La casa abbandonata era, forse, il meno sicuro dei suoi
nascondigli, era lì dove doveva andare prima… il lago, sicuramente impossibile… pensare che esistesse la più lieve
possibilità che Silente avesse conosciuto una delle sue passate malefatte, durante la sua epoca nell'orfanotrofio era
assurdo.
E Hogwarts… ma sapeva che l'Horcrux era al sicuro. Sarebbe stato impossibile per Potter entrare a Hogsmeade senza essere
scoperto, senza parlare della scuola. Tuttavia, sarebbe stato prudente mettere in guardia Piton sul fatto che il ragazzo
sarebbe potuto cercare di tornare ad entrare nel castello… raccontare a Piton perché il ragazzo potrebbe desiderare di
ritornare sarebbe stato assurdo, ovviamente. Era stato un grave errore fidarsi di Bellatrix e Malfoy. Non avevano provato con
la loro stupidità e disattenzione quanto imprudente fosse il confidare segreti?
Sarebbe andato prima alla casa dei Gaunt e avrebbe portato Nagini con lui. Non sarebbe tornato a separarsi dal serpente…
Camminò velocemente attraverso la stanza, attraverso l'entrata e fuori, verso l'oscuro giardino.
Convocò il serpente in Serpentese e quello si riunì a lui, come una lunga ombra…
Gli occhi di Harry si aprirono mentre spingeva se stesso a tornare al presente. Era disteso sul monticello del lago sotto il
sole e Ron e Hermione lo guardavano. A giudicare dai loro sguardi preoccupati e dal continuo pizzicare della sua cicatrice,
la sua subitanea escursione dentro la mente di Voldemort non era passata inosservata. Cominciò a mettersi penosamente in
piedi, tremando, vagamente sorpreso che continuasse ad essere bagnato e vide la coppa che giaceva innocentemente dietro di
lui sull'erba ed il lago, di un azzurro profondo ricoperto dei dorati raggi del sole.
—Lo sa.— La propria voce suonava estranea e debole dopo le forti grida di Voldemort. -Lo sa e sta controllando gli altri e
l'ultimo— era già in piedi -È a Hogwarts. Lo sapevo. Lo sapevo.-
—Che cosa?- Ron lo guardava fisso; Hermione aveva un aspetto preoccupato.
—Ma che hai visto? Come lo sai?-
—L'ho visto quando è venuto a sapere della coppa, io… io eoo nella sua testa, egli è— Harry ricordò gli assassini. —
seriamente arrabbiato, e anche spaventato, non riesce a capire come lo abbiamo scoperto ed ora sta a andando a verificare che
gli altri siano in salvo, l'anello per primo. Crede che quello che sta a Hogwarts è quello che sia più al sicuro, perché
Piton sta lì, perché sarà molto difficile entrare senza essere visti. Credo che controllerà quello per ultimo, ma potrebbe
arrivare lì fra un po' di tempo, è questione di ore…—
-Hai Visto in che posto di Hogwarts, di preciso?— chiese Ron, lottando per mettersi anche sui suoi piedi.
—No, era concentrato su Piton, non pensava dove esattamente…-
—Non possiamo andarci!— gridò Hermione mentre Ron posava l’ Horcrux e Harry tirava fuori il Mantello dell’ Invisibilità, di
nuovo. -Non possiamo andarci, non abbiamo un piano, dobbiamo…—
-Dobbiamo muoverci— disse fermamente Harry. Aveva sperato di dormire, riuscire a riposarsi nella nuova tenda, ma ormai era
impossibile. —Puoi immaginarti quello che farà una volta che avrà scoperto che l'anello ed il Medaglione sono spariti. E se
sposta l'Horrocrux che sta a Hogwarts, se decide che non è sufficientemente protetto?-
—Ma come entriamo?-
—Andremo a Hogsmeade— disse Harry —E cercheremo di ideare qualcosa, una volta vista la protezione attorno alla scuola.
Mettiti sotto il mntello, Hermione, voglio che vi ci copriate anche voi, questa volta.-
—Ma non ci copre bene…—
-Sarà buio, nessuno noterà i nostri piedi.-
Il battito di alcune ali enormi rieccheggiò attraverso l'acqua scura. Il drago aveva bevuto a sufficienza e si era alzato in
volt.
Si trattennero brevemente per i preparativi e lo videro salire sempre più in alto, ora scuro contro il cielo che imbruniva
rapidamente, fino a che sparì su una montagna vicina.
Allora Hermione avanzò ed occupò il suo posto tra i due ragazzi. Harry allungò il Mantello il più possibile ed insieme
girarono sul posto verso l'opprimente oscurità.
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