Harry Potter e i Doni della Morte  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE


HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE
  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE

Nuova pagina 1

 

Capitolo 35

KING'S CROSS

 

Harry giaceva bocconi, ascoltando il silenzio.
Era assolutamente solo.
Nessuno lo stava guardando. Non c'era più nessuno.
Non era completamente sicuro che lui stesso ci fosse.
Un po' di tempo dopo, o, chissà, forse in quello stesso istante, lo fulminò il pensiero che doveva esistere, doveva essere più di un pensiero incorporeo, poiché era steso, proprio steso, su una superficie. Quindi aveva il senso del tatto e, quindi, anche la cosa su cui era steso esisteva.
Nel momento in cui giunse a quella conclusione, Harry si rese conto di essere nudo.
Convinto com'era del suo totale isolamento, questo non lo preoccupò, ma sì vergognò un po'. Sebbene poteva sentire, si domandò se potesse anche vedere.
Aprendoli, scoprì di avere gli occhi.
Giaceva in mezzo ad una brillante foschia, benché non fosse come le altre foschie che aveva sempre visto. I paraggi non erano nascosti da un vapore nuvoloso; il vapore nuvoloso si era formato piuttosto intorno a sé. Il suolo su cui stava, sembrava essere bianco, né caldo né freddo, semplicemente così, uno spazio liscio e bianco.
Si sedette.
Il suo corpo sembrava illeso. Si toccò il viso. Non portava più gli occhiali.
Allora un rumore gli arrivò attraverso il niente uniforme che lo circondava: i piccoli e soavi picchiettii di qualcosa che aleggiava, si scuoteva e lottava. Era un suono pietoso, ma anche leggermente indecente. Aveva la strana sensazione di stare ascoltando qualcosa di vergognoso e segreto.
Per la prima volta, desiderò essere vestito.
Quasi contemporaneamente al formarsi il desiderio nella sua mente, alcune vesti apparvero a breve distanza.
Le prese e se le mise.
Erano candide, pulite e calde. Era straordinario com'erano semplicemente apparse dal nulla, nel momento in cui le voleva…
Si alzò in piedi guardandosi intorno. Si trovava forse in qualche grande Stanza delle Necessità? Guardò più lontano, ma non vedeva quasi niente. Tuttavia un grande soffitto di vetro a forma di volta brillava in alto sotto la luce del sole.
Forse era un palazzo. Tutto era silenzioso e quieto, eccetto quegli strani rumori e suoni lamentosi che uscivano da qualche posto vicino, nella foschia…
Harry si girò lentamente ed i paraggi sembrarono inventarsi da soli, proprio davanti ai suoi occhi. Un grande spazio aperto, brillante e pulito, una grandiosa sala molto più grande della Sala Grande, con quel limpido soffitto a volta di vetro.
Era abbastanza vuoto. Era l'unica persona, eccetto per…
Retrocedé. Aveva localizzato la cosa che produceva quei rumori.
Aveva la forma di un piccolo bambino nudo, legato al suolo, con la pelle rovinata e ingiallita, squamosa. Stava tremando sotto il sedile dov'era stato abbandonato, non desiderato, nascosto fuori di vista, mentre lottava per respirare.
Sentì la paura dentro di lui.
Benché fosse piccolo, fragile e ferito, non voleva avvicinarglisi. Tuttavia, si avvicinò lentamente, pronto a saltare indietro in qualunque momento.
Era sufficientemente vicino per toccarlo, ma non fu capace di farlo. Si sentì come un codardo. Avrebbe dovuto confortarlo, ma gli causava repulsione.
-Non puoi aiutarlo-
Si voltò.
Albus Silente stava camminando verso di lui, pieno d'energia, indossava dei vestiti di un blu non-ti-scordar-di-me e un lungo mantello da viaggio dello stesso colore.
-Harry- E aprì ampiamente le braccia, le sue mani erano integre, bianche ed intatte. -Che ragazzo meraviglioso. Un uomo coraggioso, davvero coraggioso. Passeggiamo-
Attonito, Harry seguì Silente quando questi si allontanò a grandi falcate dal bambino squamoso e piagnoculante, conducendolo verso due sedili che Harry non aveva notato prima e che erano posizionati ad una certa distanza sotto l'alto e indefinito soffitto.
Silente si sedette su uno di essi e Harry occupò l'altro, guardando il viso del suo anziano Preside. I lunghi capelli argentei e la barba di Silente, i penetranti occhi azzurri sotto gli occhiali a mezzaluna, il naso dritto: tutto era come ricordava. Ma anche cosí…
-Ma è morto- disse Harry.
-Oh, sì- disse Silente con praticità.
-Allora… anche io sono morto?-
-Ah!- disse Silente, il sorriso gli si allargò. -È proprio questo il punto, vero? Nel complesso, ragazzo mio, credo di no-
Si guardarono reciprocamente, l'anziano mago stava ancora sorridendo.
-No?- ripetè Harry.
-No- disse Silente.
-Ma…- Harry alzò istintivamente la mano verso la cicatrice a forma di lampo. Non sembrava esserci. -Ma sarei dovuto morire…non mi sono difeso! Avevo intenzione di lasciarmi uccidere!-
-E quell'intenzione,- disse Silente. -credo, ha segnato tutta la differenza-
La felicità sembrava irradiare da Silente come una luce, come fuoco. Harry non aveva mai visto mai l'uomo tanto soddisfatto.
-Spieghi Lei- disse Harry.
-Ma lo sai già- disse Silente. Incrociò le braccia e giocherellò con le dita.
-Ho lasciato che mi uccidesse- disse Harry -Vero?-
-L'hai fatto- disse Silente, annuendo. -Vieni!-
-Quindi la parte della sua anima che stava dentro di me…-
Silente annuì ancora con più entusiasmo, sollecitando Harry a seguirlo, con un ampio sorriso stampato sul volto.
-… è morta?-
-Oh sì!- disse Silente. -Sì, è stata distrutta. La tua anima è integra ed è completamente tua, Harry-
-Ma allora…- Harry squadrò dall'alto in basso, la piccola creatura che si dibatteva sotto la sedia.
-Che cos'è quello, professore?-
-Qualcosa che non possiamo aiutare- disse Silente.
-Ma se Voldemort ha usato l'Anatema-che-Uccide- cominciò di nuovo Harry. -e nessuno è morto per me, questa volta… come posso essere vivo?-
-Credo che tu lo sappia- disse Silente. -Pensa a quello che è successo. Ricorda quello che ha fatto, nella sua ignoranza, nella sua avidità e crudeltà-
Harry rifletté. Lasciò che il suo sguardo vagasse lì intorno.
Se effettivamente erano seduti in un palazzo, era un palazzo molto strano, con le sedie posizionate in piccole file e pezzi di inferriata quì e là. Ma ancora così, lui e Silente e la creatura sotto la sedia erano gli unici esseri ad essere lì.
Allora la risposta germogliò nella sua mente con facilità, senza sforzo.
-Ha usato il mio sangue- disse Harry.
-Precisamente!- disse Silente. -Ha usato il tuo sangue per rigenerare il suo corpo! Il tuo sangue scorre nelle sue vene, Harry, la protezione di Lily è dentro entrambi! Ti ha legato alla vita finché lui vive!-
-Io vivo… fono a che vive lui? Ma pensavo… pensavo che fosse il contrario! Pensavo che etrambi dovevamo morire. O è la stessa cosa?-
Fu distratto dai gemiti e dagli scalpiccii della creatura che agonizzava dietro di loro e, di nuovo, si voltò indietro a guardarla.
-È sicuro che non possiamo fare niente?-
-Non c'è aiuto possibile-
-Allora mi spieghi… di più- disse Harry e Silente sorrise.
-Tu eri il settimo Horcrux, Harry, l'Horcrux che non ebbe mai intenzione di fare. Aveva reso la sua anima tanto instabile che si divise quando commise quegli atti di atroce malvagità: l'assassinio dei tuoi genitori, il tentativo di ammazzare un bambino. Ma il Voldemort che scappò da quella stanza era meno di quello che credeva. Si era lasciato qualcosa più del suo corpo dietro. Lasciò parte della sua anima incollata a te, la vittima che era sopravvissuta. E la sua conoscenza rimase deplorevolmente incompleta, Harry! Quello a cui Voldemort non dà valore, che non si prende il disturbo di capire. Di elfi domestici e racconti per bambini, di amore, lealtà ed innocenza, Voldemort non sa né capisce niente. Niente. Che tutti hanno un potere a lui sconosciuto, un potere oltre la portata di qualunque magia, è una verità che non ha mai compreso. Prese il tuo sangue pensando che questo lo avrebbe reso più forte. Prese nel suo corpo una piccola parte dell'incantesimo che tua madre collocò su di te quando morì per salvarti. Il corpo di Voldemort mantiene il suo sacrificio vivo e, finché, quell'incantesimo sopravvive, ugualmente farai tu e anche l'ultima speranza di Voldemort di salvare se stesso-
Silente sorrise a Harry e questi lo guardò.
-E lei sapeva tutto questo? Lo sapeva… tutto questo tempo?-
-Lo supponevo. Ma naturalmente le mie supposizioni sono state esatte- disse Silente con allegria e continuarono a stare seduti in silenzio durante quello che sembrò un momento interminabile, mentre dietro di loro la creatura continuava a gemere e a tremare.
-C'è altro- disse Harry. -C'è altro oltre a quello. Perché la mia bacchetta ha rotto quella che lui aveva preso in prestito?-
-Di questo non posso esserne sicuro-
-Faccia una supposizione, allora- disse Harry e Silente rise.
-Quello che devi capire, Harry, è che tu e Lord Voldemort avete viaggiato insieme in domini della magia fino ad ora ignorati e inesplorati. Ma questo è quello che credo sia successo, non ha precedenti e penso che nessun fabbricante di bacchette l'avrebbe potuto prevedere o spiegare a Voldemort. Senza averne intenzione, come già sai, Lord Voldemort sigillò il vincolo che c'era tra di voi quando ritornò alla sua forma umana. Ancora una parte considerevole della sua anima era incollata alla tua e, pensando di fortificarsi, prese una parte del sacrificio di tua madre in se stesso. Se avesse capito il preciso e terribile potere di quel sacrificio, forse non avrebbe osato toccare il tuo sangue… Ma allora, se fosse stato capace di capirlo, non sarebbe stato Lord Voldemort e non avrebbe mai ucciso, magari. Avendo assicurato questa doppia connessione, avendo allacciato insieme i vostri destini molto più di quanto siano mai stati uniti due maghi nella storia, Voldemort procedé ad attaccarti con una bacchetta che condivideva il nucleo con la tua. Ed allora qualcosa di molto strano successe, come sappiamo. I nuclei agirono in un modo che Lord Voldemort non capì mai e che la tua bacchetta era una gemella della sua, non l'avrebbe mai pensato. Ebbe molto più paura di te quella notte, Harry. Avevi accettato, perfino abbracciato la possibilità della morte, qualcosa di cui Lord Voldemort non è mai stato capace. La tua prodezza vinse, la tua bacchetta superò in potere la sua. E così facendo, qualcosa successe tra quelle due bacchette, qualcosa che sottolineò la relazione tra i loro padroni. Credo che la tua bacchetta fu influenzata da parte del potere e le qualità della bacchetta di Voldemort quella notte e quella stessa cosa, possiamo dire, riuscì a imprigionare un po' del potere dello stesso Voldemort. Cosicché la tua bacchetta lo riconobbe quando t'inseguì, riconobbe l'uomo, che era contemporaneamente familiare e nemico mortale, e gettò parte della sua stessa magia contro di lui, magia molto più potente di quella che la bacchetta di Lucius avesse mai realizzato. La tua bacchetta conteneva, ormai, il potere della tua enorme prodezza e l'abilità mortale di Voldemort: Quale possibilità aveva quel povero rametto di Lucius Malfoy?-
-Ma se la mia bacchetta era tanto potente, come mai Hermione riuscì a romperla?- domandò Harry.
-La mia cara ragazza... gli effetti straordinari della tua bacchetta furono unicamente diretti contro Voldemort che aveva interferito, in modo molto poco consigliabile, con le leggi più profonde della magia. La bacchetta fu solo anormalmente potente nell'affrontarlo. Per il resto era una bacchetta normale come qualunque altra… benché fosse una molto buona, ne sono sicuro- finì gentilmente Silente.
Harry rimase seduto a pensare per un po' di tempo, o forse solo per qualche secondo. Lì era abbastanza complicato essere sicuro di cose come il tempo.
-Mi ha ucciso con la sua bacchetta-
-Ha fallito nell'ucciderti con la mia bacchetta- lo corresse Silente. -Credo che possiamo essere d'accordo sul fatto che non sei morto… benché, ovviamente- aggiunse, come se temesse di essere stato scortese. -non minimizzo le tue sofferenze, che sono sicuro sono state tante-
-Benché ora mi senta geniale- disse Harry, abbassando lo sguardo sulle sue mani pulite e senza macchie. -Dove siamo, esattamente?-
-Bene, ti andava di domandarlo?- disse Silente, guardandosi intorno. -Dove diresti che siamo?-
Fino a che Silente non lo chiese, Harry non l'aveva saputo.
Ora, tuttavia, si trovò con una risposta pronta.
-Sembra...- disse lentamente. -la stazione di King's Cross. Eccetto il fatto che è molto più pulita e vuota e per quello che posso vedere, non ha treni-
-La stazione di King's Cross!- Silente stava ridendo forte sotto i baffi. -Mio Dio, ma in realtà?-
-Bene, dov'è che lei pensa che siamo?- disse Harry, un po' sulla difensiva.
-Mio caro ragazzo, non ne ho idea. Questa è, come si dice, la tua festa-
Harry non aveva la benché minima idea di quello che volesse dire; Silente era esasperante. Lo guardò adirato, ed allora ricordò una domanda molto più urgente della sua attuale localizzazione.
-I Doni della Morte- disse e si rallegrò nel vedere che le parole cancellavano il sorriso dalle labbra di Silente.
-Ah, sì- disse. Sembrava perfino un po' preoccupato.
-Ebbene?-
Per la prima volta da quando Harry conosceva Silente, sembrò di meno un uomo superiore, molto meno. Per un attimo sembrò un bambino beccato in una delle sue marachelle.
-Puoi perdonarmi?- disse Silente. -Puoi perdonarmi per non essermi fidato di te? Per non avertelo detto? Harry, temevo solo che fallissi come avevo fatto io. Temevo che commettessi i miei stessi errori. Vorrei il tuo perdono, Harry. Ho compreso, da abbastanza tempo, che tra noi due, sei tu l'uomo migliore-
-Di che cosa sta parlando?- chiese Harry, allarmato dal tono di Silente e dalle repentine lacrime nei suoi occhi.
-I Doni, i doni...- mormorò Silente. -Il sogno di un uomo disperato!-
-Ma sono reali!-
-Reali e pericolose, ed un'attrattiva per gli stupidi- disse Silente. -Ed io ero tanto stupido. Ma lo sai, vero? Ormai, non ho più segreti con te. Lo sai-
-Che cosa so?-
Silente girò tutto il suo corpo per affrontare Harry, ancora le lacrime scintillavano nei brillanti occhi azzurri.
-Il Padrone della morte, Harry, il Padrone della Morte! In fin dei conti, sono stato migliore di Voldemort?-
-È ovvio che lo è stato- disse Harry. -Ovviamente… come può domandarmi ciò? Non avrebbe mai ucciso se poteva evitarlo!-
-Certo, certo- disse Silente, che sembrava un bambino in cerca di fiducia. -Ma ancora così ho cercato un modo di conquistare la morte, Harry-
-Non come fece lui- disse Harry. Dopo tutta la sua rabbia contro Silente, era strano stare seduti lì, sotto l'alto soffitto a volta, e difendere Silente da se stesso. -Doni, non Horcrux-
-Doni...- mormorò Silente. -Non Horcrux. Precisamente-
Ci fu una pausa. La creatura dietro di essi piagnucolò, ma Harry non si voltò a guardarla.
-Anche Grindelwald li cercava?- chiese.
Silente chiuse gli occhi un momento ed annuì.
-Era la cosa, al di sopra di tutto, che ci avvicinò- disse a voce bassa. -Due ragazzi intelligenti ed arroganti con un'ossessione comune. Volle andare a Godric's Hollow, come sono sicuro che avrai indovinato, a causa della tomba di Ignotus Peverell. Voleva esplorare il posto dove il terzo fratello era morto-
-Allora è vero?- domandò Harry. -Tutto quello? I fratelli Peverell…-
-… furono i tre fratelli del racconto- disse Silente, annuendo. -Oh, sì, credo di sì. Se incontrarono o meno la Morte in una strada solitaria… non lo so. Credo che sia più probabile che i fratelli Peverell fossero semplicemente maghi dotati e pericolosi che riuscirono a creare quegli oggetti poderosi. La storia che fossero i "Doni della Morte", mi sembra il tipo di leggenda che potrebbe essersi creata attorno a quelle creazioni. Il Mantello, come ora sai, ha viaggiato attraverso gli anni, di padre in figlio, di madre in figlia, fino all'ultimo discendente vivo di Ignotus che, come lui, nacque a Godric's Hollow-
Silente sorrise a Harry.
-Io?-
-Tu. Hai indovinato, lo so, perché il Mantello era in mio possesso la notte in cui i tuoi genitori morirono. James me l'aveva dato giusto alcuni giorni prima. Così si spiegavano tutte le sue marachelle non scoperte nella scuola! Riuscivo appena a credere quello che stavo osservando. Glielo chiesi in prestito, per esaminarlo. Era molto che avevo desistito dal mio sogno di unire i Doni, ma non potei resistere, non potei evitare di volerlo esaminare… Era un Mantello come non ne avevo mai visti, eccessivamente antico, perfetto in tutti i sensi… e tuo padre morì ed allora io ebbi due Doni, tutti per me!-
Il suo tono era insopportabilmente amaro.
-Benché il Mantello non li avesse aiutati a sopravvivere- disse velocemente Harry. -Voldemort sapeva dove stavano i miei genitori. Il Mantello non li avrebbe resi immuni alle maledizioni-
-Certo- sospirò Silente. -Certo...-
Harry sperò che continuasse, ma Silente non parlò, perciò disse:
-Cosicché aveva abbandonato la ricerca dei Doni quando vide il Mantello?-
-Oh sì- disse debolmente Silente. Sembrava che si stesse impegnando a trovare gli occhi di Harry. -Sai quello che è successo. Lo sai. Non puoi disprezzarmi più di quanto già non mi disprezzi io stesso-
-Ma io non la disprezzo-
-Allora dovresti- disse Silente. Inghiottì profonde boccate d'aria. -Conosci il segreto della cattiva salute di mia sorella, quello che gli fecero quei babbani, in quello che si trasformò. Sai come il mio povero padre cercò la vendetta, e pagò il prezzo, morendo ad Azkaban. Sai come mia madre rinunciò alla propria vita per badare ad Ariana. Io ero deteriorato dietro quella causa, Harry-
Silente lo disse senza tanti preamboli, con freddezza. Ora stava guardando al di sopra della testa di Harry, verso lo spazio distante.
-Avevo un dono, Harry, ero brillante. Volevo scappare. Volevo brillare. Voleva la Gloria. Non mi fraintendere- disse, ed il dolore segnò il suo volto, in modo che di nuovo sembrasse un anziano. -Li amavo, amavo i miei genitori. Amavo mio fratello e mia sorella, ma ero egoista, Harry, più egoista di te, che sei una persona straordinariamente disinteressata, posso immaginare. Allora, quando mia madre morì e rimasi responsabile di una sorella dannata ed un fratello capriccioso, ritornai al paese pieno d'ira e di amarezza. "Costretto ed inutile!" pensai. Ed allora ovviamente, arrivò lui…-
Silente guardò nuovamente gli occhi di Harry. -Grindelwald. Non puoi immaginare come le sue idee mi infatuarono, Harry, mi eccitarono. Babbani forzati al servilismo. Noi, i maghi, trionfanti. Grindelwald ed io, i gloriosi giovani leader della rivoluzione. Ebbi pochi scrupoli. Colmai la mia coscienza di parole vuote. Tutto sarebbe stato fatto per il "Bene Maggiore" e qualunque danno fatto sarebbe stato riparato cento volte di più in benefici per i maghi. Sapevo, nella parte più profonda del mio cuore, quello che era Gellert Grindelwald? Credo di averlo saputo, ma chiusi gli occhi. Se i piani che stavamo facendo davano risultato, tutti i miei sogni sarebbero diventati realtà. E il cuore delle nostre macchinazioni erano i Doni della Morte! Come l'affascinavano, come ci affascinavano a tutti e due! La Bacchetta invincibile, l'arma che ci avrebbe portato al potere! La Pietra della Resurrezione… per lui, benché io fingessi di non saperlo, significava un esercito di Inferi! Per me, ti confesso, significava il ritorno dei miei genitori e che Lei avrebbe fatto gravare tutte le responsabilità sulle mie spalle. E il Mantello… per qualche ragione, non abbiamo mai discusso molto del Mantello, Harry. Entrambi ci nascondevamo sufficientemente bene senza il Mantello, la cui vera magia, ovviamente, era che poteva essere usato per proteggere e difendere ad altri oltre che al suo padrone. Pensai che se per caso l'avessimo trovato, poteva essere utile per nascondere Ariana, ma il nostro interesse nel Mantello era principalmente che completava il trio, poiché la leggenda diceva che l'uomo che avrebbe unito i tre oggetti sarebbe diventato il vero padrone della Morte, quello che noi pensavamo che significava "invincibile"."Gli Invincibili padroni della Morte, Grindelwald e Silente! Due mesi di pazzia, di sogni crudeli e di abbandono degli unici due membri della mia famiglia che mi rimanevano. Ed allora… sai già quello che successe. La realtà tornò sotto forma del mio irascibile, poco accademico ed infinitamente molto più ammirabile, fratello. Non volli ascoltare le verità che mi gridò. Non volli ascoltare che non potevo espormi e cercare i Doni con una fragile ed instabile gemella a cui badare. La discussione si trasformò in una lite. Grindelwald perse il controllo. Quello che avevo sempre avvertito dentro di lui, benché fingessi di no, lo fece diventare un essere terribile. Ed Ariana… dopo tutta l'attenzione e precauzione di mia madre… giacque morta sul suolo-
Silente sciolse un piccolo affanno e cominciò a piangere davvero. Harry allungò la mano e si rallegrò del fatto che poteva toccarlo. Gli afferrò il braccio con forza e, gradualmente, Silente recuperò il controllo.
-Beh... Grindelwald scappò, come chiunque tranne me avrebbe potuto prevedere. Svanì, coi suoi piani di raggiungere il potere, e le sue macchinazioni di torturare i Babbani ed i suoi sogni sui Doni della Morte, sogni in cui l'avevo incoraggiato ed aiutato. Scappò, mentre io rimasi a seppellire mia sorella e ad imparare a convivere con la mia colpa e il mio terribile peso, il prezzo del mio disonore. Passarono gli anni. Ci furono molte storie su di lui. Dicevano che si era impadronito di una bacchetta di immenso potere. Nel frattempo, mi offrirono il posto di Ministro di Magia, non una volta, bensì tre. Naturalmente, lo rifiutai. Avevo imparato che non potevano fidarsi di me se detenevo il potere-
-Ma lei sarebbe stato migliore, molto meglio di Caramell o Scrimgeour!- esclamò improvvisamente Harry.
-Lo sarei stato?- chiese Silente con gravità. -Non ne sono tanto sicuro. Avevo provato, quando ero giovane, che il potere era la mia debolezza e la mia tentazione. È una cosa curiosa, Harry, ma magari quelli che sono più appropriati per il potere sono quelli che non l'hanno mai cercato. Quelli che, come te, viene imposta la leadership e che prendono il controllo perché devono e si accorgono, con sorpresa, che lo fanno bene. Ero al sicuro ad Hogwarts, credo che fossi un buon professore…-
-È stato il migliore…-
-…sei molto gentile, Harry. Ma mentre mi occupavo dell'apprendimento di giovani maghi, Grindelwald stava formando un esercito. Dicevano che mi temeva e forse lo faceva, ma meno, credo, di quanto lo temessi io. Oh, non per la morte- disse Silente, in risposta allo sguardo interrogativo di Harry. -Non per quello che avrebbe potuto farmi magicamente. Sapevo che eravamo completamente simili, io ero, magari, perfino un po' più ingegnoso. Era la verità che temevo. Sai, non ho mai saputo chi di noi, in quell'ultima orribile lite, aveva lanciato la Maledizione che aveva ucciso mia sorella. Puoi chiamarmi codardo: avresti ragione, Harry. Temevo, al di sopra di tutto, la conoscenza di essere stato io ad ucciderla, non per la mia arroganza e stupidità, bensì perché, in realtà, potevo essere stato io a lanciare la maledizione che la lasciò senza vita. Credo che lui sapesse che era quello che mi spaventava. Ritardai il nostro incontro fino a che, finalmente, sarebbe stato troppo vergognoso resistere ancora. La gente stava morendo e lui sembrava inarrestabile e dovetti fare quello che potei. Beh, sai già quello che successe dopo. Vinsi il dolore. Vinsi la bacchetta-
Un altro silenzio.
Harry non chiese se Silente avesse mai verificato chi aveva ucciso Ariana. Non voleva saperlo e, ancora meno, Harry voleva che Silente glielo dicesse. Finalmente sapeva quello che Silente avrebbe visto guardandosi allo specchio delle Brame e perché Silente aveva capito tanto bene il fascino che esercitava su Harry.
Stettero seduti in silenzio per qualche istante, i lamenti della creatura dietro di loro turbavano appena Harry.
Finalmente disse: -Grindelwald ha cercato di impedire che Voldemort acquisisse la bacchetta. Gli mentì, sa, dimostrò che non l'aveva mai avuta-
Silente annuì, abbassando la vista sul suo grembo, con le lacrime che ancora brillavano sul suo naso dritto.
-Dicono che abbia mostrato segni di pentimento nei suoi ultimi anni, solo nella sua cella a Nurmengard. Spero che sia vero. Mi piacerebbe pensare che abbia provato l'orrore e la vergogna per quello che aveva fatto. Forse quella bugia verso Voldemort fu il suo tentativo di riscattarsi… di evitare che Voldemort ottenesse il Dono…-
-…o forse che entrasse nella sua tomba?- suggerì Harry, e Silente si asciugò gli occhi.
Dopo un'altra breve pausa, Harry disse: -Ha cercato di usare la Pietra della Resurrezione?-
Silente annuì.
-Quando la trovai, dopo tutti quegli anni, sepolta nella casa abbandonata dei Gaunt... il Dono che cercavo più di tutte, benché nella mia gioventù l'avessi desiderata per ragioni molto diverse... Persi la testa, Harry. Dimenticai davvero che era un Horcrux e che, chiaramente, l'anello portava su di sé una maledizione. Lo raccolsi e me lo misi, in un secondo immaginai di star per vedere Ariana, e mia madre, e mio padre, e di dir loro molte cose, soprattuto del mio dispiacere, fui... Fui uno stupido, Harry. Dopo tutti quegli anni non avevo imparato niente. Io non dovevo riunire i Doni, mi era stato dimostrato più volte e quella era la prova finale-
-Perché?- disse Harry. -È naturale! Voleva vederli di nuovo. Che cosa c'è di sbagliato in questo?-
-Solo un uomo tra un milione poteva riunire i Doni, Harry. Io servivo solo a possedere la minore di esse, la meno straordinaria. Ero adatto alla Bacchetta di Sambuco e a nessun'altra e non potevo né volevo vantarmi né ammazzare con lei. Lei mi permetteva di vincere ed utilizzarla, perché l'avevo presa, non per la Gloria, ma per salvare altri con Lei. Ma il Mantello, lo presi per vana curiosità e non avrebbe mai funzionato per me come ha funzionato per voi, i suoi autentici possessori. La pietra l'avrei utilizzata in un tentativo di trascinare nel nostro mondo, i cari che ormai riposavano in quel mondo di pace, invece di essere capace di sacrificare me stesso, come hai fatto tu. Tu sei il legittimo possessore dei Doni-
Silente applaudì Harry e Harry alzò lo sguardo verso l'anziano e sorrise. Non poté evitarlo. Come poteva ora serbare rancore verso Silente?
-Perché mi ha reso il tutto così difficile?-
Il sorriso di Silente tremò.
-Speravo che la Signorina Granger ti rallentasse, Harry. Temevo che la tua testa brillante potesse dominare il tuo buon cuore. Mi spaventava ciò, se presentavo categoricamente la verità su questi oggetti tentatori, potevi prendere i Doni come feci io, nel momento sbagliato e, soprattutto, per le ragioni sbagliate. Se avessi posato le mani su di esse, volevo che li possedessi con sicurezza. Sei l'autentico Padrone della Morte, perché l'autentico padrone non cerca di sfuggire alla Morte. Accetta il fatto che deve morire e capisce che al mondo ci sono cose, molto peggiori della Morte-
-E Voldemort non ha sentito mai parlare dei Doni?-
-Non credo, perché non riconobbe la Pietra della Resurezione che trasformò in Horcrux. Ma perfino se li avesse conosciuti, Harry, dubito che si fosse interessato a nessuno eccetto che alla prima. Non aveva creduto di aver bisogno del Mantello, ed in quanto alla pietra, a chi avrebbe voluto far tornare dalla morte? Egli teme la morte. Non l'ama-
-Ma pensa che avrebbe voluto la bacchetta?-
-Sono sicuro che l'avrebbe tentato, da quando la tua bacchetta sconfisse la sua nel cimitero di Little Hangleton. All'inizio, temeva che l'avessi sconfitto con un potere a lui sconosciuto. Una volta che ebbe rapito Olivander, tuttavia, scoprì l'esistenza dei nuclei gemelli. Pensò che quello spiegava tutto. Benché la bacchetta prestata non ebbe più fortuna contro la tua! Cosicché Voldemort, invece di domandarsi che qualità avevi in te per rendere la tua bacchetta tanto potente che a lui mancava, s'imbarcò naturalmente alla ricerca di una bacchetta che, per quello che dicevano, avrebbe sconfitto tutte le altre. Per lui, la Bacchetta di Sambuco si era trasformata in un'ossessione che rivaleggiava con la sua ossessione per te. Credeva che la Bacchetta di Sambuco avrebbe eliminato la sua ultima debolezza e che l'avrebbe reso davvero invincibile. Povero Severus...-
-Se programmò la sua morte con Piton, vuol dire che gli lasciò la Bacchetta di Sambuco, vero?-
-Ammetto che era quella la mia intenzione- disse Silente. -Ma non è andata come volevo, vero?-
-No- disse Harry. -Quella parte del piano non funzionò-
La creatura sotto di loro si scosse e gemé, Harry e Silente rimasero seduti senza parlare per un lungo momento. La comprensione di quello che era successo aleggiò gradualmente su Harry in quei lunghi minuti, come neve che cadeva solenne.
-Devo ritornare, vero?-
-Se è questo che vuoi-
-Ho scelta?-
-Oh, sì- Silente gli sorrise- -Hai detto che siamo a King's Cross? Credo che se tu decidessi di non tornare, potresti... diciamo... prendere un treno-
-E dove mi porterebbe?-
-Avanti- disse semplicemente Silente.
Tacque di nuovo.
-Voldemort ha preso la Bacchetta di Sambuco-
-Certo. Voldemort ha la Bacchetta di Sambuco-
-Ma lei vuole che ritorni?-
-Credo- disse Silente. -che se scegli di ritornare, c'è una possibilità che tutto possa finire bene. Non posso prometterlo, però. Ma so questo, Harry, che hai meno paura di tornare quì di lui-
Harry guardò di nuovo la cosa che tremava e si dibatteva nell'ombra sotto la distante sedia.
-Non compatire i morti, Harry. Compatisce i vivi e, soprattutto, chi vive senza amore. Ma, tornando a noi, posso assicurati che verrebbero mutilate meno anime e che si dividerebbero meno famiglie se tornerai, Harry. Se questa non somiglia a una meta per cui valga la pena di tornare, diciamo addio al presente-
Harry annuì e sospirò.
Abbandonare quel posto non sarebbe stato neanche lontanamente tanto duro quanto era stato entrare nel bosco, ma lì c'era caldo e c'erano luce e pace e sapeva che si dirigeva verso il dolore e la paura di altre perdite. Si alzò in piedi, Silente lo imitò, si guardarono per un lungo momento in volto.
-Mi dica un'ultima cosa- disse Harry. -Tutto questo è reale? O sta succedendo dentro la mia testa?-
Silente gli sorrise ampiamente e la sua voce risuonò alta e forte nelle orecchie di Harry malgrado la brillante nebbia stesse scendendo di nuovo, oscurando la sua figura.
-È ovvio che sta succedendo nella tua testa, Harry, ma perché dovrebbe lasciare il segno qualcosa che non è reale?-




Visite


Online:

Home
Sinossi
CAPITOLO 1
CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
CAPITOLO 14
CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
CAPITOLO 17
CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
CAPITOLO 20
CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
CAPITOLO 23
CAPITOLO 24
CAPITOLO 25
CAPITOLO 26
CAPITOLO 27
CAPITOLO 28
CAPITOLO 29
CAPITOLO 30
CAPITOLO 31
CAPITOLO 32
CAPITOLO 33
CAPITOLO 34
CAPITOLO 35
CAPITOLO 36
EPILOGO