Harry Potter e i Doni della Morte  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE


HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE
  
HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE

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Capitolo 7

Il testamento di Albus Silente

 

Stava passeggiando lungo una strada di montagna nella calda luce blu dell'alba. Poco lontano, avvolta nella nebbiolina, c'era l'ombra di una piccola città. Era lì l'uomo che aveva tanto cercato? L'uomo di cui lui aveva così bisogno che potesse pensare un po’, l'uomo che aveva la risposta, risposta al suo problema... –Oh, svegliati!– Harry aprì gli occhi. Era ancora disteso nella brandina nella stanza da soffitta di Ron. Il sole non era ancora salito e la stanza era ombrosa. Leotordo era addormentato con la testa sotto la sua piccola ala. La cicatrice sulla fronte di Harry gli stava pizzicando. –Parlavi nel sonno– –Davvero?– –Si… “Gregorovitch”... continuavi a dire “Gregorovitch”– Harry non aveva gli occhiali; la faccia di Ron sembrava leggermente rabbuiata. –Chi è Gregorovitch?– –E che ne so io?! Lo stavi dicendo...– Harry si grattò la fronte, pensante. Aveva una vaga idea di aver sentito il nome prima, ma non sapeva dove. –Penso che Voldemort lo stia cercando…– –Povero vecchio.– disse Ron fervidamente. Harry si sedette, toccandosi ancora la cicatrice, ora largamente sveglio. Provò a ricordare esattamente cosa aveva visto nel sogno, ma tutto quello che gli tornò in mente era un montuoso orizzonte e la linea di confine del piccolo villaggio cullato nella profonda valle. –Penso sia all'estero.– –Chi, Gregorovitch?– –Voldemort. Penso che stia da qualche parte all'estero, a cercare Gregorovitch. Non sembrava la Gran Bretagna.– –Supponi che stavi vedendo ancora nella sua mente?– Ron sembrava preoccupato. –Fammi un favore, non dirlo ad Hermione.– disse Harry. –Anche perché si aspetta che io riesca a fermare quei sogni...– Guardò la gabbia di Leotordo, pensando al perché il nome Gregorovitch gli era familiare. –Penso,– disse Harry lentamente –Che abbia qualcosa a che fare con il Quidditch. C'è qualche connessione, ma non riesco, non riesco a pensare a cosa sia.– –Quidditch?– chiese Ron. –Sicuro che non stai pensando a Gorgovitch?– –Chi?– –Dragomir Gorgovitch, Cacciatore, trasferito ai Cannoni di Chudley per un record di due anni fa. Record tenuto per più cadute di Pluffe in una stagione.– –No.– disse Harry –Non sto proprio pensando a Gorgovitch.– –Certo che no.– disse Ron –Beh, buon compleanno, comunque.– –Wow, hai ragione! Me ne ero dimenticato! Ho diciassette anni!– Harry prese la bacchetta che giaceva dietro il letto, la puntò alla scrivania in disordine dove aveva lasciato il suo occhiali e disse –“Accio” occhiali!– Sebbene stessero a pochi centimetri da lui, c'era qualcosa di immensamente soddisfacente nel vederli avanzare davanti a lui, al meno fino a che non si sistemarono sugli occhi. –Furbo!– grugnì Ron. Cominciò a fare baldoria perché la Traccia era svanita, Harry cominciò a mandare Ron per tutta la stanza, facendo si che Leotordo si svegliasse e cominciasse ad eccitarsi nella gabbia. Harry provò anche a mettere a posto l'orlo dei suoi pantaloni con la magia (il nodo impiegava molti minuti per essere fatto) e, puramente per il piacere di farlo, girava accanto ai posteri blue dei Cannoni di Chudley di Ron. –Farei le tue mosche a mano– Ron avvisò Harry, ridacchiando quando Harry li controllò immediatamente. –Ecco il tuo regalo, scartalo qui, non è quello che voleva mia madre.– –Un libro?– disse Harry, mentre prendeva il pacchetto rettangolare –Un po’ fuori dalla tua giurisdizione, non ti pare?– –Non è il solito libro!– disse Ron indignato –È puro oro: “Dodici modi per incantare le streghe”. Spiega tutto quello di cui hai bisogno per conoscere le ragazze. Se solo l'avessi avuto l’anno scorso, avrei saputo esattamente come conquistare Lavanda e avrei saputo come uscire con lei, ma...Fred e George me ne hanno dato un copia, ho imparato un sacco. Sarai sorpreso, non è lavoro da fare con le bacchette.– Quando arrivarono nella cucina, trovarono tanti regali pronti sul tavolo. Bill e il signor Delacour stavano finendo la colazione mentre la signora Weasley cominciò a parlare con loro mentre cucinava. –Arthur mi ha detto di augurarti un buon compleanno, Harry.– disse la signora Weasley, sorridendogli. –È dovuto andare via presto per lavoro, ma tornerà per cena. Questo è il tuo regalo.– Harry si sedette, prese il pacco quadrato che gli aveva indicato e lo scartò. Dentro c'era un orologio quasi uguale a quello che la signora e il signor Weasley aveva fatto a Ron per il suo diciassettesimo compleanno; era d'oro, con stelle che giravano intorno invece di mani. –È tradizione dare a un mago un orologio quando compie quest'età.– disse la signora Weasley, guardandolo ansiosamente. –Penso che quello però non sia nuovo come quello di Ron, era appartenuto a mio fratello Fabian e era terribilmente geloso delle sue cose, è un po’ ammaccato dietro, ma...– Il resto della sua conversazione sfumò; Harry si alzò e le diede un abbraccio. Cercò di mettere un po’ di cose non dette nell'abbraccio con la speranza che venissero capite da lei, poi mosse la bacchetta in senso casuale, facendo si che la pancetta cadesse dalla friggitrice sul pavimento. –Buon Compleanno, Harry!– disse Hermione, sbrigandosi dalla cucina e mettendo il suo regalo all'inizio. –Non è tanto, ma spero che ti piaccia. Cosa ha ricevuto?– aggiunse a Ron, che sembrava non la stesse ascoltando. –Forza! Apri quello di Hermione!– disse Ron. Gli aveva comprato un nuovo Spioscopio. Gli altri pacchi contenevano un rasoio stregato da Bill e Fleur –Ah, si, questo ti darà la rasatura più dolce che tu abbia mai avuto– lo assicurò il signor Delacour,ma devi dirgli chiaramente quello che vuoi...oppure ti potresti ritrovare con dei peli più corti di quanto volessi...– Poi, cioccolate dai Delacour e un'enorme scatola degli ultimi scherzi degli Weasley, mercato di Fred e George. Harry, Ron e Hermione non si soffermarono a tavola, mentre l'arrivo della signora Delacour, Fleur e Gabrielle fece diventare la cucina molto affollata. –Impacchetterò questo per te.– disse Hermione con un sorriso, prendendo i regali di Harry dalle sue braccia mentre i tre di loro si dirigevano di sopra. –Ho quasi fatto, sto aspettando che i tuoi pantaloni escano dalla lavatrice, Ron...– Il borbottio di Ron fu interrotto dall'apertura di una porta al primo piano. –Harry, puoi venire qui un momento?– Era Ginny. Ron si fermò bruscamente, ma Hermione lo prese per il gomito e lo porto di sopra. Sentendosi nervoso, Harry seguì Ginny nella sua stanza. Non c'era mai stato prima. Era piccola, ma luminosa. C'era un grande poster di una band magica delle “Sorelle Stravagarie” su una parte del muro, e una foto di Gwenog Jones, Capitano di tutto il gruppo di streghe di Quidditch delle “Holyhead Harpies”, dall'altro. Una scrivania stava dove lui e Ginny avevano una volta giocato a due a due a Quidditch con Ron e Hermione, e che ora ospitava una larga tenda. La bandiera d'oro in alto era all'altezza della finestra di Ginny. Ginny guardò la faccia di Harry, prendendo un profondo respiro e disse –Buon diciassettesimo compleanno!– –Oh, grazie…– Guardava fisso lui; comunque lui trovava difficoltà a guardarla, era come guardare in una luce brillante. –Bella vista.– disse lui esilmente, indicando la finestra. Lei ignorò il commento. Non poteva biasimarla. –Non sapevo cosa darti.–gli disse –Non dovevi darmi niente.– Lei ignorò anche questo. –Non so cosa sarebbe stato utile. Niente di grande, perché non saresti stato capace di portarlo con te.– Rischiò uno sguardo verso di lei. Non era triste, che era una delle cose più meravigliose di Ginny, era raramente piagnucolosa. Qualche volta pensava che avendo sei fratelli l'avrebbe tirata un po’ su. Fece un passo più vicino a lui. –Così poi ho pensato, che mi piacerebbe che tu avessi qualcosa che ti faccia ricordare me, sai, se incontri qualche Veela quando partirai qualsiasi cosa tu stai facendo.– –Penso che le opportunità di appuntamento saranno molto piccole nella terra, per essere onesti.– –C'è una fodera argentea che stavo cercando.– lei sospirò e poi lo baciò come non lo aveva mai baciato prima d'ora, e Harry la baciò ancora e era una beata incuranza, meglio del Whisky Incendiario; lei era l'unica cosa vera al mondo, Ginny, la sensazione di lei, una mano sulla sua schiena e una sulla sua gamba, i capelli che profumavano... La porta si spalancò dietro di loro e loro si staccarono. –Oh!– disse Ron –Scusate.– –Ron!–; Hermione era dietro di lui, leggermente senza respiro. Ci fu un silenzio, poi Ginny disse con un piccola nocetta sottile: –Beh, comunque, buon compleanno Harry!– Le orecchie di Ron erano rosse; Hermione sembrava nervosa. Harry voleva sbattere la porte sulla loro faccia, ma si sentì come se un decotto freddo era entrato nella stanza quando la porta si era aperta e il loro momento era scoppiato come una bolla di sapone. Tutti i motivi per finire la sua relazione con Ginny, per stare bene lontano da lei, sembravano essere sgattaiolati dentro la stanza con Ron e fu come se tutta la felice dimenticanza fosse svanita. Guardò Ginny, che voleva dire qualcosa, ma lui sapeva perfettamente cosa, ma si girò lontano da lui. Pensava che lei sarebbe scoppiata, per una volta, in lacrime. Non avrebbe fatto niente per confortarla davanti a Ron. –Ci vediamo dopo.– disse lui e seguì gli altri due fuori dalla camera. Ron andò di sotto, attraverso la cucina ancora affollata e nel cortile, e Harry si teneva al passo con lui per tutto il percorso, Hermione camminava dietro di loro e sembrava impaurita. Una volta che aveva trovato la reclusione di un prato appena falciato, Ron si girò verso di Harry. –L'hai mollata. Cosa stavi facendo ora, la stavi coccolando?– –Non la stavo coccolando.– disse Harry, mentre Hermione li raggiunse. –Ron...– Ma Ron la zittì con una mano.–Era veramente a pezzi quando l'hai mollata…– –Anche io lo ero. Sai perché l'ho mollata, e non era perché lo volevo...– –Si, ma tu ora stavi pomiciando con lei e stava appena riavendo delle speranze...– –Non è un'idiota, sa che non può accadere, non si aspetta che noi...finiremo per sposarci, oppure…– Mentre lo diceva, una foto vivida di Ginny si formò nella mente di Harry in un vestito bianco, sposando uno sconosciuto alto e senza volto. Un momento a spirale sembrò colpirlo, il suo futuro era libero e innumerevole, mentre nel proprio... non riusciva a vedere niente se non Voldemort. –Se continui a annaspare con lei ogni momento tu...– –Non accadrà di nuovo.–disse duramente Harry. Il giorno era senza nuvole, ma si sentiva come se il sole se ne fosse andato.–Ok?– Ron sembrava mezzo risentito, mezzo imbarazzato, dondolò indietro e avanti sui suoi piedi per un momento, poi disse:–Giusto lì, beh, c'è...si…– Ginny non parlò ancora a nessuno dell’incontro con Harry per il resto del giorno, se non tramite sguardi o gesti che sapeva che avrebbero condiviso più che una gentile conversazione nella loro stanza. Tuttavia, l'arrivo di Charlie fu come un sollievo per Harry. Era una distrazione, guardare la signora Weasley obbligare Charlie in una sedia, alzare la sua bacchetta con aria minacciosa e annunciare che doveva tagliarsi i capelli. Mentre la cena del compleanno di Harry era stata preparata nella cucina della Tana per via del punto di cottura, anche prima dell'arrivo di Charlie, Lupin, Tonks e Hagrid, molti tavoli furono messi in fila nel giardino. Fred e George stregarono un numero di lanterne viola, tutte decorate con un grande numero “17”, da appendere in aria sopra gli invitati. Grazie alle cure della signora Weasley, la ferita di George era pulita, ma Harry non era abituato al grande buco nella parte della sua testa, malgrado i tanti giochi dei gemelli su di esso. Hermione fece comparire dei festoni viola e d'oro dalla sua bacchetta e li appese artisticamente sopra gli alberi e le siepi. –Carino.– disse Ron, mentre con l'ultimo fiore della sua bacchetta, Hermione accese le foglie d'oro sull'albero di male. –Hai proprio occhio per questo genere di cose.– –Grazie, Ron!– disse Hermione, sembrando sia felice che un po’ confusa. Harry tornò, sorridendo, a se stesso. Aveva la simpatica idea che avrebbe trovato un capitolo sui complimenti quando avrebbe trovato tempo per studiarsi la copia di “Dodici modi per incantare le streghe”, adocchiò Ginny e le sorrise, prima di ricordare la sua promessa a Ron e cominciò immediatamente una conversione con la signora Delacour. –Fuori mano, fuori mano– cantava la signora Weasley, arrivando attraverso il cancello con quello che sembrava essere un gigante Boccino che volava davanti a lei. Pochi secondi dopo, Harry capì che si trattava della sua torta di compleanno, che la signora Weasley stava tenendo sospesa con la sua bacchetta piuttosto che rischiare di portarla a mano sopra la terra ineguale. Quando la torta arrivò finalmente al centro della tavola, Harry disse:–È ottima, signora Weasley!– –Oh, non è niente, caro.– disse lei affettuosamente. Sopra la sua spalla, Ron alzò il pollice a Harry e gli mormorò –Bene–. Entro le sette, tutti gli invitati erano arrivati, accompagnati nella casa da Fred e George, che li avevano aspettati alla fine della strada. Hagrid aveva onorato l'occasione mettendosi il suo migliore e più orribile abito da sera con i capelli marroni. Sebbene Lupin sorridesse mentre agitava la mano verso Harry, il ragazzo non poté non pensare che sembrasse piuttosto infelice. Era tutto molto strano; Tonks, dietro di lui, sembrava semplicemente radiante. –Buon Compleanno, Harry.– disse lei, abbracciandolo strettamente. –Diciassette, eh!– disse Hagrid, mentre accettava un bicchiere di vino da Fred. Sono trascorsi sei anni sono da quando ci siamo incontrati, Harry, te lo ricordi?– –Vagamente…– disse Harry, sorridendogli –Non avevi buttato giù la porta, fatto crescere la coda da maiale a Dudley e detto a me che ero un mago?– –Avevo dimenticato i dettagli!– ridacchiò Hagrid –Tutto apposto, Ron, Hermione?– –Stiamo bene.– disse Hermione –Come stai tu?– –Non male. Molto indaffarato, abbiamo nuovi unicorni per vicini. Ve li mostrerò quando tornerete... Harry intercettò lo sguardo di Ron e Hermione mentre Hagrid rovistava nella sua tasca. –Ecco, Harry, non sapevo cosa farti, però alla fine mi sono ricordato di questo.– Prese un piccolo cordoncino di una sacca di pelle. –Mokeskin. Ci puoi nascondere di tutto ma solo il proprietario può tirare fuori le cose da lì. Sono rari come cose.– –Hagrid, grazie!– –Di niente.– disse Hagrid, con un mossa alla sua mano grande come il coperchio della spazzatura –Guarda c'è Charlie! Mi è sempre piaciuto...ehy! Charlie!– Charlie si avvicinò, muovendo le sue dita sui suoi nuovi e corti capelli. Era più piccolo di Ron, con tanti capelli e con un numero di scottature e graffi sulle sue braccia muscolose. –Ciao, Hagrid, come andiamo?– –Non ti ho scritto da tanto tempo. Come sta Norberto?– –Norberto?– rise Charlie. –Il Dorsorugoso di Norvegia? Ora la chiamiamo Norberta.– –Cosa? Norberto è una femmina?– –Oh, si!– disse Charlie –Come fai a saperlo?– chiese Hermione. Sono un po’ più cruente.– disse Charlie. Guardò alle sue spalle e fece cadere la sua voce in un sussurro. –Spero che papà si sbrighi e venga qui. Mamma sta diventando nervosa.– Tutti guardarono la signora Weasley. Stava cercando di parlare con la signora Delacour mentre inviava sguardi preoccupati al cancello. –Penso che sia meglio iniziare senza Arthur.– urlò al giardino dopo un secondo o due. –Deve essere stato trattenuto...oh!– Tutti lo videro allo stesso tempo, una stringa di luce che attraversò il cortile e il tavolo, dove si rivelò in una donnola argentea, che stava ritta sulle sue gambe e parlava con la voce del signor Weasley. –Il Ministro della Magia sta venendo con me.– Il Patronus si dissolse nell'aria fina, lasciando la famiglia di Fleur sorpresa nel punto dove era scomparsa. –Non dovremmo restare qui.– disse subito Lupin. –Harry, mi dispiace, ti spiegherò un'altra volta...– Afferrò il polso di Tonks e la portò via, arrivarono il recinto e lo scavalcarono e scomparvero alla vista. La signora Weasley sembrava perplessa. –Il Ministro...ma perché? Non capisco…– Ma non c'era tempo per discuterne, un secondo più tardi il signor Weasley sarebbe comparso al cancello, accompagnato da Rufus Scrimgeour, riconosciuto immediatamente da tutti per i suoi capelli a criniera. I due nuovi arrivati camminarono verso il cortile verso il giardino e la tavola illuminata dalle lanterne, dove ognuno sedeva in silenzio, guardandoli da più vicino. Mentre Scrimgeour era illuminato dalla luce della lanterna, Harry vide che sembrava più vecchio di quando l'aveva incontrato l'ultima volta, ruvido e torvo. –Scusate per l'intromissione.– disse Scrimgeour, mentre zoppicava fino a fermarsi prima della tavola. –Specialmente perché, come posso vedere, mi sono intrufolato in una festa.– I suoi occhi indugiarono per un istante sulla grande torta a forma di Boccino. –Tanti di questi giorni.– –Grazie.– rispose Harry –Posso scambiare due parole in privato con te?– continuò Scrimgeour –E con il signor Ronald Weasley e la signorina Hermione Granger?– –Noi?– disse Ron, che sembrava sorpreso. –Perché noi?– –Ve lo dirò quando saremo in un luogo più privato.– disse Scrimgeour –C'è un posto simile?– domandò al signor Weasley. –Si, certo.– disse il signor Weasley un po’ nervoso. –Il, ehm, salotto, perché non usate quello?– –Ci faccia strada.– disse Scrimgeour a Ron –Non ci sarà bisogno che ci accompagni, Arthur.– Harry vide il signor Weasley scambiare uno sguardo preoccupato con la moglie, mentre lui, Ron ed Hermione stavano in piedi. Mentre loro facevano la strada di ritorno verso la casa in silenzio, Harry seppe che gli altri due stavano pensando la stesse cosa che pensava lui: Scrimgeour, deve aver saputo in qualche modo che loro tre volevano abbandonare Hogwarts. Scrimgeour non parlò mentre tutti loro passavano attraverso la cucina disordinata e nel salotto della Tana. Sebbene il giardino fosse stato pieno di luce soffice da sera, era già buio lì: Harry diede un colpo con la bacchetta alle lampade ad olio mentre entrava e quelle illuminarono la tremenda e accogliente stanza. Scrimgeour si sedette su una poltrona curva che occupava di norma il signor Weasley, lasciando Harry, Ron e Hermione a stringersi fianco a fianco sul divano. Una volta che fatto ciò, Scrimgeour parlò.–Ho alcune domande per voi tre, e penso che sarà meglio che lo facciate individualmente. Se vuoi due.– puntò il dito verso Harry e Hermione –potete aspettarci di sopra, inizierò con Ronald.– –Non andremo da nessuna parte!– disse Harry mentre Hermione annuva vigorosamente. –Può parlare con tutti, insieme, o non ci può parlare affatto.– Scrimgeour diede a Harry un freddo e stimato sguardo. Harry aveva l'impressione che il Ministro si stesse domandando se fosse senza valore essere ostile così presto. –Bene, bene allora insieme.– disse egli, alzando le spalle. Si schiarì la gola. –Io sono qui,come sono sicuro voi sappiate per il testamento di Albus Silente.– Harry, Ron ed Hermione si guardarono. –Una sorpresa, da quanto sembra! Non eravate consapevoli, dunque, che Silente vi avesse lasciato qualcosa?– –A tutti noi?– disse Ron –Anche a me e Hermione?– –Si, tutti...– Ma Harry lo interruppe.–Silente è morto più di un mese fa. Perché è passato così tanto prima di darci quello che ci ha lasciato? –Non è ovvio?– disse Hermione, prima che Scrimgeour potesse rispondere –Volevano esaminare quello che ci aveva lasciato. Non avevate diritto di farlo!– disse, e la sua voce tremò leggermente. –Ne avevamo tutti i diritti!– disse Scrimgeour chiudendo il discorso. –Il Decreto per le Confische Giustificabili dà al Ministero il potere di confiscare i contenuti del testamento...– –Quella legge è stata creata per impedire ai maghi di passare degli artefatti oscuri.– disse Hermione –E il Ministro doveva avere la prova potente che le possessioni del morto siano illegali prima di prenderle!– –Mi sta dicendo che io pensassi che Silente stava provando a passarci qualcosa di malvagio? Volete fare carriera nella Legge Magica, signorina Granger?– chiese Scrimgeour. –No!– ribatté Hermione. –Spero solo di fare il meglio per il mondo!– Ron rise, gli occhi di Scrimgeour traballavano ancora verso lui mentre Harry parlava. –Allora perché avete deciso di farci avere queste cose ora? Non avete pensato a un pretesto per tenerle?– –No, sarà perché i trentuno giorni sono passati.– disse Hermione subito. –Non possono tenere gli oggetti a lungo a meno che non diano prova che sono pericolosi, giusto?– –Diresti di essere stato vicino a Silente, Ronald?– chiese Scrimgeour, ignorando Hermione. Ron sembrava sorpreso.–Io? No. Era sempre Harry che...– Guardò in direzione di Harry e Hermione, per vedere quest’ultima lanciargli un segnale che voleva significare “CHIUDI-QUELLA-BOCCA-E-NON-RIAPRILA!”, una specie di sguardo, ma il danno era fatto: Scrimgeour lo guardò come se avesse sentito esattamente quello che si era aspettato,e voleva, ascoltare. Discese come un uccello sulla preda sopra la risposta di Ron. –Se non eri molto vicino a Silente, come spieghi il fatto che ti abbia ricordato nel suo testamento? Ha fatto poche ed eccezionali richieste personali. La maggior parte dei suoi possedimenti, la sua libreria privata, i suoi strumenti magici e altri effetti personali, sono stati lasciati ad Hogwarts. Perché pensi di essere stato citato?– –Io… non saprei…– disse Ron. –Io… quando dico che non eravamo vicini… Voglio dire, io penso che gli piacessi…– –Stai facendo il modesto, Ron.– disse Hermione. –Silente era molto affezionato a te.– Questo era modificare la realtà per arrivare al punto; per quanto Harry ne sapeva, Ron e Silente non erano mai stati soli insieme, ed ogni contatto diretto fra di loro era stato insignificante. Comunque, Scrimgeour non sembrava stesse ascoltando. Infilò la mano all’interno della veste e ne tirò fuori una borsa di corda molto più grande di quella che Hagrid aveva dato ad Harry. Da essa prese un rotolo di pergamena, che svolse e lesse ad alta voce.: –“Le ultime volontà di Albus Percival Wulfric Brian Silente”… sì, eccolo… “a Ronald Bilius Weasley, io lascio il mio Spegnino, nella speranza che mi ricordi quando lo userà.”– Scrimgeour prese dalla borsa un oggetto che Harry aveva già visto prima: sembrava qualcosa simile ad un accendino argentato, ma aveva, egli lo sapeva, il potere di succhiare tutte le luci da un posto, e rimettercele, con un semplice scatto. Scrimgeour si tese avanti e passò lo Spegnino a Ron, che lo prese e se lo rigirò fra le mani, stupito. –E’ un oggetto di valore.– disse Scrimgeour, osservando Ron. –Potrebbe essere considerato unico. Certamente è stato creato da Silente stesso. Perché avrebbe dovuto lasciarti un oggetto così raro?– Ron scosse il capo, perplesso. –Silente deve aver insegnato a migliaia di studenti.– perseverò Scrimgeour. –Eppure gli unici ricordati nel suo testamento siete voi tre. Perché? A che scopo pensava che tu avresti usato questo Spegnino, Signor Weasley?– –Per spegnere le luci, suppongo.– borbottò Ron. –Che altro posso farci?– Evidentemente Scrimgeour non aveva alcun suggerimento. Dopo aver fissato Ron per un momento o due, tornò al testamento di Silente. –“Alla Signorina Hermione Granger, io lascio la mia copia di “Le Avventure di Beedle il Bardo”, nella speranza che lo trovi divertente ed istruttivo.”– Scrimgeour ora tirò fuori dalla borsa un piccolo libro che sembrava tanto antico quanto “Segreti delle Arti più Oscure” al piano di sopra. La sua copertina era macchiata e sollevata in più punti. Hermione lo prese da Scrimgeour senza una parola. Tenne il libro in grembo e lo fissò. Harry vide che il titolo era scritto in rune; non aveva mai imparato a leggerle. Quando lo vide, una lacrima cadde sui simboli in rilievo. –Perché pensi che Silente ti abbia lasciato questo libro, Signorina Granger?– domandò Scrimgeour. –Lui… lui sapeva che mi piacevano i libri…– disse Hermione con voce bassa, asciugandosi gli occhi con la manica. –Ma perché questo libro in particolare?– –Non lo so. Deve aver pensato che mi sarebbe piaciuto.– –Ha mai discusso di codici, o qualche altro mezzo di trasmettere messaggi segreti, con Silente?– –No, mai fatto.– disse Hermione, ancora strofinandosi gli occhi con la manica. –E se il Ministero non ha trovato nessun codice nascosto in questo libro in trentuno giorni, dubito che io lo farò.– Represse un singhiozzo. Erano incastrati così stretti che Ron ebbe difficoltà ad estrarre il suo braccio per metterlo attorno alle spalle di Hermione. Scrimgeour tornò al testamento. –“Ad Harry James Potter”– lesse, ed Harry dentro di sé si concentrò con un improvvisa eccitazione, –“io lascio il Boccino che ha catturato nella sua prima partita di Quidditch ad Hogwarts, come a volergli ricordare i premi che si ricevono da perseveranza e talento.”– Quando Scrimgeour tirò fuori la piccola pallina dorata delle dimensioni di una noce, le sue ali argentate vibrarono piuttosto esilmente ed Harry non poté evitare di sentire una definita perdita di tensione. –Perché Silente ti ha lasciato un Boccino?– domandò Scrimgeour. –Non ne ho idea.– disse Harry. –Per le ragioni che ha letto adesso, suppongo… per ricordarmi cosa puoi ottenere se tu… perseveri e qualsiasi altra cosa fosse.– –Pensi che sia un oggetto meramente simbolico, allora?– –Suppongo di sì.– disse Harry. –Cos’altro può essere?– –È quello che mi chiedo anch’io...– disse Scrimgeour, trascinando la sua poltrona un po’ più vicino al divano. Il crepuscolo stava davvero calando di fuori, ora; il padiglione dietro le finestre torreggiava di un bianco perlaceo sopra la siepe. –Ho notato che la tua torta di compleanno ha la forma di un Boccino.– disse Scrimgeour ad Harry. –Perché è così?– Hermione rise derisoriamente. –Oh, non può essere un riferimento al fatto che Harry è un grande Cercatore, sarebbe troppo semplice.– disse lei. –Deve esserci un messaggio segreto di Silente nascosto nella glassa.– –Non credo che ci sia nulla di nascosto nella glassa.– disse Scrimgeour. –Ma un Boccino può essere davvero un buon posto per nascondere un oggetto piccolo. Tu sai perché, giusto?– Harry fece spallucce. Hermione, comunque, rispose: Harry pensò che rispondere alle domande correttamente fosse come una profonda abitudine di cui lei non riusciva a sopprimere l’urgenza. –Perché i Boccini hanno la memoria della pelle.– –Cosa?– dissero Harry e Ron insieme; entrambi consideravano insignificanti le conoscenze di Hermione sul Quidditch. –Corretto.– disse Scrimgeour. –Un Boccino non viene toccato dalla pelle nuda prima che venga rilasciato, nemmeno dal costruttore, che indossa guanti. Contiene un incantesimo con il quale può identificare il primo umano che vi mette la mano sopra, in caso di una disputa per la cattura. Questo Boccino,– egli strinse la piccola palla dorata, –ricorderà il suo tocco, Potter. Mi è venuto in mente che Silente, che aveva un prodigioso talento magico, qualunque fossero le sue altre mancanze, potrebbe aver incantato questo Boccino perché si aprisse solo per te.– Il cuore di Harry iniziò a battere velocemente. Era sicuro che Scrimgeour avesse ragione. Come poteva evitare di prendere il Boccino con la pelle nuda della mano di fronte al Ministro? –Non dici niente?– disse Scrimgeour. –Forse sai già cosa contiene il Boccino?– –No.– disse Harry, ancora pensando a come potesse far sembrare di prendere il Boccino senza toccarlo realmente. Se solo avesse imparato la Legilimanzia, imparata davvero, ed avesse potuto leggere la mente di Hermione; poteva praticamente sentire il suo cervello ronzare accanto a sé. –Prendilo!– disse Scrimgeour tranquillamente. Harry incontrò gli occhi gialli del Ministro e seppe che non aveva altra scelta che obbedire. Tese la mano e Scrimgeour si chinò in avanti e poggiò il Boccino, lentamente e deliberatamente, nel palmo di Harry. Non accadde nulla. Quando le dita di Harry si chiusero attorno al Boccino, le sue ali stanche ondeggiarono e fu tutto. Scrimgeour, Ron ed Hermione continuarono a fissare avidamente la pallina quasi nascosta, come se ancora sperassero che si potesse trasformare in qualche modo. –È stato drammatico.– disse Harry gelido. Sia Ron che Hermione risero. –È tutto allora, no?– domandò Hermione, facendo come per alzarsi dal divano. –Non proprio.– disse Scrimgeour, che sembrava arrabbiato ora. –Silente ti ha lasciato un secondo oggetto, Potter.– –Cos’è?– domandò Harry, l’eccitazione che tornava. Scrimgeour non si preoccupò di leggere dal testamento stavolta. –La spada di Godric Grifondoro.– disse. Sia Ron che Hermione si irrigidirono. Harry si guardò attorno per un segno dell’elsa tempestata di rubini, ma Scrimgeour non tirò fuori la spada dalla borsa di cuoio che, in ogni caso, sembrava troppo piccola per contenerla. –Allora, dov’è?– domandò Harry sospettoso. –Sfortunatamente…– disse Scrimgeour. –quella spada Silente non poteva darla via. La spada di Godric Grifondoro è un importante artefatto storico, e quindi, appartiene…– –Appartiene ad Harry!– disse Hermione con veemenza. –Ha scelto lui, lui è stato l’unico che l’ha trovata, è giunta a lui fuori dal Cappello Parlante…– –In accordo alle fonti storiche più affidabili, la spada si può presentare ad ogni nobile Grifondoro.– disse Scrimgeour. –Questo non fa sì che sia di esclusiva proprietà del Signor Potter, qualsiasi cosa Silente abbia deciso.– Scrimgeour si strofinò le guance malamente sbarbate, scrutando Harry. –Perché pensi…?– –Silente voleva darmi la spada?– disse Harry, trattenendo a stento la collera. –Forse pensava che sarebbe stata carina appesa al mio muro.– –Non è uno scherzo, Potter!» ringhiò Scrimgeour. –Era perché Silente credeva che solo la spada di Godric Grifondoro poteva distruggere l’Erede di Serpeverde? Desiderava darti quella spada, Potter, perché credeva, come fanno molti, che tu sei l’unico destinato a distruggere Colui Che Non Deve Essere Nominato?– –Teoria interessante.– disse Harry. –Qualcuno ha mai provato a trafiggere Voldemort con una spada? Forse il Ministero dovrebbe mettere delle persone a farlo, invece di perdere il loro tempo a sequestrare Spegnini, o a coprire le evasioni da Azkaban. Era questo che stava facendo, Ministro, chiuso nel suo ufficio, provare ad aprire un Boccino? Delle persone stanno morendo, ed io ero quasi una di queste, Voldemort mi ha inseguito attraverso tre regioni, ha ucciso Malocchio Moody, ma nessuno ha detto niente di tutto questo al Ministero, vero? E vi aspettate ancora che cooperi con voi!– –Hai passato il segno!– gridò Scrimgeour, alzandosi; Harry saltò in piedi a sua volta. Scrimgeour zoppicò verso Harry e lo colpì duramente al petto con la punta della sua bacchetta: formò un buco sulla T-shirt di Harry come una sigaretta accesa. –Ehi!– disse Ron, saltando su e sfoderando la sua bacchetta, ma Harry disse: –No! Vuoi dargli una scusa per arrestarci?– –Ricordate che non siete a scuola, vero?– disse Scrimgeour, respirando affannosamente sulla faccia di Harry. –Ricordate che non sono Silente, che perdonava la vostra insolenza ed insubordinazione? Puoi indossare quella cicatrice come una corona, Potter, ma non è compito di un ragazzo diciassettenne di dirmi come devo fare il mio lavoro. È tempo che impari cos’è il rispetto!– –E’ tempo che lei se lo guadagni.– disse Harry. Il pavimento tremò; ci fu un rumore di passi che correvano, quindi la porta del soggiorno si aprì con uno schianto e il Signor e la Signora Weasley corsero dentro. –Noi… noi pensavamo di aver sentito…– iniziò il Signor Weasley, guardando evidentemente allarmato verso Harry ed il Ministro virtualmente naso a naso. –… voci che gridavano.– ansimò la Signora Weasley. Scrimgeour si allontanò un paio di passi da Harry, fissando il buco che gli aveva fatto nella T-shirt. Sembrava dispiacersi della sua mancanza di autocontrollo. –Non… non era nulla…– ringhiò. –Sono dispiaciuto del tuo comportamento.– disse, guardando Harry in pieno volto ancora una volta. –Sembri pensare che il Ministero non desidera quel che tu, quel che Silente, desiderava. Noi dovremmo lavorare insieme.– –A me non piacciono i suoi metodi, Ministro.– disse Harry. –Ricorda?– Per la seconda volta, alzò la sua mano destra e mostrò a Scrimgeour che ancora si leggevano, bianche sul dorso, le parole “Non devo dire bugie”. L’espressione di Scrimgeour si fece più dura. Si voltò senza aggiungere nient’altro e zoppicò fuori della stanza. La Signora Weasley si affrettò dietro di lui; Harry la udì fermarsi alla porta sul retro. Dopo un minuto o poco più, lei esclamò, –Se n’è andato!– –Cosa voleva?– chiese il Signor Weasley, guardando Harry, Ron ed Hermione, quando la Signora Weasley tornò in fretta da loro. –Voleva darci ciò che Silente ci ha lasciato.– disse Harry. –Ci hanno appena letto il contenuto del suo testamento.– Fuori nel giardino, sopra i tavoli della cena, i tre oggetti che Scrimgeour aveva dato loro passarono di mano in mano. Ognuno si stupì dello Spegnino e su “Le Avventure di Beedle il Bardo” e si lamentarono del fatto che Scrimgeour si era rifiutato di dargli la spada, ma nessuno di loro poteva offrire alcun suggerimento sul perché Silente avrebbe lasciato ad Harry un vecchio Boccino. Quando il Signor Weasley ebbe esaminato lo Spegnino per la terza o quarta volta, la Signora Weasley disse speranzosa. –Harry, caro, sono tutti terribilmente affamati, non abbiamo voluto iniziare senza di te… posso servire la cena, ora?– Tutti loro mangiarono piuttosto in fretta e poi, dopo un affrettato coro di “Buon Compleanno” ed un veloce ingoiare di torta, la festa terminò. Hagrid, che era stato invitato al matrimonio il giorno seguente, ma era troppo grosso per dormire nella già piena Tana, li lasciò per sistemarsi in un campo vicino. –Incontriamoci di sopra.– sussurrò Harry ad Hermione, mentre stavano aiutando la Signora Weasley a far tornare il giardino al suo stato normale. –Dopo che tutti sono andati a dormire.– Sopra nella stanza sottotetto, Ron esaminò il suo Spegnino ed Harry riempì la borsa di pelle di Hagrid, non con oro, ma con gli oggetti che per lui erano più importanti, anche se apparentemente molti di questi non valevano nulla: la Mappa del Malandrino, il frammento di vetro dello specchio incantato di Sirius e il medaglione di R.A.B. Egli strinse le corde e si fece scivolare la borsa attorno al collo, quindi si sedette tenendo il vecchio Boccino e guardando le sue ali sbattere piano. Alla fine, Hermione chiuse la porta ed entrò in punta di piedi. –Muffiato.– sussurrò, facendo ondeggiare la sua bacchetta in direzione delle scale. –Pensavo che non approvassi quell’incantesimo?– disse Ron.–I tempi cambiano.– disse Hermione. –Ora, mostraci quello Spegnino.– Ron obbedì immediatamente. Tenendolo dinanzi a sé, lo fece scattare. La lampada solitaria che avevano acceso venne fuori subito. –Il fatto è…– sussurrò Hermione nell’oscurità, –…che noi potremmo aver ottenuto lo stesso effetto anche con la Polvere Buiopesto.– Ci fu un piccolo click, e la sfera di luce dalla lampada volò indietro verso il soffitto e li illuminò di nuovo. –Eppure, è forte.– disse Ron, un poco sulla difensiva. –E da quel che hanno detto, lo ha inventato proprio Silente!– –Lo so, ma sicuramente non ti avrebbe citato nel suo testamento solo per aiutarci a spegnere le luci!– –Pensi che sapesse che il Ministero avrebbe confiscato il suo testamento ed esaminato tutto ciò che ci avrebbe lasciato?– –Senz’altro.– disse Hermione. –Non avrebbe potuto dirci nel testamento perché ci stava lasciando queste cose, ma questo ancora non spiega…– –Perché lui non ci abbia dato un indizio quando era ancora vivo?– domandò Ron. –Pecisamente.– disse Hermione, ora sfogliando “Le Avventure di Beedle il Bardo.” –Se queste cose sono abbastanza importanti da passare tranquillamente sotto il naso del Ministero, non pensate che avrebbe dovuto lasciarci capire perché… a meno che non pensasse che fosse ovvio?– –Ha pensato male, allora, no?– disse Ron. –Io l’ho sempre detto che era matto. Brillante, e tutto il resto, ma fuori di testa. Lasciare ad Harry un vecchio Boccino… che diavolo significa?– –Non ne ho idea.– disse Hermione. –Quando Scrimgeour te lo ha fatto prendere, Harry, ero così sicura che sarebbe successo qualcosa!– –Sì, beh…– disse Harry, il suo battito che accelerava mentre teneva il Boccino fra le dita. –Non ci stavo provando seriamente davanti a Scrimgeour, no?– –Cosa vuoi dire?– domandò Hermione. –Ricordi che è il Boccino che ho catturato nella mia primissima partita di Quidditch?– disse Harry. –Non ricordate?– Hermione sembrava pensierosa. Ron, comunque, restò senza fiato, puntando freneticamente da Harry al Boccino e viceversa finché non ritrovò la voce. –Era quello che hai quasi inghiottito!– –Esattamente.– disse Harry, e con il cuore che batteva veloce, strinse la bocca sul Boccino. Non si aprì. Frustrazione ed amaro disappunto sgorgarono dentro di lui: egli abbassò la sfera dorata, ma poi Hermione strillò. –Una scritta! C’è una scritta lì sopra, svelto, guarda!– Egli quasi lasciò cadere il Boccino dalla sorpresa e dall’eccitazione. Hermione aveva ragione. Incise sulla superficie liscia, dove alcuni secondi prima non c’era nulla, ora c’erano quattro parole scritte nella sottile ed inclinata scrittura che Harry riconobbe per quella di Silente: “Mi apro alla chiusura.” Le aveva a malapena lette che le parole svanirono di nuovo. –”Mi apro alla chiusura”… cosa dovrebbe significare?– Hermione e Ron scossero la testa, inespressivi. –Mi apro alla chiusura… alla chiusura… mi apro alla chiusura…– Ma non importava quante volte ripetesse le parole, dopo tante e diverse inflessioni, ancora non riuscì a farsi venire in mente nessun significato. –E la spada?– disse infine Ron, quando avevano ormai abbandonato i loro tentativi di indovinare il significato nell’iscrizione del Boccino. –Perché voleva che Harry avesse la spada?– –E perché non me lo ha semplicemente detto?– disse Harry tranquillamente. –Era lì, è sempre stata lì durante tutto l’anno scorso! Se voleva che l’avessi io allora perché non me l’ha semplicemente data?– Si sentì come se stesse sedendo ad un esame con una domanda dinanzi a sé alla quale avrebbe dovuto saper rispondere, ed il suo cervello era lento ed indifferente. C’era qualcosa che aveva perso dei lunghi discorsi di Silente l’anno precedente? Avrebbe dovuto sapere cosa significava tutto ciò? Silente si aspettava che lui capisse? –E per quanto riguarda questo libro,– disse Hermione, –”Le Avventure di Beedle il Bardo”… non ne ho mai sentito parlare!– –Non hai mai sentito parlare di “Le Avventure di Beedle il Bardo?” disse Ron incredulo. –Stai scherzando, vero?– –No che non sto scherzando!– disse Hermione sorpresa. –Tu le conosci, allora?– –Beh, certo che le conosco!– Harry alzò lo sguardo, divertito. Il fatto che Ron avesse letto un libro che Hermione non conosceva non aveva precedenti. Ron, comunque, sembrava stupito dalla loro sorpresa. –Oh, andiamo! Tutte le vecchie storie per bambini dovrebbero essere di Beedle, no? La Fontana della Fortuna Lontana…Il Mago e il Vaso Salterino…Babbetta la Coniglietta e il suo Ceppo Chiacchierino…– –Scusami?– disse Hermione, ridacchiando. –Com’era l’ultimo?– –Oh, ma dai!– disse Ron, guardando incredulo da Harry a Hermione. –Devi aver sentito parlare di Babbetta la Coniglietta…– –Ron, tu sai benissimo che Harry ed io siamo cresciuti con i Babbani!– disse Hermione. –Non abbiamo sentito storie come quelle quando eravamo piccoli, noi abbiamo sentito di “Biancaneve e i Sette Nani”, e “Cenerentola”…– –Cos’è, una malattia?– domandò Ron. –Così queste sono storie per bambini?– domandò Hermione, chinandosi ancora sulle rune. –Sì,– fece Ron incerto. –Voglio dire, questo è solo quello che senti, sai, tutte quelle storie che provengono da Beedle. Non so come siano nella versione originale.– –Ma mi domando perché Silente pensava che io le debba leggere?– Qualcosa fece rumore sotto le scale. –Probabilmente è solo Charlie, ora che Mamma sta dormendo, cerca di farsi ricrescere i capelli.– disse Ron nervosamente. –È uguale, dovremmo andare a letto.– sussurrò Hermione. –Non possiamo dormire fino a tardi, domani.– –No.– asserì Ron. –Un brutale triplice assassinio della madre della sposa potrebbe gettare un bel po’ di fango sul matrimonio. Mi prenderò le luci.– E fece scattare lo Spegnino una volta ancora quando Hermione lasciò la stanza.




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