Harry Potter e i Doni della Morte  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE


HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE
  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE

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Capitolo 4
I SETTE POTTER

 

Harry corse indietro, verso la sua camera da letto, arrivando alla finestra giusto in tempo per vedere la macchina dei Dursley mettersi in moto per la strada.
L’alto cappello di Dedalus era visibile tra Zia Petunia e Dudley nel sedile posteriore. La macchina girò a destra alla fine di Privet Drive, i suoi finestrini diventarono rossi per un istante nel momento in cui vennero esposti al sole, e poi sparì.
Harry prese la gabbia di Edvige, la sua Firebolt, e la sua borsa, dando alla sua camera pulita un innaturale ultimo immenso sguardo, e poi si fece strada giù per le scale della sala, dopo mise la gabbia, la scopa e la valigia vicino ai piedi delle scale.
La luce si stava spegnendo rapidamente, la sala piena di ombre nella luce della sera. Era strano stare lì nel silenzio e sapere che stava per lasciare la casa per l'ultima volta.
Tanto tempo fa, quando era stato lasciato da solo mentre i Dursley uscivano per divertirsi, le ore di solitudine erano state un premio di consolazione.
Fermandosi solo per prendere qualcosa dal frigorifero, si precipitava immediatamente di sopra per giocare con il computer di Dudley, o accendere la televisione e fare zapping tra i canali che voleva. Gli venne un'altra vuota e strana emozione ricordando quei momenti; era come ricordare un giovane fratello che aveva perso.
–Non vuoi dare un ultimo sguardo a questa casa?– disse a Edvige, che era ancora imbronciata con la testa sotto la sua ala. –Non ci torneremo più quì. Non vuoi ricordare i bei momenti? Voglio dire, uno sguardo allo zerbino. Che ricordi...Dudley piangeva a singhiozzi dopo che l'ho salvato dai Dissennatori...dimostra che ne è grato dopotutto, ci credi?...E la scorsa estate, Silente è entrato da quella porta...–
Harry aveva perso il filo dei suoi discorsi per un momento e Edvige non fece niente per aiutarlo a fargli recuperare la memoria, ma continuò a stare seduta con la sua testa sotto le ali.
Harry si girò con la schiena verso la porta d'ingresso. –E lì sotto, Edvige– Harry aprì una porta sotto le scale. –è dove dormivo di solito! Non mi conoscevi ancora, Santo Cielo com'è piccola, l'avevo dimenticato...–
Harry guardò le scarpe ammucchiate e gli ombrelli ricordando come si svegliava ogni mattina guardando da quella parte delle scale, che era spesso adornato con un ragno o due.
Quelli erano stati i giorni in cui non sapeva niente della sua vera identità; prima di aver scoperto come i suoi genitori erano morti o perché quelle strane cose accadevano intorno a lui.
Ma Harry poteva ancora ricordare i sogni che lo avevano perseguitato, ancora in quei giorni: sogni confusi avvolti dalla luce verde e ancora una volta, Zio Vernon aveva quasi rotto la macchina quando Harry l'aveva raccontato, una motocicletta volante.
Ci fu un improvviso rumore assordante nelle vicinanze.
Harry si raddrizzò con un movimento improvviso, e sbatté la testa contro lo stipite della porta. Fermatosi solo per usare alcune delle parole della collezione privata di imprecazioni di Zio Vernon, si diresse in cucina, tenendosi la testa e fissando dalla finestra il piccolo giardino sul retro.
L’oscurità sembrò ondeggiare, l’aria stessa si fece tremolante.
Poi, una ad una, delle figure apparvero improvvisamente alla vista, come se i loro incantesimi di disillusione fossero finiti.
A dominare la scena c’era Hagrid che indossava un casco e un paio di occhialoni mentre sedeva a cavalcioni di un’enorme motocicletta con un sidecar nero incluso.
Intorno a lui altre persone smontavano da dei manici di scopa e, in un paio di casi, da dei thestral, dei cavalli neri alati.
Aprendo violentemente la porta del retro, Harry, sfrecciò in mezzo a loro. Ci fu una confusione generale di saluti, con Hermione che gli gettava le braccia al collo, Ron che gli dava alcune pacche sulla schiena e Hagrid che diceva: –Tutto bene Harry? Pronto per partire?–
–Certo!– rispose Harry rivolgendo un sorriso smagliante a tutti loro. –Ma non mi aspettavo tanta gente–
–Cambio di piani– Ringhiò Malocchio che stava reggendo due enormi sacchi rigonfi, mentre l’occhio magico saettava tra la casa e il giardino con vertiginosa rapidità. –Andiamo dentro prima di continuare–
Harry li guidò dentro la cucina dove, ridendo e chiacchierando, scelsero le loro sedie, sedendosi sopra le splendenti superfici di Zia Petunia, o appoggiandosi ai suoi immacolati elettrodomestici; Ron, alto e dinoccolato; Hermione con i folti capelli stretti in una treccia. Fred e Gorge, identici e sorridenti; Bill orrendamente sfigurato e con lunghi capelli rossi; il Signor Weasley, con il volto gentile, quasi calvo, con gli occhiali leggermente storti; Malocchio affaticato dalle battaglie, con un’unica gamba, il suo luminoso occhio magico blu che si muoveva freneticamente; Tonks che aveva i capelli corti tinti della gradazione del suo rosa preferito; Lupin, ancora più grigio, con molte più rughe; Fleur, snella e bellissima, con i suoi lunghi capelli biondo argentei; Kingsley, calvo con le spalle ampie; Hagrid, con la barba e i capelli ribelli, stava gobbo, per evitare di colpire il soffitto con la sua testa; E Mundungus Fletcher, piccolo e sporco, un individuo abbietto, con i suoi piccoli occhi da segugio e i capelli arruffati.
Il cuore di Harry sembrò esplodere e risplendere alla loro vista. Era pieno di affetto verso ognuno di loro, persino verso Mundungus che aveva tentato di strangolare l’ultima volta che lo aveva incontrato.
–Kingsley, credevo che tu dovessi proteggere il Primo Ministro Babbano– chiese all’altro capo della stanza.
–Può restare senza di me per una notte– disse Kingsley. –Tu sei più importante–
–Harry, indovina?– disse Tonks, arrampicata sulla lavatrice, mostrandogli la mano sinistra, dove scintillava un anello.
–Vi siete sposati?– Harry sobbalzò, fissando lei e Lupin.
–Mi dispiace che tu non ci sia stato Harry, è stato così bello–
–È favoloso.. Congratu…–
–Va bene va bene, avremo tutto il tempo per i convenevoli più tardi– Ruggì Malocchio da sopra il chiacchiericcio, e il silenzio ripiombò nella cucina. Moody poggiò le sacche per terra e si girò verso Harry. –Come Dedalus probabilmente ti avrà già detto, abbiamo dovuto abbandonare il piano. Pius Thicknesse è stato promosso, e per noi è un grande problema. Ha fatto in modo che fosse un reato connettere la tua casa alla Metropolvere, o piazzare una passaporta o Materializzarsi dentro e fuori. Ovviamente fa tutto per cercare di proteggerti, per evitare che TU-SAI-CHI arrivasse a te. Tutto assolutamente superfluo, visto che l’incantesimo di tua madre già ti proteggeva. In realtà ha fatto in modo che non tu non potessi andartene in maniera sicura–
–Secondo problema, sei minorenne, il che significa che hai addosso la Traccia.–
–Io non…–
–La "Traccia", la Traccia!– disse Malocchio impaziente. –L’incantesimo che rivela l’attività magica nelle vicinanze dei minori di diciassette anni, il modo in cui il Ministero scopre la magia dei minorenni! Se tu o qualcuno vicino a te, lanciasse un incantesimo per uscire da quì, Thicknesse lo verrebbe a sapere, e così i Mangiamorte. Non possiamo aspettare che la Traccia si dissolva, poiché nel momento stesso in cui compi diciassette anni perderai la protezione fornita dall’incantesimo di tua madre. Per farla breve Pius Thicknesse crede di averti messo per bene con le spalle al muro–
Harry non ne era sicuro, ma era d’accordo con lo sconosciuto Thicknesse.
–Quindi, cosa facciamo adesso?–
–Useremo i mezzi di trasporto che ci hanno lasciato, i soli che la Traccia non può individuare, perché non dobbiamo usare incantesimi su di essi per usarli: Scope, Thestral, e la motocicletta di Hagrid–
Harry poté individurare delle falle nel suo piano; ma si trattenne, per dare a Malocchio l’opportunità di continuare.
–Ora, l’incantesimo di tua madre si rompe solo in due circostanze: Quando tu diventi maggiorenne o– Continuò Moody gesticolando nell’immacolata cucina. –quando tu non potrai più chiamare questo posto casa. Tu, tuo zio e tua zia avete scelto strade differenti stanotte, nella piena consapevolezza che non tornerete mai più a vivere insieme. Giusto?–
Harry annuì.
–Quindi questa volta, quando partirai, non ci sarà più un ritorno, e l’incantesimo sarà rotto nel momento in cui uscirai da quì. Abbiamo deciso di infrangerlo prima del tempo, perché l’alternativa è aspettare che TU-SAI-CHI venga e ti prenda nel momento stesso in cui diventerai diciassettenne– –L’unica cosa a favore che abbiamo è che TU-SAI-CHI non sa che ti stiamo spostando questa notte. Abbiamo fatte trapelare una falsa notizia al Ministero. Loro pensano che tu non partirai prima del trenta. Comunque stiamo parlando di TU-SAI-CHI e non possiamo essere sicuri che sia a conoscenza della data sbagliata. È quasi certo che abbia un paio di Mangiamorte a controllare il cielo in quest’area, solo per precauzione. Così abbiamo lanciato tutti gli incantesimi protettivi che potevamo su una dozzina di case. Stanno controllando tutti i posti in cui potremmo nasconderti che hanno una qualche connessione con l’Ordine: casa mia, la casa di Kingsley, la zia di Molly... ho reso l’idea?–
–Sì– disse Harry, non completamente sincero, perché continuava a vedere una falla in quel piano.
–Tu andrai dai genitori di Tonks. Una volta che sarai al sicuro all’interno dei confini magici degli incantesimi che abbiamo messo sulla loro casa, sarai in grado di usare una Passaporta e raggiungere la Tana. Qualche domanda?–
–Hem...Sì.– disse Harry. –Magari non sanno in quale delle dodici case sicure io sia nascosto adesso, ma non sarà ovvio,– fece un rapido conto delle teste. –quando quattordici di noi voleranno verso i genitori di Tonks?–
–Ah!– disse Moody. –Ho dimenticato di menzionare il punto saliente. Quattordici di noi non voleranno dai Tonks. Ci saranno sette Harry Potter che voleranno nei cieli questa notte, ognuno con uno compagno. Ogni coppia diretta a una differente casa sicura–
Da dentro il suo mantello Moody estrasse una fiaschetta color fango. Non ci fu bisogno di dire altro; Harry intuì il resto del piano immediatamente.
–No!– disse urlando, la sua voce risuonò attraverso la cucina. –Per nessuna ragione!–
–Gliel’ho detto che avresti reagito così– disse Hermione con una punta di autocompiacimento.
–Se pensi che io permetta a sei persone di rischiare le loro vite...–
–Come se fosse la prima volta per ognuno di noi– Disse Ron. –Questo è diverso, fingere di essere me!–
–Beh Harry, nessuno di noi è particolarmente contento...– disse Fred calorosamente. –Immagina se qualcosa vada storto e noi fossimo ridotti in atomi, disossati e stupidi per sempre–
Harry non rise.
–Voi non potete farlo se non collaboro, vi servono i miei capelli–
–Già, e questo fa naufragare il piano– disse George. –Ovviamente non c’è nessuna possibilità che tutti noi possiamo ottenere una manciata dei tuoi capelli senza la tua collaborazione–
–Già. Tredici di noi contro un tizio che non è autorizzato a usare la magia. Non abbiamo nessuna possibilità– fece eco Fred.
–Divertente– disse Harry –Veramente divertente–
–Se dovremo usare la forza, allora lo faremo!– Ringhiò Moody, il suo occhio magico adesso tremolava nella benda mentre folgorava Harry. –Ognuno quì è maggiorenne e sono tutti pronti ad accettare il rischio. –Mundungus fece una smorfia e alzò le spalle; l’occhio magico scattò di lato e lanciò un’occhiata oltre la testa di Moody.
–Basta con le discussioni. Il tempo corre. Voglio qualche capello, ragazzo, adesso.–
–Ma questo è stupido, non c’è nessun motivo...–
–Nessun motivo!– abbaiò Moody –Con TU-SAI-CHI lì fuori e mezzo Ministero dalla sua parte? Potter, se siamo fortunati avrà mangiato la foglia e ti starà preparando un agguato per il Trenta, ma sarebbe pazzo se non avesse un Mangiamorte o due a tenere d’occhio la situazione, questo è quello che farei io. Non saranno in grado di arrivare a te o a questa casa finché l’incantesimo di tua madre è attivo, ma sta per essere spezzato e loro saranno in grado di rilevare questa posizione. La nostra unica possibilità è di usare delle esche. Nemmeno TU-SAI-CHI è in grado di dividersi in sette–
Harry incrociò lo sguardo di Hermione, e lo distolse subito.
–Quindi Potter, qualche capello, se vuoi essere così gentile.– Harry guardò Ron, che lo fissava con un’espressione del tipo FALLO-E-BASTA.
–Adesso!– Abbaio Moody.
Con tutti gli occhi puntati su di lui, Harry raggiunse la cima della testa,strinse un capello e tirò.
–Bene– disse Moody, zoppicando dopo aver tolto il tappo alla fiaschetta della pozione. –Quì dentro, se non ti dispiace–
Harry lasciò cadere il capello nella pozione simile a fango.
Quando toccò la superficie la pozione iniziò a schiumare e fumare, poi tutto ad un tratto cambiò in un chiaro e luminoso color oro.
–Oh sembri molto più gustoso di Tiger e Goyle, Harry.– Disse Hermione, prima di vedere lo sguardo accigliato di Ron, leggermente arrossito, e disse –Oh dai! Lo sai cosa intendevo…la pozione di Goyle sapeva di vomito–
–Bene allora, falsi Potter, mettetevi in fila quì davanti, grazie– disse Moody.
Ron, Hermione, Fred, George e Fleur si misero in fila davanti allo splendente lavello di zia Petunia.
–Ne manca uno.– disse Lupin.
–Quì!– esclamò Hagrid con voce rauca, e sollevò Mundungus per la collottola lasciandolo cadere dietro Fleur che storse il naso in maniera teatrale e si spostò tra Fred e George.
–Vi avevo detto che sarebbe meglio se fossi uno degli accompagnatori– si ostinò Mundungus.
–Silenzio!– Abbaiò Moody. –Come ti ho già detto, verme senza spina dorsale, ogni Mangiamorte che avremo di fronte punterà a catturare Potter, non a ucciderlo. Silente lo diceva sempre. TU-SAI-CHI vuole uccidere Potter personalmente. Saranno i protettori che saranno in maggior pericolo. I Mangiamorte li vorranno sicuramente uccidere–
Mundungus non sembrava particolarmente rassicurato, ma Moody stava già tirando fuori una mezza dozzina di piccoli bicchieri di vetro dal mantello, reggendoli in mano, prima di versarci un po’ di pozione Polisucco in ognuno.
–Tutti insieme allora–
Ron, Hermione, Fred, George, Fleur, e Mundungus bevvero. Tutti fecero delle smorfie e boccheggiarono quando la pozione toccò le loro gole. Di colpo i loro lineamenti divennero bulbosi e distorti come se fossero fatti di cera calda. Hermione e Mundungus iniziarono a crescere; Ron, Fred, e George si restrinsero; tutti i capelli si scurirono; i lunghi capelli di Hermione e Fleur sembravano venir risucchiati nella testa.
Moody, calmo e indifferente, stava sciogliendo i legacci della grossa sacca che aveva portato con sé.
Quando rialzò lo sguardo c’erano sei Harry Potter boccheggianti e affannati di fronte a lui.
Fred e George si guardarono in faccia e dissero insieme –Wow, siamo identici!–
–Non lo so, pensandoci bene credo di essere più bello– disse Fred osservando il suo riflesso sul bollitore.
–Bah!– Disse Fleur, specchiandosi nello sportello del microonde. –Bill, non guardarmi, sono "ripugnonte"–
–Quei vestiti sono un po’ troppo ampi. Quì ce ne sono di più piccoli– Disse Moody indicando la prima sacca. –e viceversa. E non dimenticate gli occhiali, ce ne sono sei paia nelle tasche. E quando avrete finito di vestirvi, i bagagli sono nell’altra sacca–
Il vero Harry pensò che questa era la cosa più bizzarra che avesse mai visto, e lui aveva visto cose veramente strane.
Fissò i suoi sei doppioni rovistare nelle sacche, tirare fuori dei vestiti identici, infilarsi gli occhiali e gettar via la loro roba. Appena loro iniziarono a spogliarsi senza pudore provò a chiedergli di mostrare un po’ più di rispetto per la sua privacy, dato che mostravano il suo corpo tranquillamente, sicuramente con molta più disinvoltura di come avrebbero fatto con il loro.
–Lo sapevo che Ginny stava mentendo sul tatuaggio!– Disse Ron guardandosi in basso verso il petto nudo.
–Harry, la tua vista è veramente pessima.– Disse Hermione infilandosi gli occhiali.
Una volta vestiti i falsi Harry, presero le sacche e le gabbie dei gufi, ognuna contenente un gufo bianco imbalsamato preso dalla seconda sacca.
–Bene– Disse Moody ai sette Harry, abbigliati, con occhiali e pieni di bagagli quando gli furono di fronte. –Le coppie saranno le seguenti: Mundungus viaggerà con me, con la scopa...–
–Perché sono con te?– Grugni l’Harry vicino alla porta sul retro.
–Perché tu devi essere tenuto d’occhio– Ringhiò Moody, e il suo occhio magico non si mosse da Mundungus quando continuò. –Arthur e Fred…–
–Io sono George– Disse il gemello che Moody stava fissando. –Non riesci a distinguerci nemmeno quando siamo Harry?–
–Scusa George–
–Sto solo scherzando. Io sono Fred, sul serio–
–Basta con queste stupidaggini!– Sbraitò Moody. –L’altro, Fred o George o chiunque diavolo tu sia, Tu sei con Remus. Signorina Delacour…–
–Io prendo Fleur con un Thestral– Disse Bill. –Lei non ama le scope–
Fleur si portò al suo fianco e gli lancio un’occhiata così sentimentale e appassionata che Harry sperò con tutto il cuore non dovesse mai più apparire sul suo volto.
–Signorina Granger con Kinglsley, Thestral–
Hermione sembrò rasserenata, in risposta al sorriso di Kingsley; Harry sapeva che Hermione aveva poca confidenza con i manici di scopa.
–Il che lascia te e me, Ron!– Disse Tonks, tamburellando sul porta-tazze come se lo stesse salutando.
Ron non appariva calmo e compiaciuto come Hermione.
–E tu sei con me, Harry. D’accordo?– Disse Hagrid un po’ansioso. –Noi saremo sulla motocicletta, come puoi immaginare le scope e i thestral non possono sopportare il mio peso. Non rimane molto posto sul sedile con me, siederai nel sidecar–
–Magnifico– Disse Harry, non completamente sincero.
–Supponiamo che i Mangiamorte si aspettino che tu usi una scopa- Disse Moody che sembrò indovinare quello che Harry stava pensando. –Piton ha avuto tutto il tempo di aggiornare i Mangiamorte su tutte le cose di cui non li aveva informati prima, quindi se incontreremo dei Mangiamorte, scommetto che sceglieranno uno dei Potter che si trova a suo agio su una scopa, Bene allora...– Si fece avanti, legò la sacca con gli abiti dei falsi Potter e si diresse verso la porta. –Vi do tre minuti prima di partire. Non ci sarà bisogno di chiudere la porta a chiave, non tratterà i Mangiamorte fuori quando verranno a dare un’occhiata. Andiamo...–
Harry si sbrigò a raccogliere la sua sacca, la Firebolt e la gabbia di Edvige, e seguì il gruppo nel buio giardino sul retro.
Da tutte le parti le scope volarono nelle mani; Hermione veniva aiutata da Kingsley a montare su un grande e nero Thestral, Fleur su un altro da Bill.
Hagrid aspettava vicino alla moto, con gli occhiali sul viso.
–È questa? Questa è la motocicletta di Sirius?–
–Proprio quella– confermò Hagrid sorridendo a Harry. –E l’ultima volta che tu ci sei salito, Harry, potevi stare nella mia mano!–
Harry non poteva farci nulla, ma si sentiva umiliato mentre si infilava nel sidecar. Era molti piedi più in basso di ognuno degli altri: Ron sorrise compiaciuto vedendolo seduto lì dentro come un bambino in una macchina a scontro.
Harry spinse lo zaino e la Firebolt giù verso i piedi e strinse la gabbia di Edvige tra le ginocchia. Stava veramente scomodo.
–Arthur ha fatto qualche modifica– Disse Hagrid, noncurante del disagio di Harry. Si mise a cavalcioni della motocicletta, che scricchiolò sonoramente e affondò di qualche pollice nel terreno.
–Ha messo qualche trucchetto. E questa è una mia idea– Disse indicando con un grosso dito un bottone viola vicino al tachimetro.
–Per favore stai attento Hagrid– Disse il signor Weasley in piedi dietro di loro stringendo la sua scopa. –Non sono sicuro che sia consigliabile, e sicuramente andrebbe usato solo in casi di emergenza–
–Bene ,allora– disse Moody. –Tutti pronti, prego. Dobbiamo partire tutti nello stesso istante o perderemo l’effetto della diversione–
Tutti fecero un cenno con la testa.
–Tieniti stretto adesso Ron.– Disse Tonks, e Harry vide Ron lanciare un’occhiata colpevole a Lupin, prima di mettere la sue mani attorno alla sua vita. Hagrid mise in moto la motocicletta: rombò come un drago e il sidecar iniziò a vibrare.
–Buona fortuna a tutti– sibilò Moody. –Ci vedremo tutti tra circa un’ora alla Tana, Al tre. Uno…Due…TRE!–
Ci fu un grande rombo dalla motocicletta e Harry la sentì vibrare ulteriormente. Stava salendo di quota velocemente, i suoi occhi si inumidirono un poco, i capelli in faccia. Attorno a lui anche le scope stavano salendo di quota.
La lunga coda nera di un thestral schioccò mentre passava. Le sue gambe incastrate tra il suo zaino e la gabbia di Edwige erano doloranti e si stavano intorpidendo. Era talmente a disagio che quasi si dimenticò di gettare un’ultima occhiata al numero quattro di Privet Drive. Ma nel momento stesso in cui si affacciò oltre il bordo del sidecar non sapeva più quale fosse.
Poi, all’improvviso, dal nulla, furono circondati. Almeno tredici figure incappucciate, sospese a mezz’aria, formarono un vasto cerchio attorno agli ignari membri dell’Ordine che stavano salendo di quota.
Strilla e lampi verdi ovunque: Hagrid lanciò un urlo e la motocicletta virò. Harry perse la cognizione di dove fosse.
Lampi di luce sopra di lui, urla attorno, si manteneva stretto al sidecar per salvarsi la vita.
La Gabbia di Edvige, la Firebolt e il suo zaino scivolarono sotto le sue ginocchia.
–No. Aiuto!–
Il manico di scopa scivolava, ma lo aveva fissato alla cinghia dello zaino insieme alla gabbia, quando la motocicletta virò bruscamente a destra.
Ci fu un secondo di calma, poi un altro scoppio di luce verde.
Il gufo strillò e si accasciò sul fondo della gabbia.
–No…NO!–
La motocicletta scatto in avanti; Harry vide i Mangiamorte disperdersi quando Hagrid piombò attraverso il loro accerchiamento.
–Hedvige… Hedvige!–
Ma il gufo rimase immobile come un patetico giocattolo sul fondo della gabbia. Non poteva farci nulla e il terrore per gli altri era immenso.
Gettò un’occhiata oltre la sua spalla e vide una moltitudine di persone in movimento, fiammate di luce verde, due coppie di persone sulle scope scomparirono in lontananza, ma non poteva dire chi fossero.
–Hagrid, dobbiamo tornare indietro. Dobbiamo tornare indietro–
Urlò sovrastando il rumore tonante del motore, impugnando la bacchetta e appoggiando la gabbia di Edwige sul fondo del sidecar, rifiutava l’idea che fosse morta.
–Hagrid, Torna indietro!–
–Il mio compito è tenerti al sicuro Harry!– Muggì Hagrid e accelerò.
–Stop. Stop!– urlò Harry, ma appena si girò per vedere dietro, due lampi di luce verde gli passarono accanto all’ orecchio sinistro:
Quattro Mangiamorte avevano rotto la formazione a cerchio e li stavano inseguendo, puntando dietro Hagrid. Hagrid virò ma i Mangiamorte guadagnarono terreno sulla motocicletta: furono lanciate molte maledizioni e Harry dovette rannicchiarsi nel sidecar per evitarle.
Contorcendosi gridò: –"STUPEFICIUM!"– e un lampo rosso scaturì dalla sua bacchetta creando una breccia tra i quattro Mangiamorte inseguitori quando loro si sparsero per evitarlo.
–Resisti Harry, questo è un regalo per loro!– Urlò Hagrid, e Harry alzò lo sguardo giusto in tempo per vedere Hagrid schiacciare con un dito un bottone verde vicino alla spia del carburante. Un muro, un solido muro nero uscì dal tubo di scappamento. Storcendo il collo Harry lo vide materializzarsi e espandersi a mezz’aria.
Tre Mangiamorte virarono e lo evitarono, ma il quarto non fu così fortunato. Sparì alla vista e andò a sbatterci contro come un masso, la sua scopa andò in pezzi. Uno dei suoi compagni rallentò per soccorrerlo, ma sia lui che il muro erano avvolti dall’oscurità che Hagrid aveva creato, e accelerò.
Altri “Anatemi Che Uccidono” sfrecciarono vicino alla testa di Harry, lanciati dalle bacchette dei due Mangiamorte rimasti, miravano a Hagrid.
Harry rispose al fuoco con uno Schiantesimo: lampi rossi e verdi si scontrarono a mezz’aria in una pioggia di scintille multicolore, e Harry pensò che assomigliassero a dei fuochi d’artificio impazziti, i Babbani sotto non avevano idea di cosa stesse succedendo.
–Ci siamo di nuovo Harry, reggiti!– Urlò Hagrid e pigiò il secondo bottone. Questa volta una gigantesca ragnatela fuoriuscì dal tubo di scappamento della motocicletta, ma questa volta i Mangiamorte erano pronti. Non solo virarono per evitare l’ostacolo, ma il loro compagno che aveva rallentato per soccorrere il loro amico privo di sensi li aveva raggiunti.
Sbucò all’improvviso dall’oscurità e adesso tre di loro erano all’inseguimento della motocicletta, scagliando maledizioni.
–Questo lo devo proprio fare. Harry, reggiti, forte!– Urlò Hagrid, e Harry lo vide schiacciare con tutta la mano il bottone viola vicino al tachimetro.
Con un’inconfondibile rumoroso ruggito, una fiammata di drago eruttò dal tubo di scappamento, color bianco e blu, e la motocicletta schizzò in avanti come un proiettile, con un forte rumore metallico.
Harry vide i Mangiamorte sparpagliarsi per evitare la mortale fiammata, e nello stesso momento sentì oscillare paurosamente il sidecar: Le connessioni di metallo con la motocicletta si erano sganciate a causa della forza dell’accelerazione.
–Va tutto bene, Harry!– Urlò Hagrid, schiacciato dalla velocità; nessuno li stava seguendo adesso, e il sidecar iniziò a vibrare violentemente nella scia della motocicletta.
–Ci sono, Harry, non preoccuparti!– Urlò Hagrid e dalla sua giacca estrasse il suo ombrello viola a fiori.
–Hagrid! NO, Lascia fare a me..–
–REPARO–
Ci fu un assordante Bang e il sidecar si staccò definitivamente dalla motocicletta.
Harry venne scaraventato in avanti, spinto dalla velocità della motocicletta, poi il sidecar iniziò a perdere quota.
Disperatamente Harry puntò la sua bacchetta e urlò –"Wingardium Leviosa!"–
Il sidecar galleggiò come un palloncino, instabile ma almeno rimase in aria. Tirò un sospiro di sollievo, anche se molte maledizioni gli sfrecciarono accanto: i tre Mangiamorte lo stavano raggiungendo.
–Sto arrivando Harry!– Urlò Hagrid sbucando dall’oscurità, ma Harry poteva sentire il sidecar iniziare a oscillare di nuovo.
Accucciandosi il più possibile, mirò alle figure che gli stavano venendo incontro e urlò: –"Impedimenta!"–
Il maleficio colpì il Mangiamorte al centro della formazione in pieno petto. Per un momento l’uomo rimase immobilizzato come se avesse colpito una barriera invisibile, uno dei suoi compagni quasi lo urtò.
Poi il sidecar iniziò a precipitare, l’ultimo Mangiamorte scagliò una maledizione così vicino a Harry, che, per schivarlo, si buttò sul bordo del sidecar, rompendosi un dente sul sedile.
–Sto arrivando Harry, Sto arrivando!–
Una mano enorme afferrò il colletto di Harry e lo tirò fuori dal sidecar che precipitava: Harry afferrò il suo zaino e lo portò con sé sul sedile della motocicletta e si ritrovò schiena a schiena con Hagrid.
Appena ebbero ripreso quota lontano dai due Mangiamorte rimasti, Harry sputò via il sangue dalla bocca, puntò con la bacchetta verso il sidecar che stava cadendo, e urlò: –Confringo!–
Sentì una terribile fitta alle budella per Hedvige quando esplose: il Mangiamorte più vicino fu sbalzato dalla scopa e sparì dalla vista; il suo compagno lo seguì e svanì.
–Harry, mi dispiace, mi dispiace…– gemette Hagrid. –Non avrei dovuto provare a ripararlo da solo, non avrei dovu…–
–Non preoccuparti, continua a volare!– gli gridò Harry, vedendo che altri due Mangiamorte emergevano dall’oscurità, vicinissimi.
Mentre lo spazio tra di loro si riempiva nuovamente di maledizioni, Hagrid iniziò a zigzagare e a virare: Harry sapeva che Hagrid non avrebbe usato nuovamente il bottone fuoco di drago con Harry seduto così senza alcuna sicurezza.
Harry lanciò Schiantesimi su Schiantesimi verso i loro inseguitori, tenendoli occupati. Lanciò un altro incantesimo di ostacolo: il Mangiamorte più vicino virò per evitarlo e il suo cappuccio si sfilò e, illuminato dalla luce rossa dello Schiantesimo successivo, Harry vide la faccia bianca di Stan Picchetto.
"Stan…" pensò Harry, poi gridò: –Expelliarmus!–
–E’ lui,è lui, è quello vero!–
Il grido del Mangiamorte incappucciato raggiunse Harry attraverso il rombo del motore: un momento dopo entrambi gli inseguitori cambiarono rotta e sparirono dalla vista.
–Harry, cosa è successo?– chiese Hagrid –Dove se ne sono andati?–
–Non lo so!–
Ma Harry era preoccupato: il Mangiamorte incappucciato aveva urlato “È quello vero!”, come faceva a saperlo? Guardò il cielo vuoto e ne sentì la minaccia. Dov’erano andati?
Harry si rigirò sul sedile e strinse forte la giacca di Hagrid. –Hagrid, il fuoco di drago, fallo ancora, dobbiamo andare via di quà–
–Reggiti forte Harry!–
Ci fu ancora un’inconfondibile rumoroso ruggito, e la fiammata bianco-blu eruttò dal tubo di scappamento.
Harry si sentì scivolare via dal piccolo posto che aveva sul sellino. Hagrid lo agguantò mantenendo la sua presa sul manubrio.
–Penso che li abbiamo seminati, Harry, penso che ce l’abbiamo fatta!–
Ma Harry non ne era convinto; La paura lo attanagliava mentre scrutava a destra e a sinistra cercando gli inseguitori che era sicuro sarebbero arrivati… Perché avevano cambiato rotta? Uno di loro aveva ancora la bacchetta… È lui… È quello vero… Lo aveva detto subito dopo che aveva provato a disarmare Stan.
–Ce l’abbiamo quasi fatta Harry, quasi fatta…– Gridò Hagrid.
Harry sentì la motocicletta scendere un poco di quota, le luci a terra sembravano stelle lontane.
Poi la cicatrice sulla fronte iniziò a bruciare come fuoco: nel momento in cui i Mangiamorte apparvero ai lati della motocicletta, due Maledizioni mortali lanciati da dietro mancarono Harry di pochi millimetri.
E poi Harry lo vide.
Voldemort stava volando come un refolo di fumo nell’aria, senza scopa o thestral a sorreggerlo, la sua faccia serpentesca brillava nell’oscurità, le sue bianche dita sollevarono nuovamente la bacchetta.
Hagrid si lasciò sfuggire un grido di terrore e manovrò la motocicletta in una picchiata verticale. Temendo per la sua vita, Harry lanciò Schiantesimi a casaccio nella notte.
Vide un corpo cadere a spirale nell'oscurità, completamente fuori controllo.
Lampi di luce verde li sfiorarono ancora.
Harry non aveva idea di dove fosse l’alto o il basso; La sua cicatrice continuava a bruciare, si aspettava di morire in ogni momento.
Una figura incappucciata era a pochi piedi di distanza, la vide sollevare il braccio.
–NO!–
Con un grido furioso Hagrid si lanciò dalla motocicletta addosso al Mangiamorte; con orrore Harry vide Hagrid e il Mangiamorte cadere vertiginosamente, il peso di entrambi era troppo per la scopa.
Aggrappandosi con le ginocchia alla motocicletta che precipitava, Harry sentì Voldemort urlare: –MIO!–.
Era la fine, non poteva vedere o sentire dove fosse Voldemort; vide un altro Mangiamorte scendere in picchiata e udì –Avada…–
Non appena il dolore della cicatrice costrinse Harry a chiudere gli occhi, la sua bacchetta si mosse di sua spontanea volontà.
La sentì trascinare la sua mano come se fosse una calamita, e vide uno spruzzo di fuoco color oro attraverso i suoi occhi semichiusi, e sentì un suono di rottura e un urlo.
Il Mangiamorte rimasto strillò; Voldemort urlò –NO!–
In qualche maniera Harry si trovò a un palmo di naso dal bottone del fuoco di drago. Lo premette con la mano libera dalla bacchetta e la motocicletta sparò fiamme nel cielo, sfrecciando diretta verso terra.
–Hagrid!– Chiamò Harry reggendosi alla motocicletta con tutte le sue forze. –Hagrid… ACCIO HAGRID!–
La motocicletta accelerò, risucchiata verso terra.
Con il viso schiacciato sul manubrio Harry non riusciva a vedere nulla, ma le luci distanti si stavano facendo sempre più vicine.
Da dietro di lui venne un altro urlo. –La tua bacchetta Selwyn, dammi la tua bacchetta!–
Percepì Voldemort, prima di vederlo. Guardando di lato, fissò i suoi occhi rossi e era sicuro che questa sarebbe stata l’ultima cosa che avrebbe visto: Voldemort stava preparandosi a scagliare nuovamente un incantesimo.
E poi Voldemort sparì.
Harry guardò giù e vide Hagrid a braccia aperte sul terreno di fronte a lui.
Sterzò con forza il manubrio nel tentativo di evitarlo, si aggrappò ai freni, ma con un rumore assordante, un tremendo crash, si schiantò in uno stagno fangoso.




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