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Capitolo 34
LA FORESTA, DI NUOVO
Finalmente la verità. Sdraitato col viso contro il polveroso tappeto dell'ufficio dove una volta credé di stare imparando i segreti della vittoria, Harry capì finalmente che non era destinato a sopravvivere. Il suo compito comprendeva di andare tranquillamente alla ricerca di un abbraccio di benvenuto dato dalla morte.
Per strada, doveva disfarsi dei vincoli che mantenevano Voldemort vivo, in modo che quando egli si mettesse sulla sua strada, senza alzare la bacchetta pre difendersi, il fine fosse pulito ed il lavoro che sarebbe dovuto essere fatto a Godric's Hollow, rimanesse finito. Nessuno poteva vivere... nessuno poteva sopravvivere.
Sentí il cuore battere ferocemente nel petto. Che strano era che, in mezzo alla trepidazione della morte, battesse col massimo sforzo, mantenendolo gloriosamente vivo. Ma si sarebbe dovuto fermare, e presto. I suoi battiti erano contati. Quanto tempo gli rimaneva, mentre su alzava e camminava attraverso il castello per l'ultima volta, per attraversare il parco e andare nel bosco?
Il terrore lo custodiva mentre si lanciava sul suolo, col battito funebre del suo interno. Avrebbe fattp male, il morire? Tutte quelle volte che aveva pensato che stava per succedere ma era scappato, non ci aveva davvero pensato: la sua volontà di vivere era stata sempre più forte della sua paura di morire. Nonostante tutto, in quel momento non gli successe di cercare di scappare, correre più di Voldemort. Aveva finito, lo sapeva, e tutto quello che gli rimaneva era morire.
Se fosse morto quella notte d'estate in cui abbandonò il numero quattro di Privet Drive per l'ultima volta, quando la nobile bacchetta di piuma di Fenice lo salvò! Se fosse morto come Hedwige, tanto rapidamente che non si fosse reso conto di cosa fosse successo! O se avesse potuto mettersi tra una bacchetta e qualcuno che amasse... Ora invidiava perfino le morti dei suoi genitori. Questa spietata camminata verso la propria distruzione richiedeva una classe distinta di prodezza. Sentiva che le sue dita tremavano lievemente e fece un sforzo per controllarle, benché nessuno potesse vederlo, perché i ritratti delle pareti erano tutti vuoti.
Lentamente, molto lentamente, arrossì, facendolo, si sentì più vivo e più cosciente del proprio corpo che mai. Perché non aveva apprezzato mai il grande miracolo che egli stesso era, il cervello, i nervi, il cuore palpitante? Tutto quello sarebbe sparito… o, almeno, sarebbe sparito da lui. Il suo respiro diventò lento e profondo, la sua bocca e la sua gola rimasero completamente secche, ma lo erano di più i suoi occhi.
Il tradimento di Silente non era quasi niente. Ovviamente, c'era un Bene Maggiore: Harry era stato semplicemente troppo stupido da vederlo, ora se ne rendeva conto. Non si era mai domandato perché Silente lo volesse vivo. Ora vedeva che i suoi anni di vita fossero determinati da quanto tempo tardasse ad eliminare tutti gli Horcrux.
Silente gli aveva affidato il compito di distruggerli, e lui, ubbidientemente, avevo continuato a eliminarec i vincoli che legavano, non solo Voldemort, bensì se stesso, alla vita! Quanto abile ed elegante era stato, per non perdere più vite, ma dare il pericoloso compito al ragazzo che era stato già segnato per il massacro e la cui morte non sarebbe stata una calamità, bensì un soffio contro Voldemort.
E Silente sapeva che Harry non avrebbe evitato la sua responsabilità che sarebbe arrivato fino alla fine, benché fosse la sua fine, perché si era preso il disturbo di conoscerlo bene, o no? Silente sapeva, come Voldemort, che Harry non avrebbe lasciato che nessun'altra persona morisse per lui, che aveva scoperto che la forza per fermare tutto quello era dentro di lui. Si costrinse a ricordare le immagini di Fred, Lupin e Tonks morti nella Sala Grande e, per un istante, riuscì a respirare appena. La morte era impaziente.... Ma Silente l'aveva sopravvalutato. Aveva fallito: il serpente era ancora vivo. Un Horcrux legava ancora Voldemort alla terra, perfino dopo aver ammazzato Harry. Certo, quello avrebbe significato un lavoro più facile per qualcun'altro. Si domandava chi lo avrebbe fatto... Ron e Hermione sapevano che cosa si doveva fare, ovviamente... Doveva essere quello, il perché Silente volesse che si fidasse di loro due... In modo che se egli avesse compito un po' prima il suo destino, essi potessero continuare...-
Come la pioggia fredda che batteva su una finestra, quei pensieri scampanarono contro la fredda superficie dell'innegabile verità che egli doveva morire. "Devo morire. Devo terminare il compito." Ron e Hermione sembravano già molto lontani, in un paese remoto; sentiva come se si fosse separato da essi molto tempo prima. Non avrebbe dato alcuna spiegazione, era deciso.
Questo era un viaggio che non avrebbero potuto intraprendere insieme ed i tentativi che avrebbero potuto fare per fermarlo gli avrebbero solo fatto perdere tempo prezioso.
Guardò verso lo sciupato orologio d'oro che aveva ricevuto per il suo diciassettesimo compleanno. Quasi la metà dell'ora che Voldemort gli aveva dato per la sua resa era trascorso.
Si decise. Il suo cuore batteva contro le sue costole come un uccello frenetico. Magari, lui sapeva che gli rimaneva poco tempo, magari era deciso a compiere gli ultimi battiti prima della fine. Non si guardò indietro quando chiuse la porta dell'ufficio.
Il castello era vuoto. Si sentiva come un fantasma che attraversava il posto da solo, come se fosse già morto.
Gli abitanti dei dpinti erano ancora fuori dalle proprie cornici; il posto risultava, così, ancora più raccapricciante, come se il resto del suo sangue fosse concentrato nella Sala Grande, dove si affollavano i morti ed i moribondi.
Si mise il Mantello dell'Invisibilità e scese i vari piani, fino a che, nell'ultimo, discese per la scala di marmo dell'entrata.
Magari, una minuscola parte di sé sperava di essere scoperto, essere visto, essere fermato, ma il Mantello era, come sempre, impenetrabile, perfetto e raggiunse facilmente le porte principali.
Allora Neville passò camminando molto vicino a lui. Stava trasportando un corpo dal parco insieme ad un'altra persona. Harry diede un'occhiata verso il basso e sentì un altro soffio di tristezza nello stomaco: Colin Canon, benché minorenne, doveva essere entrato furtivamente, come avevano fatto Malfoy, Tiger e Goyle. Era piccolo pur essendo morto.
-Sai che cosa? Posso portarlo da solo, Neville- disse Oliver Baston e si issò Colin su una spalla con un solo movimento, portandolo fino alla Sala Grande.
Neville si appoggiò contro il bordo della porta per un momento e si ripulì la fronte con il dorso della mano.
Sembrava un uomo più grande. Allora si guardò di nuovo indietro, nell'oscurità, alla ricerca di altri corpi da recuperare.
Harry diede un'occhiata dell'entrata della Sala Grande. La gente si muoveva dentro, cercando di confortarsi gli uni con gli altri, bevendo, inginocchiandosi accanto ai morti, ma non riusciva a vedere nessuno a cui tenesse, nessuna traccia di Hermione, Ron, Ginny, o qualunque altro Weasley, né di Luna. Sentiva che avrebbe dato tutto il tempo che gli rimaneva pur di vederli un ultima volta; ma, allora, avrebbe avuto la forza per smettere di guardarli? Era meglio così.
Scese gli scalini e si addentrò nell'oscurità. Erano quasi le quattro della mattina e la calma mortale dei terreni faceva sembrare come se anche essi stessero respirando, sperando di vedere se egli avrebbe fatto quello che doveva fare.
Harry si spostò verso Neville, che si piegava su un altro corpo.
-Neville-
-Accidenti, Harry, quasi mi facevi prendere un colpo!-
Harry si era tolto il Mantello: l'idea gli era sorta improvvisamente, nata del desiderio di essere completamente sicuro.
-Dove vai da solo?- chiese sospettosamente Neville.
-Verso ogni constatazione amichevole del piano- disse Harry. -C'è qualcosa che devo fare. Ascolta... Neville...-
-Harry!- Neville sembrava improvvisamente spaventato -Harry, non starai pensando di consegnarti?-
-No- mentì Harry con facilità. -Ovviamente no... Questo è qualcosa di diverso. Ma forse sparirò dalla vista per un po'. Conosci il serpente di Voldemort, Neville? Lui ha un serpente enorme... Si chiama Nagini...-
-Ne ho sentito parlare, sì... Che cosa succede?-
-Bisogna ammazzarlo. Ron e Hermione lo sanno, ma nel caso che loro...-
L'orrore di quella possibilità lo stordì per un momento, gli fu impossibile continuare a parlare. Ma si ricompose in fretta: era qualcosa di cruciale, doveva essere come Silente, mantenere il sangue freddo, assicurarsi che ci sarebbero sostituti, altri che avrebbero continuato. Silente era morto, sapendo che rimanevano tre persone che sapevano degli Horcrux; ora Neville avrebbe occupato il posto di Harry: sarebbero rimaste tre persone che avrebbero conosciuto il segreto-
-Ammazzare il serpente?-
-Ammazzare il serpente- ripetè Harry.
-D'accordo, Harry... Stai bene, vero?-
-Sto bene. Grazie, Neville-
Ma Neville gli afferrò il polso, quando Harry fece per andarsene.
-Stiamo tutti lottando per te, Harry. Lo sai, vero?-
-Sì, io…-
Un sentimento soffocante spense la fine della frase; non poteva continuare. Neville non sembrò trovarlo strano. Accarezzò la spalla di Harry, lo lasciò e si allontanò alla ricerca di altri corpi.
Harry tornò a mettersi il Mantello e cominciò a camminare. Qualcuno si muoveva non molto lontano, osservando un'altra figura tesa nei campi. Stava solo ad alcuni metri da lei quando si rese conto che era Ginny.
Si trattenne. Si chinava su una ragazza che sussurrava, chiamando la madre.
-Tranquilla- le disse Ginny. -Va tutto bene. Ti portiamo dentro-
-Ma voglio andare a casa- sussurrò la ragazza -Non voglio più lottare!-
-Lo so- disse Ginny, e la sua voce s'incrinò. -Andrà tutto bene-
Correnti d'aria fredda lo attraversarono. Voleva gridare alla notte, voleva che Ginny sapesse che lui era lì, voleva che sapesse dove andava. Voleva che lo fermasse, che lo costringesse, che lo trascinasse dritto a casa...
Ma stava a casa. Hogwarts era stata la prima e migliore casa che aveva conosciuto. Tanto per lui quanto per Voldemort e Piton, e tanti altri bambini abbandonati che avevano trovato lì la propria casa.
Ginny era inginocchiata accanto alla ragazza ferita, tenendole la mano. Con un enorme sforzo, Harry s'impegnò a proseguire. Credette di vedere Ginny che guardava verso di lui quando le passò affianco e, si domandò, se aveva sentito qualcosa muoversi vicino a lei, ma non gli parlò e neanche guardò indietro.
La capanna di Hagrid apparve nell'oscurità. Non c'erano luci, né si sentiva Thor che graffiava la porta, dandogli il benvenuto con i suoi latrati. Tutte quelle visite a Hagrid, la lucentezza della teiera di rame messa sul fuoco, le torte di pietra e le larve giganti, e Ron che vomitava lumache, e Hermione che lo aiutava a salvare Fierobecco o Norberto... Continuò a camminare, raggiunse il limitare del bosco ed allora esitò.
Un sciame di Dissennatori scivolava tra gli alberi; poteva sentire il freddo che emanavano e non era sicuro che potesse passare con sicurezza tra di loro. Non gli rimanevano forze sufficienti per lanciare un Patronus. Ormai non riusciva più a controllare i suoi tremori. Dopo tutto, non era tanto facile morire. Ogni secondo che respirava, l'odore dell'erba, l'aria fresca sul suo viso, erano così deliziosi... Sapere che la gente aveva anni ed anni, tanto tempo da sprecare, tanto tempo per vivere lentamente e a lui che si afferrava ad ogni secondo. Ma più pensava, meno sarebbe stato capace di andare avanti, sapeva di doverlo fare. L'interminabile gioco arrivava alla sua fine, il Boccino era stato acchiappato, era già ora di andarsene...
Il Boccino d'oro. Le sue dita nervose giocherellarono per un momento col sacchetto di pelle di talpa che pendeva dal suo collo e lo tirò fuori.
"Mi apro alla fine"
Respirando forte e rapido, rimase a osservarla. Ora che desiderava che il tempo passasse il più lentamente possibile, lo sentiva accelerato e la comprensione gli era arrivava tanto rapida che sembrò attraversarlo. Questa era la fine. Questo era il momento.
Schiacciò il metallo dorato contro le sue labbra e sussurrò: "Sto per morire."
Il guscio di metallo si ruppe e si aprì. Abbassò la sua tremula mano, alzò la bacchetta di Draco da sotto il Mantello e mormorò: "Lumos!"
La pietra nera con la crepa irregolare che l'attraversava al centro era racchiusa nelle due metà del Boccino. "La Pietra della Resurrezione" si era screpolata di più, seguendo la linea verticale che rappresentava l'Antica Verità.
Si potevano ancora vedere il triangolo ed il cerchio che rappresentavano il Cappa e la Pietra.
E di nuovo Harry comprese senza neanche pensare. Non si tentava di farli ritornare, perché stava per unirsi a loro. Non era lui ad attirarli, erano loro che lo stavano chiamando.
Chiuse gli occhi e girò la pietra nella sua mano tre volte.
Seppe quello che era successo perché sentì solenni movimenti intorno a sé che suggerivano la presenza di fragili corpi che pestavano il terreno arenoso, pieno di rami che segnava il bordo esterno del bosco. Aprì gli occhi e guardò intorno a sé.
Non erano né fantasmi né corpi viventi, da quello che poteva vedere. La cosa che gli somigliava di più era il Riddle che era uscito dal diario tanto tempo prima ed era una memoria quasi solida. Con meno sostanza dei corpi viventi, ma molto più di un semplice fantasma. Si mossero verso di lui. E su ogni viso c'era lo stesso affettuoso sorriso.
James era esattamente della stessa statura di Harry. Portava gli stessi vestiti di quando morì, coi capelli spettinati e vivaci e gli occhiali un po' inclinati, come quelli del Signor Weasley.
Sirius sembrava alto e bello e molto più giovane di quanto Harry l'avesse mai visto in vita sua. Camminava con stile, le mani nelle tasche ed un ampio sorriso stampato sul volto.
Anche Lupin aveva un aspetto più giovane e molto meno consunto, i suoi capelli era più spessi ed offuscati. Sembrava felice di essere ritornato in quel posto tanto familiare, scenario di tanti vagabondaggi adolescenziali.
Il sorriso di Lily era il più ampio di tutti. Si tirò indietro la chioma di capelli castani, mentre gli si avvicinava ed i suoi occhi verdi, tanto simili ai suoi, esplorarono il suo viso con ansia, come se non sarebbe mai stata capace di smettere.
-Sei stato tanto coraggioso...-
Harry non riusciva a parlare. I suoi occhi si svuotarono in quelli di lei e pensò che gli sarebbe piaciuto rimanere lì a fissarli per sempre e che non avrebbe voluto nient'altro.
-Sei già quasi arrivato- disse James. -Ci sei molto vicino. Siamo... tanto orgogliosi di te.-
-Fa male?- La domanda infantile era uscita dalle labbra di Harry prima che se ne rendesse conto.
-Morire? Per niente- disse Sirius. -È più rapido e più facile che rimanere addormentato-
-E Lui vorrà che sia rapido. Vuole che questo finisca, già- disse Lupin.
-Non volevo che morissi- disse Harry. Queste parole gli uscirono senza volere. -Nessuno di voi. Mi dispiave... -si rivolse specialmente a Lupin, supplicandolo. -...proprio dopo che è nato tuo figlio... Remus, mi dispiace...-
-Anche a me dispiace- disse Lupin. -Mi dispiace di non poter conoscerlo... Ma lui saprà perché sono morto e spero che lo capisca. Cercavo di rendere il mondo in cui avrebbe vissuto, un mondo in cui potesse vivere una vita migliore.-
Una fredda brezza che sembrava derivare dal cuore del bosco trascinò l'aria fino alla fronte di Harry. Seppe che non gli avrebbero detto di continuiare, doveva essere la sua decisione.
-Rimarrete con me?-
-Fino alla fine- disse James.
-Non potranno vedervi?- chiese Harry.
-Siamo parte di te- disse Sirius -invisibili a chiunque altro-
Harry guardò sua madre.
-Rimani vicino a me- disse solennemente.
E cominciò a camminare. Il freddo dei Dissennatori non lo spaventò; passò attraverso essi con i suoi compagni che agirono come Patronus per lui e, insieme, marciarono attraverso i vecchi alberi che crescevano stretti, i rami cominciavano a farsi intricati, le sue radici si ritorcevano e si avvolgevano sotto i suoi piedi. Harry si tenne stretto il Mantello su di sé mentre avanzavano nell'oscurità, viaggiando nelle massime profondità del bosco, senza sapere in realtà dove stava esattamente Voldemort, ma sicuro che lo avrebbe trovato. Al suo fianco, senza fare rumore, camminavano James, Sirius, Lupin e Lily e la loro presenza gli infondeva coraggio ed era quello che gli permetteva di continuare a mettere un piede dietro l'altro.
Notava che il suo corpo e la sua mente erano stranamente divisi, con le costole che lavoravano senza istruzioni coscienti, come se fosse un passeggero e non l'autista del corpo che stava per abbandonare. I morti che camminavano al suo fianco, mentre attraversava la foresta erano molto più reali per lui, in quel momento, dei vivi che si era lasciati dietro, nel castello; Rom, Hermione, Ginny e tutti gli altri erano fantasmi, mentre camminava come instupidito verso la fine della sua vita, verso Voldemort...
Un colpo ed un sussurro: un altra creatura vivente si era mossa molto vicino. Harry esitò sotto il Mantello, guardando intorno a sé, ascoltando. Anche i suoi genitori, Lupin e Sirius si fermarono.
-Lì c'è qualcuno- sussurrò una voce aspra molto, molto vicina. -Ha un Mantello dell'Invisibilità. Non sarà...?-
Due figure apparvero da dietro un albero vicino: le loro bacchette risplenderono e Harry vide Yaxley e Dolohov squadrare l'oscurità, direttamente verso il posto in cui stavano Harry, i suoi genitori, Sirius e Lupin. Dava l'impressione che non riuscissero a vedere niente.
-Ho sentito qualcosa, sono sicuro- disse Yaxley. -Credi che fosse stato un animale?-
-Quel babbeo di Hagrid conservava un enorme mucchio di cose rare nella sua capanna- disse Dolohov, dando un'occhiata alle sue spalle. Yaxley abbassò lo sguardo sul suo orologio.
-È quasi ora. Si è compiuta l'ora di Potter. E non è venuto-
-Sarà meglio ritornare- disse Yaxley. -Sapremo qual'è il nuovo piano-
Dolohov e Yaxley si voltarono e si addentrarono ulteriormente nel bosco. Harry li seguì, sapendo che lo avrebbero guidato esattamente dove voleva andare.
Guardò da un lato e dall'altro, sua madre gli sorrise e suo padre annuì, dandogli coraggio.
Stavano proseguendo solo da alcuni minuti quando Harry vide la luce di fronte a sé, Yaxley e Dolohov erano andati in un posto chiaro che Harry riconobbe come il posto dove il mostruoso Aragog aveva vissuto in un'altra epoca. Rimanevano ancora i resti della sua gigantesca rete, ma il suo sciame di discendenti era stato buttato fuori da lì dai Mangiamorte, affinché lottassero per la loro causa.
C'era un fuoco che ardeva al centro dell'accampamento e la suo luce illuminava una moltitudine di Mangiamorte completamente silenziosi e vigili. Alcuni di essi portavano ancora maschera e cappuccio; altri mostravano i loro visi. Due giganti erano seduti alla fine del gruppo, gettando enormi ombre sulla scena, di visi crudeli e rugosi, come intagliati ridemente sulla roccia. Harry vide Fenrir Greyback, vagabondandore, mordendosi le lunghe unghie; l'enorme e biondo Rowle che si toccava delicatamente il suo labbro sanguinante. Vide Lucius Malfoy che sembrava sconfitto ed atterrito, e Narcissa, i cui occhi erano infossati e pieni di paura.
Ogni occhio era fisso su Voldemort che stava fermo, con la testa piegata e le sue mani bianche strette sulla Bacchetta Anziana, proprio davanti a Harry. Forse stava pregando o contando silenziosamente nella sua mente, e Harry, fermo sul confine della scena, pensò assurdamente ad un bambino che contava, mentre giocava a nascondino. Dietro la sua testa, ancora entusiasmandosi e girando, il grande serpente Nagini galleggiava nella sua brillante gabbia incantata, come un alone mostruoso. Quando Dolohov e Yaxley si riunirono al circolo, Voldemort guardò verso l'alto.
-Nessun segno di lui, mio Signore- disse Dolohov.
L'espressione di Voldemort non cambiò. Gli occhi rossi sembravano brillare alla luce del fuoco. Lentamente, alzò la Bacchetta Anziana con le sue lunghe dita.
-Mio signore- fu Bellatrix a parlare. Si sedette il più possibile vicino a Voldemort, spettinata, col viso un po' insanguinato, ma illesa. Voldemort alzò la mano per zittirla e lei non sciolse più una parola, lo guardò affascinata, adorandolo.
-Pensavo che sarebbe venuto- disse Voldemort con voce forte e chiara, i suoi occhi ancora avvolti nelle fiamme arroventate. -Speravo che venisse-
Nessuno parlò. Sembravano essere tanto spaventati quanto Harry, il cui cuore stava battendo contro le costole, cercando di scappare da quel corpo che stava per cadere di lato. Le sue mani sudavano mentre si toglieva il Mantello dell'Invisibilità e lo appoggiava lì vicino, con la sua bacchetta. Non voleva duellare.
-Sembra che sia stato… ingannato- disse Voldemort.
-Non lo sei stato!- disse Harry, calzando la voce il più possibile, con tutta la forza che riuscì a riunire. Non desiderava suonare spaventato. La Pietra della Resurrezione scivolò tra le sue dita intorpidite e con la coda dei suoi occhi vide che i suoi genitori, Sirius e Lupin sparirono quando avanzò alla luce del fuoco. In quel momento sentiva che nessuno importava eccetto Voldemort. Erano semplicemente loro due.
L'illusione andò via non appena arrivò. I giganti ruggirono, così i Mangiamorte e si alzarono insieme, c'erano molte urla, lamenti, perfino risate. Voldemort era congelato dov'era, i suoi occhi rossi avevano incrociato quelli di Harry e lo guardò fisso non appena si mosse verso di lui, con nient'altro che il fuoco tra di loro.
Allora una voce gridò: -HARRY! NO!-
Si voltò e vide a Hagrid, era stato catturato e legato ad un albero vicino. Il suo corpo massiccio agitò i rami sulla testa quando lottò per liberarsi, disperato.
-NO! NO! HARRY, CHE COSA FAI…?-
-TACI!- gridò Rowle e, con un colpetto della bacchetta, Hagrid fu zittito.
Bellatrix, che era balzata in piedi, guardava impazientemente da Voldemort a Harry, il suo petto si agitava.
Le uniche cose che si mossero erano le fiamme ed il serpente, che si entusiasmava e si srotolava nella gabbia che brillava dietro la testa di Voldemort.
Harry poteva sentire la bacchetta contro il suo petto, non fece più nessun tentativo di prenderla. Egli sapeva che il serpente era troppo protetto, sapeva che se riusciva a mirare a Nagini, cinquanta maledizioni lo avrebbero abbattuto prima.
Frattanto, Voldemort e Harry si guardavano l'un l'altro e Voldemort, ora, inclinava un po' la testa da un lato, considerando quello che aveva di fronte ed un sorriso particolarmente deluso sorse dalle sue labbra.
-Harry Potter- disse molto solennemente. La sua voce poteva essere parte del fuoco che scoppiettava. -Il Bambino Sopravvissuto…-
Nessuno dei Mangiamorte si mosse. Speravano: Tutti speravano. Hagrid si dibatteva, Bellatrix ansimava, Harry pensò inspiegabilmente a Ginny e al suo sguardo ardente e la sensazione delle sue labbra sulle sue.
Voldemort aveva alzato la sua bacchetta. La testa era ancora inclinata di lato, come un bambino curioso, che si domandava che cosa sarebbe successo se fosse adato avanti. Harry restituì lo sguardo agli occhi rossi e desiderò che succedesse d'un colpo, rapido, mentre poteva rimanere ancora in piedi, prima che perdesse il controllo, prima che lo tradisse la paura...
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