Harry Potter e i Doni della Morte  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE


HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE
  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE

Nuova pagina 1

 

Capitolo 28

LO SPECCHIO PERDUTO

 

I piedi di Harry toccarono la strada. Vide la familiare strada di Hogsmeade, le facciate scure dei negozi, la linea di foschia sulle montagne dietro il villaggio, la curva sul tragitto che conduceva direttamente a Hogwarts e la luce che usciva dalle finestre de "I Tre Manici di Scopa" e, con una scossa alla testa, ricordò con esattezza straziante quando era atterrato lì quasi un anno prima, sostenendo un Silente disperatamente debole; Tutto questo in un secondo, durante l'aterraggio… Mentre rilassava la sua stretta sulle braccia di Ron e Hermione, accadde. L'aria fu strappata da un grido che risuonò come quello di Voldemort che scopriva il furto della coppa. Risuonò in ognuno dei nervi del corpo di Harry e seppe che era stato causato dalla sua Materializzazione. Mentre guardava verso l'altro ciglio della strada, la porta de I Tre Manici di Scopa si aprì improvvisamente ed una dozzina di mangiamorte incappucciati e mascherati uscirono nella strada, con le bacchette in alto. Harry afferrò il polso di Ron quando questi alzò la sua bacchetta. Erano troppi per correre. Perfino provarci avrebbe rivelato la loro posizione. Uno dei mangiamorte alzò la sua bacchetta ed il grido cessò, rieccheggiando attraverso le montagne distanti. —Accio Mantello!— ruggì uno dei mangiamorte. Harry afferrò alcune pieghe, ma il mantello non fece alcun tentativo di scappare. L'incantesimo d'appello non aveva funzionato. —Non sei sotto il Mantello, allora, Potter?— gridò il mangiamorte che aveva provato a lanciare l'incantesimo e, dopo, disse ai suoi compagni —Dividetevi, ora!È quì.- Sei mangiamorte corsero verso di loro, Harry, Ron e Hermione retrocederono il più rapidamente possibile verso la strada laterale più vicina ed i mangiamorte non li trovarono per millimetri. Sperarono, nell'oscurità, sentendo i passi correre sopra e sotto, la luce delle bacchette dei mangiamorte che cercavano lungo la strada. —Andiamo!— sussurrò Hermione. —Smaterializziamoci ora!- —Eccellente idea!— disse Ron, ma prima che Harry potesse rispondere, un mangiamorte gridò -Sappiamo che sei quà, Potter, e non c’è alncuna via d'uscita! Ti troveremo!- —Ci stavano aspettando— sussurrò Harry. —Hanno messo quell'incantesimo affinché li avvisasse quando saremmo arrivati. Suppongo che abbiano fatto qualcosa per mantenerci qui, in trappola…— -Dove sono i dissennatori?— disse un altro mangiamorte. -Metteteli a briglie sciolte, li troveranno rapidamente!- —Il Signore Oscuro non vuole Potter morto per nessuna mano che non sia la sua…— -…i dissennatori non lo ammazzeranno! Il Signore Oscuro vuole la vita di Potter, non la sua anima. Sarà più facile da ammazzare se è stato prima Baciato!- Ci fuono mormorii d'approvazione. La paura inondò Harry: per respingere i dissennatori avrebbero dovuto evocare dei Patronus e li avrebbero scoperti immediatamente. —Dobbiamo cercare di Smaterializzarci, Harry!— sussurrò Hermione. Mentre lo diceva, sentì il freddo innaturale estendersi lungo la strada. La luce sparì dall'ambiente, anche le stelle svanirono. In mezzo all'oscurità, sentì Hermione afferrare e stringere il suo braccio ed insieme girarono sul posto. L'aria in cui avrebbero dovuto muoversi, sembrava essere solida. Non potevano Smaterializzarsi, i mangiamorte avevano fatto bene i loro incantesimi. Il freddo penetrava sempre più dentro di Harry. Ron, Hermione e lui retrocederono all'indietro lungo la strada laterale, camminando a tentoni lungo la parete, cercando di non fare rumore. Allora, all'angolo, scivolando silenziosamente, arrivarono i dissennatori, dieci o più di loro, appena visibili perc l'oscurità più densa dell'ambiente circostante, con i mantelli neri e le pustolose mani in decomposizione. Potevano sentire la loro paura nelle vicinanze? Harry ne era sicuro. Sembravano avvicinarsi rapidamente ora, con quegli inopportuni e rochi respiri che ranto detestava, sentendo la disperazione nell'aria, avvicinandosi… Alzó la sua bacchetta. Non poteva, non avrebbe provato il bacio dei Dissennatori, senza importarsi di ciò che sarebbe successo dopo. Pensò a Ron e a Hermione mentre sussurrava —Expecto Patronum!- Il cervo argenteo sorse dalla sua bacchetta e li investì. I dissennatori si dispersero e si sentì un grido trionfante provenire da un punto imprecisato. —È lui, è laggiù, laggiù, ho visto il suo Patronus, era un cervo!- I dissennatori si erano ritirati, le stelle scintillavano di nuovo ed i passi dei Mangiamorte si facevano piu forti, ma prima che Harry, nel panico potesse decidere cosa fare, si sentì uno stridere di cardini, una porta si aprì sul lato sinistro della stretta strada ed una voce aspra disse: —Potter, quì dentro, rapido!- Ubbidirono senza vacillare, i tre si affrettarono attraverso la soglia aperta. —Su per le scale, rimanete sotto il mantello, state in silenzio!— mormorò una figura alta, passando loro vicino mentre usciva sulla strada e si chiudeva la porta dietro lui. Harry non aveva avuto idea di dove si trovasserol, ma ora, alla luce tremula di una semplice candela, riconobbe lo sporco suolo ricoperto di segatura della locanda "La Testa di Porco". Corsero dietro il bancone ed attraverso una seconda porta che conduceva ad una precaria scala di legno che salirono il più rapidamente possibile. Le scale davano su un soggiorno con un tappeto logoro ed un piccolo camino, sulla quale era appeso un grande ritratto ad'olio di una ragazza bionda che guardava verso la stanza con una specie di dolcezza assente. Arrivarono delle grida dalle strade. Sempre portando addosso il Mantello dell'Invisibilità, si avvicinarono alla sozza finestra e guardarono verso il basso. Il suo salvatore chw Harry riconobbe come il barista della Testa di Porco, era l'unica persona che non indossava un cappuccio. —Che cosa?— ruggì verso uno dei visi incappucciati. -Che cosa? Se inviate i dissenatori nella mia strada, io rispondo con un Patronus! Non permetterò che si avvicinino alla locanda! Ve l'ho detto! Non lo permetterò!— —Quello non era il tuo Patronus— disse un mangiamorte. —Era un cervo. Era quello di Potter!- —Cervo!— grugnì il barista e tiro fuori la sua bacchetta. —Cervo! Idiota, Expecto Patronum!- Qualcosa di enorme e con delle corna uscì dalla bacchetta. Con la testa bassa, trottò per High Street, fino a perdersi di vista. —Quello non è quello che ho visto— disse il mangiamorte, benché ora sembrasse meno sicuro. —È stato violato il Coprifuoco, l'hai sentito il rumore— disse uno dei suoi compagni al barista. —Qualcuno er per strada contro le regole…— -Se voglio lasciare uscire il mio gatto, lo farò e al diavolo il tuo Coprifuoco!- —Hai attivato tu l'incantesimo ululante?- —E se lo avessi fatto? Mi porterai ad Azcaban? Mi ammazzi per aver messo il naso fuori dalla mia porta? Fatelo allora, se volete! Ma spero che per il vostro bene non abbiate premuto il Marchio Nero, chiamandolo. Non gli farà piacere venire quì per il mio naso ed il mio vecchio gatto, o sì?- —Non ti preoccupare per noi— disse uno dei mangiamorte —Preoccupati per te stesso, Hai violato il Coprifuoco!- —E dove trafficherete con pozioni e veleni quando il mio bar sarà chiuso? Che cosa ne sarà della vostra piccola attività supplementare?- —Ci stai minacciando?- —Io tengo la bocca chiusa, è per questo che venite qui, no?- —Continuo a credere di aver visto un Patronus a forma di cervo!— grido il primo Mangiamorte. —Cervo?— ruggì il cantiniere. —È una capra, idiota!- —D'accordo, abbiamo commesso un errore— disse il secondo Mangiamorte.—Viola di nuovo il Coprifuoco e non saremo tanto clementi!- I Mangiamorte svoltarono verso High Street. Hermione gemé di sollievo, uscendo da sotto il Mantello e si sedette su una sedia dalle gambe traballanti. Harry tirò le tende e dopo tolse il Mantello di dosso a lui e a Ron. Potevano sentire il barista di sotto che chiudeva i catenacci della porta del bar e dopo salire le scale. L'attenzione di Harry fu catturata da qualcosa sulla mensola del camino, un piccolo specchio rettangolare, collocato proprio sotto al ritratto di una ragazza. Il barista entrò nella stanza. —Maledetti idioti— disse bruscamente, guardando da uno all'altro. —Che cosa stavate pensando di fare, venendo qui?- —Grazie!— disse Harry. —Non la ringrazieremo mai abbastanza! Ci ha salvato la vita!- Il barista grugnì. Harry si avvicinò e gli squadrò il viso, cercando di vedere al di là dei lunghi, fibrosi e canuti capelli e della barba. Portava un paio di occhiali. Dietro gli sporchi vetri, gli occhi erano di un azzurro brillante e penetrante. —È il suo occhio che ho visto nello specchio!- Il silenzio calò nella stanza. Harry ed il barista si guardarono. —Lei ci ha mandato Dobby!- Il barista annuì e cercò intorno l'elfo. —Pensavo che fosse con te. Dove l'hai lasciato?- —È morto— disse Harry. —L'ha ucciso Bellatrix Lestrange.- Il viso del barista rimase indifferente. Dopo alcuni momenti disse: —Mi dispiace sentirlo. Mi piaceva quell'elfo.- Si voltò, accendendo delle candele con la sua bacchetta, senza guardare nessuno di loro. —Lei è Aberforth— disse Harry alla schiena dell'uomo. Egli non lo confermò né negò, bensì si chinò per accendere un'altra candela. —Come ha avuto questo?— domandò Harry, camminando verso lo specchio di Sirius, il gemello d i quello che aveva rotto quasi due anni prima. —L'ho comprato da Dung circa un anno fa.— disse Aberforth. —Albus mi ha detto quello che era. Cercavo di tenerti d'occhio. Rum ansimò. —La cerva argentata— disse eccitatamente. —È stato lei anche quella volta?- —Di che stai parlando?— chiese Aberforth. —Qualcuno c'ha inviato un Patronus a forma di cerva!- —Con un cervello così, potresti essere un Mangiamorte, ragazzo. Ho appena provato che il mio Patronus è una capra, no?- —Oh...— disse Ron —D'accordo… bene, ho fame!— aggiunse sulla difensiva mentre il suo stomaco scioglieva un enorme grugnito. —Andrò a prendere un po' di cibo— disse Aberforth ed uscì dalla stanza, riapparendo qualche istante più tardi con una grande pagnotta di pane, un po'di formaggio ed una brocca di stagno piena d'idromele, li appoggiò su un piccolo tavolo di fronte al fuoco. Affamati, mangiarono e bevvero e, per un momento solo, ci fu silenzio, fatta eccezzione per gli scoppiettii del fuoco, i colpi dei bicchieri ed il suono prodotto dal masticare. —Bene allora,— disse Aberforth dopo che ebbero finito di mangiare, e Harry e Ron si sedettero curvi e sonnolenti sulle sue sedie. —Dobbiamo pensare al modo migliore di tirarvi fuori di quì. Non può essere di notte, hai già sentito quello che succede se qualcuno si muove all'esterno nell'oscurità. L'incantesimo ululante si attiva, usciranno dietro voi come Asticelli su uova di doxy. Non penso di essere capace di fare passare un cervo per una capra una seconda volta. Aspettate che albeggi e, quando il Coprifuoco finirà, allora vi potrete mettere il vostro Mentello dell'Invisibilità di nuovo e potrete uscire a piedi. Uscite direttamente fuori da Hogsmeade, verso le montagne e, lì, potrete Smaterializzarvi. Forse incontrerete Hagrid. Si sta nascondendo lassù in una grotta con Grop da quando hanno cercarono di arrestarlo.- —Non andremo via— disse Harry. —Dobbiamo entrare a Hogwarts.- —Non essere stupido, ragazzo.— disse Aberforth. —Dobbiamo farlo— disse Harry. —Quello che dovete fare— disse Aberforth, piegandosi in avanti. —è andarvene il più lontano possibile da quì.- —Non capisce. Non c'è molto tempo. Dobbiamo riuscire ad entrare nel Castello. Silente… voglio dire, suo fratello, voleva che noi…- La luce del camino fece sì che i sozzi occhiali di Aberforth diventassero momentaneamente opachi, di un colore brillante che a Harry ricordò il colore degli occhi ciechi del ragno gigante, Aragog. —Mio fratello Albus voleva un mucchio di cose— disse Aberforth. —E la gente ha l'abitudine di uscire malconcia mentre lui portava a termine i suoi grandi piani. Mantieniti lontano da quella scuola, Potter, e anche dal Paese se puoi. Dimentica mio fratello ed i suoi astuti progetti. Se n'è andato dove niente di ciò può ferirlo e voi non gli dovete niente.- -Lei non capisce- disse Harry di nuovo. -Ah no?- disse Aberforh con calma -Credi che non capisca mio fratello? Credi di conoscere ad Albus meglio di me?- -Non volevo dire questo- disse Harry, il cui cervello si sentiva intorpidito per la stanchezza e l'eccesso di cibo, e aggiunse: -Lui... mi ha lasciato un compito.- -Davvero?- disse Aberforth. -Un compito gradevole, spero. Comodo? Facile? Le classiche cose che spereresti che un mago bambino non qualificato potesse fare senza abusare di se stesso?- Ron rise. Hermione sembrava stanca. -Non è facile, no- disse Harry. -Ma devo...- -Devi? Perché? È morto, no?- disse rudemente Aberforth -Vattene, ragazzo, prima che tu lo segua! Salvati!- -Non posso.- -Perché no?- -Io...- Harry si sentiva superato; non poteva spiegarlo, cosicché passò all'offensiva. -Ma ha lottato anche lei, stava nell'Ordine della Fenice.- -Lo ero- disse Aberforth. -L'Ordine della Fenice è finito. Tu-Sai-Chi ha vinto, è finita, chi finge che sia il contrario si sbaglia, mente a se stesso. Quì non sarai mai in salvo, Potter, Lui ti vuole. Lascia il Paese, nasconditi, salva te stesso. Sarà meglio che ti porti questi due con te.- Puntò il pollice verso Ron e Hermione. -Saranno in pericolo finché vivranno ora che tutto il mondo sa che ti stanno aiutando.- -Non possiamo andare via- disse Harry. -Abbiamo un compito da...- -Che lo faccia un altro!- -Non è possibile. Devo essere io. Silente mi ha spiegato tutto...- -Ah, davvero? E ti ha detto proprio tutto, fu onesto fino in fondo con te?- Harry desiderò con tutto il suo cuore dire "Sì", ma in qualche modo quella semplice parola non arrivava alle sue labbra. Aberfoth sembrò sapere quello che stava pensando. -Conoscevo mio fratello, Potter. Ha imparò la segretezza nel grembo di mia madre. Segreti e bugie, è così che siamo cresciuti, io ed Albus... era nella sua natura.- Gli occhi del vecchio viaggiarono fino al dipinto della ragazza sul camino. Era, ora che Harry se ne rendeva conto, l'unica foto nella stanza. Non c'era nessuna foto di Albus Silente, né di nessun altro. -Signor Silente- disse abbastanza timidamente Hermione. -Quella è sua sorella Ariana?- -Sì- disse Aberfoth, teso. -Stai leggendo Rita Skeeter, vero, signorina?- Perfino alla luce pallida del fuoco si notò chiaramente che Hermione era arrossita. -Elphias Doge ce l'ha menzionata- disse Harry, cercando di coprire Hermione. -Quel vecchio imbecille- mormoró Aberforth, prendendo un altro sorso di idromele. -Credeva che il sole uscisse e si rimettesse alla volontà di mio fratello, naturalmente. Buono, come molta gente, inclusi voi tre per quello che si vede.- Harry ascoltò in silenzio. Non voleva esprimere i dubbi e le incertezze che l'avevano assillato per mesi. Aveva fatto la sua scelta mentre vangava la tomba per Dobby, aveva deciso di continuare per la sinuosa e pericolosa strada segnata per lui da Albus Silente, accettando il fatto che non gli era stato detto tutto quello che voleva sapere, ma semplicemente fidandosi. Non aveva alcun desiderio di tornare a dubitare; Non voleva sentire niente che potesse deviarlo dal suo proposito. Incrociò lo sguardo di Aberforth che era tanto penetrante quanto quello di suo fratello. I brillanti occhi azzurri davano la stessa impressione, che ti passassero ai raggi X, e Harry credette che Aberforth sapeva quello che stava pensando e lo disprezzava per questo. -Il Professor Silente si preoccupava per Harry, moltissimo- disse a voce bassa Hermione. -Davvero?- disse Aberforth. -È curioso come molte delle persone che apprezzava tanto mio fratello siano finite peggio che se avesse lasciato loro in pace.- -Che cosa vuol dire?- domandò Hermione senza respirare. -Non importa- disse Aberforth. -Ma è una cosa veramente seria da dire!- disse Hermione. -Sta parlando di sua sorella?- Aberforth la guardò fisso. Le sue labbra si muovevano come se stesse mordendo le parole per contenerli. Allora prese a parlare. -Quando mia sorella aveva sei anni, fu attaccata da tre piccoli Babbani. L'avevano vista fare della magia, spiando attraverso la siepe del giardino posteriore. Era una bambina, non riusciva a controllarlo, nessuna strega o mago può a quell'età. Ciò che videro, li spaventò, suppongo. Si fecero largo attraverso la siepe e, quando lei non mostrò loro il trucco, la tennero rinchiusa per un po' cercando di fermare quello che la piccola mostriciottola faceva.- Gli occhi di Hermione erano enormi alla luce del fuoco. Ron sembrava leggermente malato. Aberforth si alzò in piedi, tanto alto quanto Albus, improvvisamente terribile nella sua furia e nell'intensità del suo dolore. -Quello la distrusse, quello che gli fecero. Non tornò mai a stare bene. Non utilizzava la magia, ma non poteva liberarsi di essa; L'interiorizzò e ciò la fece diventare matta, la sfruttava quando non lei non poteva ormai più controllarla ed, a volte, era strana e pericolosa. Ma normalmente era dolce, paurosa ed inoffensiva. Mio padre andò a cercare i bastardi che le fecero del male- disse Aberfoth -e li attaccò. E lo rinchiusero ad Azkaban per questo. Non disse mai perché l'aveva fatto, perché se il Ministero avesse saputo cosa era diventata Ariana, l'avrebbero rinchiusa al San Mungo per il suo bene. L'avrebbero vista come una seria minaccia contro lo Statuto Internazionale di Segretezza, squilibrata com'era, con la magia che la sfruttava progressivamente quando le non riusciva a contenerla più. Noi la mantenemmo in salvo e al sicuro. Cambiammo casa, ma questo fece sì che si ammalasse e mia madre iniziò a prendersi cura di lei e cercava di manterla tranquilla e felice.- -Lei era la sua preferita- disse e, mentre lo diceva, uno scolaro trasandato sembrò sorgere attraverso la sozza ed ingarbugliata barba. -Non Albus che stava sempre nella sua camera da letto quando era a casa, a leggere i suoi libri, a contare i suoi premi o a mantenersi in contatto con "i più notevoli nomi magici del tempo"- grugnì Aberforth. -Non voleva disturbarsi con lei. Le piaceva più io. Io potevo portargli il cibo quando non poteva mia madre, la calmavo quando aveva uno dei suoi attacchi di rabbia e quando era tranquilla, normalmente mi aiutava a nutrire le capre. Ma poi, quando avevo quattordici anni... Vedete, io non ero lì- disse Aberfoth -Se fossi stato lì, l'avrei potuta calmare. Ebbe una delle sue crisi e mia madre non era oramai tanto giovane quanto prima e... fu un incidente. Ariana non poteva controllarlo. Ma mia madre morì.- Harry sentì un orribile miscuglio di pena e repulsione, non voleva sentire nient'altro, ma Aberfoth continuò a parlare e Harry si domandò da quanto tempo non ne parlasse; in realtà, si chiese se ne avesse mai parlato. -Cosicché fece rimandare ad Albus al viaggio attorno al mondo col piccolo Doge. I due vennero a casa per la funzione funebre di mia madre e dopo Doge ci andò per conto suo ed Albus rimase come capofamiglia. Già!- Aberforth sputò nel fuoco. -Mi sarei occupato io di lei, così glielo dissi, non m'importava della scuola. Sarei rimasto a casa e le avrei badato. Lui mi disse che dovevo finire la mia educazione magica e che lui avrebbe occupato il posto di mia madre. Purtroppo per il Mr. Talento, non c'era nessuna difficoltà nell'occuparsi di una sorella mezza matta e di evitare che facesse esplodere la casa un giorno sì e l'altro anche. Ma lo fece molto bene durante alcune settimane... fino a che non arrivò lui.- Ora uno sguardo positivamente pericoloso si rifelsse sul viso di Aberforth. -Grindelwald. E finalmente mio fratello aveva un pari con cui parlare, qualcuno brillante e dotato come lui. Ed occuparsi di Ariana passò in secondo piano, mentre tramavano i loro piani per un Nuovo Ordine Magico e cercavano i Doni o quello che era a cui erano tanto interessati. Grandi piani a beneficio di tutta la razza magica e, se si era negligente nell'attenzione di una giovane ragazza, che importava, quando Albus stava lavorando per il "Bene Maggiore"? Ma dopo alcune settimane ne ebbi a sufficienza. Era quasi arrivato il momento di tornare ad Hogwarts, così glielo dissi, ai due, faccia a faccia, come lo sto dicendo a voi ora.- Ed Aberfoth abbassò lo sguardo fino a Harry, e ci volle poca immaginazione a vederlo come un adolescente, rigido ed arrabbiato, affrontando suo fratello maggiore. -Gli dissi: sarà meglio che ti svegli, ora. Non puoi spostarla, non nel suo stato, non puoi portartela con te dove tu stia decidendo di andare mentre fai i tuoi astuti discorsi, cercando di riunire seguaci. Non gli piacque sentirselo dire- disse Aberforth ed i suoi occhi si opacizzarono brevemente per la luce del fuoco sui vetri degli occhiali. Diventò bianco e cieco di nuovo. -Non piacque soprattutto a Grindelwald. Si arrabbiò. Mi disse che ero uno stupido ragazzino, che cercava di interporsi al tragitto del mio brillante fratello... E che io non capivo che la mia povera sorella non avrebbe dovuto rimanere nascosta, una volta avrebbero cambiato il mondo, facendo tornare i maghi alla luce del sole ed insegnando ai Babbani quale fosse il loro posto. Ci fu una discussione... ed io tirai fuori la mia bacchetta, lui la sua e mi trovai a subire una Maledizione Cruciatus grazie al miglior amico di mio fratello... Albus che cercava di fermarlo e allora noi tre cominciammo a lottare e i lampi di luci ed i rumori degl'incantesimi, non riuscì a sopportarlo...- Il colore sparì dal viso di Aberfoth, come se avesse sofferto una ferita mortale.-... e credo che mi volesse aiutare, ma in realtà non sapeva che cosa stava facendo, e non so chi di noi lo fece, poteva essere stato chiunque... lei era morta. La sua voce si spezzò con l'ultima parola e si lasciò cadere sulla sedia più vicina. Il viso di Hermione era ricoperto di lacrime, e Ron era quasi pallido come Aberforth. Harry non sentiva altro che repulsione. Desiderò non averlo mai sentito, desiderò poter rimuoverlo della sua mente. -Io... io... sono così... così... dispiaciuta- sussuró Hermione. -Se n'è andata- gracchiò Aberfoth. -Se n'è andata per sempre.- Si pulì il naso con la manica e si rischiarò la gola. - Ovviamente, Grindelwald scappò. Aveva già dei precedenti, là, nel suo paese, e non voleva che si sommasse anche Ariana al suo conto. Ed Albus era libero, vero? Libero dal carico di sua sorella, libero di trasformarsi nel più grande mago di...- -Non fu mai libero- disse Harry. -Scusa?- disse Aberforth. -Mai- disse Harry. -La notte in cui suo fratello morì, bevve una pozione che lo fece impazzire. Cominciò a gridare, supplicando qualcuno che non era lì."Non fare loro del male, per favore... prendi me."- Ron e Hermione guardavano fissi Harry. Non era mai entrato nei dettagli riguardo a quello che era successo sull'isola del lago. Gli eventi che avevano avuto luogo dopo che lui e Silente tornarono a Hogwarts l'avevano eclissato completamente. -Credette di essere ritornato lì con lei e con Gridelwald, lo so- disse Harry, ricordando Silente sussurrare e supplicare. -Credette di vedere Grindelwald che faceva loro del male... Fu una tortura per lui. Se l'avesse visto allora, non direbbe che fosse libero.- Aberfoth sembrava perso nella contemplazione delle proprie mani nodose e venose. Dopo una lunga pausa disse -Come puoi essere sicuro, Potter, che mio fratello non fosse più interessato al "Bene Maggiore" che a te? Come puoi essere sicuro che non sei sacrificabile, come la mia sorellina?- Un affilato pezzo di ghiaccio attraversò il cuore di Harry. -Io non ci credo. Silente voleva bene a Harry- disse Hermione. -Perché non gli ha detto di nascondersi allora?- disse Aberforth. -Perché non gli ha detto "Bada a te stesso, così sopravvivrai"?- -Perché,- disse Harry prima che Hermione potesse rispondere -a volte devi pensare a qualcosa più della tua stessa sicurezza! A volte devi pensare al Bene Maggiore! Questa è una guerra!- -Hai diciassette anni, ragazzo!- -Sono maggiorenne e continuerò a lottare perfino se lei si è arreso!- -Chi ha detto che mi sia arreso?- -"L'Ordine della Fenice è finito"- ripetè Harry. -"Tu-Sai-Chi ha vinto, è finita, chi finge che sia il contrario si sbaglia, mente a se stesso..."- -Non ho detto che mi piacesse, ma è la verità!- -No, non lo è!- disse Harry. -Suo fratello sapeva come sconfiggere Lei-Sa-Chi e mi ha passato l'informazione. Continuerò fino a che non avrò successo... o muoia. Non creda che non sappia come potrebbe finire questo. Lo so da anni.- Sperò che Aberfoth si lamentasse o discutesse, ma non lo fece. Semplicemente si mosse. -Dobbiamo entrare a Hogwarts- disse di nuovo Harry. -Se non può aiutarci, aspetteremo fino a che non sarà giorno, la lasceremo in pace e cercheremo di trovare un modo di entrare per conto nostro. Se può aiutarci... bene, è il momento giusto per dircelo.- Aberforth rimase incollato sulla sua sedia, guardando Harry negli occhi, con quegli occhi che somigliavano tanto straordinariamente a quelli di suo fratello. Alla fine si schiarì la voce, si alzò in piedi, girò attorno al tavolo e si avvicinò al ritratto di Ariana. -Sai già cosa fare- le disse. Lei sorrise, si girò, ed uscì, non si lasciò dietro uno sfondo vuoto, bensì quello che sembrava un lungo tunnel dipinto dietro lei. Osservarono la sua pallida figura ritirarsi fino a che finalmente fu inghiottita dall'oscurità. -Ehm... che cosa...?- cominciò Ron. -Ora è solo una strada- disse Aberforth. -Dovete sapere che tutti i corridoi segreti sono stati murati e che ci sono i dissennatori attorno ai muri esterni, e pattuglie regolari dentro la scuola da quello che mi dicono le mie fonti. Il posto non è stato mai tanto ben protetto. Come sperate di riuscire a fare qualcosa una volta dentro, con Piton ed i Carrows nei paragi... beh, è quello che volevate, no? Ma vi dico che andate incontro alla morte.- -Ma che cosa...?- disse Hermione, inarcando le sopracciglia e guardando il dipinto di Ariana. Un piccolo punto bianco apparve alla fine del tunnel del dipinto ed Ariana stava tornando ora, diventando sempre più grande mentre arrivava. Ma ora c'era qualcun altro con lei, qualcuno più alto di lei, che avanzava verso di loro, con aspetto eccitato. Portava i capelli più lunghi di quanto Harry ricordasse. Era pallido e sfinito. Le due figure diventavano sempre più grandi, fino a che solo le loro teste e spalle riempirono il ritratto. Allora tutta la cosa si separò dalla parete come se fosse una piccola porta, e l'entrata di un autentico tunnel si rivelò. E da esso, coi suoi capelli anormalmente lunghi, il viso tagliato, la tunica stracciara, sorse arrampicandosi il vero Neville Paciock, che sciolse un ruggito di allegria, saltò giù dal tunnel e gridò. -Sapevo che saresti tornato! Lo sapevo, Harry!-




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